Dal Vado di Corno si vede già tutto — o quasi. La cresta si allunga verso est come la lama di un coltello: Brancastello, le Torri di Casanova, Infornace, Prena, Camicia. Sei cime sopra i duemila metri, collegate da un filo di roccia che a tratti si restringe fino a non avere larghezza sufficiente per stare in piedi di fronte, con il versante nord che precipita sul paretone del Corno Grande e il versante sud che scende verso la Valle Siciliana. Dieci chilometri di cresta. E il Mare Adriatico all’orizzonte, che da quassù sembra vicino in modo inverosimile.
Il Sentiero del Centenario è la traversata più lunga e più impegnativa della dorsale orientale del Gran Sasso — e probabilmente uno dei percorsi più belli dell’intero Appennino. Fu tracciato nel 1974 dalla Sezione CAI de L’Aquila per celebrare il centenario della sua fondazione: cento anni esatti dal 1874, quando un gruppo di alpinisti aquilani aveva fondato la sezione e cominciato a esplorare sistematicamente queste montagne che avevano sopra la testa. Il nome commemora quell’anniversario. Il percorso commemora tutto il resto.
Dati rapidi
Dove: Massiccio del Gran Sasso d’Italia — Province di L’Aquila e Teramo, Abruzzo
Partenza: Vado di Corno (2.053 m) — raggiungibile da Fonte Cerreto / Campo Imperatore
Arrivo: Fonte Vetica (1.550 m) — raggiungibile da Castel del Monte (AQ)
Segnavia: CAI F6 — tacche bianco/rosse
Tipo: lineare — partenza e arrivo distanti; organizzare due auto o trasferimento
Lunghezza: circa 16 km (cresta + discese)
Dislivello: +700 m / -1.200 m
Cime toccate: Monte Brancastello (2.385 m), Torri di Casanova (~2.400 m), Monte Infornace (2.469 m), Monte Prena (2.561 m), Monte Camicia (2.564 m)
Tempo: 8h–12h (percorso completo)
Difficoltà: EEA (Escursionisti Esperti con Attrezzatura) — tratti attrezzati con scale metalliche e cavi d’acciaio che richiedono imbrago e kit da ferrata; terreno in parte su roccia instabile; creste esposte; segnaletica non sempre ottimale nei tratti tra Infornace e Prena. Guida alpina consigliata per chi non ha esperienza di ferrate
Bambini: no
Dog-friendly: no
Imbrago e kit ferrata: obbligatori — non è un percorso attrezzato “soft”; i passaggi sulle Torri di Casanova e fino a Infornace richiedono attrezzatura vera
Casco: obbligatorio
Parcheggio: Fonte Cerreto o Parcheggio Vado di Corno (raggiungibile a piedi da Campo Imperatore) — Fonte Vetica (auto di ritorno)
Periodo: giugno–ottobre — neve residua possibile a giugno; dopo le prime nevicate autunnali il percorso diventa pericoloso
Guida alpina: fortemente consigliata per chi non ha esperienza di alpinismo su roccia — diverse guide operative nell’area (Gran Sasso Guide, Camminareinabruzzo.it)

Il Gran Sasso: la montagna che non ti aspetti in Appennino
Il Gran Sasso d’Italia è la montagna che smentisce quello che molti pensano dell’Appennino. Non è un sistema di colline boscose e paesi in pietra — è un massiccio di roccia calcarea che supera i 2.900 metri, con il Corno Grande a 2.912 m come vetta più alta dell’Appennino e dell’Italia peninsulare. Ha un ghiacciaio — il Calderone, l’unico ghiacciaio dell’intera Italia peninsulare, oggi in agonia con poche migliaia di metri quadri residui ma ancora tecnicamente esistente. Ha pareti verticali di 1.000 metri sul versante nord. Ha una fauna che include l’orso marsicano, il camoscio d’Abruzzo e il lupo appenninico.
L’altopiano di Campo Imperatore — che si stende ai piedi della dorsale meridionale, raggiungibile in funivia da Fonte Cerreto — è un’altra sorpresa. Otto chilometri di prateria d’alta quota a 1.800 metri, con il massiccio del Gran Sasso che lo sovrasta su tre lati e le greggi di pecore Sopravvissane che lo attraversano come hanno sempre fatto. Nelle prime ore del mattino, con la nebbia che sale dalla Valle del Tirino, l’altopiano ricorda così tanto i pascoli tibetani che i pastori locali lo chiamano da sempre il Piccolo Tibet.
Il Sentiero del Centenario percorre il confine superiore di questo paesaggio — la cresta che divide Campo Imperatore e la pianura aquilana a sud dal versante teramano e dall’Adriatico a nord.
1974: perché nacque il sentiero
La Sezione CAI de L’Aquila fu fondata nel 1874 — appena tre anni dopo l’Unità d’Italia, in un momento in cui l’alpinismo italiano cercava di costruire una propria identità rispetto alla tradizione anglosassone e francese che dominava le Alpi.
Per il centenario, nel 1974, la sezione aquilana volle fare qualcosa di concreto: un sentiero che percorresse la cresta orientale del massiccio, collegando le cime che per cent’anni i soci avevano salito separatamente. Non una via facile, non un percorso per famiglie — un percorso che richiedesse le stesse competenze alpinistiche che quei pionieri avevano sviluppato nel secolo precedente.
Il risultato fu il Centenario: dieci chilometri di cresta, passaggi attrezzati, scalette metalliche, cavi d’acciaio. Una via ferrata in senso ampio, su un massiccio appenninico che in Italia è conosciuto soprattutto per l’episodio bellico del settembre 1943 — ma che merita di essere conosciuto soprattutto per quello che è: la montagna più alta e più selvaggia dell’Appennino.
Il Gran Sasso nella storia: Mussolini e i paracadutisti tedeschi
A pochi chilometri dal Vado di Corno, raggiungibile dalla funivia di Campo Imperatore, si trova il luogo di uno degli episodi più rocamboleschi della Seconda Guerra Mondiale.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il governo Badoglio aveva arrestato Mussolini e lo teneva prigioniero in luoghi sempre diversi per proteggerlo dalla liberazione tedesca. L’ultima sistemazione scelta fu l’Hotel Campo Imperatore — un albergo a quota 2.130 metri sull’altopiano, raggiungibile solo in funivia e quindi considerato inespugnabile.
Il 12 settembre 1943, i paracadutisti tedeschi della SS comandati dal capitano Harald Mors atterrarono con alianti sul pianoro sopra l’hotel, immobilizzarono la guardia italiana senza sparare un colpo, e liberarono Mussolini in meno di un quarto d’ora. Il Duce fu portato su un piccolo aereo da ricognizione Fieseler Storch, decollato dal pianoro con il comandante dell’operazione, il colonnello Otto Skorzeny, seduto sulle ginocchia di Mussolini per mancanza di spazio.
L’hotel è ancora lì, e si visita. Il Museo della liberazione al suo interno documenta l’episodio con fotografie e materiali d’epoca. Non ha niente a che fare con il Sentiero del Centenario — ma chi arriva a Campo Imperatore e non sa questa storia perde metà del contesto.
Come organizzare la logistica
Il Sentiero del Centenario è lineare — parte dal Vado di Corno e finisce a Fonte Vetica, due punti distanti tra loro in modo tale da rendere necessaria un’organizzazione logistica precisa.
Due auto: la soluzione classica. Si lascia un’auto a Fonte Vetica e si raggiunge il Vado di Corno con la seconda. Fonte Vetica è nel comune di Castel del Monte, raggiungibile da L’Aquila o da Pescara. Il Vado di Corno si raggiunge da Fonte Cerreto salendo a Campo Imperatore (funivia o strada a pedaggio) e poi a piedi o con auto propria fino al vado.
Guida alpina: molte guide che operano sul Gran Sasso propongono il Centenario come escursione guidata, gestendo la logistica delle due auto e fornendo l’attrezzatura da ferrata. È la soluzione più comoda e la più sicura per chi non ha esperienza specifica.
Trasferimento: alcune strutture ricettive dell’area offrono servizio di trasferimento tra i due punti — verificare con gli alberghi di Castel del Monte o L’Aquila.
Il percorso passo per passo
Vado di Corno: la partenza nel vento
Il Vado di Corno (2.053 m) è un valico aperto sul confine tra il versante aquilano e quello teramano — uno di quei posti dove il vento soffia quasi sempre, anche nelle giornate apparentemente calme a quote più basse. Da qui si vede già l’intera cresta che si percorrerà — il profilo dentellato di Brancastello, le Torri di Casanova verticali, la successione di Infornace, Prena e Camicia che chiude l’orizzonte a est.
Si imbocca il sentiero F6 verso il Brancastello — il primo tratto è su sentiero facile, quasi un preludio, che sale regolarmente nel prato fino alla cima.
Monte Brancastello (2.385 m): il primo respiro
Il Brancastello è la cima più facile del percorso — quasi uno scherzo di apertura rispetto a quello che viene dopo. La salita è su sentiero ben segnato, il terreno è stabile, la cima è ampia abbastanza da fermarsi comodamente.
Dal Brancastello si vede per la prima volta il Corno Grande dall’alto — il versante nord con la parete che precipita verticale e, nel ripiano in alto a sinistra, la macchia bianca residua del ghiacciaio Calderone. È una vista che molti aquilani hanno avuto per anni guardando il Gran Sasso dalla città, ma da questa prospettiva ha una qualità diversa: si è già in quota, si è dentro la montagna, e quella parete nord non è più sfondo ma protagonista.
Le Torri di Casanova: dove inizia la ferrata
Le Torri di Casanova sono il punto dove il Centenario cambia carattere definitivamente. Fino a qui si camminava su un sentiero di montagna impegnativo; da qui in avanti si sale su ferrata vera.
Le torri sono due pinnacoli di roccia calcarea che sbarrano la cresta in modo apparentemente invalicabile. Il percorso le attraversa con una serie di passaggi attrezzati — scale metalliche, cavi d’acciaio, tratti di arrampicata di secondo grado — che in condizioni di manutenzione ottimale sono gestibili per chiunque abbia imbrago e kit da ferrata. In condizioni di manutenzione non ottimale — che sul Centenario è una situazione da verificare di anno in anno, perché la segnaletica e le attrezzature non sono sempre aggiornate — richiedono maggiore attenzione.
La regola generale: verificare sempre le condizioni aggiornate della ferrata prima di partire, contattando il CAI de L’Aquila o una guida locale. Le informazioni su internet hanno spesso mesi o anni di ritardo rispetto allo stato reale del percorso.
Monte Infornace (2.469 m) e Monte Prena (2.561 m): il tratto più impegnativo
Il tratto tra le Torri di Casanova e il Monte Prena è il più lungo e il più impegnativo del percorso — anche quello dove la segnaletica è storicamente meno affidabile. Le tacche bianco/rosse si rarefanno in certi punti, il terreno è su roccia instabile e sfasciumi, e i passaggi esposti si moltiplicano.
Non è necessario conoscere a memoria ogni singolo passo — ma è necessario avere abbastanza esperienza di terreno alpino da riconoscere il percorso anche quando la segnaletica manca. Chi non ha questa esperienza dovrebbe essere accompagnato da una guida.
Dal Monte Prena il panorama si apre definitivamente in tutte le direzioni: il Mar Adriatico a est, le Maiella a sud, l’Appennino laziale a ovest, le montagne abruzzesi verso il Parco Nazionale d’Abruzzo. È il punto dove l’Appennino mostra tutta la propria complessità geografica — non una barriera uniforme ma un sistema di massicci distinti, ognuno con il proprio carattere.
Monte Camicia (2.564 m): la cima finale
Il Camicia è la cima più alta del percorso e la più orientale — quella che guarda direttamente verso la costa adriatica. In giornate particolarmente limpide, dalla vetta si vede la costa della Croazia all’orizzonte oltre il mare.
Il nome del monte non ha nulla di domestico — deriva probabilmente dal latino camicia nel senso di “cappotto di pietra”, in riferimento alle pareti rocciose che lo circondano. Ma la cima, una volta raggiunta dopo ore di cresta esposta, ha quella qualità di pace finale che tutte le cime difficili sanno dare.
La discesa a Fonte Vetica
Dal Camicia la discesa verso Fonte Vetica è lunga ma progressivamente meno tecnica — si perde quota rapidamente, il terreno diventa più stabile, il bosco riappare. Il Rifugio Fonte Vetica (1.550 m) è il punto di arrivo naturale — con il bar aperto in stagione, l’acqua, e l’auto lasciata la mattina.

Quando andare
Giugno è il mese di apertura stagionale — ma la neve residua sulla cresta, specialmente nel tratto tra Infornace e Prena esposto a nord, può rendere il percorso pericoloso nelle prime settimane. Verificare le condizioni con il CAI de L’Aquila prima di partire.
Luglio e agosto sono i mesi più frequentati. Il percorso è quasi sempre in condizioni ottimali, ma i temporali pomeridiani sulle creste del Gran Sasso possono essere violenti e rapidi. La regola assoluta: essere sotto le creste esposte entro le 13. Chi parte dal Vado di Corno all’alba arriva al Camicia entro le 13 con tutta la calma necessaria.
Settembre è il mese migliore — l’aria è più fresca, i temporali meno frequenti, la luce autunnale sulle creste rocciose ha quella qualità che le fotografie di montagna inseguono. Il percorso è meno frequentato di agosto.
Ottobre è il limite. Le prime nevicate autunnali sul Gran Sasso possono arrivare già a inizio mese — e la cresta del Centenario con neve fresca è una situazione radicalmente diversa da quella estiva. Verificare le previsioni meteo e le condizioni aggiornate.
Flora e fauna
Il Gran Sasso orientale è uno degli ambienti naturali più ricchi dell’Appennino centrale — il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga lo protegge su quasi tutti i versanti.
La cresta del Centenario è quasi interamente sopra il limite della vegetazione arborea — il bosco di faggio che domina i versanti più bassi scompare già intorno ai 1.800-1.900 metri, lasciando spazio alla prateria alpina e poi alla roccia nuda.
Nei prati d’alta quota fioriscono in estate genziane (Gentiana dinarica e G. acaulis), stelle alpine (Leontopodium alpinum), anemoni appenninici e — nelle zone più umide — primule farinose. Nelle fessure rocciose crescono sassifraghe e semprevivo.
Per la fauna: il camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata), sottospecie endemica dell’Appennino centrale, frequenta i versanti rocciosi della cresta orientale. Gli avvistamenti sulla cresta del Centenario sono abbastanza comuni — specialmente nelle ore mattutine. L’aquila reale nidifica nel massiccio ed è visibile sulle correnti al di sopra della cresta. Sui prati più bassi dell’altopiano di Campo Imperatore vive l’albanella minore e il lanario — rapaci sempre più rari nell’Appennino.
Cosa portare
Il Sentiero del Centenario è un’escursione alpinistica su terreno di alta quota con ferrata. L’equipaggiamento deve essere quello giusto — non quello minimo.
Imbrago, longe e dissipatore da ferrata — obbligatori. I passaggi sulle Torri di Casanova e nel tratto fino a Infornace non sono praticabili in sicurezza senza assicurazione. Chi non ha il kit da ferrata non dovrebbe intraprendere questo percorso.
Casco — obbligatorio. La roccia calcarea del Gran Sasso è soggetta a caduta di frammenti, specialmente sui passaggi dove altri escursionisti sono sopra di voi.
Scarponi alti sopra la caviglia con suola rigida — non scarpe da trekking basse, non trail shoes. Il terreno varia da sentiero su prato a roccia levigata dal vento a sfasciumi instabili. Ore di cresta su terreno irregolare richiedono supporto alla caviglia che solo uno scarpone vero garantisce.
Acqua: si consiglia una borraccia da 2 litri — sul percorso non ci sono fontanelle né punti di rifornimento tra la partenza e Fonte Vetica. La cresta è esposta e il sole e il vento disidratano rapidamente.
Cibo: per 8-12 ore di attività intensa in quota — cibo calorico, leggero, che non richieda preparazione.
Abbigliamento a strati — dal fondovalle alla cresta la differenza di temperatura è di 15-20 gradi, il vento può essere forte, e un temporale estivo sulla cresta può far scendere la temperatura di altri dieci gradi in pochi minuti. Giacca impermeabile vera, layer termico, guanti leggeri.
Mappa cartacea — il segnavia non è sempre affidabile nel tratto centrale. La carta al 1:25.000 del Gran Sasso (IGMI o CAI) è un backup indispensabile.
Cosa vedere nei dintorni
Campo Imperatore e il Piccolo Tibet — l’altopiano ai piedi del massiccio merita almeno una passeggiata prima o dopo il Centenario. La funivia da Fonte Cerreto sale in pochi minuti e apre sul pianoro con le greggi, i rifugi e il panorama sul Corno Grande. Il Museo della liberazione nell’Hotel Campo Imperatore documenta l’episodio del settembre 1943.
Corno Grande (2.912 m) — la vetta più alta dell’Appennino è raggiungibile con percorsi di vario livello da Fonte Cerreto e da Prati di Tivo. La via normale è classificata EEA con passaggi di ferrata. Il ghiacciaio del Calderone — l’unico dell’Italia peninsulare — è raggiungibile con una deviazione dalla via normale: vale la visita per capire dal vivo cosa significhi un ghiacciaio che sta morendo.
L’Aquila — la città capoluogo, ricostruita dopo il terremoto del 2009, ha nel centro storico la Basilica di Collemaggio con il mausoleo di Papa Celestino V — lo stesso eremita della Val di Non che troviamo altrove in queste pagine — e la Fontana delle 99 cannelle, uno dei monumenti medievali più suggestivi dell’Abruzzo.
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga — il parco che circonda il massiccio ha il suo centro visitatori a L’Aquila e una rete di sentieri che include percorsi per tutti i livelli, dalla passeggiata in famiglia alle traversate alpinistiche.
Mappa e traccia GPS
Il sentiero è segnalato con il codice F6 e tacche bianco/rosse — con le riserve già espresse sulla continuità della segnaletica nel tratto centrale. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Sentiero del Centenario Gran Sasso”. Le guide escursionistiche di riferimento sono “Gran Sasso-Laga a piedi” (ITER Edizioni) e “I sentieri del Gran Sasso” (CAI L’Aquila). Il CAI de L’Aquila pubblica aggiornamenti sullo stato del percorso sul proprio sito.
