Il nome più bizzarro dei sentieri italiani appartiene a un posto di rara bellezza.

“Apprezzami l’Asino” — che in dialetto cilentano suonava come Apprezzamm’ u’ Ciucc’ — è il percorso costiero che parte dal Porto di Sapri e segue la costa fino al Canale di Mezzanotte, il punto esatto dove la Campania finisce e la Basilicata comincia. Sette chilometri di macchia mediterranea a strapiombo sul Golfo di Policastro, torri saracene, grotte marine, calette raggiungibili solo via mare e un panorama che in certi tratti si apre fino al Cristo Redentore di Maratea.

Prima che esistesse la Statale 18 Tirrena Inferiore, questo era l’unico collegamento costiero tra Sapri e Maratea. Lo percorrevano i commercianti con i loro asini carichi di merci, in entrambe le direzioni, lungo un tratto di sentiero che in certi punti si stringe fino a non permettere il passaggio affiancato di due animali. Quando succedeva — e succedeva spesso — i proprietari si trovavano davanti a una scelta brutale: qualcuno doveva cedere il passo, ma gli asini non sanno camminare all’indietro. La soluzione era economica nella sua logica: si valutavano i due animali e i loro carichi, e il proprietario dell’asino meno prezioso riceveva la metà del suo valore come indennizzo. L’asino veniva precipitato in mare.

Da quella transazione il sentiero ha preso il nome. Ed è difficile trovare un nome più onesto: non celebra il paesaggio, non inventa romanticherie. Racconta una necessità.

Dati rapidi

Dove: Sapri (SA) — Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Campania

Partenza: Porto di Sapri

Arrivo: Canale di Mezzanotte (confine Campania–Basilicata)

Tipo: A/R sul medesimo percorso

Lunghezza: 7 km A/R per la parte turistica — circa 10 km A/R fino al Canale di Mezzanotte

Dislivello: circa 150 m complessivi

Tempo: 2h30 – 3h30 (con soste)

Difficoltà: E/EE — la prima metà è facile e adatta a tutti; la seconda metà richiede attenzione e scarpe da trekking; il tratto alla Torre di Mezzanotte e oltre è per escursionisti esperti

Bambini: sì per la prima parte (fino alla Torre di Capobianco) — no per la seconda

Dog-friendly: sì per la prima parte — con riserva nella seconda

Parcheggio: Porto di Sapri (a pagamento)

Punti ristoro: bar e fontanelle nella prima parte — nessuno oltre la Torre di Capobianco

Accesso: gratuito, aperto tutto l’anno

Periodo migliore: primavera e autunno — evitare le ore centrali estive per il caldo

Mappa stilizzata del Sentiero Apprezzami l'Asino

l sentiero che univa due regioni

Prima che esistesse una strada asfaltata, questo costone di roccia calcarea a picco sul Tirreno era la via. L’unica via. I commercianti di Sapri che volevano raggiungere Maratea — o viceversa — non avevano altra scelta che caricare le merci sugli asini e percorrere questo sentiero a mezza costa, con il mare centinaia di metri sotto e la macchia mediterranea che si chiudeva sopra le loro teste.

Era un percorso importante, non una curiosità. Il Golfo di Policastro — il tratto di Tirreno compreso tra Capo Palinuro a nord e Capo Scalea a sud — era un’area di scambio commerciale attiva tra il Cilento campano e la costa lucana, due territori separati da montagne impervie nell’entroterra ma collegati dalla costa. Il sentiero era la linea di cucitura tra queste due economie.

La costruzione della Statale 18, nel primo Novecento, rese il sentiero inutile ai fini commerciali. Lo tagliò fuori dal traffico quotidiano e lo lasciò invecchiare in pace. Il risultato, oggi, è che il fondo del percorso è rimasto quasi identico a com’era: terra battuta, roccia, scogli. La prima parte è stata attrezzata con panchine e fontanelle, ma già a metà percorso il sentiero recupera il carattere selvatico di sempre.

Come arrivare e dove parcheggiare

Sapri si trova all’estremo sud della Campania, sul confine con la Basilicata. In auto si raggiunge dall’Autostrada A2 del Mediterraneo uscendo a Lagonegro Nord o Buonabitacolo, poi si segue la SS19 e la SS18 verso Sapri. Il percorso da Salerno è di circa 110 km — un’ora e mezza di macchina.

In treno, Sapri è sulla linea ferroviaria Salerno–Reggio Calabria: ci sono treni regionali da Napoli Centrale (circa 2h30) e da Salerno (circa 1h20). La stazione di Sapri è a dieci minuti a piedi dal porto.

Il parcheggio principale è nelle vicinanze del Porto di Sapri, a pagamento. In alternativa ci sono aree di sosta lungo il lungomare. In estate il centro di Sapri è trafficato nelle ore centrali: conviene arrivare presto la mattina.

Il percorso passo per passo

La prima parte: il sentiero attrezzato

Il percorso inizia al Porto di Sapri, dove una scala porta su una terrazza panoramica che si affaccia sul Golfo verso il Monte Bulgheria. È già un colpo d’occhio che prepara quello che viene dopo.

La prima sezione — circa 2,3 km — è attrezzata e piacevole per tutti. Ci sono panchine nei punti più panoramici, pannelli esplicativi sulla flora, sulla fauna e sulla storia del sentiero, e fontanelle con acqua potabile distribuite a intervalli regolari (attive solo in questo tratto, fino alla Torre di Capobianco). Il fondo alterna asfalto, sterrato e scogli; la larghezza è sufficiente per camminare comodamente.

La prima sorpresa è la Torre di Capobianco, una delle torri saracene del sistema difensivo costiero costruito dal Regno di Napoli nel XVI secolo — lo stesso sistema che abbiamo trovato ad Ascea Marina. La torre si erge sopra il sentiero, quasi nascosta tra gli alberi: bisogna cercarla. È in condizioni relativamente buone rispetto ad altre torri costiere del Cilento.

Lungo questo tratto si incontra anche la Piscina dell’Amore — una pozza naturale di mare incassata tra le rocce, raggiungibile scendendo dalla scogliera con un breve strappo. Nelle giornate di calma il colore dell’acqua qui è straordinario: verde-azzurro su fondo di roccia bianca.

La seconda parte: il sentiero vero

A 2,3 km dalla partenza la larghezza si riduce e il percorso cambia carattere. Il fondo diventa un classico tracciolino in terra battuta — più stretto, più irregolare, più esposto. Non è tecnicamente difficile fino al promontorio della Punta Mezzanotte, ma richiede scarpe adeguate e attenzione.

Lungo questo tratto si incontrano le deviazioni verso il mare: la Grotta di Cartolano, con la discesa verso il Pozzo (impegnativa, sconsigliata a chi non ha buone scarpe), e le Saline della Colonna — un tratto di spiaggia con una piccola grotta raggiungibile camminando sulle rocce. Questo è il punto dove il sentiero “scende a mare” nel senso più letterale: si cammina sui lastroni di pietra liscia della scogliera, con l’acqua a pochi centimetri.

La Torre di Mezzanotte e il Canale

A 3,2 km dalla partenza si raggiunge il promontorio della Punta Mezzanotte, dove si erge la scalinata in pietra dei ruderi della Torre di Mezzanotte — una delle cinquanta torri che punteggiavano le coste del Cilento per segnalare l’arrivo di imbarcazioni saracene. È la torre in peggiori condizioni rispetto a quella di Capobianco — un rudere vero, consumato da secoli di salsedine — ma la posizione sul promontorio è tra le più scenografiche del percorso.

Dalla Punta Mezzanotte il sentiero diventa più ripido ed esposto. Esiste una variante alta che comporta passaggi di arrampicata di 2° grado — da evitare senza scarpe da trekking solide e un minimo di esperienza. Chi la sceglie all’andata può tornare sulla traccia principale.

La meta finale del percorso praticabile è il Canale di Mezzanotte: un taglio naturale nella roccia, con lastroni di pietra liscia sul fondo, sormontato dall’alto dal viadotto della Statale 18 che passa decine di metri sopra. Il contrasto è netto — la roccia antica sotto, il cemento moderno sopra — e ha qualcosa di visivamente potente. Dal Canale si vede già la costa lucana di Maratea.

Il sentiero proseguirebbe oltre il Canale, ma il tratto in direzione di Acquafredda non è mai stato ripristinato e non è percorribile in sicurezza. Si torna sui propri passi.

La storia che cammina sotto i piedi: Pisacane e la Spigolatrice

Sapri non è solo un punto di partenza per un trekking. È un posto dove la storia italiana ha lasciato una ferita che non si è ancora del tutto cicatrizzata.

Il 28 giugno 1857, Carlo Pisacane — nobile napoletano, militare, teorico socialista, seguace di Mazzini — sbarcò su questa costa con 300 uomini. La sua intenzione era innescare una rivoluzione antiborbonica nel Regno delle Due Sicilie, la scintilla che avrebbe dovuto trascinare il Sud verso l’unificazione italiana. Aveva liberato i detenuti politici del carcere borbonico di Ponza, li aveva armati con le poche armi disponibili e li aveva portati fin qui.

Non trovò la rivoluzione che aspettava. Le autorità borboniche avevano preceduto i rivoluzionari, avvertendo la popolazione locale che stava arrivando una banda di criminali evasi dal carcere. I contadini — poveri, analfabeti, terrorizzati — accolsero Pisacane e i suoi uomini con le falci e i forconi invece che con gli abbracci. La spedizione fu sbaragliata a Padula. Pisacane si suicidò. La maggior parte degli uomini fu uccisa o catturata.

Un anno dopo, il poeta Luigi Mercantini scrisse La Spigolatrice di Sapri — la ballata che racconta quei giorni attraverso gli occhi di una contadina che vede sbarcare i trecento, si innamora di Pisacane, li segue e li vede morire. Il ritornello — “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti” — è diventato uno dei versi più noti del Risorgimento italiano.

La statua della Spigolatrice è visibile dal sentiero, sul promontorio che si affaccia sul porto: una figura in bronzo che guarda il mare, nella direzione da cui arrivò quella barca con la bandiera tricolore. Non lontano c’è anche il monumento a Carlo Pisacane, in piazza San Giovanni — insieme alle stele che ricordano gli 83 civili morti nel bombardamento alleato del 15 agosto 1943.

Camminare sul sentiero sapendo questa storia è un’altra cosa rispetto a non saperla.

Parco del Cilento

Quando andare

Primavera (marzo–maggio) è la stagione ideale. La macchia mediterranea è in piena fioritura — ginestre, cisti, eriche, rosmarino selvatico — i profumi sono intensi, il mare ha già i colori primaverili e le temperature permettono di percorrere l’intero sentiero senza soffrire il caldo.

Estate (giugno–agosto) è la stagione più frequentata ma anche la più critica. Il sentiero è esposto al sole per buona parte del percorso e il caldo può essere intenso. La regola è partire al mattino presto — entro le 8 — per completare il percorso prima delle ore centrali. Il vantaggio dell’estate è che il mare è perfetto per fare il bagno nelle calette raggiungibili dal sentiero.

Autunno (settembre–ottobre) è un’ottima alternativa alla primavera. Il caldo si attenua, il mare è ancora caldo e trasparente, i colori della macchia cambiano. La luce del pomeriggio sul Golfo di Policastro in ottobre è di una qualità che in estate non esiste.

Inverno (novembre–febbraio) è percorribile nelle giornate senza pioggia. Il sentiero è deserto, la macchia ha i colori più sobri, le torri emergono con maggiore nitidezza dalla vegetazione senza foglie. Evitare i giorni con vento forte: alcuni tratti esposti sul mare diventano scomodi con raffiche intense.

Flora: la macchia del Golfo di Policastro

Il Golfo di Policastro è all’interno del Parco Nazionale del Cilento — uno dei parchi nazionali italiani con la maggiore biodiversità vegetale. Sul sentiero si attraversa una macchia mediterranea densa e profumata, con specie che variano a seconda dell’esposizione e della distanza dal mare.

Tra le piante più caratteristiche lungo il percorso:

  • Lentisco (Pistacia lentiscus) — arbusto sempreverde dominante, con frutti rossastri
  • Mirto (Myrtus communis) — riconoscibilissimo dal profumo intenso delle foglie schiacciate
  • Ginestra (Spartium junceum) — fiorisce tra aprile e giugno con fiori gialli molto profumati
  • Fico d’India (Opuntia ficus-indica) — presente soprattutto nella prima parte del sentiero
  • Carrubo (Ceratonia siliqua) — albero caratteristico della costa cilentana
  • Rosmarino selvatico (Salvia rosmarinus) — sulle rocce più esposte, in forme basse e compatte
  • Finocchietto marino (Crithmum maritimum) — riconoscibile dal profumo anisato
  • Erica (Erica arborea) — nelle zone più riparate e ombrose

In primavera la macchia profuma in modo che chi la percorre la prima volta stenta a credere alla propria fortuna. È uno di quei posti dove si capisce perché il Cilento è un hotspot di biodiversità.

Fauna

Il costone è un corridoio ecologico tra la costa e l’entroterra del Cilento, dove si può incontrare:

  • Falco pellegrino — nidifica sulle falesie, si vede planare sulle correnti ascensionali lungo il costone
  • Gabbiani reali — presenti ovunque lungo la costa
  • Rondoni — veloci sopra la macchia, soprattutto in primavera
  • Lucertole campestri e ramarri — numerosi sulle rocce soleggiate
  • Cinghiali — tracce frequenti nella macchia, ma difficilmente visibili di giorno

Il mare sotto il sentiero è un’altra storia. Le acque del Golfo di Policastro sono tra le più trasparenti del Tirreno — il fondo è visibile fino a diversi metri di profondità nelle calette del percorso.

Cosa portare

Il sentiero è diviso in due tratti con esigenze molto diverse. Attrezzarsi per la seconda parte è fondamentale per godersela in sicurezza.

Le scarpe da trekking con suola ad alta aderenza sono indispensabili dalla Torre di Capobianco in poi. Sulla prima parte del percorso sono consigliabili ma non obbligatorie; sulla seconda parte le scarpe da ginnastica normali scivolano sui lastroni bagnati di salsedine e sui tratti più ripidi. I bastoncini da trekking sono utili nella seconda parte per la stabilità sui passaggi esposti e in discesa.

Acqua: portare almeno una borraccia da 1,5 litri a persona — 2 litri in estate. Le fontanelle sono presenti solo nella prima parte, fino alla Torre di Capobianco. Oltre quel punto non c’è rifornimento. Uno zaino da 20–25 litri è la misura giusta per portare acqua abbondante, snack, crema solare, un cambio di t-shirt e — in estate — costume e asciugamano per le calette.

Il sole è diretto su buona parte del percorso: un cappello è essenziale in estate e consigliato in primavera. Uno strato impermeabile leggero — poncho o giacca a vento — è buona norma anche qui: i temporali pomeridiani sul Tirreno possono arrivare in modo repentino e il sentiero esposto non offre riparo. Un marsupio piccolo è comodo per tenere il telefono, la crema solare e gli snack.

Per chi vuole fare il bagno nelle calette: scendere a mare richiede un minimo di agilità — non ci sono scalette attrezzate. Scarpe da scoglio o sandali con suola sono utili una volta in acqua.

Cosa vedere nei dintorni

Maratea è a 20 minuti di auto verso sud, oltre il confine con la Basilicata. L’unica città della Basilicata che affaccia sul Tirreno è anche una delle più belle della costa tirrenica. Il Cristo Redentore sul Monte San Biagio — 21 metri di marmo bianco, seconda statua più grande d’Italia dopo quella di Rio de Janeiro — si vede già dal sentiero nelle giornate limpide. Vale il viaggio per sé.

Policastro Bussentino, a pochi chilometri a nord, è un borgo medievale con mura imponenti e una cattedrale con una cripta paleocristiana tra le meglio conservate del Sud Italia. Il porto è il posto giusto per una cena a base di pesce.

Rivello, nell’entroterra lucano, è un borgo arroccato su un costone con due chiese rupestri bizantine e panorami sulla vallata del Noce. Si raggiunge in circa 30 minuti da Sapri.

Grotte di Pertosa-Auletta: a circa un’ora di auto verso l’interno, sono le uniche grotte in Italia dove è possibile navigare un fiume sotterraneo — il Negro — per addentrarsi tra stalattiti e stalagmiti. Una combinazione costa–entroterra perfetta per un weekend.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero parte dal Porto di Sapri ed è facilmente individuabile su Google Maps cercando “Sentiero Apprezzami l’Asino Sapri”. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Apprezzami l’Asino” o “Sentiero Sapri Mezzanotte”. Il Comune di Sapri pubblica aggiornamenti sulla percorribilità del sentiero sul proprio sito — utile da consultare dopo periodi di pioggia intensa, quando alcuni tratti della seconda parte possono essere temporaneamente impraticabili.