Per secoli, da questo tratto di costa dei Campi Flegrei, un fuoco acceso su una torre voleva dire una sola cosa: navi saracene in arrivo. Il sentiero di Torrefumo prende il nome proprio da questo sistema di allarme, e corre oggi lungo una delle coste meno urbanizzate dell’intera area flegrea, tra una falesia a picco sul mare e una laguna salmastra che ospita uccelli migratori. È un percorso breve, alla portata di chiunque, ma denso di storia e di panorami che spaziano da Procida a Capri.
Dati rapidi
Dove: Monte di Procida (NA) — Oasi di Torrefumo, Campi Flegrei, Campania
Partenza e arrivo: tra il molo di Marina di Acquamorta e la spiaggia di Santolillo, a Miliscola
Tipo: percorso costiero A/R
Lunghezza: circa 3 km A/R (le fonti più brevi parlano di un tratto centrale di appena 1 km)
Dislivello: minimo — percorso quasi pianeggiante
Tempo: circa 30 minuti, più soste ai punti panoramici
Difficoltà: T (Turistico) — adatto a tutti
Bambini: sì
Dog-friendly: sì, al guinzaglio
Parcheggio: nei pressi di Marina di Acquamorta o della spiaggia di Miliscola — strade provinciali da Monte di Procida e Bacoli
Punti ristoro: bar e ristoranti a Marina di Acquamorta e a Monte di Procida — nessuno lungo il sentiero
Periodo migliore: tutto l’anno — primavera e autunno per il birdwatching, estate per il mare

Il percorso passo dopo passo
Da Marina di Acquamorta all’ingresso dell’oasi
Si parte dal porticciolo di Marina di Acquamorta, lasciando l’auto nei pressi del molo. Il sentiero imbocca subito un tratto sterrato che costeggia la falesia, con il mare visibile quasi ininterrottamente sulla sinistra per chi procede in direzione di Miliscola. Il fondo è compatto ma irregolare in alcuni punti, dove la roccia tufacea affiora direttamente sul tracciato.
Dopo i primi minuti di cammino si entra nel perimetro dell’oasi naturalistica di Torrefumo, segnalata da pannelli informativi del Comune di Monte di Procida. È qui che il paesaggio cambia carattere: la macchia mediterranea di lecci e ginepri si infittisce, e sulla destra comincia a intravedersi lo specchio della laguna salmastra.
Lungo la falesia e la laguna
Il tratto centrale è quello più lento da percorrere, non per difficoltà tecnica — il dislivello resta minimo per tutto il percorso — ma perché è il punto in cui conviene fermarsi di più: la laguna attira birdwatcher con il binocolo, mentre le pareti a picco sul mare mostrano gli strati vulcanici sovrapposti di cui si parla più avanti in questa guida. Il sentiero rimane sempre a vista del mare, senza mai allontanarsi significativamente dalla costa.
Procedendo, la vegetazione della falesia si fa più rada e specializzata, lasciando spazio alle specie rupicole abituate al vento salino. È il tratto in cui, nelle giornate più limpide, si cominciano a distinguere con chiarezza i profili di Procida e Ischia all’orizzonte.
Verso i punti panoramici e Miliscola
Negli ultimi minuti il sentiero si avvicina al belvedere Stupor Mundi, la terrazza panoramica più nota del tratto, da cui lo sguardo spazia su gran parte del golfo. Da qui il percorso scende dolcemente verso la spiaggia di Santolillo, a Miliscola, dove il tracciato termina.
Non essendo un anello, il ritorno avviene sullo stesso percorso: un vantaggio, più che un limite, perché permette di notare dettagli — una specie vegetale, uno scorcio sulla laguna — sfuggiti durante l’andata, con la luce del sole ormai cambiata rispetto al mattino.
Il nome che viene da un sistema di allarme
Il nome Torrefumo non è un capriccio toponomastico. Deriva da un’antica torre di avvistamento che sorgeva su questo tratto di costa, con un compito preciso: segnalare l’arrivo delle navi saracene agli abitanti dell’entroterra, usando segnali di fumo di giorno e di fuoco di notte.
Il sistema a cui questa torre apparteneva non era un’iniziativa isolata. Le coste del Regno di Napoli furono punteggiate di torri simili a partire dal periodo longobardo-normanno, ma fu la dominazione angioina, tra il 1266 e il 1442, a concepire il primo sistema organico di avvistamento costiero. Gli aragonesi proseguirono l’opera, e fu infine il viceregno spagnolo, con un editto del 1563 voluto dal Duca di Alcalà, a imporre la costruzione sistematica di torri costiere lungo tutto il litorale.
Ogni torre doveva poter vedere le due più vicine. Da lì partiva la catena di segnali — fumo, fuoco, e in alcuni casi guardiani a cavallo, le cosiddette “torri cavallare” — che in pochi minuti poteva avvertire interi tratti di costa di un pericolo imminente. La Torre del Fumo di Monte di Procida era un anello di questa catena, uno dei tanti che proteggevano il Golfo di Napoli dalle incursioni ottomane.
L’oasi naturalistica di Torrefumo
Oggi l’area della torre è protetta come oasi naturalistica, e si estende lungo la costa tra Marina di Acquamorta e la spiaggia di Miliscola, al confine tra i comuni di Monte di Procida e Bacoli. È un paesaggio fatto di falesie a picco sul mare e di una laguna salmastra — un ambiente raro su questo tratto di costa, dove l’acqua di mare si mescola a quella dolce creando un habitat particolare.
La laguna ospita una popolazione di pesci adattati all’ambiente salmastro, mentre il cielo sopra l’oasi si anima soprattutto nei periodi di migrazione: è in primavera e in autunno che il numero di specie di uccelli osservabili aumenta sensibilmente, rendendo Torrefumo una tappa apprezzata dagli appassionati di birdwatching della zona flegrea.
C’è anche un motivo geologico per percorrere questo tratto di costa con calma. Il promontorio di Monte di Procida, come il resto dei Campi Flegrei, è di origine vulcanica, e le pareti rocciose che costeggiano il sentiero mostrano strati sovrapposti di materiale eruttato in epoche diverse: un modo diretto, leggibile a occhio nudo, per osservare l’evoluzione geologica dell’area negli ultimi millenni.
La vegetazione della falesia
Sulle rupi tufacee che il sentiero costeggia cresce una vegetazione specializzata, adattata al vento salino e alla roccia povera d’acqua. Il leccio (Quercus ilex) forma le macchie sempreverdi più dense, insieme al ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus), tipico della macchia retrodunale flegrea.
Sulle pareti più esposte, a picco sul mare, si incontrano invece specie che vivono solo in questo tipo di ambiente: il limonio (Limonium virgatum), la garofanina delle rupi (Dianthus sylvestris) e il fico degli Ottentotti (Carpobrotus edulis), succulenta ormai naturalizzata su gran parte delle coste rocciose del Mediterraneo. Più della metà delle specie censite nei Campi Flegrei appartiene alla flora tipicamente mediterranea — un’ulteriore conferma di quanto il clima di questo promontorio sia prossimo a quello nordafricano più che a quello della pianura campana poco distante.
I punti panoramici
Il valore del sentiero sta soprattutto nei suoi affacci sul golfo. Da qui si vede l’isola di Procida, a pochissima distanza, e oltre di essa Ischia; nelle giornate più limpide la vista arriva fino a Capri e, verso nord, fino alle lontane Isole Ponziane.
Poco distante dall’oasi si trova il belvedere Stupor Mundi, una delle terrazze panoramiche più note di Monte di Procida, che offre un ulteriore affaccio sul golfo e sul lungomare di Miliscola. Il nome richiama l’epiteto con cui la storia ha ricordato Federico II di Svevia — “stupore del mondo” — scelto per un belvedere che vuole restituire la stessa sensazione di meraviglia davanti al panorama.
Marina di Acquamorta e la leggenda che le dà il nome
Uno dei due estremi del sentiero è Marina di Acquamorta, un piccolo porto peschereccio incassato tra le falesie, che si affaccia direttamente su Procida. Il nome, cupo per uno specchio d’acqua così limpido, viene da una storia d’amore finita male.
Si racconta di una giovane di nome Acqua, innamorata di Giosuè, un pescatore procidano. Ogni giorno, sempre alla stessa ora, la ragazza si recava su questa spiaggia ad attendere il passaggio della barca dell’amato. Un giorno Giosuè scomparve senza lasciare traccia, e Acqua si gettò in mare per cercarlo: non fece più ritorno. Da quella scomparsa, dice la leggenda, è nato il nome della marina — l’acqua che inghiottì Acqua, diventata per sempre “morta”.
Oggi Acquamorta è un porticciolo tranquillo, popolare tra chi cerca un tratto di mare meno affollato rispetto alle spiagge principali della zona, con un fondale roccioso adatto anche allo snorkeling nei mesi estivi.
Un comune nato da un referendum
Il promontorio su cui corre il sentiero ha cambiato nome e padrone più volte nella sua storia. In epoca antica si chiamava Monte Cumano, legato alla vicina colonia greca di Cuma; dopo la fondazione della base navale romana di Miseno, prese il nome di Monte Miseno e passò sotto l’amministrazione di quel porto.
Le incursioni saracene attorno all’anno 850 lo spopolarono quasi del tutto, e per secoli il promontorio restò un bosco abbandonato, finché re Ferdinando I lo trasformò in riserva reale di caccia. Fu grazie ai procidani, che tornarono a coltivarne i terrazzamenti e a costruirvi case e chiese, che l’area si ripopolò gradualmente in epoca moderna.
Monte di Procida diventò comune autonomo solo nel 1907, quando un referendum sancì la separazione — non da Bacoli, come si potrebbe pensare guardando la carta di oggi, ma dall’isola di Procida, a cui la terraferma e il vicino isolotto di San Martino erano amministrativamente legati fin da tempi remoti. Oggi il comune conta oltre 12.000 abitanti ed è parte della Città Metropolitana di Napoli.
Miliscola: una spiaggia con un nome da legione romana
All’altro estremo del sentiero si trova Miliscola, una spiaggia di circa due chilometri affacciata sul canale di Procida. Il nome deriva dal latino militum schola, “scuola dei soldati”: qui, nell’antichità, la vicinanza al porto della Classis Misenensis — la flotta imperiale romana di stanza a Capo Miseno — rendeva il tratto di costa adatto all’addestramento militare.
Quella vocazione non si è mai del tutto spenta: ancora oggi Marina Militare, Esercito e Aeronautica gestiscono colonie estive per le famiglie del personale lungo questo tratto di costa, un’eredità diretta di duemila anni di presenza militare nello stesso luogo.
Come arrivare e dove parcheggiare
L’oasi di Torrefumo si raggiunge dalle strade provinciali che collegano Monte di Procida a Bacoli, lungo la costa dei Campi Flegrei. È possibile lasciare l’auto nei pressi di Marina di Acquamorta oppure della spiaggia di Miliscola, ai due estremi del percorso.
Non essendoci una stazione ferroviaria diretta, il modo più comodo per arrivare resta l’auto; in alternativa, gli autobus di linea che collegano Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida fermano nei centri abitati vicini, da cui si raggiunge l’oasi a piedi in pochi minuti.

Quando andare
Primavera e autunno sono i periodi migliori per chi vuole osservare gli uccelli migratori che sostano nella laguna salmastra, oltre a offrire temperature ideali per camminare lungo la falesia.
Estate è la stagione in cui il tratto costiero si anima di più, complice la vicinanza con Marina di Acquamorta e le sue acque adatte alla balneazione e allo snorkeling.
Inverno regala le giornate più terse per i punti panoramici, con una visibilità che nelle giornate di tramontana può arrivare fino a Capri e alle Isole Ponziane.
Cosa portare
- Scarpe comode — il percorso è breve e quasi pianeggiante, ma il fondo è irregolare in alcuni tratti vicino alla falesia
- Binocolo, per chi visita l’oasi nei periodi di migrazione degli uccelli
- Costume e asciugamano in estate, se si vuole fare tappa ad Acquamorta
- Borraccia termica — non ci sono punti di ristoro lungo il sentiero stesso
Cosa vedere nei dintorni
Capo Miseno — il promontorio che chiude il Golfo di Pozzuoli a ovest, raggiungibile con un proprio sentiero che sale al faro ottocentesco tra i resti della Classis Misenensis, la flotta imperiale romana che qui ebbe sede per quasi quattro secoli. È lo stesso tratto di costa da cui Plinio il Vecchio osservò la nube dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
Baia — l’antica città romana in parte sommersa dal bradisismo, il lento movimento verticale del suolo tipico di tutta l’area flegrea. Si visita in barca con fondo di vetro o in immersione, ed è uno dei siti di archeologia subacquea più importanti del Mediterraneo.
Lago Miseno — specchio d’acqua collegato al mare tramite un canale artificiale scavato in epoca romana per dare rifugio alle navi della flotta, con un lungolago oggi percorribile a piedi o in bicicletta a pochi minuti da Torrefumo.
Procida — l’isola che si vede a brevissima distanza dai punti panoramici del sentiero, raggiungibile in traghetto da Pozzuoli in pochi minuti. Il borgo colorato della Corricella, con le case a più piani affacciate direttamente sul porticciolo dei pescatori, è tra i più fotografati d’Italia ed è stato set di numerosi film, da “Il postino” a “The Talented Mr. Ripley”.
Mappa e traccia GPS
Il sentiero di Torrefumo non ha una numerazione CAI ufficiale, trattandosi di un percorso all’interno di un’oasi naturalistica locale; la segnaletica è quella del comune di Monte di Procida e dell’area protetta. La traccia GPS, dove disponibile, si trova cercando “Torrefumo Monte di Procida” su Wikiloc o Komoot. Per informazioni aggiornate sugli orari conviene fare riferimento al Comune di Monte di Procida.
