Esiste un tipo di percorso che non sale verso una cima, non arriva a un rifugio, non porta a un panorama spettacolare su un ghiacciaio. Segue un’acqua. Parte da dove quell’acqua finisce — nel Po — e risale fino a dove inizia, in un bosco sull’Appennino che divide l’Emilia dalla Lombardia. Settantanove chilometri in compagnia di un torrente che pochi conoscono e che attraversa una valle che i lombardi e gli emiliani spesso ignorano, convinti che ci sia niente di interessante tra Piacenza e l’Oltrepò Pavese.
Il Tidone nasce sul Monte Penice, scende verso Borgonovo e Pianello, supera la diga del Molato dove il Lago di Trebecco cambia la sua morfologia, e poi scorre piano verso la pianura fino alla confluenza con il Po. Lungo questi 69 chilometri il paesaggio fa quello che i paesaggi di confine fanno meglio: cambia continuamente. La pianura alluvionale con i pioppi e le garzette, le colline con le vigne e i castelli, l’Appennino con i boschi di cerri e castagni e le sorgenti. Due regioni, due province, sette comuni, tre giorni di cammino se si vuole fare tutto.
Il Sentiero del Tidone non è nato da un progetto istituzionale. È nato da un gruppo di appassionati di cavallo e trekking che nel 2012 ha deciso di collegare la foce alla sorgente con un sentiero percorribile a piedi, in bici o a cavallo. Da allora, un anno e mezzo di lavoro volontario, le concessioni governative per le aree demaniali e l’inaugurazione del primo tratto nel maggio 2014.
Dati rapidi
Dove: Val Tidone — Provincia di Piacenza (ER) e Pavia (LO) — Emilia-Romagna e Lombardia
Partenza: Boscone Cusani, loc. Gerra Vecchia, Rottofreno (PC) — riva del Po
Arrivo: Pozzallo/Case Burroni/Case Matti — sorgente del Tidone, comune di Romagnese (PV)
Lunghezza totale: 69 km
Dislivello totale: ~1.000 m in salita
Tipo: lineare — percorribile a piedi, in MTB/E-MTB, a cavallo
Tappe consigliate (3 giorni a piedi):
- Tappa 1 — Boscone Cusani → Borgonovo Val Tidone: 28 km, pianura e prime colline
- Tappa 2 — Borgonovo → Pianello Val Tidone → Diga del Molato: 22 km, colline e lago
- Tappa 3 — Diga del Molato → Sorgente (Romagnese): 19 km, Appennino
Difficoltà: E (Escursionistica) — nessuna difficoltà tecnica; percorso quasi interamente pianeggiante o dolcemente collinare; 6 guadi con varianti segnalate
Bambini: sì — il tratto di pianura è adatto a famiglie; i tratti collinari richiedono bambini allenati
Dog-friendly: sì
MTB: percorribile in MTB o E-MTB — in bici il dislivello di 1.000 m è impegnativo; E-MTB consigliata
Parcheggi: disponibili ai principali punti di accesso lungo il percorso (Boscone Cusani, Borgonovo, Pianello, Nibbiano, Molato, Zavattarello, Romagnese)
Pernottamento: agriturismi, B&B e piccoli hotel lungo il percorso — elenco aggiornato su sentierodeltidone.it
Punti ristoro: bar, osterie e agriturismi nei paesi attraversati — nessuno sui tratti di campagna tra un paese e l’altro
Sito ufficiale: sentierodeltidone.it — sentierodeltidone.eu
Periodo migliore: aprile–giugno e settembre–ottobre — evitare luglio e agosto per il caldo in pianura

Un torrente, una valle, due regioni
Il Tidone è il più occidentale dei torrenti piacentini — quello che scende dall’Appennino verso il Po tenendosi sempre vicino al confine con la Lombardia, disegnando una vallata che sembra indecisa su quale regione appartiene e alla fine appartiene a tutte e due.
Questa posizione di confine non è solo geografica. La Val Tidone è storicamente un territorio di transito — la via che collegava la pianura padana con il crinale appenninico, attraverso il Passo del Penice, verso Varzi e la Valle Staffora dall’altra parte. La Strada dei Mulini — uno dei tratti del Sentiero del Tidone — era la via su cui gli abitanti dei mulini ad acqua che sfruttavano la corrente del torrente portavano il grano e portavano la farina. Le ville nobiliari che si incontrano lungo la sponda — con i loro parchi, le loro cappelle private, i loro granai — raccontano di una campagna che produceva abbastanza da far ricchi i proprietari terrieri.
Il castello di Zavattarello — che si incontra nel tratto lombardo, poco dopo la diga del Molato — è uno dei castelli medievali meglio conservati dell’Oltrepò Pavese. Quello di Borgonovo Val Tidone e quello di Pianello sono i presidi storici del versante piacentino. Non è un paesaggio neutro, quello che il Sentiero del Tidone attraversa: è un paesaggio che ha storia accumulata strato su strato, anche se la pianura padana non la rende visibile come le Dolomiti o i Castelli Romani.
La Strada dei Mulini: il tratto più antico
Uno degli elementi più affascinanti del Sentiero del Tidone è che in certi tratti non è un sentiero nuovo — è la riapertura di una via che esisteva già. La Strada dei Mulini è il nome con cui era conosciuta la mulattiera che costeggiava il Tidone nei pressi di Pianello Val Tidone, usata dai mugnai e dai contadini per raggiungere i mulini ad acqua che sfruttavano la corrente del torrente.
I mulini ad acqua della Val Tidone non sono un dettaglio antiquario: fino alla metà del Novecento erano infrastrutture produttive fondamentali, che macinavo il grano di tutta la valley. Alcuni edifici dei vecchi mulini sono ancora visibili lungo il sentiero — muri in pietra, le canalizzazioni che portavano l’acqua verso le ruote, le vasche di raccolta. Non sono restaurati come musei: sono rovine nel paesaggio, che si capiscono se si sa cosa cercare e che si ignorano se non si sa.
Il Consorzio di Bonifica di Piacenza — che gestisce le aree demaniali su cui scorre gran parte del sentiero — è stato il partner istituzionale fondamentale per la realizzazione del progetto. È uno di quei casi in cui la burocrazia ha aiutato invece di ostacolare.
Come organizzare il cammino
Il Sentiero del Tidone si percorre da sud a nord — dalla sorgente alla foce — o da nord a sud, dalla foce alla sorgente. Le due direzioni offrono esperienze molto diverse.
Dalla foce alla sorgente (nord–sud): si parte dal Po — piatto, largo, con i pioppi e la pianura — e si sale progressivamente verso l’Appennino. Il paesaggio cresce con il percorso: si passa dalla grande pianura alle colline, poi ai boschi appenninici. Ogni giorno il terreno sale un po’ di più, il torrente si fa più stretto e più rapido, la vegetazione cambia. È la direzione consigliata dall’associazione e quella che dà la sensazione di un percorso con un arco narrativo.
Dalla sorgente alla foce (sud–nord): si parte dall’Appennino e si scende verso il Po. Il dislivello è tutto in discesa, il paesaggio si apre progressivamente. È la direzione più comoda fisicamente ma meno suggestiva narrativamente.
In tre tappe è il modo più comune di percorrere il cammino completo a piedi. Le tappe hanno lunghezze e caratteri diversi:
La prima tappa da Boscone Cusani a Borgonovo (circa 28 km) è la più lunga e quella che attraversa la pianura padana — con i campi di mais e di grano, i filari di pioppi, il Po visibile all’orizzonte nelle prime ore di cammino. Non è il tratto più spettacolare, ma è quello che stabilisce il ritmo del cammino e introduce il paesaggio del basso Tidone.
La seconda tappa da Borgonovo a Pianello e alla diga del Molato (circa 22 km) è quella dove il paesaggio cambia nel modo più evidente: le colline cominciano a farsi sentire, le vigne e i castelli sostituiscono i campi di mais, e il Lago di Trebecco — che si forma dietro la diga del Molato — introduce un elemento lacustre inaspettato in un percorso fluviale.
La terza tappa dalla diga alla sorgente (circa 19 km) è la più impervia e la più bella. Il torrente si fa via via più piccolo e più rapido, il bosco di cerri e castagni diventa protagonista, il paesaggio assume il carattere dell’alto Appennino piacentino e pavese. La sorgente — nei pressi di Case Matti nel comune di Romagnese — non è uno spettacolo visivo: è una modesta uscita d’acqua da sotto le radici di un albero, in un bosco tranquillo. Ma arrivarci dopo 69 chilometri cambia completamente il modo in cui la si guarda.
Per chi non vuole fare tutto: ogni tappa è percorribile singolarmente, con accesso dai paesi principali lungo il percorso — Borgonovo, Pianello, Nibbiano, Zavattarello, Romagnese. Le tracce GPS dei singoli tratti sono disponibili sul sito ufficiale.
I punti salienti del percorso
Il Po e la foce del Tidone
Boscone Cusani — il punto di partenza — è una frazione quasi invisibile sulla mappa, nel comune di Rottofreno. Il Po qui è largo, silenzioso, bordato di pioppi. La confluenza del Tidone nel fiume grande non è segnalata da cartelli turistici: è un punto della riva dove due acque si incontrano, con le garzette che pescano e le anatre che navigano nell’acqua ferma vicino alla riva.
È uno di quei punti di partenza che non promettono niente di spettacolare — e che per questo dicono qualcosa di preciso sul tipo di cammino che ci aspetta. Non si va verso le Dolomiti. Si va lungo un torrente che quasi nessuno conosce.
La Diga del Molato e il Lago di Trebecco
La diga del Molato — costruita negli anni Cinquanta per la regolazione delle acque e l’approvvigionamento irriguo — crea il Lago di Trebecco, il corpo d’acqua più grande che il sentiero incontra nel suo percorso. Non è uno specchio d’acqua pittoresco nel senso dei laghi alpini: è un bacino artificiale con le rive in parte ripide e boscose, circondato da colline che a questa quota già hanno il carattere dell’Appennino.
Il sentiero costeggia il lago per diversi chilometri — uno dei tratti più piacevoli del percorso intermedio, dove l’acqua apre il paesaggio e il bosco fornisce ombra nelle ore calde. Le anatre selvatiche, i cormorani, le folaghe e qualche airone cenerino sono presenze costanti in questo tratto.
Il castello di Zavattarello
Poco dopo la diga il sentiero entra nella provincia di Pavia e si avvicina a Zavattarello — un borgo di poche centinaia di abitanti dominato dal castello medievale dei Dal Verme, una delle famiglie nobiliari più potenti dell’Oltrepò del XIV e XV secolo. Il castello è uno dei più completi dell’area — con la torre circolare, le mura, il corpo principale — e si vede da lontano già prima di arrivare al paese.
A Zavattarello si trova anche il Museo Etnografico della Val Tidone e dell’Oltrepò — una raccolta di oggetti e documenti sulla vita contadina e artigiana di questa area, che integra quello che il paesaggio del sentiero mostra solo in forma di rovine o di tracce.
Il Giardino Alpino di Pietra Corva
A circa 65 km dalla partenza, poco prima dell’ultimo tratto di bosco verso la sorgente, il sentiero passa vicino al Giardino Alpino di Pietra Corva — un orto botanico d’alta quota che raccoglie piante alpine e appenniniche di tutta la penisola. Istituito nel 1967 e gestito dall’Università di Pavia, è aperto al pubblico nei mesi estivi e offre una prospettiva sulla flora dell’Appennino pavese che il sentiero da solo non sarebbe in grado di dare.
La sorgente
Gli ultimi 4 chilometri si percorrono nel bosco — sempre più stretto, sempre più silenziosi, con il torrente che è diventato un ruscello e poi quasi un filo d’acqua. Poi si arriva alla sorgente. Non c’è un cartello imponente, non c’è una struttura celebrativa. C’è l’acqua che esce dalla terra, il bosco intorno, e la consapevolezza di aver percorso 69 chilometri lungo un torrente dalla foce all’origine.
I guadi
Il sentiero attraversa il torrente in sei punti con dei guadi — passaggi a piedi nell’acqua quando non c’è un ponte. Per ogni guado esiste una variante segnalata che lo evita. In estate i guadi sono bassi e facili da attraversare; in primavera o dopo piogge abbondanti la portata del Tidone aumenta e alcune varianti diventano l’unica opzione sicura. Verificare le condizioni prima di partire nei periodi di piena — l’associazione aggiorna le informazioni sui guadi sul sito ufficiale.
Flora e fauna
Il paesaggio del Sentiero del Tidone cambia radicalmente nei suoi 69 chilometri — e con il paesaggio cambia la flora e la fauna.
Nella pianura padana della prima tappa dominano i pioppi lungo gli argini, con salici, ontani e sambuco nei tratti più umidi vicino all’acqua. I campi attorno al torrente sono coltivati a mais e grano. Nei tratti di campagna aperta si vedono lepri, fagiani e — soprattutto nelle prime ore del mattino e nelle ultime del pomeriggio — aironi cenerini e garzette che pescano nelle pozze più tranquille del Tidone.
Nelle colline della seconda tappa il paesaggio diventa quello delle vigne e degli uliveti — la Val Tidone produce vini DOC Colli Piacentini, con il Gutturnio come rosso più caratteristico. Il bosco nei versanti non coltivati è di roverella, orniello e carpino bianco. Compaiono i caprioli, i cinghiali (tracce frequenti nel fango), e i falchi di palude nei tratti vicino al lago di Trebecco.
Nell’Appennino della terza tappa il bosco diventa dominante — cerri e castagni nella fascia bassa, con faggi nei tratti più alti verso il Penice. Il sottobosco è ricco di orchidee selvatiche in primavera. La fauna si arricchisce di specie tipiche dell’alto Appennino: scoiattoli rossi, poiane, qualche nibbio reale, e nei boschi più remoti le tracce del lupo appenninico che ha ricolonizzato questi versanti negli ultimi decenni.
Il torrente Tidone, in tutto il suo percorso, è un habitat importante per l’airone cenerino, la nitticora e il martin pescatore. Nelle pozze più profonde vive la trota fario nei tratti a monte, e più specie di ciprinidi nel tratto di pianura.
Il cibo della Val Tidone: cosa mangiare lungo il cammino
La Val Tidone ha una tradizione gastronomica che merita di essere cercata attivamente lungo il percorso. I prodotti tipici piacentini e dell’Oltrepò si trovano nelle osterie e negli agriturismi dei paesi attraversati:
- Coppa piacentina DOP — il salume simbolo di Piacenza, prodotto con la carne del collo del maiale stagionata almeno sei mesi
- Salame piacentino DOP e pancetta piacentina DOP — la triade dei salumi DOP piacentini, tutti presenti nella Val Tidone
- Pisarei e fasò — gnocchetti di farina e pangrattato con sugo di pomodoro e fagioli borlotti, piatto contadino piacentino per eccellenza
- Turtéj — i tortelli piacentini con la coda, ripieni di erbette o di ricotta
- Batarò — il panino della Val Tidone, cotto nel forno a legna e farcito con i salumi tipici
- Chisöla — la focaccia DOP con i ciccioli, tipica dell’area
- Buslan — la ciambella tradizionale, un tempo inzuppata nel vino, oggi spesso servita per colazione
- Gutturnio — il vino rosso DOC Colli Piacentini, frizzante o fermo, prodotto con uve Barbera e Croatina

Quando andare
Aprile e maggio sono i mesi migliori per il percorso completo. La primavera porta la fioritura nei vigneti e nei frutteti, i fiori selvatici nell’Appennino, e il torrente è in buona portata senza essere in piena. Le temperature sono ideali per camminare nella pianura — che in estate diventa molto calda.
Settembre e ottobre sono la seconda stagione consigliata. La vendemmia anima le colline piacentine e i vigneti dell’Oltrepò, le castagne cadono nei boschi dell’Appennino, e le temperature sono di nuovo miti. Il paesaggio autunnale della Val Tidone — con i colori delle vigne e dei boschi — è quello che merita le fotografie migliori.
Estate (giugno–agosto) è percorribile ma il tratto di pianura nelle ore centrali di luglio e agosto è caldo in modo impegnativo. Chi sceglie l’estate deve partire all’alba, fare le soste nei paesi nelle ore centrali, e ripartire nel tardo pomeriggio.
Cosa portare
Il Sentiero del Tidone è un cammino di più giorni su terreno non tecnico — quasi interamente sterrato o su strade secondarie, senza difficoltà alpinistiche. L’equipaggiamento è quello classico del cammino di più giorni.
Scarpe da trekking con suola antiscivolo e buona impermeabilità — il terreno vicino al torrente è spesso umido e fangoso, e i guadi (anche quelli evitati) lasciano il fondo del sentiero bagnato per un tratto. I bastoncini da trekking sono utili nei guadi per la stabilità e nelle salite della terza tappa.
Uno zaino da 40–50 litri per tre giorni autonomi — cambio completo, sacco lenzuolo o sacco a pelo leggero per i pernottamenti, kit di pronto soccorso, torcia frontale. Acqua: nei tratti tra un paese e l’altro non ci sono fontane — portare almeno una borraccia da 1,5 litri. Nei paesi attraversati si rifornisce. Una giacca impermeabile leggera è quasi obbligatoria — i temporali appenninici in primavera e autunno arrivano rapidamente.
Chi fa il sentiero in bici porta l’equipaggiamento tipico del cicloturismo — borse anteriori e posteriori, kit di riparazione, abbigliamento tecnico. L’E-MTB è la scelta più pratica per il dislivello di 1.000 metri.
Cosa vedere nei dintorni
Piacenza — a circa 20 km da Boscone Cusani — è la città che non ci si aspetta: con il Palazzo Farnese che contiene uno dei musei civici più importanti dell’Emilia (con i famosi bronzi romani dei Fegati di Piacenza), la Piazza dei Cavalli con le statue equestri dei Farnese, la Cattedrale romanica. Vale una serata o un giorno aggiuntivo.
Vigevano e la Val Padana lombarda — a nord del Lago di Trebecco, il Po e la pianura lomellina hanno un paesaggio di riso e rane che è un altro mondo rispetto alla Val Tidone. Vigevano con il suo castello sforzesco e la piazza ducale progettata da Bramante è a meno di un’ora dalla sorgente del Tidone.
Il Passo del Penice — raggiungibile dalla sorgente del Tidone in circa mezz’ora di cammino aggiuntivo — è il valico che divide la Val Tidone dalla Valle Staffora. Dalla cresta si vedono entrambi i versanti appenninici in una sola occhiata.
Mappa e traccia GPS
Il sentiero è tabellato lungo tutto il percorso con segnaletica dell’associazione. Le tracce GPS di ogni tappa — in formato GPX scaricabile — sono disponibili sul sito ufficiale sentierodeltidone.it e sentierodeltidone.eu. La guida ufficiale del sentiero è pubblicata dalla casa editrice Officine Gutenberg ed è disponibile online e nelle librerie. Il calendario delle escursioni guidate organizzate dall’associazione (“Val Tidone Lentamente”) è pubblicato sul sito ufficiale all’inizio di ogni stagione.
