Dint in friulano significa intaglio. Scavo. Il solco che qualcosa di duro lascia in qualcosa di più duro ancora — la lama nella pietra, il torrente nella roccia calcarea. È il nome giusto per questo posto: il Cellina ha impiegato milioni di anni a intagliare la forra che si vede dall’alto del sentiero, tagliando il calcare delle Dolomiti Friulane fino a creare uno dei canyon più spettacolari d’Italia. E il sentiero che porta a guardarla dall’alto si chiama, appunto, del Dint.

Il Sentiero del Dint sale dal Centro Visite della Riserva Naturale Forra del Cellina, in sponda sinistra del lago di Barcis, e in meno di quattro chilometri ad anello porta a tre belvedere completamente diversi tra loro: il primo guarda sul lago e sulla diga, il secondo sulla forra e sulla Vecchia Strada della Valcellina, il terzo — una torretta metallica rossa a quota 531 — abbraccia in un solo sguardo il lago, la vallata, il paese di Andreis e le cime del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. In mezzo c’è un bosco di faggi, un inghiottitoio carsico profondo 445 metri, uno skywalk in vetro e metallo sospeso nel vuoto, e qualche pannello che spiega come funzionano i karst, le forre e i torrenti — spiegazioni che qui non sembrano scolastiche perché il paesaggio risponde a ogni pannello con la prova diretta.

È un sentiero facile. È adatto a tutti. Ma ha tre viste che non si dimenticano.

Dati rapidi

Dove: Barcis (PN) — Riserva Forra del Cellina, Parco Naturale Dolomiti Friulane, Friuli Venezia Giulia

Partenza e arrivo: Centro Visite Riserva Naturale Forra del Cellina, loc. Ponte Antoi, Barcis

Segnavia: CAI 997 — cartellonistica tematica bianco/azzurra del sentiero del Dint

Tipo: anello

Lunghezza: 3,63 km

Dislivello: 126 m

Tempo: 1h30–2h (con soste ai belvedere e ai pannelli didattici)

Difficoltà: T (Turistico) — adatto a tutti; alcune passerelle in legno scivolose con pioggia; non adatto a passeggini

Bambini: sì — tra le escursioni più adatte alle famiglie del Friuli

Dog-friendly: sì, al guinzaglio

Parcheggio: parcheggio a pagamento al Centro Visite (ampio) — parcheggio gratuito lungo la strada qualche centinaio di metri prima

Punti ristoro: Osteria Ponte Antoi accanto al Centro Visite — bar e ristoranti a Barcis

Accesso: gratuito — il Centro Visite ha una mostra gratuita visitabile

⚠️ Attenzione aggiornamento agosto 2026: il tratto a nord del lago e il Ponte Antoi risultano parzialmente chiusi per lavori di manutenzione — verificare le condizioni aggiornate sul sito del Parco (parcodolomitifriulane.it) prima di partire

Forra del Cellina (Vecchia Strada): aperta al pubblico da giugno a settembre — biglietto a pagamento; trenino elettrico disponibile

Tutto l’anno: sì — estate per il verde, autunno per i colori dei faggi, inverno per il silenzio

Mappa stilizzata del Sentiero del Dint

Un lago che non c’era: la storia del bacino di Barcis

Il Lago di Barcis è uno di quei posti che sembrano naturali e non lo sono — almeno non del tutto. Quelle acque smeraldo che fanno pensare ai laghi alpini svizzeri sono il risultato di una diga costruita nel 1954 sul torrente Cellina, che ha trasformato quella che era una conca fluviale stretta in un bacino idroelettrico di circa 3,6 milioni di metri cubi.

Prima della diga c’era la valle — con i suoi prati, le sue case, le strade che risalivano verso Barcis. Poi l’acqua è salita e ha coperto tutto, lasciando in piedi solo i versanti e i boschi sulle pendici. Il risultato involontario è che il lago ha quel profilo di fiordo nordico — stretto, lungo, circondato da pareti rocciose — che non si vede normalmente nel Friuli prealpino.

Il colore dell’acqua non è un filtro fotografico. È il risultato della composizione calcarea del fondale e dei versanti — la roccia dolomitica della Valcellina si disgrega in particelle finissime che rimangono in sospensione nell’acqua e la colorano di quel verde-azzurro intenso che i fotografi inseguono tutto l’anno. In autunno, con i faggi rossi e arancioni che si specchiano nell’acqua, il contrasto cromatico è uno dei più belli del Friuli orientale.

La Forra del Cellina: il canyon che pochi conoscono

L’altra protagonista del Sentiero del Dint — visibile ma non percorribile durante l’escursione, a meno di aggiungere la Vecchia Strada al programma — è la Forra del Cellina: un canyon profondo decine di metri che il torrente Cellina ha scavato nella roccia calcarea nel corso di milioni di anni, creando uno degli ambienti naturali più selvaggi e meno conosciuti delle Prealpi Friulane.

La forra è classificata come Riserva Naturale Regionale — uno dei pochi canyon d’Italia dove la vegetazione all’interno è ancora quasi intatta, con pareti che il sole non raggiunge quasi mai e un microclima umido che permette la sopravvivenza di specie rare: felci tropicali, muschi, licheni, flora rupestre di origine orientale che qui trovano le condizioni di temperatura e umidità che non esistono quasi da nessun’altra parte in Friuli.

L’aspetto straordinario della forra è che per decenni è stata percorribile su asfalto. La Vecchia Strada della Valcellina — costruita negli anni Trenta a strapiombo sulle pareti del canyon, con gallerie scavate nella roccia e ponti sospesi sulle acque del Cellina — fu la prima vera connessione carrozzabile tra la pianura pordenonese e le valli alpine dell’alto Friuli. Nel 1987 fu dismessa in favore di una nuova galleria più sicura e praticabile tutto l’anno. Da allora la vecchia strada — chiusa al traffico motorizzato — è stata restituita alla natura. Oggi è aperta ai pedoni e ai ciclisti da giugno a settembre, con la possibilità di percorrere circa 7 km di forra a piedi o in bici su un fondo che non è cambiato dagli anni Trenta.

Dal Sentiero del Dint la si vede dall’alto — piccola striscia grigia che corre sul fondo della gola, punteggiata di tunnel che spariscono nella roccia. Capire dall’alto quanto sia stretta la forra e quanto sia alta la parete che la contiene è una delle esperienze visive più efficaci dell’intero percorso.

Come arrivare e dove parcheggiare

Barcis si raggiunge da Pordenone seguendo le indicazioni per Aviano e poi per Montereale Valcellina. Da qui si entra nella galleria stradale che porta direttamente alla Val Cellina, uscendo dopo alcuni chilometri di buio nel paesaggio aperto del lago. Il Centro Visite della Riserva è a sinistra immediatamente dopo il Ponte Antoi — la diga che chiude il bacino a valle.

Il parcheggio al Centro Visite è ampio e a pagamento. Chi vuole risparmiare può lasciare l’auto lungo la strada nei parcheggi gratuiti qualche centinaio di metri prima, aggiungendo pochi minuti di cammino. In estate nei fine settimana l’area è frequentata — arrivare entro le 9 è la scelta più comoda.

Da Pordenone in macchina ci vogliono circa 40 minuti. Da Venezia circa un’ora e mezza. Da Trieste circa due ore.

Il percorso passo per passo

Il Pozzo della Pioggia: il primo segreto del sentiero

Dal Centro Visite si segue per un centinaio di metri la strada panoramica sul lago in direzione della diga, poi si svolta a sinistra dove un cartello bianco-azzurro indica l’inizio del Sentiero del Dint. Il bosco di faggi chiude subito intorno al percorso — ombreggiato, fresco, con il suolo coperto di foglie anche in estate e la roccia calcarea che affiora tra le radici.

Pochi minuti dopo l’inizio si incontra il Pozzo della Pioggia — uno degli elementi geologici più straordinari del percorso, e uno di quelli che quasi tutti i visitatori guardano senza capire cosa stanno guardando. È un inghiottitoio carsico: una cavità verticale nella roccia calcarea attraverso cui l’acqua piovana filtra in profondità, dissolvendosi nel calcare e creando nel tempo gallerie, caverne, sistemi ipogei. Il Pozzo della Pioggia è profondo 445 metri — quasi mezzo chilometro di vuoto verticale nella roccia sotto i piedi. Una passerella in legno permette di affacciarsi sulla cavità e guardare verso il basso, nel buio.

Il karst friulano è uno dei sistemi carsici più sviluppati delle Alpi orientali — le Dolomiti Friulane sono praticamente forate da gallerie e caverne che i geologi studiano da decenni. Il Pozzo della Pioggia è la finestra su questo mondo sotterraneo invisibile.

Il primo belvedere: lo Skywalk sul lago

Superato il Pozzo della Pioggia il sentiero sale con pendenza dolce fino al primo belvedere — il punto che i visitatori trovano sulle fotografie delle guide e che nella realtà supera le aspettative.

La struttura è uno Skywalk: una passerella metallica a sbalzo sulla parete, con una sezione centrale in vetro trasparente che permette di vedere direttamente sotto i piedi. Sotto i piedi c’è il lago di Barcis — le acque verde-smeraldo, la diga del Ponte Antoi, i boschi dei versanti che si specchiano nell’acqua. Non è una struttura gigantesca come i famosi Skywalk del Grand Canyon o del Monte Baldo — è una terrazza di dimensioni contenute, ma la qualità della vista e la sensazione di essere sospesi sul vuoto del lago è reale.

Qui si capisce la forma del bacino dall’alto — lo stretto fiordo, i versanti che precipitano nell’acqua, il paese di Barcis visibile sulla riva opposta.

Il secondo belvedere: la forra dall’alto

Il sentiero prosegue sul crinale che separa il bacino del lago dalla forra del Cellina — la dorsale su cui il Dint prende il nome. Dal secondo belvedere si guarda nella direzione opposta rispetto al primo: non più il lago, ma la forra.

Da qui si vede la Vecchia Strada della Valcellina sul fondo del canyon — quella striscia d’asfalto che negli anni Trenta fu un’opera ingegneristica di primo piano e che oggi è una ciclopedonale d’estate e un posto deserto d’inverno. La profondità del canyon è difficile da valutare senza un punto di riferimento: i turisti che camminano sulla vecchia strada, quando sono visibili, sembrano formiche.

Il terzo belvedere: la torretta rossa a 360 gradi

Dall’incrocio per la Forcella del Dint si prende il sentiero verso destra e si sale ancora — l’ultimo tratto, il più impegnativo, attraverso un bosco di abeti rossi che nella stagione giusta profuma di resina in modo quasi insistente.

Il terzo belvedere è una torretta metallica rossa — scala a chiocciola, struttura a vista, materiale da cantiere trasformato in osservatorio. Salendo in cima si apre la vista a 360 gradi: il lago di Barcis con la sua forma di fiordo, la forra del Cellina che scende verso la pianura, il Monte Fara a nord-est, e — nelle giornate limpide — il piccolo abitato di Andreis aggrappato al versante opposto come un presepe in miniatura.

Andreis è uno dei borghi più piccoli e più integri del Friuli prealpino — poche decine di abitanti, case in pietra, la tradizione della lavorazione dell’osso che ha reso famosa la zona nel Settecento. Vale una visita in combinazione con il Sentiero del Dint.

Il ritorno per la Forcella

Dal terzo belvedere si torna indietro per qualche centinaio di metri fino all’incrocio, si svolta a sinistra per la Forcella del Dint (quota 459 m) — un breve tratto di discesa nel bosco che porta a una sella da cui si può prendere la strada asfaltata per tornare al Centro Visite. Il ritorno è quasi pianeggiante e molto più rapido della salita.

La Vecchia Strada della Valcellina: il bonus del percorso

Chi vuole allungare la giornata ha a disposizione una delle esperienze più particolari del Friuli prealpino: la Vecchia Strada della Valcellina, percorribile a piedi o in bici da giugno a settembre con biglietto a pagamento (verificare tariffe aggiornate al Centro Visite).

Sono circa 7 km di strada asfaltata che corrono sul fondo della forra, tra le pareti di calcare alte decine di metri, attraversando undici gallerie scavate nella roccia negli anni Trenta. Non è un sentiero nel senso tradizionale — è una strada, larga e piatta, con il fondo in buone condizioni. Ma l’ambiente che attraversa è selvaggio come pochi: l’acqua del Cellina scorre a fianco, il sole non entra quasi mai nel fondo della gola, le pareti gocciolano di umidità e sono coperte di felci e muschi. Per i bambini c’è anche un trenino elettrico che percorre il tratto principale.

Il percorso combinato Sentiero del Dint + Vecchia Strada è la giornata completa alla Forra del Cellina — si vede il canyon dall’alto e dal basso, si capisce in modo fisico quanto sia profonda la forra e quanto lavoro abbia fatto l’acqua per scavarla.

Lago di Barcis
Petra Cattaruzza – Wikimedia Commons

Quando andare

Primavera (aprile–maggio) è la stagione dei fiori nel bosco di faggi — anemoni, primule, ciclamini nel sottobosco, con il verde tenero delle foglie nuove che non ha equivalenti nelle altre stagioni. Il lago ha il suo colore più puro dopo l’inverno. Il Pozzo della Pioggia ha la massima portata d’acqua.

Estate (giugno–agosto) è la stagione più frequentata — e quella in cui si può combinare il Dint con la Vecchia Strada della Valcellina. La forra è aperta solo in questa stagione. Il lago in luglio e agosto è una meta balneare per le famiglie del Friuli e del Veneto. Per il sentiero del Dint in estate conviene partire presto — il bosco è fresco, ma i belvedere sono esposti e nelle ore centrali il caldo si sente.

Autunno (settembre–ottobre) è la stagione più bella per il sentiero. Il bosco di faggi si trasforma in un’esplosione di gialli e arancioni che accompagna tutto il percorso. Le foglie cadono sui pannelli didattici e sulla passerella dello Skywalk. Il lago è ancora pieno e i colori autunnali che si specchiano nell’acqua sono tra le immagini più belle del Friuli prealpino.

Inverno (novembre–marzo) è percorribile nelle giornate senza neve o ghiaccio sulle passerelle. Il bosco spoglio apre viste diverse sulla forra e sulla geologia del crinale. Il sentiero in inverno è quasi completamente deserto — raramente si incontra qualcuno. La Vecchia Strada è chiusa.

Flora e fauna

Il bosco del Sentiero del Dint è dominato dal faggio (Fagus sylvatica) — la specie principale della fascia prealpina friulana tra i 400 e gli 800 metri, con tronchi grigi e lisci e una chioma che in estate crea un tetto quasi continuo sul sentiero. Sul crinale, dove l’esposizione cambia, compaiono i abeti rossi (Picea abies) e qualche tasso (Taxus baccata) — uno degli alberi più longevi d’Europa, capace di sopravvivere per millenni in condizioni di luce scarsa.

Sul suolo del bosco crescono oxalis (acetosella), anemoni in primavera, ciclamini in autunno — con i loro fiori rosa che compaiono tra le foglie cadute. Sulle rocce calcaree affioranti si trovano felci e muschi che non hanno bisogno di suolo, ancorandosi direttamente alla pietra.

La fauna del crinale è quella tipica delle Prealpi Friulane. I caprioli sono presenti in tutto il bosco — con un po’ di silenzio si sentono spesso nelle ore mattutine. Nel torrente Cellina vivono le trote fario in popolazioni significative — le acque della forra sono tra le più fredde e pulite del Friuli. Sulle pareti rocciose nidifica il gracchio alpino, riconoscibile dal becco giallo e dal verso caratteristico.

Cosa portare

Il Sentiero del Dint è una passeggiata di meno di quattro chilometri su terreno ben segnato — non richiede equipaggiamento tecnico. Ma alcune attenzioni pratiche fanno la differenza.

Scarpe chiuse con suola antiscivolo sono consigliate — le passerelle in legno dello Skywalk e del Pozzo della Pioggia possono essere scivolose con l’umidità, e il tratto di salita verso il terzo belvedere ha qualche radice affiorante. Le scarpe da ginnastica chiuse con suola scolpita funzionano bene in condizioni asciutte. Un marsupio o uno zaino leggero per acqua, snack e impermeabile — il bosco protegge ma i belvedere sono esposti e in autunno le piogge arrivano senza preavviso. Una borraccia da mezzo litro è più che sufficiente per il percorso base di due ore.

Chi aggiunge la Vecchia Strada porta acqua aggiuntiva (almeno 1 litro) e scarpe comode per camminare sull’asfalto — non serve attrezzatura specifica.

Cosa vedere nei dintorni

Andreis — il borgo che si vede dalla torretta del terzo belvedere merita una deviazione. Raggiungibile in auto in circa 15 minuti da Barcis, è uno dei borghi più piccoli e meglio conservati del Friuli con la tradizione artigiana della lavorazione dell’osso — pettini, bottoni, oggetti decorativi che nel Settecento erano la principale fonte di reddito della valle. Il Museo Civico Pier Maria Pasinetti di Andreis, dedicato alla fauna e alla flora locale, è aperto nei mesi estivi.

Parco Naturale delle Dolomiti Friulane — il parco di cui la Riserva del Cellina fa parte ha il suo cuore nell’alta Valcellina e nella Val Vajont. Le cime del Cimoliana, del Duranno e del gruppo del Monfalconi sono accessibili con sentieri di media montagna che partono dai paesi della valle. Per chi vuole un secondo giorno di escursioni in zona, il Parco pubblica una guida ai sentieri sul sito parcodolomitifriulane.it.

Lago di Tramonti — a circa 30 km da Barcis, un secondo lago artificiale friulano con un carattere diverso: più selvaggio, meno frequentato, circondato da boschi che in autunno hanno una qualità cromatica eccezionale.

Mappa e traccia GPS

Il Sentiero del Dint è segnalato con il numero CAI 997 e cartellonistica bianco/azzurra lungo tutto il percorso. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Sentiero del Dint Barcis” o “CAI 997 Forra del Cellina”. Il sito ufficiale del Parco (parcodolomitifriulane.it) e il sito della Riserva (riservaforracellina.it) pubblicano le condizioni aggiornate del sentiero e le date di apertura della Vecchia Strada. Il punto di partenza — Centro Visite Riserva Naturale Forra del Cellina, loc. Ponte Antoi, Barcis (PN) — è facilmente individuabile su Google Maps.