Il 26 luglio 1978, sulle Pale di San Martino, Tiziana Weiss cadde durante un’arrampicata e morì due giorni dopo all’ospedale di Verona. Aveva ventisei anni.

Era un’alpinista triestina di livello internazionale — insegnante di Scienze Naturali, arrampicatrice su roccia di prima categoria, attiva su pareti che la maggior parte dei suoi contemporanei maschi non avrebbe nemmeno considerato. Era una delle alpiniste più forti d’Italia in quel momento, in un’epoca in cui le donne in montagna erano ancora una presenza rara e spesso non presa sul serio. La sua morte prematura lasciò un vuoto in tutta la comunità alpinistica italiana.

Il sentiero sul Carso triestino tra Aurisina e Santa Croce che porta il suo nome è diventato uno dei percorsi più frequentati della zona — non per la sua difficoltà tecnica, che è praticamente nulla, ma per il paesaggio che attraversa: 2,5 km di ciglione carsico affacciato sul Golfo di Trieste, con il profumo della salvia che accompagna ogni passo.

Lo chiamano anche Sentiero della Salvia. Ma il nome vero è quello di lei.

Dati rapidi

Dove: Carso triestino — tra Aurisina e Santa Croce di Trieste (TS), Friuli Venezia Giulia

Segnavia: CAI n.1 (tratto Sistiana-Miramare)

Partenza: Parcheggio scuola media di Aurisina o ciglio SP1

Arrivo: Frazione di Santa Croce di Trieste (o viceversa)

Lunghezza: circa 2,5 km (solo andata) — circa 5 km (A/R)

Dislivello: Minimo — quasi pianeggiante

Tempo: 45 minuti (solo andata) — 1,5 ore (A/R con soste)

Difficoltà: T (Turistico) — adatto a tutti

Bambini: Sì — adatto anche ai più piccoli

Parcheggio: Parcheggio scuola media di Aurisina (gratuito) o ciglio SP1 vicino a Santa Croce

Tutto l’anno: Sì — evitare con Bora forte

Periodo migliore: Autunno per i colori, primavera per i profumi

Il Carso: una pietra, mille storie

Prima di camminare vale la pena capire su cosa si cammina.

Il Carso triestino non è una zona geografica qualsiasi — è il luogo da cui deriva il termine “carsismo”, usato in tutto il mondo per descrivere i fenomeni geologici legati alla dissoluzione del calcare da parte dell’acqua. Quando i geologi del XIX secolo studiarono questa altopiano di pietra calcarea tra Trieste e la Slovenia e videro le doline, le grotte, i canali sotterranei, i fondali rocciosi senza corso d’acqua superficiale, coniarono il termine dalla parola slovena kras — che divenne in italiano “carso” e in inglese “karst”. Da allora, ogni volta che nel mondo si parla di karst landscape, si sta parlando di un paesaggio modellato come quello sopra cui passa il Sentiero Tiziana Weiss.

La pietra carsica — il calcare bianco-grigio che emerge dal terreno rossastro in lastroni e blocchi irregolari — è l’elemento visivo più caratteristico del percorso. È bianchissima dove l’erosione l’ha levigata, grigia dove il lichene la copre, rossa dove l’ossido di ferro la macchia. Sotto questa pietra c’è un sistema di cavità sotterranee — la Grotta Gigante è a pochi chilometri dal sentiero, e le sue dimensioni (il salone più grande del mondo visitabile turisticamente) danno un’idea di cosa si trova sotto i piedi.

La Bora: il vento che modella il paesaggio

Sul Carso triestino c’è un elemento che non si vede ma che si sente.

La Bora è il vento di nord-est che scende dall’altopiano carsico verso il mare con una velocità che in certi giorni supera i 150 km/h. È il vento più forte e più caratteristico del Carso — conosciuto in tutto il Mediterraneo come il vento di Trieste. La Bora è fredda, secca, improvvisa. Arriva senza preavviso e in pochi minuti trasforma una giornata soleggiata in qualcosa di molto più impegnativo.

Gli alberi del sentiero Tiziana Weiss sono inclinati. Non è un caso — è la Bora che li ha piegati negli anni nella direzione persistente del vento. I pini marittimi, le querce pubescenti, il ginepro della macchia carsica crescono tutti con la stessa inclinazione verso sud-ovest. È uno degli effetti più visibili e meno notati da chi percorre questo sentiero per la prima volta.

Il sentiero è sconsigliato nelle giornate di Bora forte — non perché sia pericoloso (è quasi pianeggiante), ma perché il vento sulla cresta del ciglione carsico con raffiche a 100 km/h trasforma la camminata in qualcosa di decisamente scomodo.

Il sommacco: l’arbusto che colora il Carso in autunno

Lungo tutto il sentiero cresce il sommacco (Rhus coriaria) — un arbusto della famiglia degli Anacardiacee che in estate sembra quasi anonimo, con le foglie pennate di un verde opaco. In autunno tutto cambia.

Tra settembre e novembre le foglie del sommacco si tingono di rosso, arancione, porpora e viola in modo così intenso da trasformare il paesaggio del Carso in una tavolozza di colori che sembra dipinta. Il bianco della pietra calcarea, il rosso del sommacco, il verde scuro del ginepro, il cielo blu del Golfo di Trieste — è uno dei paesaggi autunnali più originali dell’Italia nord-orientale, completamente diverso dal foliage alpino che ci si aspetta da questa latitudine.

Il sommacco ha anche una storia economica. Le foglie e le bacche sono ricche di tannini — usati per la concia delle pelli fin dall’antichità, e le bacche essiccate e macinate sono una delle spezie fondamentali della cucina medio-orientale (il sumac del fattoush e dello zaatar è la stessa pianta). Sulle colline carsiche veniva coltivato fino al Novecento per la produzione di tannini destinati alle concerie di Trieste.

La salvia: il profumo che dà il nome

Se il sommacco domina visivamente in autunno, la salvia selvatica (Salvia officinalis) domina olfattivamente in tutte le stagioni.

Cresce ovunque sul Carso — sui bordi del sentiero, tra le pietre, nelle radure soleggiate. Il profumo che rilascia quando si cammina nelle vicinanze è intenso, quasi pungente, e aumenta nelle ore calde del pomeriggio quando le temperature attivano gli oli essenziali. È il profumo che i visitatori ricordano più a lungo dopo aver percorso questo sentiero — più del panorama, più della pietra bianca, persino più del mare.

La salvia del Carso è particolarmente aromatica rispetto a quella coltivata nei giardini — il suolo calcareo e il sole intenso producono una concentrazione di oli essenziali superiore. Raccoglierla per uso personale è consentita in piccole quantità — è la stessa salvia che finisce nei ristoranti di Trieste e nelle cucine delle famiglie carsiche.

Il percorso passo per passo

Il parcheggio e l’inizio

Si può parcheggiare l’auto nella piccola piazzetta che precede il centro di Santa Croce di Aurisina (TS) oppure si procede in discesa lungo la strada per circa 400 metri e si parcheggia l’auto sul ciglio proprio dove si innesta il sentiero. Non vi sono cartelli direzionali.

Il punto di partenza più comodo è il parcheggio sotto la scuola media di Aurisina (Srednja šola Igo Gruden — il nome sloveno della scuola ricorda che questa è terra di confine, con una minoranza slovena storicamente radicata). Da qui si cammina su una strada sterrata pianeggiante chiusa al traffico.

Il ciglione carsico e il primo panorama

Quasi subito il sentiero si apre sul ciglione carsico — il bordo dell’altopiano che precipita verso il mare. Il Golfo di Trieste si apre sotto in tutta la sua ampiezza: a sinistra le coste della Slovenia, al centro il Castello di Miramare con il suo parco sul promontorio, a destra la laguna di Grado, e all’orizzonte, nelle giornate con la Bora che ha reso trasparente l’atmosfera, Punta Salvore in Istria e talvolta anche il profilo delle coste croate.

Il Sentiero dei Pescatori

A circa metà del percorso si incontra il bivio con il Sentiero dei Pescatori — uno dei sentieri più antichi del Carso triestino, che scende ripidamente verso il mare attraverso la macchia. Se lo si imbocca, si percorre uno dei più antichi sentieri del Carso. È una deviazione che porta fino alla costa rocciosa con le sue calette nascoste tra le rocce — ma richiede poi la risalita dello stesso tratto, che in certe condizioni può essere impegnativa. Chi vuole fare solo la passeggiata panoramica prosegue dritto sul sentiero principale.

La Vedetta Tiziana Weiss

Proseguendo verso Santa Croce si raggiunge la Vedetta Tiziana Weiss — il punto panoramico dedicato all’alpinista triestina. È un belvedere sul ciglione con panchine e la targa commemorativa. Da qui il Golfo di Trieste si vede nella sua interezza — dalla baia di Sistiana a sinistra fino alla punta di Miramare a destra, con il porto di Trieste visibile in lontananza e le Alpi Giulie sullo sfondo nelle giornate limpide.

È il punto del sentiero dove ci si ferma più a lungo. È il posto giusto per fermarsi a pensare a chi portava questo nome.

Tiesse – Wikimedia Commons

Santa Croce di Trieste

Il sentiero termina alla frazione di Santa Croce di Trieste — la frazione più lontana dal centro città, con le case costruite in pietra carsica locale, la piccola chiesa e l’atmosfera di borgo rurale che si è conservata nonostante la vicinanza con una città di 200.000 abitanti. Vale una breve passeggiata nel nucleo storico prima di tornare indietro.

Il ritorno avviene sullo stesso sentiero in senso inverso — il panorama sul Golfo da questa direzione è diverso e vale la ripetizione.

Fauna: bisce, zecche e uccelli

Il Carso triestino ha una fauna selvatica che sorprende spesso i visitatori abituati a pensare alla zona come urbana o periurbana.

Le bisce carbone (Hierophis carbonarius — conosciuta anche come biacco) sono serpenti non velenosi che vivono nella macchia carsica. Sono di colore nero lucido, veloci, e spesso avvistati sul sentiero nelle giornate calde. Sono completamente innocue per l’uomo e svolgono un ruolo ecologico importante nel controllo delle popolazioni di roditori. Se ne incontrate uno, osservatelo da distanza — sparirà nella macchia in pochi secondi.

Le zecche sono presenti nella vegetazione bassa del sentiero, specialmente in primavera e autunno. Potrebbe essere utile indossare scarponcini da trekking con calzini grossi lunghi e spruzzarsi addosso un po’ di anti-zecche. È il consiglio più pratico che si possa dare per questo percorso.

I rapaci — poiane, gheppi, e in certi periodi l’aquila di mare — sfruttano le correnti ascensionali che si generano sul ciglione carsico per planare senza sforzo sopra il golfo. Chi alza gli occhi con regolarità li vede quasi sempre.

Come arrivare e dove parcheggiare

In auto da Trieste: SP1 direzione Aurisina. Parcheggio gratuito sotto la scuola media di Aurisina (Srednja šola Igo Gruden), coordinate GPS: 45.734841, 13.683888. In alternativa, procedere verso Santa Croce e parcheggiare sul ciglio della SP1 vicino all’ingresso del sentiero.

In autobus: la linea 28 di Trieste Trasporti collega il centro di Trieste con Aurisina e Santa Croce — è una delle soluzioni più comode per chi non vuole usare l’auto. Verificare gli orari aggiornati su triestetrasporti.it.

In bici: il sentiero è frequentato anche dai ciclisti — attenzione alla velocità sostenuta di alcuni in certi tratti. Se si arriva in bici da Trieste, la ciclabile costiera fino a Sistiana è l’accesso più piacevole.

Quando andare

Autunno (ottobre-novembre) — la stagione dei colori del sommacco. Il rosso e l’arancione del ciglione carsico contro il blu del Golfo di Trieste è il paesaggio più originale di tutto il percorso. Le giornate limpide dopo la Bora offrono visibilità eccezionale fino alla costa istriana.

Primavera (marzo-maggio) — la stagione dei profumi. La salvia è al massimo dell’intensità aromatica, la macchia carsica fiorisce, il sentiero è frequentato ma non sovraffollato. Le orchidee selvatiche del Carso — alcune rare — fioriscono in questo periodo.

Estate (giugno-agosto) — percorribile ma caldo. Il sentiero è esposto al sole nella maggior parte del percorso — consigliato il mattino presto o il tardo pomeriggio. Il Golfo di Trieste è alla sua massima intensità di colore azzurro.

Inverno — percorribile nelle giornate senza Bora forte. Il paesaggio invernale del Carso ha un carattere aspro e bellissimo che d’estate non esiste. Verificare le previsioni della Bora prima di partire.

Cosa portare

Per un percorso quasi pianeggiante di 2,5-5 km, lo zaino è leggero. Ma alcune cose specifiche per questo sentiero:

Repellente per zecche — da applicare su scarpe, calzini e pantaloni prima di partire. Non è opzionale in primavera e autunno.

Calzini alti — indossare calzini alti che coprono la parte inferiore dei pantaloni. È la protezione più efficace contro le zecche sul Carso.

Scarpe chiuse con buona suola — il fondo del sentiero è sterrato con tratti su pietra carsica irregolare. Le scarpe da ginnastica chiuse sono sufficienti; le infradito e i sandali aperti sono inadatti.

Acqua — non ci sono fontane lungo il percorso. Una borraccia da 500 ml è sufficiente per il percorso A/R di 1,5 ore.

Giacca a vento — anche nelle giornate calde, sul ciglione carsico il vento può essere forte. Una giacca leggera nello zaino non pesa nulla e può fare la differenza.

Un marsupio è più che sufficiente per questo percorso. Se si fa l’estensione con il Sentiero dei Pescatori e si scende al mare, portare anche costume e asciugamano.

Cosa vedere nei dintorni

Grotta Gigante — a pochi km da Aurisina, la grotta turistica con il salone più grande del mondo visitabile. Un’ora di visita guidata nel sottosuolo carsico che trasforma completamente la comprensione del paesaggio sopra.

Castello di Miramare — visibile dall’intera lunghezza del sentiero, è il castello costruito dall’arciduca Massimiliano d’Austria nel 1856 sul promontorio di Grignano.

Trieste — il punto di arrivo naturale dopo una giornata sul Carso. Il caffè storici (Caffè San Marco, Caffè degli Specchi), il mercato del Ponte Rosso, la Pescheria, Piazza Unità d’Italia con il mare davanti. Una città che non assomiglia a nessun’altra d’Italia.

Sistiana — a nord del sentiero, la baia di Sistiana con il castello e le spiagge. Il punto di inizio ufficiale del sentiero CAI n.1 di cui il Sentiero Tiziana Weiss fa parte.

Mappa e traccia GPS

Non vi sono cartelli direzionali — questa è la nota più importante. Il sentiero non è segnalato con cartellonistica visibile dall’esterno. Portare la traccia GPS è indispensabile per non sbagliare i bivi.

La traccia è disponibile su Wikiloc (cerca “Sentiero Tiziana Weiss Aurisina Santa Croce”), su AllTrails e su Komoot. Le coordinate GPS dei punti principali sono: inizio sentiero lato Aurisina 45.734841, 13.683888; parcheggio Santa Croce 45.732450, 13.690236.