Sotto il Lago di Bracciano c’è un vulcano.

Non è attivo — si è spento circa 100.000 anni fa. Ma la caldera che ha lasciato è ancora perfettamente visibile: una conca circolare di circa 9 km di diametro, riempita dall’acqua nel corso dei millenni, circondata dai rilievi dei Monti Sabatini che sono i resti del vulcano stesso. Il Lago di Bracciano occupa quel cratere — uno dei laghi vulcanici più grandi d’Italia, con una profondità massima di 160 metri.

Il Bosco di San Celso si trova sul bordo meridionale di questa caldera — sulla riva del lago, a pochi passi dall’acqua, nel punto dove il bordo del vecchio cratere scende verso il pelo dell’acqua. Cammini nel bosco e cammini sul fianco di un vulcano spento da centomila anni.

E sei a quaranta chilometri da Roma.

Dati rapidi

Dove: San Celso, Bracciano (RM) — Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano, Lazio

Segnavia: CAI 260A (anello breve) — percorso bianco-rosso (anello lungo)

Partenza: Via Quarto del Lago, San Celso oppure dalla Circumlacuale

Tipo: Anello (breve o lungo)

Anello breve: ~2 km — dislivello ~53 m — ~45 minuti

Anello lungo: ~6 km — dislivello ~181 m — ~1,5-2 ore

Difficoltà: T (Turistico) — facile

Bambini: Sì — aree giochi e picnic nel bosco

Mountain bike: Sì — procedere con cautela per la coesistenza con pedoni

Parcheggio: Gratuito all’ingresso del bosco

Servizi: Aree picnic, aree fitness, giochi per bambini

Tutto l’anno: Sì — primavera e autunno ideali

Mappa stilizzata del Sentiero del Bosco di San Celso

Il bosco che non c’era: “La Piantata”

Il Bosco di San Celso ha un secondo nome che dice tutto sulla sua storia: “La Piantata”.

Il bosco non ha origine naturale — è stato in parte piantato dall’uomo nel corso del Novecento, probabilmente nel periodo del rimboschimento postbellico che interessò molte aree del Lazio. Nel settore più a nord questa origine artificiale è ancora evidente: le piante sono disposte in file regolari, con spaziatura uniforme, con un ordine che la natura non produce spontaneamente. Gli alberi di quella zona sono ancora giovani rispetto ai cerri e alle querce del settore meridionale più antico.

Nel corso dei decenni, però, il bosco si è naturalizzato — si è sviluppato un sottobosco, sono arrivati gli uccelli, poi i picchi che hanno scavato le loro gallerie nei tronchi, poi i mammiferi. Quello che era un impianto artificiale è diventato un ecosistema funzionante, con la sua logica biologica che si sovrappone alla geometria originale della piantagione.

Oggi è difficile distinguere la parte piantata da quella naturale senza conoscere la storia. Il bosco ha assorbito la sua origine e l’ha trasformata in qualcosa di diverso. È una delle cose più affascinanti che la natura fa con i tentativi umani di controllarla.

Il picchio rosso maggiore e il picchio verde

Due protagonisti faunistici del Bosco di San Celso che meritano di essere cercati attivamente.

Il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) è il picchio più comune dei boschi di latifoglie italiani — riconoscibile dal rosso vivo sotto la coda, dal dorso bianco e nero a scacchi, dal becco che tamburella sui tronchi a una velocità di circa 20 colpi al secondo. Quel suono — il “tambureggiamento” — non è solo il modo in cui scava le cavità per il nido: è anche un segnale territoriale, un modo per comunicare con gli altri picchi nel bosco.

I segni del suo lavoro sono visibili su molti alberi del Bosco di San Celso — fori circolari nei tronchi, schegge di legno sul terreno, la corteccia scalfita nelle ricerche degli insetti sotto la superficie. Non è un danno all’albero — è il picchio che svolge il suo ruolo nell’ecosistema, estraendo gli insetti che altrimenti danneggerebbero il legno dall’interno.

Il picchio verde (Picus viridis) è meno visibile ma più rumoroso — il suo canto è un verso acuto e ripetuto che molti confondono con una risata. A differenza del rosso maggiore, il verde si nutre principalmente di formiche — lo si vede spesso a terra, vicino ai formicai, con la lingua che si allunga per raggiungere le gallerie sotterranee. Il suo colore — verde brillante con la testa rossa — lo rende quasi invisibile tra la vegetazione nonostante le dimensioni non piccole.

Chi cammina nel bosco con attenzione e silenzio ha buone probabilità di sentire almeno uno dei due — e nelle giornate di primavera, con il tambureggiamento del rosso maggiore che rimbalza tra i tronchi, il bosco diventa qualcosa di più di una semplice passeggiata.

Il lago e il ritiro delle acque

Il Lago di Bracciano è diminuito. Non di poco — nel periodo di siccità tra il 2016 e il 2018 il livello si abbassò di quasi due metri rispetto alla media storica, rivelando tratti di fondale che non erano stati esposti per decenni.

Questa regressione — documentata e studiata perché il lago fornisce acqua potabile a Roma — ha avuto una conseguenza inaspettata per chi cammina lungo le rive: l’emersione di terre prima coperte dall’acqua. Sul bordo del lago, dove normalmente c’è acqua, è apparsa una striscia di terreno piatto con i caratteristici sassi vulcanici neri — la roccia basaltica che forma il fondo del lago vulcanico.

Alcune tracce su Wikiloc documentano percorsi circumlacuali realizzati su queste terre emerse — camminate letteralmente sul fondale del lago, tra i sassi vulcanici, con l’acqua che lambisce i piedi. Non è sempre possibile — dipende dal livello del lago, che varia con le precipitazioni — ma quando il livello è basso è una delle esperienze più insolite che si possano fare vicino a Roma.

Il Bosco di San Celso confina con la Circumlacuale — la strada che gira intorno al lago. In certi periodi è possibile integrare la camminata nel bosco con un tratto sulla riva, combinando i due ambienti in un percorso più lungo e più vario.

Il percorso: breve o lungo?

Il Bosco di San Celso ha tre percorsi segnalati con colori diversi, di cui i principali sono due.

Anello breve — CAI 260A (~2 km, ~53 m dislivello, ~45 minuti)

Il percorso ufficiale del CAI — l’anello più corto, tutto nel sottobosco, chiuso al traffico veicolare. Perfetto per le famiglie con bambini piccoli, per una passeggiata mattutina, per chi vuole stare nel bosco senza troppa fatica. Lungo il percorso si trovano le aree attrezzate per bambini e fitness — giochi, attrezzi ginnici, panchine, tavoli da picnic. Il fondo è sterrato, il dislivello quasi inesistente.

Anello lungo (~6 km, ~181 m dislivello, ~1,5-2 ore)

Il percorso segnalato con i segnavia bianco-rossi — quello che appare su AllTrails come “moderatamente impegnativo”. Include i saliscendi sul bordo della caldera con vista sul lago e sul paese di Bracciano, e scende fino alla riva dell’acqua con il tratto sulla spiaggia del lago. È significativamente più bello dell’anello breve in termini di panorami — ma richiede più tempo.

La prima parte è ripida e rocciosa — alcune recensioni su AllTrails avvertono che il primo tratto è scivoloso e poco agevole. Chi non è sicuro sulle gambe o porta bambini piccoli potrebbe preferire l’anello breve o prendere il tratto iniziale con molta calma.

Il tratto sulla riva del lago

Il percorso lungo include un tratto sulla spiaggia del lago — sabbia e sassi vulcanici neri, con l’acqua che si può raggiungere facilmente. Non è una spiaggia attrezzata — non ci sono stabilimenti, lettini, bar. È la riva naturale del lago, con i sassi basaltici scuri che contrastano con l’acqua grigio-verde. In estate molti residenti di Bracciano usano questa riva per il bagno informale.

Attenzione: lungo la circumlacuale si segnala la presenza di un pontile dei Carabinieri con recinzione che in alcuni periodi blocca il passaggio sulla riva. Prima di pianificare un percorso circumlacuale verificare le condizioni attuali.

Parco naturale di Bracciano Martignano
Ulissevietato.9449 – Wikimedia Commons

Una nota sui cani sciolti

Nella zona del Bosco di San Celso sono stati segnalati in più occasioni branchi di cani randagi — grandi, in gruppo, con comportamento che alcuni escursionisti hanno trovato intimidatorio. Una recensione su Wikiloc descrive di essere stata costretta a tornare indietro per questo motivo.

Non è detto che il problema persista — la situazione dei randagi nella zona potrebbe essere cambiata. Ma vale la pena saperlo prima di partire, specialmente per chi porta bambini piccoli o cani di piccola taglia. Camminare in gruppo è sempre la soluzione migliore.

Il Lago di Bracciano e Roma: il polmone a 40 km

Il Bosco di San Celso non è solo un bosco — è una delle risposte più accessibili alla domanda che si fanno molti romani: dove posso andare nel verde senza fare tre ore di macchina?

Il Lago di Bracciano è a circa 40 km da Roma — un’ora di auto o meno, oppure 45 minuti con il treno della linea FL3 Roma-Viterbo (fermata Bracciano). Il Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano che circonda il lago è uno degli spazi naturali protetti più vicini alla capitale.

I romani che conoscono il lago ci vengono per diverse ragioni: il bagno nei pontili liberi del lungolago, la visita al Castello Odescalchi che domina Bracciano dall’alto, i ristoranti di pesce di lago, e sempre più spesso per i sentieri del parco. Il Bosco di San Celso è il percorso più facile e più accessibile del parco — il punto di ingresso naturale per chi vuole iniziare a esplorare questo territorio.

Come arrivare e dove parcheggiare

In auto da Roma: GRA, poi Via Cassia o Via Claudia in direzione Bracciano. Da Bracciano centro seguire le indicazioni per San Celso e la Circumlacuale. Il parcheggio gratuito è direttamente all’ingresso del bosco su Via Quarto del Lago. Circa 45-50 minuti da Roma centro.

In treno: linea FL3 Roma Ostiense-Viterbo, fermata Bracciano. Dalla stazione si può raggiungere il bosco a piedi (circa 25-30 minuti) o in taxi/bici. Il treno è una delle opzioni migliori nei weekend quando il traffico verso il lago può essere intenso.

Parcheggio: ampio e gratuito direttamente all’ingresso del bosco. Nei fine settimana estivi si riempie rapidamente — arrivare la mattina presto.

Quando andare

Primavera (marzo-maggio) — la stagione migliore per la fauna. I picchi sono in fase riproduttiva e più attivi e rumorosi. La vegetazione si risveglia, i fiori del sottobosco compaiono tra le radici. Il lago è a livello normale e i colori della riva sono al massimo.

Autunno (settembre-novembre) — i cerri e le querce si tingono di marrone e giallo. L’aria fresca è ideale per camminare. La frequentazione è minore rispetto all’estate.

Estate (giugno-agosto) — il bosco è frequentato soprattutto nei fine settimana dai romani che vengono per il bagno nel lago. L’ombra del bosco è apprezzata nelle giornate più calde. Il parcheggio si riempie rapidamente.

Inverno — il bosco spoglio ha un carattere silenzioso. Il lago in inverno ha colori diversi dall’estate — grigi e verdi cupi. Frequentazione minima.

Cosa portare

Per un percorso breve e facile nel bosco romano lo zaino è ridotto al minimo.

Scarpe chiuse con buona suola — il fondo sterrato è generalmente ben tenuto ma il primo tratto dell’anello lungo è segnalato come ripido e scivoloso. Le scarpe da ginnastica chiuse sono sufficienti per l’anello breve; scarponcini leggeri per l’anello lungo.

Acqua — una borraccia da 500 ml è sufficiente per entrambi i percorsi. Non ci sono fontane nel bosco.

Costume e asciugamano — se si vuole fare il bagno nel lago dopo la camminata. La riva naturale di San Celso è accessibile dal percorso lungo.

Picnic — le aree attrezzate nel bosco sono perfette per una sosta con il cibo portato da casa. È una delle caratteristiche più apprezzate dal pubblico romano che usa il bosco come area verde.

Un marsupio è più che sufficiente per l’anello breve. Per l’anello lungo uno zaino da 10–15 litri con acqua, picnic e cambio.

Cosa vedere nei dintorni

Castello Odescalchi — il castello medievale che domina Bracciano dall’alto, con i suoi affreschi e la collezione di armature. Visitabile con visite guidate — verificare gli orari su castellobracciano.com.

Anguilllara Sabazia — il borgo medievale sulla sponda opposta del lago, con le sue case colorate affacciate sull’acqua. Considerato uno dei borghi più belli del Lazio.

Trevignano Romano — altro borgo lacustre sul lago, con le sue spiagge e il lungolago pedonale.

Lago di Martignano — il lago gemello di Bracciano, più piccolo e più selvaggio, anche lui di origine vulcanica, raggiungibile in auto in 15 minuti. Balneabile, con accesso a pagamento in estate. Non ha strutture — è rimasto allo stato naturale.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero CAI 260A è segnalato all’interno del bosco. La traccia GPS dell’anello breve è disponibile su Wikiloc (cerca “Sentiero 260A Bosco San Celso Bracciano”) e sul sito del Parco di Bracciano (parcobracciano.it). La traccia dell’anello lungo è disponibile su AllTrails e su Komoot.