A venti chilometri da Roma esiste un lago che nessuno chiama con il suo nome. Quasi tutti lo conoscono come “lago di Castel Gandolfo” — dal borgo sulla riva con il Palazzo Pontificio che si affaccia sull’acqua. Il nome corretto è Lago Albano, che non viene dall’omonima città né dalla nazionale di calcio, ma da Alba Longa — la città leggendaria fondata da Ascanio, figlio di Enea, che secondo Virgilio e Livio sorgeva proprio sulle sue sponde prima che Roma la cancellasse dalla storia nel VII secolo a.C.
Quello che pochi sanno è che sotto questo lago c’è ancora un vulcano. I Colli Albani — il sistema di colline che circonda il lago a est e a sud di Roma — sono un vulcano quiescente monitorato dall’INGV. L’ultima eruzione risale a circa 36.000 anni fa, ma i geologi non escludono attività futura. Il lago Albano occupa il fondo di due antichi crateri fusi insieme, ha 168 metri di profondità — il lago vulcanico più profondo d’Italia — e non ha emissari naturali: è alimentato esclusivamente da sorgenti sotterranee e piogge, e un unico cunicolo artificiale scavato dai Romani nel 398 a.C. ne regola ancora oggi il livello.
Il sentiero che ne percorre le sponde è uno dei percorsi più singolari del Lazio — non per la difficoltà, ma per quello che si vede lungo la strada: l’emissario romano ancora funzionante dopo 2.400 anni, i ninfei di Domiziano semisommersi, il sito palafitticolo dell’età del Bronzo, il falco pellegrino che nidifica sulla parete del cratere. Tutto questo a meno di un’ora da Roma.
Dati rapidi
Dove: Castel Gandolfo / Albano Laziale (RM) — Parco Regionale dei Castelli Romani, Lazio
Partenza consigliata: Piazzale del Lago, Castel Gandolfo — oppure Discesa del Diavolo da Castel Gandolfo centro
Tipo: anello (periplo parziale percorribile) — A/R per la Discesa del Diavolo
Percorsi principali:
- Discesa del Diavolo (da Castel Gandolfo centro al lago e ritorno): 7 km, ~200 m dislivello, 2h, difficoltà E
- Periplo del Lago (CAI 510, tratto percorribile): 4,5 km, ~110 m dislivello, 1h40, difficoltà T — attenzione: il tratto sterrato è interdetto per frana dal 2008; percorribile solo la parte asfaltata
Anello consigliato: Discesa del Diavolo + passeggiata sul lungolago asfaltato fino all’Emissario e ritorno: circa 9 km, 2h30 con soste
Difficoltà: T/E a seconda del percorso scelto
Bambini: sì — la passeggiata sul lungolago è adatta a tutti; la Discesa del Diavolo con bambini allenati dai 6 anni
Dog-friendly: sì, al guinzaglio
In treno: stazione di Castel Gandolfo (linea Roma Termini–Albano Laziale, circa 40 minuti da Roma) — a 10 minuti a piedi dal centro e dall’imbocco della Discesa del Diavolo
Parcheggio: parcheggi a pagamento a Castel Gandolfo centro — parcheggio gratuito al Piazzale del Lago (lungo la strada che scende al lago)
Punti ristoro: numerosi bar e ristoranti a Castel Gandolfo — locali balneari sul lungolago in estate
Sport acquatici: canottaggio, kayak, SUP, vela, diving — disponibili presso i circoli sportivi sul lungolago
Balneabilità: sì, con attenzione — il lago è balneabile ma la corrente termica può essere intensa; non sottovalutare la profondità

Un vulcano sotto il lago: la geologia che non ti aspetti
I Colli Albani non sembrano un vulcano. Non hanno la forma conica tipica dell’immaginario — niente Vesuvio, niente Stromboli. Sono colline dolci, coperte di castagni e vigneti, costellate di borghi medievali. Eppure sotto quelle colline c’è ancora un sistema magmatico attivo, monitorato dall’INGV con stazioni sismiche e GPS distribuiti su tutto il territorio.
Il Vulcano Laziale — questo il nome scientifico del complesso — è uno dei sistemi vulcanici più grandi d’Italia. La sua attività principale si è svolta tra 600.000 e 200.000 anni fa, con eruzioni che hanno prodotto i depositi di tufo e peperino che caratterizzano l’architettura di Roma e dell’area laziale. L’ultimo centro eruttivo documentato è quello di Albano, che ha generato depositi di scorie databili a circa 36.000 anni fa. Alcune ricerche recenti suggeriscono che potrebbero esserci stati episodi eruttivi minori anche nell’Olocene — il che renderebbe i Colli Albani tecnicamente ancora attivi.
Il Lago Albano occupa il fondo di due antichi crateri fusi insieme durante le fasi finali dell’attività vulcanica, tra 100.000 e 5.000 anni fa. La forma ellittica allungata in direzione nord-ovest/sud-est — ben visibile dall’alto — è il risultato di questa doppia origine. Le pareti del cratere scendono ripide verso l’acqua, con pendenze che in certi tratti superano i 45 gradi: è per questo che il periplo a piedi del lago è impossibile in molti tratti, e che la frana del 2008 ha interrotto definitivamente il sentiero sterrato sul versante est.
Con i suoi 168 metri di profondità, il Lago Albano è il lago vulcanico più profondo d’Italia — e uno dei più profondi d’Europa tra i laghi di origine magmatica. Non ha emissari naturali: è alimentato esclusivamente da sorgenti sotterranee e precipitazioni. L’unica uscita naturale dell’acqua in eccesso è il cunicolo artificiale scavato dai Romani nel 398 a.C. — che è ancora perfettamente funzionante dopo 2.400 anni.
L’emissario romano: l’opera idraulica più vecchia d’Italia ancora in uso
Nel 398 a.C. Roma era al decimo anno dell’assedio di Veio — la potente città etrusca a pochi chilometri dalla capitale, che resisteva ostinatamente alle legioni romane. Poi accadde qualcosa di inaspettato: il lago Albano straripò improvvisamente, le acque esondarno verso la pianura, la notizia raggiunse Roma come presagio sinistro.
I Romani consultarono l’oracolo di Delfi. La risposta fu quella tipica degli oracoli — ambigua, ma interpretabile: Roma avrebbe vinto Veio solo quando le acque del lago fossero giunte al mare. I sacerdoti etruschi — secondo il racconto di Livio — confermarono la profezia. E i Romani, con la pragmatica ingegnosità che li caratterizzava, decisero di adempierla letteralmente: scavarono un cunicolo di 1.350 metri attraverso la roccia lavica del cratere, con una pendenza calcolata al millimetro per consentire il deflusso controllato delle acque verso la pianura e infine verso il Tevere.
L’opera fu completata in tempi straordinariamente brevi — la tradizione dice un anno, con l’impiego di 30.000 uomini. Veio fu conquistata poco dopo, nel 396 a.C., da Marco Furio Camillo. Che ci fosse un nesso di causa-effetto tra l’emissario e la vittoria militare era ovviamente una questione di fede. Ma il cunicolo funzionò. Funziona ancora oggi, 2.400 anni dopo. È la seconda opera di ingegneria idraulica romana più antica ancora in uso, superata solo dalla Cloaca Massima.
L’ingresso all’emissario — una camera di manovra in blocchi di peperino, con la bocca del cunicolo che si apre nella parete — è visibile dalla riva del lago, nei pressi degli impianti sportivi per il canottaggio. Non è visitabile all’interno, ma dall’esterno la struttura è già eloquente: blocchi di pietra vulcanica incastonati con la precisione tipica dell’opus poligonale romano, l’acqua che ancora scorre dentro nel buio.
Domiziano e il faro: la storia dimenticata
Di tutti gli imperatori romani che costruirono ville sui Colli Albani — e furono molti, da Pompeo a Cesare a Nerone — nessuno amò il lago Albano come Domiziano. L’imperatore che regnò dall’81 al 96 d.C. fece della sponda occidentale del lago una proprietà esclusiva, inglobando tutte le strutture preesistenti nella sua immensa villa.
La Villa di Domiziano era un complesso che occupava l’intero versante occidentale del cratere, articolato su tre terrazzamenti per seguire la pendenza del suolo. Aveva portici, terme, ninfei, impianti produttivi, una cripta con funzione di emissario secondario. Domiziano ci passava lunghi periodi — al punto che, secondo le fonti antiche, organizzava naumachie sul lago: battaglie navali simulate, con barche vere e combattenti veri, nelle acque del cratere.
E poi c’era il faro. Le fonti antiche menzionano la costruzione di un faro lungo le rive del lago Albano, per agevolare la navigazione notturna tra le ville e i ninfei disseminati sulle sponde. Un faro su un lago. Non esiste nessun altro esempio di faro lacustre nella storia romana — e probabilmente in tutta la storia antica. Dice qualcosa sull’intensità del traffico che questo lago vedeva nelle notti imperiali: barche con i torchi accesi, ospiti delle ville che si spostavano tra una residenza e l’altra, musica e voci sull’acqua.
I resti principali della Villa di Domiziano visibili oggi sono il Ninfeo del Bergantino — una struttura in opus reticulatum parzialmente sommersa dalle acque del lago, con le arcate che emergono dalla superficie — e il Ninfeo Dorico lungo Via Gramsci a Castel Gandolfo, una struttura interrata visitabile con le sue volte e le sue decorazioni ancora leggibili. Entrambi si trovano lungo il percorso dell’anello consigliato.
Come arrivare e dove parcheggiare
Castel Gandolfo si raggiunge da Roma in treno dalla stazione di Termini o Tiburtina (linea per Albano Laziale, circa 40 minuti) — la stazione è a dieci minuti a piedi dal centro del paese e dall’imbocco della Discesa del Diavolo. È la soluzione più comoda e quella che elimina il problema del parcheggio, che a Castel Gandolfo in estate è complesso.
In auto dall’Autostrada A1 si esce a Monteporzio Catone o si percorre la Via Appia Nuova in direzione Albano. Il centro di Castel Gandolfo ha parcheggi a pagamento — il più comodo è quello in Via dei Laghi. Al Piazzale del Lago, raggiungibile con una strada che scende dal paese, il parcheggio è gratuito ma con capienza limitata.
Il percorso passo per passo
La Discesa del Diavolo: da Castel Gandolfo al lago
Il percorso più bello per raggiungere le rive del Lago Albano è la Discesa del Diavolo — il nome che i locali danno alla ripida mulattiera che scende da Castel Gandolfo al lungolago, guadagnando quasi 200 metri di dislivello in poco più di un chilometro.
Non si sa esattamente da dove venga il nome. Una spiegazione popolare lo ricollega alla ripidità della discesa, che in passato poteva far perdere il controllo anche ai muli più abituati ai carichi. Un’altra lo collega a una leggenda locale su un incontro diabolico in questo bosco. Qualunque sia l’origine, il nome è appropriato: la mulattiera scende decisa tra i castagni e le querce del bosco del cratere, con i tornanti stretti e il suolo di terra e radici che in autunno è effettivamente insidioso.
Si parte dalla Piazza della Libertà di Castel Gandolfo — la piazza principale con la chiesa di San Tommaso di Villanova e la vista sul Palazzo Apostolico — e si scende verso il lago seguendo i cartelli. La mulattiera entra subito nel bosco e il paese scompare. Per circa 40 minuti si cammina nell’ombra degli alberi con il lago che si intravede solo di tanto in tanto tra le fronde.
Poi il bosco si apre e si è sulla riva.
Il lungolago: tra l’emissario romano e il Ninfeo del Bergantino
Dal punto in cui la Discesa del Diavolo arriva al lago, si imbocca il lungolago verso destra — in direzione dell’emissario romano. Il percorso alterna tratti asfaltati a tratti in terra battuta, sempre a ridosso dell’acqua.
I circoli sportivi del canottaggio e della vela si susseguono sulla riva — sono qui dal 1960, anno in cui il Lago Albano ospitò le gare di canottaggio e canoa/kayak delle Olimpiadi di Roma. Fu una scelta quasi obbligata: nessun altro specchio d’acqua nel Lazio aveva la stabilità, la profondità e le dimensioni adeguate per le gare olimpiche. Le strutture costruite per i Giochi — i pontili, le tribune, gli impianti di cronometraggio — sono state in parte conservate e sono ancora in uso.
Continuando verso est si arriva all’ingresso dell’emissario romano — la camera di manovra in peperino con la bocca del cunicolo. È uno dei punti più significativi dell’intero percorso: una struttura costruita nel IV secolo a.C. che ancora oggi regola il livello di questo lago. L’acqua che scorre nel cunicolo nel buio non è un reperto museale — è un sistema idraulico attivo.
Poco più avanti, nelle acque del lago, emergono le arcate del Ninfeo del Bergantino — i resti parzialmente sommersi di una struttura della Villa di Domiziano. Nelle giornate di calma e con buona visibilità si distinguono le arcate romane dal bordo del sentiero; in barca — e il servizio di kayak è attivo in stagione — si possono vedere dall’alto.
Il Villaggio delle Macine
Proseguendo sul lungolago verso sud-est si raggiunge il sito del Villaggio delle Macine — uno dei villaggi palafitticoli dell’età del Bronzo (1600-1200 a.C.) rinvenuti durante le campagne di scavo delle rive del lago. I resti sono in parte sott’acqua, in parte sulla riva, non sempre visibili senza guida specializzata. Un pannello didattico illustra i ritrovamenti: ceramiche, utensili in bronzo, resti organici che documentano la vita di una comunità che abitava sulle palafitte del lago tremila anni fa.
Il ritorno: bosco o lungolago
Dall’emissario si può tornare a Castel Gandolfo per la stessa Discesa del Diavolo — o risalire per uno dei sentieri alternativi che salgono verso il bordo del cratere. La risalita è più faticosa della discesa, ma il bosco del versante interno del cratere in autunno — con i castagni che si tingono di rosso e arancione — è uno degli ambienti più belli dei Castelli Romani.
Il Sentiero dell’Acqua: la variante in battello
Il Parco Regionale dei Castelli Romani offre in stagione un servizio di escursione in battello sul lago — il Sentiero dell’Acqua, percorso da un’imbarcazione che circumnaviga il lago sulla sponda meno accessibile ai pedoni, quella est con la parete verticale del cratere.
Dal battello si vedono le coste del lago da una prospettiva che nessun sentiero a piedi permette: l’emissario dall’acqua, il Ninfeo del Bergantino in tutta la sua struttura, i tratti di riva dove la foresta scende direttamente nell’acqua senza lasciare spazio al cammino. La coppia di falchi pellegrini che nidifica nella parete rocciosa del versante est è spesso visibile nelle ore mattutine.
Il servizio funziona su prenotazione — verificare disponibilità e orari sul sito del Parco (parcocastelliromani.it).

Quando andare
Primavera (marzo–maggio) è la stagione migliore. Il bosco del cratere è in pieno risveglio, i prati fioriscono con anemoni, primule e orchidee selvatiche, l’aria è fresca e il lago ha quel colore scuro e riflettente che in estate si perde. Il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo è aperto per le visite — verificare gli orari sul sito dei Musei Vaticani.
Estate (giugno–agosto) è la stagione più frequentata. Il lungolago in luglio e agosto è animatissimo — circoli sportivi, locali balneari, gente che nuota. Il bosco della Discesa del Diavolo è sempre fresco. Partire presto la mattina per il percorso a piedi, evitare le ore centrali sul lungolago assolato.
Autunno (settembre–ottobre) è la stagione dei colori. I castagneti del bordo del cratere diventano gialli e arancioni, le castagne cadono sul sentiero della Discesa del Diavolo, la luce del pomeriggio sull’acqua del lago ha quella qualità che nessun’altra stagione sa dare. I ristoranti di Castel Gandolfo e Albano Laziale sono in piena stagione del fungo e della castagna.
Inverno (novembre–marzo) è la stagione del silenzio. I borghi dei Castelli Romani perdono la folla estiva e recuperano il loro carattere autentico. Il lago in una mattina di nebbia — fenomeno comune in inverno — ha un’atmosfera che nessuna fotografia riesce a catturare. Le strutture balneari sono chiuse, il lungolago è libero.
Flora e fauna
Il bosco che ricopre le pareti del cratere è uno dei più integri del Parco Regionale dei Castelli Romani — la pendenza del cratere ha scoraggiato qualsiasi forma di sfruttamento intensivo, lasciando crescere indisturbata una faggeta e un castagneto di qualità eccezionale per la quota (meno di 400 metri sul livello del mare) e per la vicinanza a Roma.
Le specie dominanti sono il castagno (Castanea sativa) — dominante sul versante sopra il lungolago — e la farnia (Quercus robur) e il cerro (Quercus cerris) nei tratti più asciutti. Nelle zone umide vicino all’acqua crescono pioppi, ontani e salici. Il sottobosco in primavera è ricco di ciclamini, anemoni, viole e denti di cane (Erythronium dens-canis) — specie protetta che fiorisce tra marzo e aprile.
Per la fauna: la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina perspicillata) — endemica dell’Italia peninsulare, inserita nella lista rossa IUCN — vive nei ruscelli e nelle zone umide del bosco del cratere. La testuggine di Hermann (Testudo hermanni) è presente nelle radure soleggiate. Il falco pellegrino nidifica sulla parete rocciosa del versante est — visibile dal battello o con il binocolo dalla riva opposta. Nelle acque del lago vivono persici reali, lucci, tinche, carpe e trote iridee. Sulle rive si avvistano regolarmente l’airone cenerino e la nitticora.
Cosa portare
La Discesa del Diavolo è un percorso escursionistico breve ma con un dislivello di 200 metri su terreno a tratti scivoloso. Il lungolago asfaltato non richiede equipaggiamento specifico.
Scarpe da trekking con suola antiscivolo sono consigliate per la Discesa del Diavolo — in autunno le foglie bagnate sulla mulattiera sono insidiose. Per il solo lungolago vanno bene scarpe comode qualsiasi. I bastoncini da trekking sono utili per la risalita della Discesa del Diavolo, che in senso inverso è più impegnativa della discesa.
Uno zaino da 15–20 litri per acqua, snack e un layer impermeabile. In estate costume e asciugamano se si vuole fare il bagno — il lago è balneabile in diversi punti del lungolago, ma la profondità raggiunge presto i 10-15 metri e l’acqua è fredda anche in agosto per le correnti termiche. Chi non è un nuotatore esperto deve stare vicino alla riva.
Castel Gandolfo e il Palazzo Apostolico
Il borgo di Castel Gandolfo non si può visitare senza fermarsi al Palazzo Apostolico — la residenza estiva dei papi, che qui soggiornarono ininterrottamente dall’inizio del XVII secolo fino al 2013, quando Papa Francesco rinunciò a usarla e la aprì al pubblico. Dal 2016 il complesso è visitabile con biglietto dei Musei Vaticani: include le stanze di lavoro dei papi, i giardini progettati in epoche diverse, la Specola Vaticana — l’osservatorio astronomico della Santa Sede, uno dei più antichi d’Europa — e la terrazza panoramica con vista sul lago.
È uno di quei posti che si visitano e si fa fatica a credere che sia rimasto inaccessibile al pubblico per quattro secoli.
Cosa vedere nei dintorni
Lago di Nemi è a circa 15 km da Castel Gandolfo — il “gemello minore” del Lago Albano, più piccolo e più riparato, famoso per le fragole di Nemi che si vendono ogni estate lungo il bordo del lago. Il Museo delle Navi Romane a Nemi custodisce i reperti delle grandi imbarcazioni cerimoniali di Caligola recuperate dal fondo del lago negli anni Trenta — le navi stesse furono distrutte nell’incendio del 1944 durante l’occupazione tedesca, ma i modelli e i reperti superstiti sono esposti nel museo.
Ariccia è a pochi chilometri verso sud — famosa per la porchetta, uno dei piatti tipici dei Castelli Romani, e per il Palazzo Chigi progettato da Gian Lorenzo Bernini nel XVII secolo. Il viadotto dell’Ariccia — un arco in mattoni dell’Ottocento che attraversa la valle — è uno dei più fotografati del Lazio.
Monte Cavo (949 m) — la cima più alta dei Colli Albani, raggiungibile con sentieri da Rocca di Papa. Il monte era sacro a Giove Laziale nell’antichità e sulla sua vetta sorgeva il tempio di Giove Laziare — meta delle processioni della Lega Latina. La vista dalla cima abbraccia Roma, il mare Tirreno, i due laghi e l’intera catena appenninica.
Mappa e traccia GPS
La Discesa del Diavolo è segnalata con cartelli da Castel Gandolfo centro al lago. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Discesa del Diavolo Castel Gandolfo” o “Lago Albano anello”. Il periplo parziale percorribile (solo tratto asfaltato, CAI 510) è scaricabile in formato GPX dal sito del Parco Regionale dei Castelli Romani (parcocastelliromani.it). Per il Sentiero dell’Acqua in battello: prenotazione su parcocastelliromani.it verificando le date disponibili in stagione.
