Prima di tutto una premessa che vale più di qualsiasi descrizione paesaggistica: al momento in cui scrivo, il tratto centrale del sentiero CAI 444 — quello che collega Tellaro a Montemarcello attraversando il bosco del Caprione — è chiuso al transito per ordinanza del Comune di Lerici (n. 17 del 30 aprile 2024) per motivi di pubblica incolumità.
È chiuso anche il raccordo con il sentiero 436 verso Montemarcello (ordinanza del Comune di Ameglia del 2023) e resta interdetto il tratto meridionale tra Punta Bianca e Punta Corvo (ordinanza del 2022). Chi si informa solo sulle vecchie tracce GPS o su mappe cartacee rischia di trovarsi davanti a un cartello di divieto dopo un’ora di cammino. Prima di partire, verificate lo stato di percorribilità sul sito della sezione CAI di Sarzana o su Waymarked Trails, che vengono aggiornati in tempo reale.
Detto questo, il 444 resta uno dei sentieri più raccontati e più amati del Golfo dei Poeti, e vale la pena capire perché — anche per sapere cosa aspettarsi quando i lavori di messa in sicurezza saranno completati, o per orientarsi verso l’alternativa che oggi la maggior parte degli escursionisti usa al suo posto: il sentiero 433, la vecchia mulattiera lastricata che collega gli stessi due borghi.
Dati rapidi
Dove: Promontorio del Caprione, tra i comuni di Ameglia e Lerici (SP) — Liguria, Golfo dei Poeti
Partenza: Montemarcello, frazione di Ameglia, piazza della chiesa (quota 265 m)
Arrivo: Tellaro, frazione di Lerici (livello del mare)
Segnavia: CAI 444, bianco-rosso — segnaletica del Parco di Montemarcello-Magra-Vara
Stato attuale: CHIUSO nel tratto Tellaro-Montemarcello (ordinanza Comune di Lerici, 30/04/2024) — verificare sempre prima di partire su caisarzana.com o su Waymarked Trails
Tipo: Traversata A→B, spesso abbinata al sentiero 433 per un anello completo
Lunghezza: circa 5 km a tratta (le misurazioni variano da fonte a fonte, tra i 4,5 e i 6 km, per via dei numerosi saliscendi)
Dislivello: quota che oscilla tra il mare e circa 265 m, con un andamento a saliscendi che porta il dislivello cumulato oltre i 250 m
Tempo: 1h30–2h a tratta
Difficoltà: E, con tratti EE — fondo a tratti sconnesso, alcuni passaggi esposti mascherati dalla vegetazione, roccia scivolosa se bagnata
Bambini: sconsigliato ai più piccoli per i tratti esposti; adatto a ragazzi allenati e abituati a camminare
Dog-friendly: sì, al guinzaglio
Parcheggio: a Montemarcello, nei pressi del centro visite del Parco (a pagamento in alta stagione); a Tellaro, parcheggio comunale all’ingresso del borgo
Punti ristoro: bar e ristoranti a Montemarcello e Tellaro — nessuno lungo il percorso
Periodo migliore: primavera e autunno, per temperature miti e fioriture della macchia mediterranea

Un sentiero che sta tra due borghi e due mari
Il Caprione è un promontorio piuttosto insolito per la Liguria di Levante: non è un contrafforte delle Alpi Apuane che scende ripido sul mare come la costa delle Cinque Terre, ma un rilievo isolato e relativamente basso — appena 375 metri alla sua cima, il Monte Murlo — che si incunea tra il Golfo della Spezia e la foce del fiume Magra. Da un lato il mare aperto verso le isole di Palmaria e Tino, dall’altro la piana alluvionale che degrada verso la Toscana e le Alpi Apuane sullo sfondo. Il sentiero 444 corre proprio sul versante che guarda il golfo, a mezza costa, mantenendosi per gran parte del tragitto attorno ai 150 metri di quota, con continue discese e risalite dentro valloncelli boscosi.
Chi lo ha percorso negli anni prima della chiusura lo descrive come un sentiero pieno di carattere: non tecnico, ma neppure una passeggiata distratta. Il bosco è fitto — leccio, pino d’Aleppo, corbezzolo — e in più punti la vegetazione nasconde il ciglio del sentiero proprio dove il pendio scende ripido verso il mare. Ci sono staccionate nei tratti più esposti, ma anche tratti di roccia che con la pioggia diventano scivolosi. È un sentiero che ricompensa con panorami aperti sul golfo e sulle isole solo a intervalli, alternati a lunghi tratti nel bosco chiuso.
Il suo compagno naturale è il sentiero 433, che segue un tracciato diverso e più antico: una mulattiera lastricata larga e comoda, costruita per collegare i due borghi prima che esistessero le strade asfaltate, che sale moderatamente aggirando il Monte Murlo e poi scende fino a Tellaro tra muretti a secco e terrazzamenti. Il 433 è più aperto, meno tecnico, e oggi — con il 444 chiuso — è di fatto l’unico modo per andare a piedi da Montemarcello a Tellaro restando sui sentieri del Parco.
Montemarcello: un castrum romano diventato borgo dei pittori
Montemarcello si vede arrivare da lontano, arroccato sulla cima del Caprione con le case colorate che spiccano contro il verde della macchia — un’anomalia cromatica per un borgo di collina, che tradisce la sua parentela con i paesi di mare della costa vicina più che con l’entroterra ligure.
Il nome viene dal console romano Marco Claudio Marcello, che nel II secolo a.C. sconfisse le popolazioni liguri-apuane che abitavano questo territorio. La pianta del paese conserva ancora oggi l’impianto ortogonale del castrum romano da cui ha avuto origine — una griglia di vie che si incrociano ad angolo retto, insolita per un borgo ligure, che di solito si sviluppa in cerchi concentrici attorno a un nucleo centrale. Il primo documento che cita il paese come “Mons Marcelli” risale al 1286, quando il vescovo di Luni decise di fortificare il promontorio. Nel Trecento il borgo passò sotto il controllo di Castruccio Castracani, signore di Lucca, e poi della Repubblica di Genova, che nel 1485 concesse la costruzione delle mura difensive — di cui restano ancora tratti visibili insieme a una torre circolare.
Oggi Montemarcello fa parte del circuito dei Borghi più Belli d’Italia ed è sede del centro visite del Parco di Montemarcello-Magra-Vara. Dalla piazza della chiesa lo sguardo spazia dal Golfo della Spezia, con le isole del Tino e del Tinetto, fino alla piana della Magra e alle Alpi Apuane innevate d’inverno.
Tellaro e il polpo che suonò le campane
All’altra estremità del sentiero, Tellaro è uno dei borghi marinari più fotografati della Liguria: case rosa e ocra costruite letteralmente sugli scogli, vicoli stretti che scendono verso il mare, e la chiesa di San Giorgio che sembra sospesa sull’acqua, costruita nel Cinquecento.
A questa chiesa è legata la leggenda che ha reso Tellaro famoso ben oltre i confini del Golfo dei Poeti. Nella notte del 19 luglio 1660, sei galee di pirati saraceni guidate da un rinnegato di nome Gallo d’Arenzano si avvicinarono al borgo con l’intenzione di saccheggiarlo. Secondo la tradizione, un enorme polpo uscì dal mare, si arrampicò sul campanile della chiesa e con i tentacoli iniziò a tirare la corda delle campane, svegliando gli abitanti in tempo per respingere l’assalto. Una lapide sulla facciata della chiesa ricorda ancora oggi l’episodio, e la seconda domenica di agosto il borgo celebra la Sagra del Polpo — con il polpo alla tellarese, condito con olive, prezzemolo e olio locale, come piatto simbolo.
Al di là della leggenda, Tellaro ha attirato per un secolo scrittori e poeti che vi hanno trovato ispirazione: David Herbert Lawrence vi soggiornò nel 1913 nella vicina Fiascherino e ne scrisse in una lettera all’amico Willie Hopkin, raccontando proprio la storia del polpo campanaro; più tardi Mario Soldati vi trascorse gli ultimi anni della sua vita, definendosene innamorato, ed Eugenio Montale dedicò al borgo la poesia “Verso Tellaro”.
Il Golfo dei Poeti: Shelley, Byron e un nome nato dalla tragedia
Il tratto di mare che il sentiero 444 costeggia per tutto il suo sviluppo non si chiama ufficialmente “Golfo dei Poeti” sulle carte nautiche — è il Golfo della Spezia — ma è così che lo conosce chiunque abbia letto qualcosa di romanticismo inglese, e il nome ha una storia precisa.
Nella primavera del 1822 Percy Bysshe Shelley si trasferì con la moglie Mary — che aveva già scritto Frankenstein — a Villa Magni, una residenza affacciata direttamente sul mare a San Terenzo, frazione di Lerici a pochi chilometri da Tellaro. Shelley amava follemente quella baia, “un luogo solitario vicino al mare, circondato dal panorama soffice e sublime”, e vi trascorse mesi che descrisse come i più felici della sua vita, mentre Mary la trovava isolata e inquietante. L’8 luglio dello stesso anno Shelley stava rientrando in barca da Livorno quando una tempesta improvvisa fece naufragare la sua imbarcazione.
Il suo corpo fu ritrovato giorni dopo sulla spiaggia vicino a Viareggio e cremato lì, alla presenza di Lord Byron — che in quegli stessi mesi era solito attraversare a nuoto l’intero golfo, da Portovenere a Lerici, un’impresa che oggi si commemora ogni anno con la Coppa Byron. Fu lo scrittore Sem Benelli, colpito dalla vicenda, a coniare l’espressione “Golfo dei Poeti” in onore dei due.
Da allora il golfo ha continuato ad attrarre scrittori: D.H. Lawrence a Fiascherino, Virginia Woolf, Henry James, George Sand. Camminare sul crinale del Caprione — quando il sentiero sarà di nuovo agibile — significa muoversi lungo lo stesso specchio di mare che ha ispirato due secoli di letteratura, con Villa Magni visibile in lontananza dai punti panoramici più aperti verso San Terenzo e Lerici.
Come arrivare e dove parcheggiare
Montemarcello si raggiunge da Sarzana o dalla Spezia seguendo le indicazioni per Ameglia, di cui è frazione, proseguendo poi in salita sulla strada che sale al promontorio. Il parcheggio principale è nei pressi del centro visite del Parco, all’ingresso del paese; in alta stagione diventa a pagamento e tende a riempirsi rapidamente nei weekend.
Tellaro si raggiunge invece da Lerici, di cui è frazione, seguendo la strada costiera che si stacca dal centro del paese in direzione sud-est. C’è un parcheggio comunale all’ingresso del borgo.
In treno, la stazione di riferimento per entrambi i punti di partenza è La Spezia Centrale, da cui si prendono i bus di linea verso Ameglia o verso Lerici-Tellaro. Non essendo un percorso ad anello naturale, chi vuole percorrere l’intera traversata senza tornare sui propri passi deve organizzare due auto o affidarsi ai bus locali per il ritorno.
Il percorso passo per passo
Questa descrizione ricostruisce il tracciato del 444 così come veniva percorso prima della chiusura del 2024, utile a chi vuole capire cosa aspettarsi quando il sentiero sarà riaperto, o semplicemente a chi vuole conoscere la storia del percorso. Per camminare oggi tra Montemarcello e Tellaro, l’itinerario realmente praticabile è quello del sentiero 433, descritto più avanti.
Da Montemarcello verso il bosco del Caprione
Dalla piazzetta della chiesa di Montemarcello si imbocca il sentiero 436, in direzione di Punta Corvo. Dopo circa venti minuti di cammino tra muretti a secco e macchia mediterranea, con vedute aperte sul mare, si abbandona il 436 per proseguire sul 444 in direzione di Tellaro. Da qui il sentiero entra in un bosco fitto — leccio soprattutto, con tratti di pineta — alternato a brevi aperture sulla costa. Il tracciato procede a saliscendi continui, ben segnalato ma con qualche traccia secondaria da ignorare.
Il tratto a mezza costa
Il cuore del sentiero è questo lungo tratto che si mantiene a una quota media di circa 150 metri, senza mai avvicinarsi davvero al livello del mare né salire verso la cresta del promontorio. Gli alberi coprono per la maggior parte del tempo la vista sul golfo, che si apre solo in corrispondenza di radure o di punti dove la vegetazione si dirada — occasioni brevi ma spettacolari, con le isole di Palmaria e Tino all’orizzonte e, nelle giornate più limpide, il profilo di Portovenere.
Sono proprio questi tratti panoramici quelli dove il sentiero corre più vicino al ciglio, in alcuni casi protetto da staccionate, in altri semplicemente mascherato dagli arbusti — il punto che le relazioni di chi lo ha percorso segnalano con più attenzione.
L’arrivo a Tellaro
Il sentiero incrocia infine il 433 poco sopra la frazione di Zanego, e da qui si scende verso Tellaro su un tratto di strada lastricata tra terrazzamenti coltivati a olivo. L’arrivo nel borgo, con le case colorate che si affacciano sugli scogli e la chiesa di San Giorgio in fondo alla scogliera, è il punto in cui il paesaggio boschivo dell’interno del Caprione lascia il posto al paesaggio marinaro più fotografato del golfo.
L’alternativa di oggi: il sentiero 433
Con il 444 chiuso, il collegamento a piedi tra Montemarcello e Tellaro passa oggi per il sentiero 433 — una mulattiera lastricata, larga e ben conservata, che segue un tracciato più antico e meno esposto. Da Montemarcello sale con pendenza moderata aggirando il Monte Murlo, per poi scendere fino a Tellaro con un dislivello più costante e alcuni tratti ripidi sul basolato, che possono affaticare caviglie e ginocchia più del fondo naturale del 444.
Offre comunque punti panoramici aperti sul golfo, in alcuni tratti persino più ampi di quelli del 444 perché meno ostacolati dalla vegetazione, e un belvedere naturale — un piccolo balcone di roccia a sbalzo sulla costa, privo di protezioni laterali — che vale la sosta. È il percorso che oggi la sezione CAI di Sarzana e la maggior parte degli escursionisti utilizzano per muoversi tra i due borghi, da soli o in combinazione con brevi tratti del 444 dove risultano percorribili.
Il Promontorio del Caprione: geologia e macchia mediterranea
Il Caprione appartiene geologicamente alla formazione del macigno, un’arenaria che nella zona di Punta Bianca, all’estremità meridionale del promontorio, lascia il posto agli strati metamorfici delle Alpi Apuane — la stessa roccia bianca che a poca distanza, verso Carrara, diventa marmo. Il promontorio separa nettamente due paesaggi: il versante che guarda il Golfo della Spezia, fatto di alte falesie e piccole spiagge di ciottoli, e il versante fluviale verso la Magra, più dolce, con boschi alluvionali e zone umide dove nidificano aironi e martin pescatore.
La vegetazione del versante marino, quello attraversato dal 444, è dominata dalla macchia mediterranea nelle sue forme più tipiche: leccete, pinete di pino d’Aleppo, arbusteti di corbezzolo ed erica. Il Parco di Montemarcello-Magra-Vara include l’area tra i siti di interesse comunitario per la presenza di specie come l’euforbia arborea e la ghiandaia marina. Nei tratti più aperti, dove la macchia lascia spazio a piccole radure, crescono cisto, elicriso e ginestra, che in primavera colorano il sentiero.

Quando andare
Primavera (marzo-maggio) è probabilmente il periodo migliore, con temperature miti e la macchia mediterranea in piena fioritura — ginestre, cisti, elicriso lungo tutto il crinale.
Autunno (settembre-ottobre) offre condizioni simili, con il vantaggio di un mare ancora tiepido per chi vuole concedersi un bagno a Tellaro dopo la camminata.
Estate (giugno-agosto) è percorribile ma il caldo si fa sentire nei tratti più esposti; conviene partire presto al mattino. È anche il periodo di massimo afflusso turistico su entrambi i borghi.
Inverno (novembre-febbraio) è la stagione più silenziosa, con visibilità spesso ottima nelle giornate di tramontana, ma il fondo del sentiero — dove non è pavimentato — può diventare fangoso e scivoloso dopo le piogge.
Cosa portare
Per un sentiero che alterna bosco fitto a tratti rocciosi ed esposti, servono scarpe da trekking con suola scolpita e buona aderenza — non adatte i sandali, specialmente nei tratti che diventano scivolosi con l’umidità. I bastoni da trekking possono aiutare nei tratti di saliscendi più ripidi. Non essendoci punti di ristoro lungo il percorso, conviene portare almeno una borraccia termica da 1 litro a persona, soprattutto nei mesi più caldi, oltre a crema solare e cappello per i tratti aperti sul mare privi di ombra.
Cosa vedere nei dintorni
Punta Bianca — la scogliera bianca all’estremità meridionale del Caprione, al confine tra Montemarcello e Ameglia, riaperta dopo un lungo periodo di chiusura per una frana. Le sue rocce chiare, che risentono della vicinanza geologica alle Apuane, si tuffano in un mare turchese che ha pochi eguali sulla costa ligure.
San Terenzo e Villa Magni — la frazione di Lerici dove visse Shelley negli ultimi mesi della sua vita, oggi conosciuta come Villa Shelley. La facciata porta ancora una lapide commemorativa, e il lungomare che la collega a Lerici si percorre in circa venti minuti a piedi.
Lerici — il borgo che dà il nome al golfo, con il castello medievale che domina il porto e le stradine che salgono verso le ville liberty costruite dagli intellettuali che scelsero questa costa nel Novecento.
Isole di Palmaria e Tino — visibili da quasi tutti i punti panoramici del Caprione, si raggiungono in battello da Portovenere o dalla Spezia e offrono sentieri costieri e grotte marine da esplorare via mare.
Mappa e stato del sentiero
Vista la situazione di chiusure parziali e ordinanze in vigore su più tratti del 444, la fonte più affidabile per sapere cosa è davvero percorribile resta il sito della sezione CAI di Sarzana (caisarzana.com), che pubblica gli aggiornamenti sulle ordinanze comunali, e il portale Waymarked Trails, che mostra in tempo reale lo stato dei sentieri d’Europa. Il Parco di Montemarcello-Magra-Vara (parcomagra.it) pubblica inoltre le mappe ufficiali del Promontorio del Caprione con l’intera rete di sentieri numerati che si intrecciano tra Montemarcello, Tellaro, Ameglia e Zanego.
