Ci sono tredici famiglie che vivono a Monesteroli. Per tornare a casa, scendono 1.800 gradini.

Non è un’esagerazione poetica — è la realtà di uno dei borghi più estremi d’Italia. Monesteroli si trova sul versante sud di Riomaggiore, sospeso tra la costa delle Cinque Terre e il mare. Non c’è strada. Non c’è sentiero normale. C’è una scalinata di quasi duemila gradini che scende verticalmente dal crinale fino alle barche sul pelo dell’acqua, attraverso vigneti coltivati su pareti di roccia che sembrano disegnate da qualcuno che non credesse nella gravità.

Le tredici famiglie che ci vivono ancora scendono e salgono quei gradini ogni volta che vanno a fare la spesa, ogni volta che portano i figli a scuola, ogni volta che tornano dalla città. Non lo fanno per romanticismo — lo fanno perché è casa loro.

Il Sentiero dell’Infinito passa sopra Monesteroli. Da quel punto del crinale, guardando in basso, si vede il borgo come dal finestrino di un aereo. Si capisce quello che serve sapere sulla Liguria in dieci secondi.

Dati rapidi

Dove: Riomaggiore (SP) → Portovenere (SP) — Liguria di Levante

Segnavia: SVA (593V) + AV5T (598-1)

Partenza: Riomaggiore — Info Point del Parco (35 m)

Arrivo: Portovenere — Piazza Bastreri (5 m)

Lunghezza: circa 12,7 km (senza varianti) — circa 15,2 km (con variante Monesteroli)

Dislivello: circa 800 m (senza varianti) — circa 1.080 m (con Monesteroli)

Quota massima: circa 531 m (Colle del Telegrafo)

Tempo: 5-6 ore (senza varianti)

Difficoltà: E (Escursionistico) — medio-impegnativo

Bambini: Non consigliato — dislivello e tratti esposti

Punti ristoro: Santuario di Montenero, Colle del Telegrafo, Campiglia, Rifugio Muzzerone

Tutto l’anno: Sì — evitare le ore centrali in estate

Perché si chiama dell’Infinito

Il nome non è un’invenzione di marketing turistico. È una descrizione fisica di quello che si vede.

Per quasi tutto il percorso il sentiero cammina sul crinale che divide il versante settentrionale — quello delle Cinque Terre, con i borghi colorati e le spiagge — dal versante meridionale, che guarda verso il Golfo dei Poeti e Portovenere. Da quella linea di cresta si vedono contemporaneamente due mari: il Tirreno a ovest e il Golfo della Spezia a est. Due distese d’acqua che si estendono fino all’orizzonte in direzioni opposte, con il crinale a fare da spartiacque.

In certi punti — specialmente al Colle del Telegrafo e lungo il tratto sopra Campiglia — non c’è nessun confine visibile tra il cielo e il mare. L’orizzonte sparisce. Tutto si fonde in una luce unica.

Ecco perché si chiama dell’Infinito.

I terrazzamenti: mille anni di lavoro

Prima di camminare su questo sentiero vale la pena capire cosa stai guardando quando guardi i versanti delle Cinque Terre.

Quella che sembra una vegetazione naturale — vigneti, uliveti, orti — non è naturale quasi per nulla. È il risultato di mille anni di lavoro umano. I pendii del Parco Nazionale delle Cinque Terre sono stati trasformati in terrazzamenti — i ciàn in dialetto ligure — attraverso la costruzione di migliaia di chilometri di muretti a secco. Sassi su sassi, senza cemento, sovrapposti con una tecnica tramandata di generazione in generazione, per creare piani su pendici che superano il 60-70% di inclinazione.

Si stima che i muretti a secco delle Cinque Terre si estendano per oltre 6.700 km di sviluppo totale — più di una volta e mezza la distanza da Roma a Mosca. Sono stati costruiti con le mani dei contadini liguri nel corso di secoli, caricando i sassi sulle spalle su sentieri che non permettevano altro. I terrazzamenti della Costa Ligure fanno parte del Patrimonio Mondiale UNESCO esattamente per questo: non come paesaggio naturale, ma come paesaggio culturale — il risultato di una relazione millenaria tra l’uomo e una natura ostile.

Molti terrazzamenti oggi sono abbandonati. I giovani non tornano a fare i contadini su pendici impossibili; le vigne vengono lasciate andare, i muretti cedono, il bosco riprende il terreno conquistato in secoli. Il sentiero attraversa entrambi i mondi — i terrazzamenti ancora coltivati, vivi e profumati di basilico e rosmarino, e quelli abbandonati, dove i fichi selvatici crescono tra le pietre e la macchia mediterranea sta lentamente inghiottendo il lavoro dei nonni.

Il Golfo dei Poeti: dove termina il sentiero

Il sentiero dell’Infinito finisce a Portovenere. Ma Portovenere non è solo il punto di arrivo geografico — è il centro di uno dei luoghi più letterariamente carichi del Mediterraneo.

Il Golfo della Spezia è conosciuto come il Golfo dei Poeti da quando il giornalista Sem Benelli lo battezzò così nel 1919 — ma il nome era già nell’aria da un secolo. Perché in questo piccolo specchio d’acqua, tra La Spezia, Lerici e Portovenere, si concentra una densità di storia letteraria che non ha paragoni in Italia.

Percy Bysshe Shelley visse a Casa Magni, sull’altra sponda del golfo a Lerici, negli ultimi mesi della sua vita. Il 1° luglio 1822 salpò da qui verso Livorno — il 8 luglio annegò in una tempesta al largo di Viareggio. Aveva trent’anni. Le sue ceneri sono a Roma.

Lord Byron nuotò dal Golfo di La Spezia fino a Lerici — un’impresa che la leggenda vuole sia stata effettuata su una scommessa. Viveva a Pisa ma frequentava questa costa ossessivamente.

D.H. Lawrence scrisse parte di “Aaron’s Rod” mentre abitava a Lerici nel 1921. Descriveva il golfo come “il posto più bello del mondo”.

Eugenio Montale dedicò una poesia intera a Portovenere. La Chiesa di San Pietro — che si vede dall’ultima discesa del sentiero, arrampicata sulla roccia nera a strapiombo sul mare — compare nella sua poesia Portovenere del 1926.

Finire il Sentiero dell’Infinito a Piazza Bastreri e alzare gli occhi verso la Chiesa di San Pietro significa arrivare in un luogo che ha ispirato i poeti più grandi dell’Europa romantica.

Il percorso tappa per tappa

Riomaggiore → Santuario di Montenero (~50 minuti)

Dal centro storico di Riomaggiore — o meglio, dall’Info Point del Parco nella parte alta del paese — si imbocca il segnavia 593V. I primi minuti sono una scalinata in pietra che sale ripida tra le case. Non c’è warm-up — si parte subito in quota.

Dopo circa 50 minuti di salita costante si raggiunge il Santuario della Madonna di Montenero (340 m) — una chiesa del XVII secolo in posizione panoramica con vista su Riomaggiore e sulle isole di Palmaria, Tino e Tinetto. Tavoli da picnic, fontana con acqua potabile, bar in alcuni periodi. È il punto di sosta obbligatorio prima di proseguire.

Santuario di Montenero → Colle del Telegrafo (~30 minuti)

Dal retro del santuario si prende il sentiero in direzione Telegrafo. La salita continua tra boschi di leccio e macchia mediterranea, con scorci improvvisi sul mare. Si attraversa l’abitato di Lemmen — un nucleo abitativo tra i vigneti — e si arriva al Colle del Telegrafo (531 m), punto più alto del percorso.

Il Colle del Telegrafo è un crocevia di sentieri — qui convergono i percorsi verso le Cinque Terre a nord e verso Campiglia a ovest. C’è un punto ristoro e la Chiesetta di Sant’Antonio Abate, dedicata agli Alpini, con una fontana. È il punto da cui si vede tutto: le Cinque Terre, il Golfo dei Poeti, l’Appennino ligure.

Variante per Monesteroli (deviazione dal Colle del Telegrafo — 1,5 ore aggiuntive)

Dal Colle del Telegrafo si può scendere verso Monesteroli con una deviazione che aggiunge circa 1,5 ore e 280 m di dislivello in più al percorso totale. La discesa porta alla sommità della scalinata dei 1.800 gradini — da qui si vede il borgo dall’alto, con le sue case costruite direttamente sulla roccia a picco sul mare. Non è consigliato scendere fino all’acqua e risalire se si deve poi proseguire fino a Portovenere — la fatica è considerevole. La vista dall’alto vale comunque la deviazione parziale.

Colle del Telegrafo → Campiglia (~1,5 ore)

Dal Colle si scende seguendo il segnavia AV5T (598-1) verso Campiglia. Il percorso attraversa la Palestra nel Verde — un tracciato attrezzato di 2,5 km con arrampicata su alberature, dove crescono splendidi esemplari di quercia da sughero (Quercus suber). La quercia da sughero è insolita a queste latitudini — è una specie tipicamente mediterranea che qui trova il limite settentrionale del suo areale. La corteccia spugnosa e grigia è immediatamente riconoscibile.

Campiglia (387 m) è il paese intermedio del percorso — bar, ristorante, l’unica fermata del bus lungo tutto il tracciato. Chi non se la sente di proseguire fino a Portovenere trova qui il mezzo di trasporto per La Spezia. Per chi prosegue, il rifornimento d’acqua è qui.

Campiglia → Rifugio Muzzerone → Portovenere (~2 ore)

Da Campiglia il sentiero scende verso il Monte Castellana e il Monte Muzzerone. Il Rifugio Muzzerone è l’ultimo punto di ristoro prima dell’arrivo — una struttura panoramica con cucina e posti letto, raggiungibile anche in auto dal versante della Spezia (utile come alternativa se si vuole fare solo la seconda metà del percorso).

Dal Muzzerone inizia la discesa finale su Portovenere — ripida, con gradini di pietra e tratti esposti al sole. È la parte più faticosa in termini di impatto sulle ginocchia, specialmente se si è già camminato per cinque ore. I bastoncini da trekking qui fanno la differenza.

L’arrivo a Portovenere avviene scendendo lungo le scalinate del centro storico fino a Piazza Bastreri — con la Chiesa di San Pietro a destra, il castello Doria a sinistra, il mare davanti. L’ultima cosa che si fa, quasi inevitabilmente, è fermarsi e guardare.

Fgainza – Wikimedia Commons

Difficoltà: non sottovalutare questo sentiero

Il Sentiero dell’Infinito è classificato E (Escursionistico) ma non è un sentiero per tutti. Alcune persone lo definiscono “adatto a tutti” — ma è una semplificazione che può creare problemi.

Il dislivello totale di 800-1.000 m su 13-15 km, la lunghezza di 5-6 ore di cammino, il tratto finale in discesa ripida su gradini di pietra esposti al sole — tutto questo richiede una buona preparazione fisica e, soprattutto, scarpe da trekking con suola rigida e caviglia alta.

Le scalinate di Riomaggiore, di Monesteroli (se si fa la deviazione) e della discesa finale su Portovenere sono i tratti più insidiosi: gradini irregolari, spesso scivolosi con umidità, e completamente privi di protezioni laterali.

Non è adatto ai bambini piccoli — il dislivello e la lunghezza lo rendono impraticabile. Non è adatto in estate nelle ore centrali — il percorso è molto esposto, specialmente nel tratto finale.

Come arrivare: treno è la risposta

Il Sentiero dell’Infinito è un percorso lineare — si parte da Riomaggiore e si arriva a Portovenere, o viceversa. L’auto è inutile: non c’è modo di tornare al punto di partenza senza un secondo mezzo.

La soluzione migliore è il treno.

La linea ferroviaria Genova-La Spezia ferma a Riomaggiore (e alle altre Cinque Terre). Da La Spezia i bus ATC raggiungono Portovenere in circa 20 minuti. Il percorso più logico è: arrivo in treno a Riomaggiore, sentiero a Portovenere, bus da Portovenere a La Spezia, treno da La Spezia verso casa.

In alternativa, da Portovenere partono i traghetti della Navigazione del Golfo verso La Spezia, Lerici e le Cinque Terre — circa 14€ per 35 minuti fino a La Spezia. Il battello è la soluzione più scenografica.

Se si arriva in auto: parcheggio a pagamento Rio Park a Riomaggiore (3,50€/ora, 35€/giorno) o parcheggi gratuiti a Chiavari con treno per Riomaggiore (circa 12€, 1 ora).

Quando andare

La primavera (aprile-giugno) è la stagione ideale — i terrazzamenti fioriscono, la macchia mediterranea è al massimo del profumo, le temperature sono perfette per camminare e la luce del mattino sulle Cinque Terre è di una qualità straordinaria. Evitare i fine settimana di maggio che sono tra i più affollati dell’anno.

L’autunno (settembre-ottobre) è eccellente — vendemmia nei vigneti terrazzati, luce diversa, meno folla rispetto all’estate.

L’estate è percorribile ma impegnativa nelle ore centrali. Partire all’alba — entro le 7:00 — è l’unico modo sensato di fare questo percorso in luglio e agosto.

L’inverno è percorribile nelle giornate di bel tempo. Il sentiero non chiude ma la nebbia e il vento possono essere intensi sul crinale.

Cosa portare

Scarponcini con suola rigida e caviglia alta — non trattabile. Le scalinate di Riomaggiore e la discesa finale su Portovenere con scarpe da ginnastica sono rischiose. Scarponcini non nuovi — le scarpe nuove fanno le vesciche su 13 km di percorso.

Acqua — almeno 1,5 litri. Le fontane sono al Santuario di Montenero, al Colle del Telegrafo e a Campiglia. Porta una borraccia da 1 un litro e mezzo da riempire a ogni fontana.

Pranzo al sacco — il percorso dura 5-6 ore e i punti di ristoro non sempre sono aperti fuori stagione. Portare cibo per una giornata intera.

Bastoncini da trekking — facoltativi in salita, quasi obbligatori nella discesa finale su Portovenere. Riducono significativamente il carico sulle ginocchia.

Cappello e protezione solare — i tratti aperti sul crinale sono esposti. In estate la combinazione di sole e riflessione dal mare può essere intensa.

Per una giornata completa di 5-6 ore, uno zaino da 20–25 litri è la misura giusta — abbastanza per acqua abbondante, pranzo, cambio leggero e giacca impermeabile per il vento in quota.

Cosa vedere a Portovenere

L’arrivo a Portovenere non è la fine — è l’inizio di un’altra visita.

La Chiesa di San Pietro — costruita nel XIII secolo sui resti di un tempio paleocristiano del VI secolo, a strapiombo sul Promontorio delle Bocche. È la chiesa che Montale immortalò nella sua poesia. Dall’esterno, arrampicata sulla roccia nera, ha una forza visiva che pochi edifici religiosi italiani riescono ad eguagliare.

La Grotta di Lord Byron — nella falesia sotto il castello, una cavità naturale dove la leggenda vuole che Byron si rifugiasse a scrivere. Non è visitabile ma è visibile dalla barca.

Il borgo di Portovenere — case torre colorate a strapiombo sull’acqua, caruggi medievali, osterie con il pesto e le acciughe del Golfo. Una delle poche cittadine liguri che ha ancora un’anima fuori stagione.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è segnalato con segnavia SVA (rosso-bianco) nella prima parte e AV5T (598-1) nella seconda. La segnaletica è generalmente buona ma in alcuni punti del tratto Campiglia-Muzzerone è carente — portare la traccia GPS è consigliato.

La traccia completa è disponibile su Wikiloc (cerca “Sentiero dell’Infinito Portovenere Riomaggiore”), su AllTrails e sul sito ufficiale del Parco Nazionale delle Cinque Terre (parconazionale5terre.it), che pubblica anche le condizioni aggiornate dei sentieri.