C’è un cartello all’uscita della galleria di Bonassola — quello che si percorre a piedi o in bicicletta sull’ex binario ferroviario trasformato in ciclopedonale — che indica una deviazione a sinistra. Punta del Carlino: 30 minuti. Quasi tutti lo ignorano e continuano dritto verso la spiaggia. Quelli che si fermano e svoltano a sinistra capiscono subito di aver fatto la scelta giusta.

Il sentiero per Punta del Carlino è breve — 500 metri su gradoni di pietra tra la macchia mediterranea e il mare — ma ha quella qualità rara che certi percorsi costieri liguri sanno avere: la sensazione di essere esattamente nel posto giusto, in bilico tra la roccia e l’acqua, con il promontorio che si avvicina un gradone alla volta e il mare che cambia colore a ogni tornante. In cima c’è la punta — roccia viva sul Golfo di Levanto, con le Cinque Terre visibili all’orizzonte e sotto uno di quei blu che non si trovano facilmente altrove sulla costa ligure.

Ma il sentiero da solo è solo metà della storia. L’altra metà è la ciclopedonale che ci porta fin lì — un’infrastruttura straordinaria costruita sulle gallerie di una ferrovia costruita nel 1874 con piccone e polvere pirica, abbandonata nel 1970 e resuscitata quarant’anni dopo come uno dei percorsi pedonali e ciclabili più belli d’Italia.

Dati rapidi

Dove: Bonassola (SP) — Riviera Ligure di Levante, tra le Cinque Terre e il Tigullio, Liguria

Partenza: uscita galleria ciclopedonale lato Bonassola — oppure direttamente da Bonassola centro (scalinata del Castello)

Arrivo: Punta del Carlino (Punta Levanto) — circa 100 m slm

Segnavia: segnavia 662 del CAI — cartello locale “Punta del Carlino 30 min” all’uscita galleria

Tipo: A/R dal punto di accesso alla ciclopedonale

Lunghezza sentiero: 500 m (solo andata) — 1 km A/R

Lunghezza totale consigliata: 8–12 km combinando ciclopedonale + sentiero (da Levanto o Framura)

Dislivello sentiero: circa 100 m

Tempo sentiero: 20–30 min salita — 15 min discesa

Tempo itinerario completo: 3h–4h (ciclopedonale Levanto–Bonassola–Framura + sentiero Punta del Carlino)

Difficoltà: T (Turistico) — gradoni ben costruiti, staccionata lato mare; un tratto prima della cima dove la vegetazione stringe il sentiero; non adatto a passeggini

Bambini: sì — i gradoni sono comodi e il sentiero piace moltissimo ai bambini

Dog-friendly: sì, al guinzaglio

Parcheggio: parcheggio gratuito a Bonassola (Via Colombo, lungomare) — a Levanto (più ampio, punto di partenza ciclopedonale) — a Framura stazione

In treno: stazioni di Bonassola, Levanto e Framura sulla linea Genova–La Spezia — la soluzione migliore per questo percorso

Punti ristoro: bar, ristoranti e gelaterie a Bonassola — nessuno sul sentiero

Attenzione: il tratto oltre Punta del Carlino verso la ciclopedonale è chiuso per frana — non tentare di proseguire

Periodo migliore: tutto l’anno — primavera per i fiori; estate per il bagno nelle calette; autunno per i colori

Mappa stilizzata del Sentiero per Punta del Carlino

La ferrovia con il sale sui binari

Per capire il sentiero bisogna capire la ciclopedonale che ci porta fin lì — e per capire la ciclopedonale bisogna sapere cosa c’era prima.

La ferrovia costiera tra Genova e La Spezia fu uno dei progetti ingegneristici più ambiziosi dell’Italia post-unitaria. La costa ligure di levante non ha pianura — le montagne scendono direttamente al mare, e tra Sestri Levante e La Spezia il profilo costiero è così frastagliato e verticale da rendere quasi impossibile il tracciato di una linea ferroviaria. Il progetto risaliva al 1860 ma la sua realizzazione si rivelò la più difficile e costosa del periodo.

La soluzione tecnica fu radicale: invece di aggirare i promontori nell’entroterra, le gallerie venivano scavate direttamente attraverso la roccia a ridosso del mare, con il binario che correva a pelo d’acqua tra un tunnel e l’altro. Cinquanta gallerie scavate con polvere pirica e piccone, in alcuni tratti così vicine al mare che nelle giornate di mareggiata le onde spruzzavano il sale direttamente sui binari. Da qui il detto popolare che i ferrovieri di questa linea si tramandarono per decenni: “il sale sul binario”.

La ferrovia aprì nel 1874 e collegò per la prima volta i borghi isolati della costa — Bonassola, Framura, le Cinque Terre — al resto del paese. Per quasi un secolo fu l’unico collegamento con il mondo esterno. Nel 1932 il raddoppio della linea Sestri Levante–La Spezia portò a un nuovo tracciato più interno e moderno. Il vecchio tracciato costiero fu progressivamente abbandonato a partire dagli anni Sessanta, definitivamente dismesso nel 1970.

Per quarant’anni le gallerie restarono vuote, le banchine abbandonate, la vegetazione a riprendere quello che era suo. Poi nel 2010, grazie a un accordo tra i comuni di Levanto e Bonassola e un finanziamento della Regione Liguria, il primo tratto fu trasformato in ciclopedonale. Nel 2011 arrivò l’estensione fino a Framura: 5,5 km di pista pedonale e ciclabile tra nove gallerie illuminate, con le pareti che conservano ancora le stratificazioni di fuliggine delle vecchie locomotive, e le aperture tra un tunnel e l’altro che danno su calette raggiungibili solo da qui.

Il sentiero per Punta del Carlino si stacca da questo percorso all’uscita della galleria principale lato Bonassola. Senza la ciclopedonale non ci sarebbe quasi nessuno a percorrerlo.

Bonassola: il borgo che voleva restare piccolo

Bonassola non vuole essere le Cinque Terre. E non vuole essere Portofino. È un borgo marinaro di 900 abitanti, con una spiaggia di sabbia e ghiaia in una baia raccolta, le case colorate che scendono fino al mare, una piazza con la chiesa e il bar, il porticciolo con le barche dei pescatori. Non ha la fama delle Cinque Terre, non ha i prezzi di Portofino, non ha i selfie stick che popolano i belvedere di Riomaggiore.

Questo è esattamente il suo pregio.

Il nome Bonassola — nelle grafie storiche Bonasola, Bonnasoula, Bonasol — compare nei documenti medievali come dipendenza del vescovado di Luni, e in seguito come possedimento della Repubblica di Genova. La posizione strategica — una baia ben riparata, un fondovalle con acqua dolce, promontori difendibili su entrambi i lati — ne fece un insediamento naturale fin dall’antichità. Il castello che domina il paese dall’alto del promontorio nord risale al XVII secolo e fu costruito dalla Repubblica di Genova come torre di avvistamento: l’equivalente marittimo delle torri saracene dell’alto Tirreno.

La costruzione della ferrovia nel 1874 fu la prima vera connessione di Bonassola con il mondo esterno. Prima di quella data, arrivare a Genova richiedeva ore di mulattiera. La stazione — ancora in funzione sulla linea moderna, a qualche centinaio di metri dal centro — è uno di quei posti che nelle mattine feriali ha ancora quell’atmosfera da vita vera che le stazioni balneari di solito perdono.

Come arrivare e dove parcheggiare

Il sentiero per Punta del Carlino si raggiunge naturalmente come parte di un percorso più ampio sulla ciclopedonale Levanto–Bonassola–Framura. Ci sono tre modi per organizzare la giornata:

Da Levanto: parcheggio a Levanto (ampio, gratuito o a pagamento a seconda della zona), ciclopedonale fino all’uscita galleria di Bonassola, deviazione per Punta del Carlino, rientro a Bonassola, ciclopedonale fino a Framura o ritorno a Levanto. Circa 10–12 km totali con 3h–4h di tempo.

Da Framura: parcheggio gratuito vicino alla stazione di Framura, ciclopedonale verso Bonassola, deviazione per Punta del Carlino, ritorno a Framura. Circa 11 km A/R.

Da Bonassola: parcheggio gratuito in Via Colombo sul lungomare, imbocco della ciclopedonale dall’ingresso lato Bonassola, 500 metri in galleria fino all’uscita, sentiero per Punta del Carlino A/R. Circa 3 km totali, 1h30 con soste.

In treno è la soluzione migliore di tutte — le stazioni di Levanto, Bonassola e Framura sono sulla linea Genova–La Spezia. Si sale a Levanto o a Framura, si percorre la ciclopedonale, si sale a Punta del Carlino, e si scende al treno successivo da Bonassola. Zero problema parcheggio, itinerario lineare.

La ciclopedonale: dal buio delle gallerie al mare

Chi percorre la ciclopedonale per la prima volta rimane colpito dal contrasto che si ripete ogni cinque minuti per 5,5 chilometri: l’oscurità della galleria — fresca, silenziosa, con l’eco dei passi sulla pavimentazione liscia e le pareti che conservano ancora le stratificazioni di fuliggine — e poi la luce accecante del mare che appare all’uscita del tunnel.

Le gallerie sono nove, di lunghezze diverse. La più lunga supera il chilometro — abbastanza da far dubitare, a metà percorso, che ci sia una fine. Le più brevi durano solo qualche decina di secondi. Tutte sono illuminate, tutte sono percorribili senza torcia, tutte sono divise in due corsie: una pedonale e una ciclabile. Il pavimento è asfaltato e in piano — i bambini in bici non trovano difficoltà, i passeggini passano quasi ovunque.

Tra una galleria e l’altra si aprono i tratti all’aperto — le terrazze naturali sul mare dove il vecchio binario correva a ridosso della scogliera. Sono questi i tratti che si ricordano: il contrasto tra il buio appena lasciato e il blu che appare improvvisamente, le calette in basso raggiungibili con una breve discesa, il suono delle onde sulla roccia.

Una di queste aperture — quella all’uscita della galleria lato Bonassola, con il cartello che indica Punta del Carlino — è il punto di partenza del sentiero.

Il sentiero passo per passo

L’imbocco e i primi gradoni

Dal cartello si lascia la ciclopedonale e si imbocca il sentiero a sinistra. I primi metri sono su gradoni di pietra ben costruiti — larghi, comodi, con la staccionata di legno sul lato del mare che divide il sentiero dal vuoto della scogliera. La macchia mediterranea chiude sul lato opposto: lentisco, cisto, pino marittimo, rosmarino selvatico. Il profumo è quello della Liguria di levante, intenso e resinoso.

Il sentiero sale con dolcezza — non è una salita impegnativa, è una progressione lenta verso l’alto che permette di camminare e guardare contemporaneamente. E guardare qui significa guardare il mare: a ogni gradone la prospettiva cambia, il golfo si allarga, i colori dell’acqua si moltiplicano.

Il tratto a ridosso della scogliera

A metà percorso la staccionata di legno si interrompe — in un punto danneggiato da un incendio di qualche anno fa che non è stato ancora ripristinato — e il sentiero corre per qualche decina di metri senza protezione sul lato mare. Non è esposto nel senso alpinistico, ma richiede attenzione: la scogliera è alta e la vegetazione non offre protezione. Con i bambini si tiene per mano.

Poi la staccionata riprende e il sentiero stringe tra la macchia, con i rami bassi dei pini che a volte richiedono di chinarsi. Non è un passaggio tecnico — è il modo in cui la macchia ligure si comporta quando il sentiero non è stato potato di recente.

Punta del Carlino

Il sentiero finisce sulla punta — una piattaforma di roccia calcarea a picco sul mare, con il Golfo di Levanto che si apre verso nord e il promontorio di Punta Mesco verso sud-ovest. Nelle giornate limpide si vedono le Cinque Terre: prima Monterosso, poi via via le altre, disposte lungo la costa come perle su uno spago.

L’acqua sotto la punta è di quel tipo che si trova solo in certi angoli del Tirreno: trasparente fino a diversi metri di profondità, con il fondo di roccia calcarea bianca che riflette la luce in modi che dipingono l’acqua di sfumature che vanno dal verde smeraldo al blu cobalto a seconda dell’ora e della copertura nuvolosa.

È un posto dove ci si siede e si sta. Non c’è altro da fare — e non c’è bisogno di altro.

Il ritorno e il divieto di proseguire

Il sentiero oltre Punta del Carlino era un tempo collegato alla ciclopedonale tramite una stradina, permettendo di fare un piccolo anello. Quel collegamento è oggi chiuso — una frana ha reso il tratto impraticabile in sicurezza, e i cartelli di divieto sono chiari. Si torna indietro per gli stessi gradoni.

Le calette della ciclopedonale: dove fare il bagno

Il sentiero per Punta del Carlino è breve, e il programma della giornata può tranquillamente includere una sosta mare. Le calette raggiungibili dalla ciclopedonale sono alcune delle più belle e meno affollate della costa tra Levanto e Framura.

La Spiaggia della Francesca — raggiungibile con una breve discesa dall’interno della ciclopedonale — è una caletta di sassi con acqua trasparente, quasi sempre meno affollata della spiaggia di Bonassola. Non ha servizi ma ha quella qualità dell’acqua che il fondale calcareo garantisce.

La Spiaggia dei Marmi — così chiamata per i lastroni di roccia chiara che scendono direttamente in mare — è raggiungibile da un’altra apertura della ciclopedonale. Richiede di scendere qualche gradino ma offre in cambio una delle soste più belle dell’intero percorso.

Entrambe le spiagge sono libere e gratuite.

Vista su Bonassola
Nicola Goller – Wikimedia Commons

Quando andare

Primavera (marzo–maggio) è il momento migliore. La macchia sul sentiero è in piena fioritura — cisto bianco e rosa, ginestra gialla, erica — e i profumi sono quelli che la Liguria sa dare in questa stagione. La ciclopedonale non è ancora affollata, le calette sono quasi deserte, la luce del mattino sul golfo è quella delle fotografie migliori.

Estate (giugno–agosto) è la stagione più frequentata. La ciclopedonale nei fine settimana di agosto è piena — chi vuole evitare la folla parte la mattina presto o nel tardo pomeriggio. Il sentiero per Punta del Carlino è più affollato ma rimane godibile. Il mare è caldo e le calette sono perfette per il bagno.

Autunno (settembre–ottobre) è ottima stagione. Il mare è ancora caldo, i colori della macchia cambiano, la ciclopedonale torna a una frequentazione umana. Le calette sono quasi deserte nei giorni feriali.

Inverno (novembre–marzo) è percorribile tutto l’anno. La ciclopedonale nelle gallerie è sempre fresca — quasi fredda in inverno — ma il contrasto con il mare illuminato all’uscita dei tunnel è ancora più netto. Le giornate di tramontana e sole sono quelle con la visibilità migliore sulle Cinque Terre da Punta del Carlino.

Flora e fauna

La macchia del sentiero per Punta del Carlino è tipicamente mediterranea — le stesse specie che si trovano su tutto il litorale di levante, ma in una concentrazione e in un contesto che le rende più evidenti.

Le specie dominanti sul sentiero:

  • Lentisco (Pistacia lentiscus) — sempreverde, con i frutti rossastri in autunno che diventano neri a maturazione
  • Cisto (Cistus spp.) — con le grandi fioriture bianche e rosa tra marzo e maggio
  • Rosmarino (Salvia rosmarinus) — sulle rocce più esposte, con il profumo che il vento porta fino alla ciclopedonale
  • Pino marittimo (Pinus pinaster) — i tronchi contorti dal vento che emergono dalla macchia sui tratti più soleggiati
  • Corbezzolo (Arbutus unedo) — con la curiosa contemporaneità di fiori bianchi e frutti rossi in autunno
  • Fillirea (Phillyrea latifolia) — arbusto sempreverde della macchia ligure, meno noto ma molto presente

In mare, dalle rocce di Punta del Carlino, si possono osservare nei periodi giusti saraghi e orate che nuotano nelle acque trasparenti del fondale calcareo. Sulla ciclopedonale, tra una galleria e l’altra, è facile incontrare il falco pellegrino — che nidifica sulle pareti rocciose di questi promontori — e vari gabbiani reali che planano sulle correnti ascensionali costiere.

Cosa portare

Il sentiero per Punta del Carlino è breve e non tecnico — 500 metri su gradoni nel bosco. Ma il percorso completo sulla ciclopedonale richiede qualche attenzione in più.

Scarpe chiuse con suola antiscivolo sono la scelta corretta per il sentiero — i gradoni di pietra bagnata dalla rugiada mattutina o dalla pioggia sono scivolosi. Le scarpe da ginnastica chiuse con suola in gomma scolpita funzionano bene in condizioni asciutte. Per la ciclopedonale in piano vanno bene scarpe comode qualsiasi.

Una borraccia da mezzo litro almeno — non ci sono fontane sul sentiero né sulla ciclopedonale fino a Bonassola. Nella calura estiva portare più acqua se si prevede una sosta lunga alle calette. Costume e asciugamano in estate sono quasi obbligatori — perdere l’occasione delle calette della ciclopedonale sarebbe un peccato. Un marsupio o una piccola borsa è sufficiente per il sentiero; chi porta la bici sulla ciclopedonale usa la borsa da manubrio o le borse posteriori. Uno strato impermeabile leggero in primavera e autunno — i temporali sul Golfo di Levante arrivano velocemente.

Le varianti: verso Monterosso e verso Framura

Bonassola–Monterosso via Punta Mesco: il grande percorso della giornata per chi ha gambe e voglia di Cinque Terre senza pagare il biglietto del parco. Dal sentiero per Punta del Carlino si risale verso Bonassola, si sale verso Montaretto e il Salto della Lepre, poi si raggiunge Punta Mesco (317 m) con il panorama su tutte le Cinque Terre, e si scende a Monterosso — la prima delle Cinque Terre da ovest. Circa 11 km con 530 m di dislivello, 4h30 di cammino. Il ritorno a Bonassola è in treno. Non è un percorso per chi non ha esperienza escursionistica o non è in forma.

Ciclopedonale verso Framura: chi non vuole salire in collina può completare la ciclopedonale fino a Framura — altri 3 km dopo Bonassola, attraverso le gallerie più silenziose e meno frequentate, fino al porticciolo di Framura che è forse la cosa più bella dell’intero percorso: un approdo minuscolo incastonato tra due scogli, con pochi metri di banchina e un bar che serve il pesce del giorno.

Cosa vedere nei dintorni

Levanto è la città che funge da porta settentrionale alle Cinque Terre — elegante, con un lungomare alberato, un centro storico medievale e una spiaggia sabbiosa più grande di tutte quelle delle Cinque Terre messe insieme. Vale una passeggiata prima o dopo il percorso.

Framura è l’opposto di Levanto — cinque frazioni sparse tra il mare e la collina, senza un centro vero, con il porticciolo come fulcro della vita sociale. È il posto dove i milanesi che conoscono la Liguria vera arrivano quando vogliono stare fuori dalla folla.

Cinque Terre — da Bonassola le Cinque Terre sono a 20 minuti di treno. Monterosso è la più accessibile e la meno frecuentata rispetto a Riomaggiore e Manarola. Chi vuole il parco può comprarsi il biglietto a Monterosso; chi vuole solo guardare il panorama ha già fatto la cosa giusta salendo a Punta del Carlino.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è segnalato con il numero 662 del CAI e cartelli locali dall’uscita galleria di Bonassola. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Punta del Carlino Bonassola” o “sentiero 662 Bonassola”. La traccia dell’itinerario completo Levanto–Bonassola–Framura con deviazione Punta del Carlino è disponibile su Wikiloc cercando “ciclopedonale Levanto Framura Punta del Carlino”. Il punto di stacco dal sentiero — uscita galleria lato Bonassola della Ciclopedonale Maremonti — è individuabile su Google Maps cercando “Punta del Carlino Bonassola sentiero”.