“Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi…”

Alessandro Manzoni scrisse questa frase nel 1827. Non stava descrivendo un lago immaginario — stava descrivendo quello che vedi dal Sentiero del Viandante. Quel “ramo” è il ramo lecchese del lago, quello che il sentiero percorre per quaranta chilometri da Abbadia Lariana a Colico. Manzoni lo conosceva perché ci era cresciuto — la sua villa di Brusuglio era a pochi chilometri, e queste sponde le aveva percorse centinaia di volte. Quando scrisse l’apertura dei Promessi Sposi, stava scrivendo di un posto reale, visto con i propri occhi, memorizzato nella propria memoria.

Camminare sul Sentiero del Viandante significa camminare dentro l’incipit del romanzo più letto della letteratura italiana. Non è una metafora.

Dati rapidi

Dove: Sponda orientale Lago di Como — Province di Lecco e Sondrio

Segnavia: Placche arancioni + Le Vie del Viandante

Partenza: Abbadia Lariana (202 m) o Lecco (tappa 0)

Arrivo: Piantedo/Colico (214 m) o Morbegno (versione estesa)

Lunghezza totale: circa 45-50 km (4-5 tappe ufficiali)

Dislivello cumulato: circa 2.800 m (intero percorso)

Quota massima: circa 1.000 m (Ortanella, variante alta tappa 2)

Tempo totale: 4-5 giorni (percorso completo)

Difficoltà: E (Escursionistico) — medio

Tappe singole: Sì — ogni tappa è percorribile in giornata

Treno: Sì — linea Lecco-Colico-Sondrio serve tutte le tappe

Passaporto: Sì — timbri lungo il percorso, ritiro all’IAT di Lecco

Periodo migliore: Primavera e autunno

Una strada vecchia di duemila anni

Il Sentiero del Viandante non è stato inventato dagli escursionisti moderni. È stata ritrovata.

Le mulattiere che oggi percorri erano già vie di comunicazione in epoca romana — probabilmente già prima. Erano la strada alternativa al lago per chi si spostava da Milano verso i passi alpini: il Maloja, lo Spluga, il Settimo. I mercanti che portavano merci dalla Valtellina a Milano, i pellegrini diretti ai santuari alpini, i soldati in marcia verso il confine con l’Impero — tutti passavano di qui, sui sentieri a mezzacosta che evitavano le acque agitate del lago e le strade di fondovalle sempre più costose.

Nel Medioevo la rete fu ampliata e organizzata — divenne la Via Ducale o Via Regia, ufficialmente riconosciuta come arteria commerciale del Ducato di Milano. Lungo il percorso sorsero chiese e piccoli ospizi per l’accoglienza dei viandanti — alcuni esistono ancora, ridotti a cappelle votive o a ruderi.

Nel 1832 fu inaugurata la strada carrozzabile a lago — la statale che ancora oggi corre tra il pelo dell’acqua e la montagna. Dall’anno successivo i muli cedettero il passo alle diligenze, e le antiche mulattiere vennero progressivamente abbandonate. Restarono lì, invase dal bosco e dalla memoria.

Il recupero iniziò negli anni Ottanta del Novecento grazie al lavoro del CAI di Lecco. Oggi il Sentiero del Viandante è certificato dal Touring Club Italiano — primo cammino in Lombardia a ricevere questa certificazione — ed è parte della rete delle Vie del Viandante, un sistema di percorsi che collega Milano alle Alpi svizzere lungo l’Adda e il Lario.

Il Fiumelatte e Leonardo

Tra Varenna e Fiumelatte — nella seconda tappa del percorso — il sentiero passa accanto alla sorgente del fiume più corto d’Italia.

Il Fiumelatte misura 250 metri dalla sorgente alla foce nel lago. Non è un ruscello stagionale come ce ne sono tanti — è un fenomeno carsico preciso e documentato che si ripete ogni anno con una puntualità quasi meccanica: la sorgente si apre intorno al 25 marzo (la data tradizionale dell’Annunciazione) e si chiude intorno al 7 ottobre (la Festa della Madonna del Rosario). Nei mesi invernali il letto è completamente asciutto.

Il nome viene dall’acqua bianca e spumosa che sgorga dalla roccia con una portata e una velocità che non hanno equivalenti nei fiumi italiani — sembra latte, dissero i primi che la videro. Sgorga da una grotta carsica la cui origine non è stata ancora completamente spiegata.

Leonardo da Vinci era affascinato da questo fenomeno. Lo studiò nel corso dei suoi soggiorni a Milano tra il 1482 e il 1499, dedicandogli diverse pagine nel Codice Atlantico con disegni e ipotesi sulla sua origine. Scrisse che la sorgente doveva comunicare con un lago sotterraneo di grandi dimensioni — un’ipotesi che i geologi moderni considerano plausibile ma non ancora verificata.

Il Fiumelatte è visibile dal sentiero e raggiungibile con una breve deviazione nella variante bassa della seconda tappa.

Il Castello di Vezio e il fantasma di Teodolinda

Sulla seconda tappa, sopra Varenna, si trova il Castello di Vezio — una torre medievale in posizione dominante sul lago che è uno dei punti panoramici più fotografati di tutto il Lario.

La storia ufficiale del castello inizia nell’XI secolo. Ma la leggenda va molto più indietro.

Si racconta che Teodolinda, regina dei Longobardi nel VI-VII secolo, avesse una villa di caccia sulla collina di Vezio — un posto remoto e sicuro, lontano dalla corte di Monza, dove rifugiarsi nei momenti di pericolo. Teodolinda fu una delle figure più importanti dell’alto Medioevo italiano — sposò due re longobardi, convertì il popolo al cattolicesimo romano, trattò direttamente con papa Gregorio Magno. La sua storia è documentata dalle fonti storiche.

Il fantasma no. Quello appartiene alla leggenda: si dice che l’anima di Teodolinda vaghi ancora intorno al castello di Vezio, visibile nelle notti di luna piena come una figura bianca che si muove tra le torri. I gestori del castello, oggi trasformato in un museo con falconeria, non smentiscono la leggenda.

Il Passaporto del Viandante

Il Sentiero del Viandante ha il suo sistema di timbri — una delle cose meno conosciute del percorso e una delle più coinvolgenti.

Il Passaporto del Viandante si ritira all’IAT di Lecco (o in alcuni B&B certificati lungo il percorso) prima di partire. È un libretto in cui si raccolgono i timbri dei punti di interesse lungo tutto il tracciato — chiese, rifugi, punti informativi, esercizi commerciali aderenti. Chi raccoglie tutti i timbri ha la documentazione completa del cammino.

Non è una trovata turistica — è il sistema che trasforma il Sentiero del Viandante da escursione a cammino nel senso pieno del termine, con la stessa logica della credenziale del Cammino di Santiago. Ogni tappa diventa una tappa documentata, ogni luogo visitato lascia una traccia fisica nel libretto.

Il Passaporto fa parte del progetto europeo Interreg “Le Vie del Viandante” — il programma di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Svizzera che ha finanziato il recupero e la segnalazione del percorso. Il cammino non finisce a Colico: chi vuole può continuare attraverso la Valchiavenna e la Val Maloja fino in Svizzera.

Le quattro tappe del percorso

Il Sentiero del Viandante si suddivide ufficialmente in quattro tappe più una “tappa zero” da Lecco ad Abbadia Lariana. Ogni tappa è percorribile in giornata grazie alla presenza della ferrovia Lecco-Colico che serve quasi tutte le stazioni di arrivo.

Tappa 0 — Lecco → Abbadia Lariana (~7 km, ~1,5 ore) La tappa aggiuntiva per chi vuole partire dalla città. Da Lecco si segue la sponda del lago passando per il lungolago fino ad Abbadia Lariana. Tratti parzialmente asfaltati, dislivello minimo. Non imprescindibile ma completa il percorso.

Tappa 1 — Abbadia Lariana → Lierna (~10 km, ~3,5 ore) La tappa inaugurale — quella consigliata per chi vuole fare solo un assaggio del sentiero. Parte dalla Chiesa di San Martino ad Abbadia Lariana e sale attraverso boschi di olivi e castagneti verso Mandello del Lario, dove si trova la Torre del Barbarossa (in realtà Torre di Maggiana — il nome evoca Barbarossa ma la struttura è più antica). Panorami sul lago aperti, fondo prevalentemente su mulattiera. Attenzione: un tratto costeggia la statale — breve ma sgradevole. È il prezzo da pagare per attraversare alcuni centri abitati.

Tappa 2 — Lierna → Varenna (~15 km, ~5 ore) La tappa più impegnativa e più spettacolare. Ha due varianti: la Variante Bassa passa per Fiumelatte e il brevissimo fiume citato da Leonardo; la Variante Alta sale fino a Ortanella (952 m) e all’Alpe di Mezzedo con un panorama sul centro lago che molti considerano il più bello di tutto il percorso. Le due varianti si ricongiungono al Castello di Vezio, sopra Varenna. Chi ha il fiato è consigliato sulla variante alta.

Tappa 3 — Varenna → Dervio (~10 km, ~3 ore) La tappa del centro lago — quella che i locali considerano la più bella per l’equilibrio tra panorama e fatica. Dal Castello di Vezio si scende a Varenna, si attraversa il borgo medievale con i suoi vicoli sul lago, si sale verso il Bosco delle Streghe — una pineta con quel nome che non lascia molte alternative di interpretazione — e si scende verso il Santuario di Lezzeno e poi a Dervio. L’Orrido di Bellano è una deviazione consigliata: un canyon naturale con passerelle sospese sul fiume Pioverna, uno dei luoghi più insoliti del Lario.

Tappa 4 — Dervio → Colico/Piantedo (~12 km, ~4 ore) L’ultima tappa attraversa i borghi medievali di Corenno Plinio — considerato uno dei borghi più belli del lago, con il castello e le tombe degli Andreani ancora in piedi — e Dorio, con la chiesa di San Giorgio e i suoi affreschi quattrocenteschi. Si attraversa il confine tra le province di Lecco e Sondrio e si arriva a Piantedo e al Santuario della Madonna di Valpozzo — il punto di arrivo tradizionale del cammino. Da Colico il treno riporta a Lecco.

Corenno Plinio, Sentiero del Viandante
M. Casanova – Wikimedia Commons

Come fare il sentiero: giornate singole o cammino completo

Il vantaggio logistico principale del Sentiero del Viandante è la ferrovia Lecco-Colico-Sondrio che corre parallela al percorso, con stazioni in quasi tutti i paesi attraversati. Questo permette due approcci completamente diversi.

Giornate singole: il modo più flessibile. Si prende il treno fino alla stazione della tappa che si vuole percorrere, si cammina fino alla tappa successiva, si riprende il treno per tornare. Si può fare il sentiero in più weekend separati, in stagioni diverse, senza mai portare il zaino da trekking completo. È l’approccio più comune tra i lombardi.

Cammino completo (4-5 giorni): per chi vuole l’esperienza del cammino nel senso pieno — pernottamenti nelle strutture lungo il percorso, Passaporto con i timbri, arrivo finale a Colico o Piantedo. Richiede prenotazione anticipata dei pernottamenti, soprattutto in primavera e autunno. Le strutture ricettive certificate lungo il percorso sono elencate sul sito ufficiale leviedelviandante.it.

Il problema della superstrada

Quasi tutti i competitor citano “brevi tratti su asfalto” senza specificare cosa significa nella pratica.

In alcuni punti — specialmente nella prima tappa tra Abbadia Lariana e Mandello del Lario, e in alcuni tratti intorno a Bellano — il sentiero corre letteralmente a bordo della SS36 del Lago di Como e dello Spluga, una strada provinciale trafficata e priva di marciapiede in certi punti. Non sono tratti lunghi, ma sono sgradevoli e richiedono attenzione, specialmente con bambini.

Questo non è un difetto del sentiero — è la realtà di un percorso che attraversa centri abitati su una sponda con poco spazio tra il lago e la montagna. Vale la pena saperlo prima di partire.

Difficoltà

Il Sentiero del Viandante è classificato E (Escursionistico) — accessibile a escursionisti con una buona preparazione fisica di base, senza tecnica alpinistica richiesta.

Le difficoltà variano considerevolmente tra le tappe. La prima è quasi una passeggiata; la seconda nella variante alta è un’escursione impegnativa con quasi 800 m di dislivello. Il fondo alterna mulattiere acciottolate in ottimo stato, sentieri nel bosco, sterrato e asfalto.

Non è percorribile con i passeggini — lo confermano tutte le recensioni. I bambini che camminano possono fare le tappe più facili (1 e 3) senza problemi; le altre richiedono una buona resistenza.

Quando andare

Primavera (aprile-giugno) — la stagione migliore. Gli uliveti e i vigneti fioriscono, il lago ha i colori più vividi, le temperature sono ideali. Il Fiumelatte è in piena portata tra marzo e ottobre.

Autunno (settembre-novembre) — la seconda stagione ideale. I castagni e i boschi decidui si tingono di arancione e rosso, la luce è di qualità straordinaria, la folla si riduce rispetto all’estate.

Estate (luglio-agosto) — percorribile ma caldo, specialmente nei tratti esposti al sole. Partire presto la mattina è fondamentale. Il lago è bellissimo ma il sentiero è affollato.

Inverno — percorribile nelle giornate di bel tempo grazie alle quote basse. Il Fiumelatte è asciutto (si chiude a ottobre), ma il sentiero offre panorami invernali sul lago che d’estate non esistono.

Cosa portare per il percorso completo

Zaino da 35–40 litri — per il cammino completo con pernottamenti. Abbastanza capiente per cambio di abbigliamento, sacco a pelo leggero se necessario, kit di pronto soccorso e abbigliamento a strati.

Scarponcini da trekking — le mulattiere acciottolate bagnate e i tratti di sentiero irregolare rendono le scarpe da ginnastica accettabili ma gli scarponcini nettamente migliori. Per le tappe singole le scarpe da ginnastica robuste sono sufficienti.

Bastoncini da trekking — utili nella variante alta della seconda tappa e nella discesa dalla tappa 3. Riducono il carico sulle ginocchia sui tratti più lunghi.

Borraccia — fontane abbondanti lungo tutto il percorso, specialmente nei centri abitati. Una borraccia da 750 ml è sufficiente tra un paese e l’altro.

Abbigliamento impermeabile — il clima del lago può cambiare rapidamente. Una giacca impermeabile leggera nello zaino è indispensabile in primavera e autunno.

Per le tappe singole uno zaino da 20–25 litri con acqua e pranzo al sacco è più che sufficiente.

Come arrivare

In treno da Milano: Trenord linea S8 o Regionale fino a Lecco (45 minuti). Da Lecco, linea Lecco-Colico per le stazioni di Abbadia Lariana, Mandello del Lario, Lierna, Varenna, Bellano, Dervio, Colico.

In auto: autostrada A36 direzione Lecco, poi SS36 del Lago di Como. Parcheggi a pagamento ad Abbadia Lariana e Lecco. Consiglio: lasciare l’auto a Lecco o Abbadia Lariana e usare il treno per i rientri — evita il problema di dover recuperare l’auto al punto di partenza.

Cosa vedere lungo il percorso

Varenna — il borgo medievale più bello della sponda lecchese, con i giardini di Villa Monastero e Villa Cipressi direttamente sull’acqua. Il traghetto per Bellagio e Menaggio parte da qui.

Orrido di Bellano — il canyon naturale sul fiume Pioverna con le passerelle sospese. Ingresso a pagamento, vale assolutamente la deviazione dalla terza tappa.

Corenno Plinio — il borgo medievale della quarta tappa, con il castello degli Andreani e le tre tombe gotiche in facciata — rare in Lombardia.

Castello di Vezio — sopra Varenna, con il panorama sul centro lago. Aperto da marzo a ottobre.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è segnalato con placche arancioni lungo tutto il percorso — la segnaletica è ottima e rende difficile perdersi. Le tracce GPS di ogni tappa sono disponibili sul sito ufficiale leviedelviandante.it in formato GPX scaricabile. Su Komoot (cerca “Sentiero del Viandante”) e su AllTrails sono disponibili le tracce caricate dagli utenti con recensioni aggiornate sullo stato del percorso.