Nel 1974, Casimiro Ferrari e i Ragni di Lecco salirono il Cerro Torre in Patagonia — uno degli obiettivi alpinistici più ambiti e più discussi del Novecento. Erano operai, tornitori, meccanici di una città industriale del lago. Si allenavano su queste pareti. Quelle guglie e quei torrioni che vedi dalla terrazza del Rifugio Rosalba — la Cresta Segantini, la Torre Cecilia, il Torrione Ratti, le Fermate — erano la loro palestra quotidiana. La Grignetta ha formato più alpinisti di fama internazionale per metro quadro di roccia di qualsiasi altra montagna italiana.

Il Sentiero delle Foppe ci porta fin sotto quella palestra. Non è un sentiero per alpinisti — è classificato E (Escursionistico), e la maggior parte di chi lo percorre non ha mai toccato una parete con le mani. Ma la destinazione — il Rifugio Rosalba a 1.730 m, con le guglie della Grignetta tutt’intorno e il Lago di Como sotto — è la stessa dei Ragni. Solo il percorso è diverso.

Il dibattito sulla difficoltà: facciamo chiarezza

Prima di tutto questo, perché è la cosa più utile.

Nei commenti alle guide online del Sentiero delle Foppe si trova uno dei dibattiti più accesi dell’escursionismo lombardo. Da una parte chi lo definisce “facile, adatto anche ai bambini”. Dall’altra chi scrive: “ci sono catene, gradini in ferro, bisogna usare le mani — NON è un sentiero facile, non illudete i principianti”.

Entrambi hanno ragione — dipende da cosa si intende per “facile”.

La prima metà del percorso, nel bosco di faggi fino al bivio con il Sentiero dei Morti, è effettivamente tranquilla. Pendenze moderate, fondo ben tenuto, nessuna difficoltà tecnica.

La seconda metà è diversa. La pendenza aumenta decisamente, ci sono punti rocciosi in cui è necessario aiutarsi con le mani, due tratti attrezzati con catene e staffe metalliche, e un ultimo tratto su pietraia esposta al sole senza ombra. Non è una via ferrata — non è EE — ma non è nemmeno una passeggiata. Richiede scarponcini con buona suola, attenzione a dove si mettono i piedi e una base di allenamento che non sia zero.

La definizione più onesta: E medio, con tratti tecnici che sorprendono chi arriva impreparato. Non portare i bambini piccoli nella seconda metà se non sono abituati alla montagna. Non portare le scarpe da ginnastica lisce.

Dati rapidi

Dove: Grignetta/Grigna Meridionale, Piani Resinelli — Lecco, Lombardia

Segnavia: n. 9 (Sentiero delle Foppe)

Partenza: Via delle Foppe, Piani Resinelli (1.175 m)

Arrivo: Rifugio Rosalba (1.730 m)

Tipo: A/R o anello parziale con Sentiero dei Morti

Lunghezza: circa 4 km (solo andata) — circa 8 km (A/R)

Dislivello: circa 550 m

Tempo: 2 – 2,5 ore (salita) — 1,5 – 2 ore (discesa)

Difficoltà: E medio — tratti con catene e uso delle mani

Tratti attrezzati: 2 (catene + staffe metalliche)

Bambini: Prima metà sì — seconda metà dai 10 anni con esperienza

Parcheggio: Piazzale Daniele Chiappa (ampio, gratuito) o Via delle Foppe (limitato)

Rifugio: Rifugio Rosalba — aperto da marzo a novembre

Periodo: Tutto l’anno — ramponcini in inverno

Mappa stilizzata del Sentiero delle Foppe

I Ragni di Lecco e la Grignetta

La storia dei Ragni inizia negli anni Quaranta del Novecento — un gruppo di giovani operai e artigiani lecchesi che si ritrovavano nei fine settimana ai Piani Resinelli per arrampicare sulle guglie calcaree della Grignetta. Non avevano i mezzi per andare sulle Alpi — ma avevano queste pareti, a un’ora da Lecco in corriera.

Su quelle pareti impararono tutto. La tecnica dell’arrampicata libera, la gestione della corda, la lettura delle fessure e degli appigli. Poi cominciarono ad uscire — Dolomiti, Alpi, poi il mondo. Riccardo Cassin aprì la via sulla parete nord dell’Eiger nel 1938. Walter Bonatti — il più grande alpinista italiano del Novecento — si formò sulle guglie della Grignetta prima di andare al K2 e al Pilastro del Frêney. Casimiro Ferrari organizzò la spedizione al Cerro Torre nel 1974.

Il Rifugio Rosalba, che raggiungi con il Sentiero delle Foppe, è il punto di partenza di quasi tutte le vie di arrampicata sulla Grignetta. Dalla sua terrazza, la mattina presto, si vedono già i cordate che salgono verso i torrioni. Stai mangiando i tuoi canederli in un posto che ha visto partire alcune delle imprese alpinistiche più importanti della storia italiana.

Il mare di nuvole dal Rifugio Rosalba

C’è un fenomeno atmosferico che i frequentatori del Rifugio Rosalba conoscono bene e che chi non l’ha mai visto fatica a immaginare: il mare di nuvole.

In certi giorni — tipicamente in autunno e in inverno, nelle ore dell’alba e del tramonto — succede qualcosa di fisicamente preciso. L’aria si raffredda di notte, diventa più densa e pesante, scende lungo i pendii e si accumula in fondovalle. Il risultato è che in quota c’è cielo sereno e sole, mentre il Lago di Como e la pianura sottostante sono ricoperti da uno strato di nuvole basse. Guardando giù dal Rifugio Rosalba si vede il Lario scomparso sotto una coperta bianca che si estende fino all’orizzonte.

È il fenomeno dell’inversione termica — e ha la conseguenza paradossale che in certi momenti fa più freddo in basso che in quota. Chi è al rifugio con il sole, chi è a Lecco è nella nebbia.

La stagione giusta per vederlo è l’autunno — settembre e ottobre — quando le notti iniziano a raffreddarsi ma le giornate sono ancora soleggiate. Chi sale di mattina presto e trova le nuvole sotto è quello che ha capito come funziona la montagna.

Come trovare il sentiero: il problema del parcheggio

Il Sentiero delle Foppe inizia in Via delle Foppe, nella parte bassa dei Piani Resinelli — nel territorio di Mandello del Lario, non di Ballabio. È un dettaglio che crea confusione, perché i Piani Resinelli sono spesso associati a Ballabio e il parcheggio principale — il Piazzale Daniele Chiappa — è in territorio di Ballabio.

Opzione 1 — Piazzale Daniele Chiappa (Ballabio) Il parcheggio principale, ampio e gratuito. Da qui si cammina circa 20 minuti sull’asfalto fino all’imbocco del Sentiero delle Foppe in Via delle Foppe. È la soluzione più sicura per trovare posto, soprattutto nei fine settimana.

Opzione 2 — Via delle Foppe (Mandello del Lario) Si prosegue in auto oltre il Piazzale Chiappa per altri 2 km fino all’imbocco del sentiero. Qui lo spazio è limitato — qualche posto lungo la via, ma la carreggiata è stretta e la zona è soggetta a controlli. Arrivare la mattina presto per trovare posto. Non parcheggiare in modo da ostacolare il transito.

Opzione 3 — Ex Rifugio Alippi Parcheggio alternativo nei pressi dell’ex rifugio Alippi, sempre nella zona bassa dei Resinelli. Verificare le condizioni attuali prima di partire.

Il forno dei Piani: prima di iniziare la salita, quasi tutti i frequentatori abituali fanno tappa al Forno dei Piani Resinelli — la panetteria/bar vicino al piazzale principale. Una brioche o una focaccia con il formaggio sono il carburante più apprezzato prima della dura salita. È un dettaglio piccolo ma unanimemente citato da chi conosce il posto.

Il percorso passo per passo

Via delle Foppe → Bosco di faggi (30 minuti)

Dall’imbocco del sentiero in Via delle Foppe si segue il segnavia n. 9 su una larga strada sterrata pianeggiante. La pendenza è minima, il bosco è di faggi — uno dei più belli della Brianza lecchese, che in autunno si tinge di tutti i toni del giallo e dell’arancione. È la parte del percorso che inganna: così tranquilla, così piacevole, che alcuni si dimenticano di quello che viene dopo.

Dopo circa 20-25 minuti si incontra un bivio importante: a destra stacca il Sentiero dei Morti (EE), a sinistra continua il Sentiero delle Foppe. Proseguire sempre dritto sul n. 9.

La Val S’Cepina: il canalone

Poco dopo il bivio il sentiero attraversa la Val S’Cepina — un canalone detritico che scende dalla montagna. Qui il fondo cambia: non più bosco morbido ma roccia e detriti. È il punto in cui si capisce che la seconda metà del percorso è diversa dalla prima.

Primo tratto attrezzato (30 minuti dalla partenza)

Poco dopo il canalone si trova il primo tratto attrezzato — una catena fissa su un salto di roccia che richiede di tenersi mentre si sale. Non è difficile tecnicamente, ma è il segnale che la montagna sta cambiando carattere. Da qui la pendenza aumenta e non tornerà moderata fino al rifugio.

Secondo tratto attrezzato (1 ora dalla partenza)

Il secondo tratto attrezzato è composto da staffe metalliche e una corda fissa che aiutano a superare un breve salto di roccia. Anche qui niente di impossibile, ma è il momento in cui chi non è sicuro sulle gambe comincia a sentire la differenza.

La pietraia esposta al sole

Superato il secondo tratto attrezzato il sentiero esce dal bosco. Tutto cambia: non c’è più ombra, il sole batte direttamente sulla pietraia, le guglie della Grignetta sono finalmente davanti in tutta la loro imponenza. È la parte più faticosa per il caldo in estate — e la più spettacolare per il paesaggio. Si sale in zigzag su sentieri stretti con qualche tratto scivoloso.

Il bivio con il Sentiero 12 e il Torrione Ratti

Si incontra il bivio con il Sentiero 12 che sale da Mandello del Lario, poi si passa accanto alla deviazione per il Torrione Ratti — una delle guglie classiche della Grignetta. Da qui è visibile anche il punto in cui il Sentiero dei Morti si ricollega alle Foppe — chi ha fatto la variante più impegnativa arriva da destra.

Il Rifugio Rosalba (1.730 m)

L’arrivo è riconoscibile da lontano per il colore rosa della struttura — un colore insolito per un rifugio alpino che diventa il punto di riferimento visivo dell’ultimo tratto. L’ampio pianoro panoramico davanti al rifugio è la ricompensa: le guglie della Grignetta tutt’intorno, il Lago di Como sotto, e nelle giornate limpide le Alpi fino al Monte Rosa.

La cucina del Rifugio Rosalba è uno degli aspetti più citati nelle recensioni — polenta con formaggi e carni brasate, spezzatini, crostate fatte in casa. Il pranzo sulla terrazza con la vista che spazia sul Lario è una delle esperienze gastronomiche più particolari della Lombardia. Il rifugio ha anche posti letto — circa 45 — per chi vuole pernottare e salire la mattina presto verso la vetta.

Dal Rifugio Rosalba alla Grignetta: per chi vuole di più

Dal Rifugio Rosalba si può proseguire verso la vetta della Grignetta (2.177 m) con il Sentiero Attrezzato Cecilia — il percorso che taglia la Cresta Segantini in circa 1,5 ore. È un sentiero EEA (Escursionisti Esperti con Attrezzatura), con tratti esposti e passaggi che richiedono il kit da ferrata. Riservato a chi ha esperienza specifica.

Per chi non ha attrezzatura da ferrata ma vuole un obiettivo aggiuntivo, la Punta Cermenati (2.074 m) è raggiungibile dal rifugio per sentiero non attrezzato in circa 45 minuti — meno esposta della Cecilia, con un panorama che abbraccia tutto il Triangolo Lariano.

Kaitu – Wikimedia Commons

Il ritorno: le opzioni

A/R per le Foppe Il ritorno più semplice e più logico — stesso sentiero in senso inverso. La discesa dal secondo tratto attrezzato richiede attenzione con il terreno scivoloso; i bastoncini da trekking aiutano significativamente.

Anello parziale con il Sentiero dei Morti Dal Rifugio si scende brevemente per le Foppe fino a vedere il bivio del Sentiero dei Morti che scende sulla sinistra. Questo sentiero è classificato EE — più ripido, con un tratto esposto in traverso. Si ricollega alle Foppe poco sopra il primo tratto attrezzato. Adatto solo a chi ha esperienza e buoni scarponcini. Aggiunge circa 30-40 minuti al percorso di discesa.

Come arrivare ai Piani Resinelli

In auto da Lecco: da Lecco si segue la SS36 verso nord fino a Ballabio, poi si sale ai Piani Resinelli seguendo la SP61 con i suoi numerosi tornanti asfaltati. Circa 20-25 minuti da Lecco.

In auto da Milano: autostrada A36 (Pedemontana) o SS36 direzione Lecco, poi come sopra. Circa 1 ora da Milano.

In auto da Como: SS340 lungo il ramo lecchese del lago fino a Lecco, poi SS36 verso Ballabio. Circa 40 minuti.

In autobus: da Lecco esistono corse verso i Piani Resinelli — verificare gli orari aggiornati su trenord.it e sul sito di Linee Lecco. In estate e nei fine settimana di punta ci sono corse specifiche per escursionisti.

Quando andare

Autunno (settembre-ottobre) — la stagione migliore in assoluto. I faggi del bosco nella prima metà si tingono di giallo e arancione, la luce del pomeriggio sulle guglie è spettacolare, le probabilità di vedere il mare di nuvole sotto sono alte. La temperatura in quota è fresca — ideale per la salita faticosa della seconda metà. Ottobre è il mese più consigliato dai frequentatori abituali.

Primavera (aprile-giugno) — ottima alternativa. Il bosco di faggi in primavera ha un verde intenso e luminoso che d’estate si scurisce. La neve residua può essere presente nella seconda metà in aprile — verificare le condizioni prima di partire.

Estate (luglio-agosto) — il tratto finale esposto al sole diventa molto caldo. Partire all’alba o alle prime luci per completare la salita prima delle 11:00. I fine settimana di agosto sono i più affollati dell’anno — il rifugio può avere coda per il pranzo.

Inverno — percorribile con i ramponcini che diventano indispensabili sui tratti rocciosi gelati. Il paesaggio invernale con la neve è straordinario. Verifica le condizioni del sentiero prima di partire — in caso di ghiaccio sul secondo tratto — il percorso diventa pericoloso senza attrezzatura adeguata.

Cosa portare

Scarponcini da trekking con suola rigida — non trattabile. I due tratti attrezzati con catene, la pietraia esposta e il fondo della Val S’Cepina rendono le scarpe da ginnastica inadatte. Gli scarponcini con caviglia alta proteggono anche dalle distorsioni sui tratti irregolari.

Bastoncini da trekking — molto utili nella discesa, specialmente sul primo tratto attrezzato e sulla pietraia. Riducono il carico sulle ginocchia nelle 2 ore di discesa.

Acqua — almeno una borraccia da 1,5 litri. L’unico punto di rifornimento è il Rifugio Rosalba in cima. Il tratto esposto al sole nella seconda metà può essere molto caldo in estate — portare abbastanza acqua per tutta la salita. Una borraccia da riempire al rifugio per la discesa.

Abbigliamento a strati — a 1.730 m la temperatura cambia rapidamente con le nuvole. La giacca impermeabile leggera nello zaino è indispensabile, specialmente in autunno quando i temporali pomeridiani sono frequenti.

Ramponcini — in inverno e in primavera quando il ghiaccio è presente sui tratti attrezzati.

Per un percorso di 4-5 ore A/R uno zaino da 20–25 litri è la misura giusta — acqua abbondante, pranzo al sacco (o soldi per mangiare al rifugio), cambio leggero, giacca impermeabile e kit di emergenza.

Cosa vedere nei dintorni

Piani Resinelli — l’altopiano da cui parte il sentiero ha una storia propria — fu una delle prime destinazioni turistiche montane della Brianza lecchese, con le prime strutture ricettive risalenti ai primi del ‘900. Il Rifugio Brioschi sulla Grigna Settentrionale è raggiungibile dall’altra parte dell’altopiano.

Mandello del Lario — a valle, il paese famoso per la produzione della Moto Guzzi. Il Museo Moto Guzzi — con le motociclette storiche dell’azienda fondata nel 1921 — è aperto al pubblico in certi periodi. Vale la deviazione per gli appassionati.

Abbadia Lariana — il paese lacustre sotto i Resinelli, raggiungibile in auto in 10 minuti. Dall’altopiano si vede chiaramente il lago sottostante durante la salita.

Sentiero del Viandante — il cammino sul versante lecchese del Lago di Como di cui abbiamo scritto la guida completa su trekking24.it passa non lontano da Mandello del Lario. I due percorsi si abbinano bene in un weekend.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è ben segnalato con il segnavia n. 9 lungo tutto il percorso. La traccia GPS è disponibile su Komoot (cerca “Sentiero delle Foppe Rifugio Rosalba”), su AllTrails e su ferrate365.it che pubblica una descrizione tecnica aggiornata con note sui tratti attrezzati. La Carta Kompass n. 105 (Lecco e Valle Brembana) copre l’intero percorso in formato cartaceo.