All’inizio del bosco c’è una pergamena di legno con una scritta.

“Non puoi vivere una favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco.”

È lì dall’inizio del sentiero — la prima scultura che si incontra, la dichiarazione d’intenti di tutto quello che viene dopo. Non è una scritta ironica, non è marketing turistico. È un invito vero, scritto da qualcuno che ha trascorso anni a intagliare legno di castagno nel bosco sopra Cerro di Caldana con una motosega, creando creature che emergono dai tronchi come se fossero sempre state lì.

Il Sentiero delle Sculture del Parco Campo dei Fiori, nella provincia di Varese, è il bosco che risponde a quella pergamena. Entrarci è effettivamente come entrare in una favola — non la favola patinata dei parchi a tema, ma qualcosa di più scomodo e più bello, il tipo di favola dove non sai cosa troverai.

Dati rapidi

Dove: Cerro di Caldana, Coquio Trevisago (VA) — Parco Regionale Campo dei Fiori, Lombardia

Segnavia: n. 17 del Parco Campo dei Fiori

Partenza: Centro di Cerro di Caldana, via Castaneto

Tipo: A/R o anello con Caldana

Lunghezza: circa 2,6 km (A/R fino all’ultima scultura) — circa 5 km (anello con Caldana)

Dislivello: circa 110 m

Tempo: 1 ora (A/R) — 2 ore (anello)

Difficoltà: T (Turistico) — adatto a tutti

Bambini: Sì — uno dei sentieri più amati dalle famiglie del Varesotto

Passeggini: Parzialmente — sterrato ma non sempre uniforme

Parcheggio: In centro a Cerro di Caldana vicino alla chiesa — o a Caldana (più ampio)

Punti ristoro: Nessuno lungo il sentiero — bar a Cerro e Caldana

Tutto l’anno: Sì — autunno per i colori del bosco di castagni

Mappa stilizzata del Sentiero delle Sculture

Sergio Terni: l’artigiano del bosco

Il nome dell’artista che ha creato le sculture del sentiero non è famoso fuori dalla provincia di Varese. Le abili mani di Sergio Terni hanno creato una serie di sculture ricavate dal legno di castagno — serpentelli, scoiattoli, volti scolpiti nei tronchi, il guardiano dei boschi, grandi ragni, elfi, streghe, gnomi.

Terni non è uno scultore accademico — è un artigiano che lavora con la motosega direttamente nel bosco, come Marco Martalar con il Drago di Vaia in Trentino o come Giuseppe Palamini con le tavole dei proverbi in Brianza. La sua tecnica è quella della scultura su motosega — una tradizione artigianale che in Germania e Austria ha prodotto le sculture che popolano i mercatini natalizi, ma che applicata a soggetti narrativi complessi diventa qualcosa di completamente diverso.

Le sculture di Terni non sono decori — sono personaggi con storie. Ognuno ha un nome, una funzione nel racconto del bosco, un legame con le leggende locali. Il Guardiano, la Strega, lo Scoiattolo, il Ragno, il Folletto con la Lanterna, la Vipera tra le pietre, l’Elfo del Fungo — ogni figura è un nodo di una narrazione che si svolge lungo tutto il sentiero.

Nel settembre 2020 è stata inaugurata una nuova scultura dedicata a San Bernardo e il Ciapin — San Bernardo di Chiaravalle e il Ciapin dul Scèr. Il Ciapin, ovvero il diavolo, è sempre stato legato alla cultura popolare di Cerro di Caldana. Terni continua ad aggiungere opere.

La Dea Berta e i Celti del Varesotto

Il sentiero non è solo un percorso artistico — è anche un percorso nella storia pre-cristiana.

Un’antica leggenda celtica narra la storia di una magica figura femminile chiamata Berta, protettrice della vegetazione. Da quel giorno, riconoscente alla Dea, controlla che nel Bosco non entrino più cacciatori e, se dovesse accadere, li blocca paralizzandoli al loro arrivo rimandandoli subito indietro.

I Colli Varesini — il sistema di colline e monti tra il Lago Maggiore, il Lago di Como e la pianura lombarda — erano territorio celtico prima della conquista romana. I Galli Insubri si insediarono qui nel IV secolo a.C. e la loro cultura sopravvisse per secoli, lasciando tracce nei nomi dei luoghi, nelle credenze popolari, nei rituali stagionali che il Cristianesimo medievale assorbì.

La Dea Berta è una di queste sopravvivenze — una figura della mitologia celtica galloitalica, dea della natura e della vegetazione, che nel folklore varesino si è trasformata nella protettrice del bosco contro i cacciatori. Non è un personaggio inventato per il sentiero — è una divinità preromana che abita questo bosco da duemila anni. Terni le ha dato una forma in legno di castagno.

Il bosco di castagni: l’economia storica del Varesotto

Prima che le sculture esistessero, questo bosco aveva già la sua economia.

Come i castagneti dei Maronari del Monte Venda — di cui abbiamo scritto nella guida al Sentiero del Monte Venda su trekking24.it — il bosco di castagni di Cerro di Caldana era gestito collettivamente dalle famiglie del paese per la produzione di castagne. Il legno di castagno che Terni usa per le sue sculture è lo stesso dei boschi che hanno nutrito queste comunità per secoli — duro, resistente all’umidità, durevole nel tempo.

Il bosco che ospita le sculture è un castagneto da frutto in parte abbandonato — gli alberi sono cresciuti in modo più libero rispetto ai castagneti curati, con tronchi più torti e più espressivi. È esattamente questo tipo di legno — quello dei rami contorti, dei nodi, delle biforcazioni inaspettate — che Terni cerca quando vuole intagliare. La natura del legno determina la forma della scultura: vede la figura nel legno prima di cominciare a tagliare.

Il percorso passo per passo

Il parcheggio: meglio Caldana o Cerro?

Si può parcheggiare in due posti. Il centro di Cerro di Caldana — la frazione alta — ha alcuni posti vicino alla chiesa, ma sono limitati. Il paese di Caldana — più in basso — ha un parcheggio più ampio. Se si parte da Caldana e si fa l’anello, si sale a Cerro, si fa il sentiero delle sculture A/R o si continua fino all’ultima scultura e si torna giù per il sentiero che scende a Caldana. È la soluzione logistica più comoda per chi vuole evitare il problema del parcheggio.

Cerro di Caldana → Inizio del bosco (5 minuti)

Da Cerro si imbocca Via Castaneto — una stradina che sale brevemente verso il bosco. Dopo circa 100 metri si incontrano le indicazioni per il sentiero n.17. Superato il selciato delimitato da grosse piode si arriva al bivio per il bosco.

Il bivio senza cartelli: la svolta critica

La prima opera che si incontra è piccolina e un po’ nascosta, una maschera intagliata in quello che rimane di un grosso albero. In questo punto bisogna prendere il sentiero alla destra — è l’unico punto in cui non ci sono cartelli.

È la svolta più importante del percorso. Chi non sa di questo bivio e prosegue dritto si ritrova fuori dal sentiero delle sculture. Guarda la maschera intagliata nel tronco, poi svolta a destra.

La pergamena e il bosco incantato

Presa la svolta giusta, si entra nel bosco con la pergamena di benvenuto: “Non puoi vivere una favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco.” Da qui il sentiero è sterrato, largo, con dislivello moderato. Le sculture cominciano ad apparire — alcune visibili dal sentiero, altre nascoste tra le radici o appolliate sui rami, da cercare.

L’ordine in cui si incontrano le principali sculture:

La Pergamena — la prima, quella con la scritta d’ingresso. Di legno, con l’iscrizione incisa.

Il Guardiano — la prima figura umanoide. Un volto intagliato in un tronco secolare, con gli occhi che sembrano seguire chi passa.

Lo Scoiattolo — uno dei più realistici, aggrappato a un ramo, con la coda che scende verso il basso.

La Strega — figura femminile con cappello a punta, leggermente nascosta nella vegetazione. È il personaggio che più spaventa i bambini piccoli — e che più li affascina.

Il Grande Ragno — la scultura più grande del sentiero, con le zampe che si estendono tra due alberi. Un giorno, mentre costruiva la sua ragnatela, rimase bloccato tra i fili e, non riuscendo più a districarsi, non potè unirsi al corteo della Dea Berta. Il ragno iniziò a chiedere aiuto e arrivò in suo soccorso il folletto con la lanterna appesa al bastone.

Il Folletto con la Lanterna — il personaggio più fotografato del sentiero. Un folletto di dimensioni quasi umane con in mano una lanterna, in posizione che suggerisce movimento.

La Vipera tra le pietre — quasi invisibile a chi non la cerca. Si insinua tra i sassi del sentiero, con il corpo intagliato nel legno, la testa che emerge dall’erba.

La Dea Berta — la figura più imponente del bosco. Una donna con i capelli sciolti e le braccia aperte, circondata dalla vegetazione come se ne facesse parte.

L’Elfo del Fungo — l’ultima scultura del percorso ufficiale. Un elfo seduto su un fungo gigante, con l’espressione soddisfatta di chi ha trovato il suo posto nel bosco.

Dal bivio dopo l’ultima scultura: tre opzioni

Dall’ultima scultura si può scegliere se tornare indietro, girare a destra e compiere un percorso ad anello che porta a Caldana e poi di nuovo a Cerro, molto bello, oppure proseguire verso il Forte di Orino se il tempo lo permette, che è la variante più impegnativa, solo per chi è abituato a fare trekking e con abbigliamento adatto.

Il Forte di Orino: dalla favola alla storia

A pochi km dall’ultima scultura, raggiungibile proseguendo sul segnavia 17, si trova il Forte di Orino — una fortezza asburgica costruita nel XIX secolo sul crinale dei Colli Varesini.

Il contrasto con il bosco delle fate è uno dei più netti che si possano trovare in un percorso escursionistico lombardo — si esce dal mondo delle sculture di legno e delle leggende celtiche e si arriva davanti a una struttura militare in pietra, con feritoie, gallerie e panorama sulla pianura padana verso Milano. La fortezza fu costruita dagli Austriaci quando il Lombardo-Veneto era ancora parte dell’Impero — uno dei punti del sistema difensivo che guardava verso il Piemonte sabaudo.

Il Forte di Orino è visitabile con visite guidate organizzate dalla Pro Loco locale — verificare le date sul sito del Parco Campo dei Fiori. La deviazione al forte aggiunge circa 2 ore al percorso — richiede buona preparazione fisica e scarponcini.

Parco Campo dei Fiori
Pampuco – Wikimedia Commons

Quando andare

Autunno (ottobre-novembre) — la stagione migliore. Il bosco di castagni si tinge di giallo e arancione, le castagne cadono sul sentiero, le sculture di legno scuro emergono con più forza dalla vegetazione senza foglie. È la stagione preferita da chi conosce davvero questo posto.

Primavera (aprile-maggio) — il bosco si risveglia, le fioriture primaverili accompagnano il percorso, il verde tenero dei castagni nelle prime settimane è di una qualità che d’estate si perde.

Estate (giugno-agosto) — il bosco è fitto e ombreggiato, fresco anche nelle giornate calde. Le sculture si nascondono meglio tra la vegetazione fitta — più difficili da trovare, più soddisfacenti quando si individuano. Il sentiero è frequentato nei fine settimana.

Inverno — percorribile nelle giornate senza neve o ghiaccio. Il bosco spoglio rivela le sculture in modo insolito — più visibili, più isolate, con un’atmosfera diversa dall’estate.

Come arrivare e dove parcheggiare

In auto da Varese: SP1 direzione Coquio Trevisago, poi indicazioni per Cerro di Caldana o Caldana. Circa 15-20 minuti da Varese.

In auto da Milano: A8 direzione Varese, uscita Varese, poi SP1 verso Coquio Trevisago. Circa 50 minuti da Milano.

In auto da Gallarate/Busto Arsizio: SS33 direzione Varese, poi SP1 verso Coquio Trevisago.

Parcheggio: vicino alla chiesa di Cerro di Caldana (limitato) oppure a Caldana — il paese più in basso, con parcheggio più ampio. Da Caldana si può anche iniziare il percorso ad anello salendo a Cerro prima di entrare nel bosco.

Cosa portare

Per un percorso di 2-5 km quasi pianeggiante nel bosco lo zaino è leggero.

Scarpe chiuse con buona suola — il fondo sterrato con radici affioranti e il tratto dove si deve prendere la svolta a destra senza cartelli richiedono scarpe chiuse. Le scarpe da ginnastica chiuse sono sufficienti in condizioni asciutte. In autunno con le foglie bagnate le suole antiscivolo sono consigliate.

Acqua — una borraccia da 500 ml è sufficiente. Non ci sono fontane lungo il sentiero.

Abbigliamento a strati — il bosco è sempre qualche grado più fresco della pianura. Una felpa leggera nello zaino.

Sacchetto per le castagne — in autunno. È il dettaglio che rende la passeggiata completa.

Un marsupio è più che sufficiente per il percorso breve. Per l’estensione al Forte di Orino uno zaino da 15–20 litri con acqua abbondante e cambio.

Cosa vedere nei dintorni

Parco Regionale Campo dei Fiori — il sentiero delle sculture è solo uno dei percorsi del parco. Il Campo dei Fiori (1226 m) — la cima principale del parco con il complesso astronomico e l’osservatorio — è raggiungibile con altri sentieri dal medesimo parco. La vista dalla cima abbraccia le Alpi, il Lago Maggiore, il Lago di Como e in condizioni eccezionali la pianura fino a Milano.

Lago di Varese — a pochi km, con il suo isolotto con il villaggio palafitticolo UNESCO. Il Museo Civico Preistorico di Varese racconta la storia di questo insediamento neolitico.

Varese — la città con i suoi giardini Estensi, Villa Panza e la Sacra Monte — uno dei Sacri Monti UNESCO del Piemonte e della Lombardia.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è segnalato con il n.17 del Parco Campo dei Fiori. Attenzione al bivio senza cartelli dopo la prima maschera intagliata — prendere a destra. La traccia GPS è disponibile su AllTrails (cerca “Sentiero delle Sculture Cerro di Caldana”), su Komoot e su Wikiloc. Il sito del Parco Campo dei Fiori (parcocampodeifiori.it) pubblica la mappa ufficiale dei sentieri.