Sei milioni di metri cubi d’acqua si riversarono nella Val di Scalve in pochi minuti, travolsero i paesi di Bueggio e Azzone, scesero verso Dezzo, raggiunsero Darfo Boario Terme e Angolo Terme, e infine si gettarono nel Lago d’Iseo. Dal momento del cedimento all’arrivo nel lago erano passati 45 minuti. Lungo quella strada — 35 chilometri di distruzione — morirono circa 400 persone.
I ruderi di quella diga sono ancora lì, a 1.534 metri di quota sopra Vilminore di Scalve. Non sono stati rimossi. Non sono stati nascosti. Sono rimasti esattamente dove il crollo li ha lasciati — due tronconi di muratura con le arcate che si stagliano contro il cielo della Val di Scalve come un monumento involontario, il più onesto che si potesse costruire a quella tragedia.
Il sentiero che sale da Pianezza attraverso il bosco, lungo la condotta forzata e poi sul camminamento aereo a strapiombo sulla valle, è uno dei percorsi più carichi di significato delle Orobie Bergamasche. Non per la difficoltà — è un sentiero escursionistico adatto a tutti. Ma perché arrivare lassù e stare davanti a quei ruderi cambia qualcosa nel modo in cui si guarda il paesaggio, e forse anche nel modo in cui si pensa alla responsabilità.
Dati rapidi
Dove: Vilminore di Scalve (BG) — Val di Scalve, Orobie Bergamasche, Lombardia
Partenza principale: Pianezza, frazione di Vilminore di Scalve (1.267 m)
Partenza alternativa: Bueggio, frazione di Vilminore di Scalve (1.052 m) — sentiero CAI 410
Arrivo: Ruderi della Diga del Gleno (1.534 m)
Segnavia: CAI 411 (da Pianezza) — CAI 410 (da Bueggio)
Tipo: A/R — oppure anello con discesa dal versante opposto
Lunghezza:
- Pianezza → Diga A/R: 5 km, ~279 m dislivello, 2h30 totali
- Bueggio → Diga A/R: 8 km, ~500 m dislivello, 3h30 totali
- Anello Pianezza → Diga → Nona → Vilminore: circa 10 km, 4h
Difficoltà: E (Escursionistica) — adatto a tutti; sentiero ben segnato; alcune brevi sezioni aeree sul camminamento nella roccia
Bambini: sì — una delle escursioni più frequentate dalle famiglie bergamasche
Dog-friendly: sì, al guinzaglio
Parcheggio: parcheggio gratuito a Vilminore centro — parcheggio a pagamento da aprile a ottobre (Gratta & Sosta, prime 2h30 gratuite con disco orario)
Navetta: da Piazza Papa Giovanni XXIII di Vilminore a Pianezza (maggio–settembre) — 3€ A, 4€ A/R — partenza ogni ora circa
Punti ristoro: bar a Vilminore e Pianezza — bar ai ruderi della diga (attivo in stagione)
Illuminazione notturna: in alcune date estive la diga viene illuminata — verificare il calendario su valdiscalve.it
Mostra permanente: Spazio Espositivo Gleno, Piazza Giustizia 1, Vilminore di Scalve (aperto dal 2018)
Periodo migliore: giugno–ottobre — evitare i periodi di neve o ghiaccio

La storia del disastro dimenticato
La diga del Gleno non crollò per un’alluvione eccezionale, non per un terremoto, non per una forza maggiore che nessuno avrebbe potuto prevedere. Crollò perché fu costruita male — e chi la costruì lo sapeva.
Il progetto originale, redatto dall’ingegner Santangelo nel 1907, prevedeva una diga a gravità — il tipo più semplice e più sicuro, una massa di calcestruzzo abbastanza pesante da resistere alla spinta dell’acqua con il suo stesso peso. Una diga a gravità è monolitica: o regge tutta, o cede tutta. Non ci sono punti deboli strutturali.
Durante la costruzione — iniziata nel 1916 e completata nel 1923 — il progetto fu modificato. L’ingegner Mombelli, subentrando alla direzione lavori, decise di trasformare la diga a gravità in una diga ad archi multipli sovrapposti a una base a gravità: un sistema ibrido più economico, che richiedeva meno calcestruzzo ma era ingegneristicamente più complesso. Sarebbe stata la prima diga al mondo a combinare le due tipologie costruttive — un vanto tecnico che avrebbe dovuto dimostrare l’eccellenza dell’ingegneria italiana dell’epoca.
Ma il problema non era il progetto modificato. Era il materiale. In certi tratti, invece del cemento Portland, fu usata calce idraulica — un legante molto più debole, inadeguato per le sollecitazioni strutturali di una diga. E in altri tratti le fondamenta degli archi poggiavano sulla roccia in modo insufficiente.
La diga fu inaugurata nel 1923. Quasi subito cominciò a mostrare problemi — perdite d’acqua, cedimenti minori, preoccupazioni degli operatori. Nessuno fermò i lavori di riempimento del bacino. Il 1° dicembre 1923, alle 7:15, uno degli archi cedette. Poi un altro. Poi la diga non esisteva più.
Mombelli fuggì all’estero e non fu mai processato. Alcuni dirigenti della società elettrica furono condannati a pene minori, poi amnistiati. Nessuno scontò una pena significativa per la morte di 400 persone.
Questa storia merita di essere saputa prima di salire il sentiero.
La diga che doveva essere un gioiello di ingegneria
C’è un’ironia nel progetto del Gleno che è importante capire. Non era una diga costruita con superficialità o ignoranza tecnica — era, nelle intenzioni, una diga d’avanguardia.
Il sistema misto gravità-archi multipli che Mombelli progettò era effettivamente innovativo. Le dighe ad archi multipli erano una tecnologia all’avanguardia all’inizio del XX secolo — erano più leggere delle dighe a gravità, richiedevano meno calcestruzzo, sfruttavano meglio le proprietà strutturali della pietra calcarea su cui poggiavano. Qualcuna, progettata e costruita bene, funzionava perfettamente.
Il problema era che la combinazione di un sistema innovativo con materiali inadeguati e fondamenta insufficienti produceva un oggetto che sembrava una diga ma non lo era. La facciata era quella di un’opera d’ingegneria moderna — sei milioni di metri cubi di invaso, la capacità di alimentare impianti idroelettrici per tutta la Val Camonica, un record mondiale nella tipologia costruttiva. La sostanza era una struttura che non avrebbe retto.
I ruderi che si vedono oggi — i due tronconi di muratura con le arcate semicircolari che si stagliano contro il cielo — sono esattamente quelli della parte centrale della diga che cedette per prima. Il tratto di destra (guardando verso il lago) è rimasto in piedi: è ancora lì, perfettamente integro, a dimostrazione che quella parte era stata costruita meglio. Il tratto di sinistra è invece quasi completamente crollato a valle.
La differenza tra la parte crollata e quella rimasta è visibile ancora oggi, a più di cento anni dal disastro. È la differenza tra la morte e la sopravvivenza, scritta nel calcestruzzo.
Come arrivare e dove parcheggiare
Vilminore di Scalve si raggiunge da Bergamo percorrendo la SS671 verso Clusone e poi la SP294 per la Val di Scalve — circa 60 km, un’ora di macchina. Da Brescia si arriva attraverso Pisogne e la Val Camonica.
Il parcheggio è il nodo critico di questa escursione, specialmente nei fine settimane estivi. Dal 1° aprile al 31 ottobre il parcheggio a Vilminore è a pagamento — le prime due ore e mezza sono gratuite con disco orario, poi si paga con il sistema Gratta & Sosta acquistabile nelle attività commerciali o tramite app EasyPark.
La strada per Pianezza è chiusa al traffico privato da maggio a fine settembre — e nei fine settimana di luglio e agosto è quasi impossibile trovare posto anche a Vilminore. La soluzione è semplice: arrivare presto (entro le 8) o usare la navetta comunale che parte da Piazza Papa Giovanni XXIII di Vilminore ogni ora circa, raggiunge Pianezza in 10 minuti e costa 3€ per la sola andata, 4€ A/R.
Chi parte da Bueggio (sentiero 410) trova parcheggio più facilmente — il tratto è meno frequentato e i posti auto sono generalmente disponibili.
Il percorso passo per passo
Sentiero 411 da Pianezza: il percorso principale
Da Pianezza (1.267 m) si imbocca il sentiero CAI 411 dalla piazza della chiesa, vicino alla fontana. Il primo tratto attraversa prati e costeggia alcune baite — un ingresso nel bosco che in primavera è ricco di fiori e in autunno profuma di funghi e foglie umide.
Dopo le baite si prende la stradina sulla destra, semi pianeggiante, fino a una deviazione con i cartelli per la diga. Si svolta a sinistra e il sentiero diventa più impegnativo: la salita è ripida, con tornanti stretti nel bosco, lungo i tubi della condotta forzata che alimentava l’impianto idroelettrico. La condotta è ancora al suo posto — cilindri di ferro che salgono nel bosco paralleli al sentiero, ossidati ma integri, memoria di un sistema industriale che nel 1923 era all’avanguardia.
Si raggiunge la località Pagarulì (1.507 m) — riconoscibile per una costruzione in cemento che ospitava la stazione di partenza della condotta. Da qui il sentiero cambia completamente carattere: diventa quasi pianeggiante, il bosco si apre, e si imbocca il camminamento aereo — un tratto spettacolare scavato nella roccia a strapiombo sulla valle, con la Val di Scalve che si apre sotto e la Presolana che chiude l’orizzonte sud.
Non è un tratto esposto nel senso alpinistico — c’è una parete rocciosa sul lato interno — ma il vuoto sul lato esterno è reale e chi soffre di vertigini lo sentirà. In compenso, è il tratto fotograficamente più bello del percorso: la roccia grigia, il bosco sotto, le cime delle Orobie sullo sfondo.
Dopo circa 20 minuti dal camminamento si raggiungono i ruderi della diga.
Sentiero 410 da Bueggio: il versante opposto
Il sentiero 410 parte da Bueggio (1.052 m) — la variante più lunga e meno frequentata, con maggiore dislivello ma con elementi aggiuntivi che il 411 non ha.
Il primo elemento sono le Marmitte dei Giganti — cavità rocciose tondeggianti scavate dall’azione erosiva dell’acqua e dei ghiacciai nel letto del torrente Povo, nei pressi del Ponte del Gleno. Le marmitte sono pozzanghere enormi nella roccia, alcune profonde diversi metri, con i bordi levigati da millenni di acqua in rotazione. La tradizione popolare le chiamava così perché pensava fossero usate dai giganti per cucinare — il folklore ha le sue ragioni geologiche.
Più su, a metà percorso, c’è un osservatorio faunistico — un capanno in legno da cui osservare in silenzio i movimenti della fauna del versante. E lungo tutto il percorso si incontrano i depositi di Verrucano Lombardo — una formazione geologica di conglomerati e arenarie rossastre dell’era permiana, circa 260 milioni di anni fa, che affiora in modo evidente sulle pareti del sentiero.
La convergenza con il sentiero da Pianezza avviene pochi minuti prima della diga.
I ruderi e il laghetto
I ruderi della diga del Gleno sono esattamente come ce li si immagina — e al tempo stesso completamente diversi. Le fotografie non preparano alla scala reale: le arcate di muratura sono alte diversi metri, la muratura è spessa, la struttura è imponente nonostante il crollo. Non sembra qualcosa che possa essere crollato — eppure è crollato, e i pannelli esplicativi mostrano le fotografie di prima e di dopo, e la differenza è quella tra un’opera d’ingegneria e una rovina.
Dietro i ruderi c’è il laghetto — quello che rimane del bacino originale, alimentato ancora dal torrente Gleno e dalle sorgenti del versante. In estate l’acqua è verde-azzurra, la superficie riflette le cime circostanti, le mandrie di mucche scendono a bere dai pascoli alti. È un luogo di pace totale — il che è esattamente quello che rende difficile stare lì e pensare a cosa sia successo il 1° dicembre 1923.
Sul bordo del laghetto c’è un cippo commemorativo con i nomi delle vittime. E c’è un bar — attivo in stagione — dove ci si siede a guardare l’acqua e si pensa.
Quando andare
Giugno è il mese migliore per la vegetazione — i prati attorno al laghetto sono in piena fioritura, le cime attorno hanno ancora qualche chiazza di neve, e il bosco nella salita è nel verde più brillante. Il sentiero non è ancora affollato come in luglio e agosto.
Luglio e agosto sono i mesi più frequentati — la navetta lavora a pieno regime, il bar ai ruderi è aperto, i parcheggi sono pieni entro le 9 del weekend. Chi vuole solitudine sceglie le mattine feriali o parte all’alba. La stagione estiva porta anche le serate di illuminazione notturna della diga — un’esperienza che vale la verifica del calendario su valdiscalve.it.
Settembre e ottobre sono la seconda stagione migliore. Il bosco si tinge di giallo e arancione, i funghi si raccolgono ai bordi del sentiero, l’aria è fresca e il laghetto ha un colore più cupo rispetto all’estate. Le mucche sono ancora agli alpeggi fino a metà ottobre.
Inverno: sconsigliato per il ghiaccio sui tratti più ripidi. Il sentiero non è tenuto in inverno e la neve può renderlo insidioso. La diga in inverno, con il ghiaccio e la neve, ha un aspetto ancora più severo — ma la sicurezza viene prima.
Flora e fauna
Il bosco della Val di Scalve che si attraversa nella salita è dominato da abeti rossi e larici nella fascia alta, con carpini, frassini e betulle nei tratti più bassi. Il sottobosco è ricco di mirtilli, lamponi selvatici e, in autunno, di funghi — porcini e finferli soprattutto nei tratti di bosco misto a quota media.
Nei prati attorno al laghetto crescono genziane, arnica e ranuncoli alpini in estate. Sulle rocce del camminamento si trovano semprevivo e sassifraga.
Per la fauna: i camosci frequentano i pendii rocciosi sopra il laghetto — si vedono spesso nelle ore mattutine sulle creste. Le marmotte abitano i prati d’alta quota vicino al lago — i loro fischi d’allarme accompagnano l’arrivo nella conca. Le mandrie di vacche che scendono al laghetto in estate sono una presenza fissa nei mesi di luglio e agosto.
Lungo il sentiero 410 da Bueggio, l’osservatorio faunistico è il punto dove fermarsi in silenzio e aspettare — caprioli, volpi, raramente un cervo nelle ore crepuscolari.

Cosa portare
Il sentiero per la Diga del Gleno è un’escursione di media difficoltà — non tecnica, ma con salite ripide nel tratto della condotta e un tratto aereo che richiede un passo sicuro.
Scarpe da trekking con suola antiscivolo sono consigliate — il fondo del sentiero nel bosco è irregolare, con radici affioranti e roccia esposta, e il camminamento aereo richiede una suola che morda sulla pietra. I bastoncini da trekking sono utili per la salita ripida lungo la condotta e per la discesa in anello verso Nona o Vilminore.
Uno zaino da 20 litri per acqua, pranzo al sacco (o budget per il bar ai ruderi), un layer impermeabile per i temporali pomeridiani estivi, e crema solare per il tratto aperto del camminamento. Almeno 1 litro d’acqua a persona — c’è una fontana a Pianezza ma non sul sentiero.
Lo Spazio Espositivo Gleno: prima o dopo il sentiero
Prima di salire al sentiero — o meglio ancora dopo, quando si torna a Vilminore — vale la visita allo Spazio Espositivo Gleno in Piazza Giustizia 1. Aperto dal 2018, raccoglie documenti, fotografie, filmati e testimonianze che raccontano la diga prima del crollo, il crollo stesso, e gli anni successivi.
C’è la fotografia della diga integra, presa pochi mesi prima del cedimento — e vederla dopo aver visto i ruderi è un’esperienza che non si dimentica. C’è la mappa dei paesi travolti dall’ondata. Ci sono le testimonianze dei sopravvissuti. C’è la storia delle responsabilità — chi costruì, chi sapeva, chi fuggì, chi fu condannato e chi no.
La visita dura circa 30-45 minuti. Non è un modo allegro di iniziare o finire una giornata in montagna. Ma è un modo onesto.
Cosa vedere nei dintorni
La Presolana — la montagna che domina il panorama dalla diga con i suoi 2.521 metri — è la “regina delle Orobie Bergamasche”. Si raggiunge con sentieri da Colere e Castione della Presolana. La funivia da Bratto sale direttamente a Malga Nona, da dove si apre uno dei panorami più ampi delle Alpi Orobie.
Val Camonica e i petroglifi UNESCO — a poche decine di chilometri dalla Val di Scalve, la Valle Camonica ospita la più grande concentrazione di incisioni rupestri preistoriche d’Europa — oltre 140.000 figure datate tra il X millennio a.C. e l’era medievale, iscritte nel Patrimonio UNESCO dal 1979. Il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Capo di Ponte è il sito principale.
Lago d’Iseo — il lago dove si riversò l’acqua del Gleno nel 1923. A 45 minuti di macchina da Vilminore, è uno dei laghi meno turistici e più belli della Lombardia. Monte Isola — l’isola lacustre più grande d’Europa — è raggiungibile in traghetto da Sulzano o Marone.
Mappa e traccia GPS
Il sentiero principale è il CAI 411 da Pianezza — traccia GPS disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Diga del Gleno Pianezza” o “sentiero 411 Vilminore”. Il sentiero alternativo è il CAI 410 da Bueggio — cercando “Diga del Gleno Bueggio”. Il sito ufficiale valdiscalve.it pubblica le tracce GPX di entrambi i percorsi scaricabili gratuitamente, gli orari della navetta e le date di illuminazione notturna della diga.
