Con il mare calmo, dalla base della falesia della Scalaccia, si vedono le vasche.

Sono tre — gli anconetani le chiamano “le tre pozze”. Scavate nella roccia, collegate tra loro da canali, con una superficie totale di circa 400 metri quadrati. Non sono un fenomeno naturale — sono state costruite dall’uomo, probabilmente duemila anni fa, per allevare il pesce. L’acqua del mare entrava e usciva regolata dalla barriera naturale degli scogli. Quando si volevano catturare i pesci, si chiudeva il canale con una saracinesca.

È l’unica struttura di questo tipo sull’intero Adriatico occidentale. È lì, sotto la falesia della Scalaccia, visibile solo con il mare calmo, usata dai Romani prima ancora che Ancona avesse il suo porto. E quasi nessuno dei turisti che scendono lungo la Scalaccia sa cosa stanno guardando.

Il Sentiero delle Tre Valli: cosa significa davvero

Prima di scegliere quale percorso fare, vale la pena capire il sistema di sentieri in cui si inserisce la Scalaccia.

Il Sentiero 313 “La Scalaccia”, con le varianti 313A “Santa Margherita” e 313B “Monte Venanzio”, forma il Sentiero delle Tre Valli di Pietralacroce — ripristinato nel 2019 grazie a un progetto di riqualificazione urbana della zona di Vallemiano finanziato con crowdfunding civico e volontari. Non è un sentiero costruito dall’alto verso il basso — è un sentiero restituito alla città dai suoi stessi cittadini.

Le tre valli del nome non sono tre valli alpine — sono tre incisioni nella falesia calcarea del Conero a nord di Ancona, tre discese verso il mare attraverso la macchia mediterranea, ciascuna con la sua spiaggia o insenatura rocciosa in fondo. La Scalaccia è la più conosciuta. Santa Margherita e Monte Venanzio sono le sorelle meno frequentate — quasi deserte rispetto alla Scalaccia, con panorami e accessi altrettanto belli.

Dati rapidi

Dove: Pietralacroce, Ancona (AN) — Parco Regionale del Conero, Marche

Segnavia: n. 313 (Scalaccia), 313A (Santa Margherita), 313B (Monte Venanzio)

Partenza: Cimitero di Pietralacroce o Osteria del Baffo

Tipo: A/R (solo Scalaccia) o anello Tre Valli

Lunghezza: circa 2 km (solo Scalaccia A/R) — circa 5 km (anello Tre Valli)

Dislivello: circa 100 m (solo Scalaccia) — circa 270 m (anello)

Tempo: 40 minuti (discesa Scalaccia) — 1 ora (A/R) — 1,5-2 ore (anello)

Difficoltà: T/E — tratti esposti, gradini ripidi

Bambini: Con cautela sulla scalinata finale

Parcheggio: Vicino al cimitero di Pietralacroce (gratuito)

Punto ristoro: Osteria del Baffo vicino alla partenza

Servizi: Nessuno sulla spiaggia

Tutto l’anno: Sì — balneabile maggio-settembre

Mappa stilizzata del Sentiero delle Tre Valli di Pietralacroce

Le grotte del Conero: una tradizione che dura da secoli

Lungo la falesia tra la Scalaccia e il Passetto si aprono decine di grotte naturali nella roccia calcarea. Non sono tutte uguali — alcune sono piccole nicchie, altre sono veri e propri ambienti con finestre, porte colorate, tende alle aperture.

Sono le grotte dei pescatori anconetani — una tradizione di occupazione delle cavità naturali della falesia che risale almeno al Medioevo e che si è mantenuta fino ai giorni nostri. Ogni grotta appartiene storicamente a una famiglia — viene tramandata di generazione in generazione, usata per conservare le barche, le reti, l’attrezzatura da pesca. Alcune sono diventate veri e propri luoghi di ritrovo estivo, con tavoli, sedie, una cucina improvvisata, la luce portata con un generatore.

Le grotte della Scalaccia sono tra le più caratteristiche di questa tradizione — colori vivaci sulle porte, nomi dipinti sulle facciate, oggetti di pesca appesi fuori. Non sono attrazioni turistiche — sono casa di qualcuno. Ma la falesia le ospita in bella mostra, e chi scende lungo la Scalaccia le vede da vicino.

Proseguendo verso nord dalla Scalaccia, lungo la costa, si arrivano le grotte del Passetto — le più famose di Ancona, oggetto di battaglie politiche e legali per la proprietà che si trascinano da decenni. Le famiglie che le occupano sostengono di avere diritti storici acquisiti; il Comune le considera demanio pubblico. La questione non è risolta. Le grotte sono ancora lì, con le loro porte colorate che guardano il mare.

La peschiera romana: come riconoscerla

La peschiera romana si trova alla base della falesia, immediatamente visibile dalla spiaggia della Scalaccia quando il mare è calmo. Con il mare mosso il moto ondoso la copre completamente — è questo che la rende così rara da vedere anche per chi la conosce.

Le tre vasche sono scavate nella roccia calcarea con precisione evidente — non sono cavità casuali ma strutture regolari, con pareti verticali quasi a piombo e fondi pianeggianti. I canali di collegamento tra le vasche sono ancora riconoscibili. La saracinesca originale è scomparsa da secoli, ma il punto dove veniva posizionata è identificabile dagli scanalature nella roccia ai lati del canale principale.

Non è documentato con certezza assoluta chi le costruì — il termine “probabilmente romane” nelle fonti locali riflette l’ipotesi più credibile, supportata dalla tecnica di costruzione e dal tipo di impianto, tipico delle piscinae romane costiere. Ma potrebbero essere anche precedenti — gli insediamenti umani su questa falesia esistono da millenni.

Per vederle bene bisogna essere sulla spiaggia con il mare calmo e guardare verso la base della falesia. Con un po’ di tempo e attenzione, le strutture si distinguono dalla roccia naturale.

Il percorso passo per passo

Punto di partenza: cimitero di Pietralacroce

Il cartello esplicativo del sentiero si trova all’inizio della stradina vicino al cimitero di Pietralacroce — il Cimitero è il punto di riferimento più affidabile per trovare l’inizio. Il parcheggio gratuito è nelle vicinanze. L’Osteria del Baffo — il ristorante punto di riferimento di tutti i frequentatori del sentiero, citato unanimemente nelle recensioni come ottimo — è a pochi passi dall’inizio: è il posto giusto per mangiare al ritorno.

Il bosco e i primi panorami

Dal cimitero si entra nel bosco — macchia mediterranea con lecci, ginepri, corbezzoli. Il sentiero è stretto in certi punti, con la falesia che appare improvvisamente a sinistra nelle radure. Gli scorci panoramici che si aprono lungo il percorso anticipano quello che si troverà in fondo — la falesia bianca del Conero, il mare azzurro, le prime insenature rocciose.

Il bivio per le varianti

A metà del sentiero si incontra il bivio principale — a sinistra si va verso Santa Margherita (variante 313A), dritto si continua verso la Scalaccia. Chi vuole fare l’anello completo delle Tre Valli può scendere alla Scalaccia, risalire e poi prendere la variante verso Santa Margherita nel secondo giro — aggiunge circa un’ora al percorso totale.

La scalinata finale

L’ultimo tratto del percorso scende al mare con dei gradini a picco — è la Scalaccia vera e propria, quella che dà il nome alla spiaggia e al sentiero. I gradini sono irregolari, in parte scolpiti nella roccia naturale, in parte costruiti in pietra. La pendenza è sostenuta — non difficile tecnicamente, ma richiede attenzione, specialmente con terreno bagnato. Scendere lentamente, con le mani libere, tenendo il corrimano dove presente.

In tutto si impiegano circa 40 minuti dalla partenza alla spiaggia.

La spiaggia della Scalaccia

Non è una spiaggia nel senso convenzionale — non ci sono ombrelloni, sdraio, gelatai, cabine. È roccia marnosa e scogli bianchi. Non ci si può sdraiare comodamente — al massimo ci si siede sugli scogli. Il fondale si alza rapidamente perché la costa è alta e rocciosa — chi vuole fare il bagno deve saper nuotare.

Quello che c’è — e che giustifica ogni gradino della Scalaccia — è l’acqua. Cristallina, pulita, con i fondali rocciosi visibili attraverso la superficie. Le grotte dei pescatori sulla destra. Le vasche romane in fondo, con il mare calmo. Il silenzio rispetto alle spiagge attrezzate del Conero più a sud.

È una spiaggia “local” — frequentata soprattutto dagli anconetani che la conoscono da sempre, non dai turisti che seguono le guide. Questo la rende diversa da qualsiasi altra spiaggia del Parco.

Il ritorno e le varianti

Il ritorno avviene risalendo la scalinata — attenzione in discesa con le scarpe bagnate. Chi vuole fare l’anello completo delle Tre Valli: dal bivio in cima alla Scalaccia si prende la variante 313A verso Santa Margherita, si scende a questa seconda insenatura, si risale e si prende la variante 313B verso Monte Venanzio. Ogni discesa aggiunge circa 30-40 minuti al percorso totale. L’anello completo delle tre valli richiede circa 2 ore e un’ottima forma fisica per le risalite ripetute.

Punta di Pietralacroce
Gep – Wikimedia Commons

Le tre valli: caratteri diversi

La Scalaccia (n.313) — la più conosciuta, con la peschiera romana e le grotte. Il sentiero più diretto e più breve.

Santa Margherita (n.313A) — meno frequentata della Scalaccia. L’insenatura è più piccola e più raccolta. Le grotte sono presenti anche qui ma in numero minore. Il sentiero ha un tratto esposto che richiede attenzione.

Monte Venanzio (n.313B) — la più selvaggia delle tre. Quasi nessuno la percorre rispetto alle altre due. Il panorama dal crinale verso Ancona è il più ampio del sistema di sentieri.

Come arrivare e dove parcheggiare

In auto da Ancona: dalla città si segue la strada per Pietralacroce — la frazione è a circa 5 km dal centro. Seguire le indicazioni per il Cimitero di Pietralacroce. Il parcheggio gratuito è nelle vicinanze del cimitero.

In auto da Sud (Parco del Conero): SS16 verso Ancona, poi deviazione per Pietralacroce. Circa 15-20 minuti da Sirolo o Numana.

In autobus: linee Conerobus da Ancona verso Pietralacroce in estate. Verificare gli orari aggiornati.

Parcheggio: gratuito vicino al cimitero di Pietralacroce. In estate nei fine settimana si riempie — arrivare entro le 9:00.

Quando andare

Primavera (aprile-maggio) — il bosco è in fiore, il mare è calmo più frequentemente che in estate, la spiaggia è quasi deserta. Il momento migliore per vedere le vasche romane — il mare primaverile è meno mosso dell’estate.

Estate (giugno-agosto) — la stagione del bagno. La Scalaccia è frequentata soprattutto da anconetani — meno affollata di Mezzavalle e Portonovo ma più animata di primavera. L’acqua è al massimo del calore.

Autunno (settembre-ottobre) — il mare è ancora balneabile, la macchia mediterranea si colora, la spiaggia è quasi deserta. Le grotte in autunno hanno un’atmosfera diversa dall’estate.

Inverno — percorribile sul sentiero ma il bagno non è il punto. La falesia in inverno con il mare mosso ha un carattere completamente diverso — le grotte sono chiuse, le vasche romane invisibili sotto le onde, la spiaggia deserta.

Cosa portare

Scarpe da trekking chiuse — la scalinata finale ha gradini irregolari e la roccia marnosa della falesia può essere scivolosa con umidità. Le scarpe da ginnastica chiuse sono accettabili in condizioni asciutte; gli scarponcini con buona suola sono la scelta migliore.

Acqua — non ci sono fontane lungo il sentiero né servizi in spiaggia. Una borraccia da 500 ml per il percorso A/R; 1 litro per l’anello completo.

Costume e asciugamano — se si viene per il bagno. Ricordare che il fondale si alza rapidamente — necessario saper nuotare.

Sacchetto per i rifiuti — nessun cestino in spiaggia.

Un marsupio è sufficiente per il percorso A/R alla sola Scalaccia. Per l’anello completo delle Tre Valli uno zaino da 15–20 litri con acqua, cibo e cambio.

Cosa vedere nei dintorni

Sentiero degli Scogli Lunghi — adiacente alla Scalaccia, descritto nella guida completa su trekking24.it. I due sentieri partono dallo stesso punto — dalla casa rossa di Pietralacroce — e si abbinano perfettamente in una mezza giornata.

Grotte del Passetto — a nord della Scalaccia, raggiungibili a piedi lungo la falesia in circa 20-30 minuti. Le grotte più famose di Ancona, con la loro storia di proprietà contesa.

Sentiero di Mezzavalle — a pochi chilometri verso sud, di cui abbiamo scritto la guida completa su trekking24.it. La spiaggia più famosa del Conero, con accesso solo a piedi.

Ancona — il Duomo romanico di San Ciriaco sul Colle Guasco, la Mole Vanvitelliana, il Museo Nazionale delle Marche con i Bronzi Dorati — a 10 minuti di auto.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero 313 è segnalato con cartellonistica del Parco — il cartello esplicativo è all’inizio della stradina vicino al cimitero. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc (cerca “Sentiero 313 La Scalaccia Pietralacroce”), su fabiofava.it — il sito più completo sui sentieri del Conero — e su AllTrails.