Nel 1574, Michele Mercati — medico del Papa Gregorio XIII e custode del Giardino Botanico Vaticano — salì sulle pendici del Monte Petrano, nelle Marche, e disegnò con precisione scientifica i fossili che trovò nella roccia rossa che affiorava sul versante. Erano ammoniti: molluschi cefalopodi vissuti nel mare giurassico 180 milioni di anni fa, rimasti intrappolati nel sedimento che poi si è trasformato in roccia.
Mercati non sapeva ancora cosa fossero, con certezza — la paleontologia come disciplina non esisteva. Ma le disegnò con quella cura meticolosa che i naturalisti rinascimentali applicavano a tutto. Il disegno fu pubblicato postumo nel 1717, nell’opera Metallotheca Vaticana. È la prima rappresentazione scientifica di ammoniti del Monte Petrano che si conosca — e i fossili che Mercati disegnò nel Cinquecento sono gli stessi che si trovano ancora oggi lungo il Sentiero delle Ammoniti.
Il sentiero sale dal fiume Bosso a Secchiano di Cagli, attraverso gli affioramenti del Rosso Ammonitico — la formazione geologica giurassica che ha reso questo monte famoso tra i paleontologi di tutto il mondo. Non è un percorso lungo. Ma è uno di quei percorsi che trasformano il camminatore in qualcosa di simile a un esploratore: si cammina su una roccia che è anche un archivio biologico, e ogni sasso potrebbe contenere un fossile.
Dati rapidi
Dove: Secchiano di Cagli (PU) — Monte Petrano, Appennino Umbro-Marchigiano, Marche
Partenza: Passerella sul fiume Bosso, SP29, Secchiano di Cagli
Arrivo: Bivio con il sentiero CAI 74 — o prosecuzione verso la vetta del Monte Petrano (1.162 m)
Segnavia: n. 247 (Sentiero delle Ammoniti) — poi n. 74 per la vetta
Tipo: A/R fino al bivio — anello completo con vetta e discesa per Le Smirre (~10 km)
Lunghezza: 4 km A/R fino al bivio — 10 km anello completo con Le Smirre
Dislivello: circa 550 m (anello completo)
Tempo: 1h30 A/R fino al bivio — 3h15 anello completo
Difficoltà: E/EE — il primo tratto è ripido e scoperto; il percorso non ha difficoltà tecniche ma richiede buona preparazione fisica; non adatto a chi soffre di vertigini nelle sezioni esposte
Bambini: sì dai 12 anni in su per il percorso completo — il solo tratto delle ammoniti è praticabile anche con bambini più piccoli allenati
Dog-friendly: sì, al guinzaglio
Parcheggio: area sosta lungo la SP29 vicino alla passerella sul Bosso — Secchiano di Cagli
Punti ristoro: nessuno lungo il sentiero — bar e strutture ricettive a Secchiano e Cagli

Le ammoniti: 180 milioni di anni in una pietra
Prima di salire il sentiero vale la pena capire cosa si andrà a cercare nella roccia — perché le ammoniti non sono semplici “fossili belli da vedere”. Sono una chiave per leggere la storia del pianeta.
Le ammoniti erano molluschi cefalopodi — parenti estinti di polpi, calamari e nautili — che vissero nei mari del Mesozoico per quasi 350 milioni di anni, dall’Ordoviciano fino alla fine del Cretaceo, quando si estinsero insieme ai dinosauri non aviari circa 66 milioni di anni fa. Le loro conchiglie erano avvolte a spirale, con un’architettura che cambiava continuamente nel corso dell’evoluzione — ogni specie ha una forma della spirale, una struttura dei setti interni e un tipo di ornamentazione caratteristici. Questa variabilità evolutiva, combinata con la diffusione globale delle ammoniti nei mari mesozoici, le rende straordinari indicatori biostratigrafici: conoscere la specie di ammonite in una roccia significa sapere con precisione di che periodo geologico è quella roccia.
Le ammoniti del Monte Petrano appartengono al Toarciano — un piano del Giurassico inferiore compreso tra 183 e 174 milioni di anni fa. In quel periodo, dove oggi si eleva l’Appennino Umbro-Marchigiano, c’era un oceano: il mare della Tetide, il precursore del Mediterraneo, con fondali di carbonato di calcio dove vivevano e morivano ininterrottamente i molluschi di quella fauna marina. Quando morivano, le conchiglie cadevano sul fondo e venivano sepolte dal sedimento calcareo. Poi i movimenti tettonici dell’era alpina sollevarono quel fondale, lo piegarono, lo trasportarono. Oggi quella roccia è una montagna marchigiana.
Il Rosso Ammonitico: la roccia più famosa che non conoscete
Il Sentiero delle Ammoniti deve la sua ragion d’essere a una formazione geologica particolare — il Rosso Ammonitico — che sulla parete del Monte Petrano affiora in modo spettacolare ed è studiata dai paleontologi di tutto il mondo.
Il Rosso Ammonitico è una roccia sedimentaria di colore rosato-rossastro, formata da calcari pelagici stratificati con noduli di selce. Si chiama così per due ragioni: il colore, dovuto a ossidi di ferro nei sedimenti originari, e il contenuto, perché è sistematicamente ricco di ammoniti ben conservate. Si trova nell’Appennino Umbro-Marchigiano, nelle Alpi Meridionali e in Sicilia — e la varietà Umbro-Marchigiana è la più studiata perché ha una continuità stratigrafica eccezionale che ha fornito ai ricercatori decine di specie di ammoniti perfettamente datate e classificate.
Il Monte Petrano è uno dei siti più importanti per questa formazione in tutta la catena appenninica. Gli affioramenti di Rosso Ammonitico sul versante nord-occidentale — quello percorso dal sentiero — sono così estesi e così ricchi che i paleontologi ci tornano ancora oggi. Due generi di ammoniti trovati qui portano i nomi del posto: Petranoceras — che significa etimologicamente “corno del Petrano” — e Secchianoceras, che prende il nome dal paese di Secchiano sotto la montagna. Non è comune che i fossili prendano il nome dai luoghi dove sono stati rinvenuti: è un riconoscimento del valore scientifico straordinario di questo sito.
E già nel 1574 Michele Mercati disegnava queste ammoniti nelle sue tavole naturalistiche — incisioni su rame pubblicate postume nel 1717 nell’opera Metallotheca Vaticana, che sono la prima rappresentazione scientifica di ammoniti del Monte Petrano. Quei disegni sono classificabili ancora oggi: i generi che Mercati disegnò — Hildoceras, Phylloceras, Mercaticeras (quest’ultimo battezzato proprio in suo onore) — sono riconoscibili nelle incisioni con una precisione che dimostra la straordinaria qualità di osservazione del medico rinascimentale.
La storia del sentiero: una donna e una tradizione spezzata
Il Sentiero delle Ammoniti non è un percorso antico. È stato ripristinato di recente — e il progetto di recupero ha una storia umana che vale la pena raccontare.
La mulattiera che sale da Secchiano al versante del Petrano era una via conosciuta e frequentata dagli abitanti del paese per secoli. Poi, come tante mulattiere della montagna marchigiana, cadde nell’oblio con il progressivo abbandono dei sentieri tradizionali. Rimase nel bosco, segnalata solo dalla memoria degli anziani, finché qualcuno non decise di recuperarla.
Quel qualcuno fu una donna di nome Carla — presidente dell’Università Agraria degli Uomini Originari di Secchiano. Il nome dell’istituzione contiene già tutta la storia: fondata secoli fa per gestire collettivamente i terreni comuni del paese, l’Università Agraria era tradizionalmente riservata agli uomini. Carla fu la prima donna a diventarne presidente, rompendo una tradizione di potere esclusivamente maschile che durava da secoli. Fu lei a portare a compimento il progetto di recupero del sentiero — il 5 agosto, con l’inaugurazione e la benedizione della nuova passerella di accesso sul fiume Bosso.
I pannelli esplicativi lungo il percorso — in italiano e in inglese, preparati con la collaborazione dei ragazzi delle classi medie di Cagli — sono il risultato di quel progetto. Dicono qualcosa di preciso sul modo in cui questo posto vuole raccontarsi: non una riserva riservata agli addetti ai lavori, ma un luogo aperto a tutti, spiegato con la stessa cura con cui Mercati disegnava le ammoniti nel Cinquecento.
Come arrivare e dove parcheggiare
Secchiano è una frazione del comune di Cagli, nelle Marche, raggiungibile da Pesaro in circa 50 km percorrendo la SS3 Flaminia verso sud fino a Cagli e poi la SP29 verso Pianello. Da Fano il percorso è di circa 60 km attraverso Fossombrone e la Gola del Furlo. Da Perugia si sale verso Gubbio e poi verso Cagli attraverso la SP298.
Il parcheggio è lungo la provinciale SP29, nei pressi della passerella sul fiume Bosso — una struttura in ferro che attraversa il torrente e costituisce l’imbocco del sentiero. L’area di sosta è informale e gratuita, con spazio per una decina di auto. In estate nei fine settimana si riempie: arrivare presto.
Il punto è individuabile su Google Maps cercando “Sentiero delle Ammoniti Secchiano” o “passerella Bosso Secchiano Cagli”.
Il percorso passo per passo
La passerella e il Bosso
Il sentiero inizia attraversando la passerella in ferro sul fiume Bosso — inaugurata e benedetta dopo il restauro voluto dalla presidente Carla. Il Bosso è uno dei fiumi più belli del pesarese: acque limpide, fondali di ciottoli calcarei bianchi, vegetazione ripariale fitta. Nei mesi più caldi è anche un posto dove fare il bagno — qualcosa da tenere a mente per il ritorno.
Subito dopo la passerella i pannelli esplicativi bilingue accolgono il visitatore. Vale la pena leggerli prima di salire — spiegano la geologia della zona, la formazione del Rosso Ammonitico, la storia evolutiva delle ammoniti. Sono pannelli didattici nel senso migliore: non semplificano, ma rendono accessibile.
Il primo tratto: la salita ripida
Il carattere distintivo del Sentiero delle Ammoniti è la pendenza iniziale. Il sentiero sale con decisione dal fondovalle verso il versante — non violentemente, ma con continuità, senza stacchi pianeggianti che permettano di recuperare il fiato. È il tratto che filtra i visitatori: chi arriva in infradito torna indietro, chi ha le scarpe giuste prosegue.
Lungo questa prima sezione, già pochi minuti dopo la passerella, cominciano ad affiorare le prime ammoniti nella roccia calcarea. Non sono esibite in teche di vetro — sono nella roccia, esattamente dove la geologia le ha depositate. Alcune sono intere, con la caratteristica spirale riconoscibile anche a un occhio non esperto. Altre sono frammenti, sezioni trasversali, resti parziali che richiedono la guida di un esperto per essere interpretati.
L’affioramento del Rosso Ammonitico
Man mano che si sale la roccia cambia colore. Il calcare grigio del fondovalle lascia progressivamente spazio alla roccia rossastra — il Rosso Ammonitico — che affiora con maggiore continuità e con una densità di fossili crescente. Le pareti della roccia sono tinte di rosato, con le striature bianche dei filoni di calcite che riempiono le fratture antiche, e i fossili che emergono come bassorilievi dalla superficie levigata.
Questo è il tratto didatticamente più ricco del sentiero. I pannelli spiegano la stratigrafia — come leggere la sequenza degli strati, come riconoscere le differenze tra il Rosso Ammonitico e le formazioni sopra e sotto (la Corniola sotto, i Calcari a Posidonia sopra). Per chi viene con Paolo Faraoni o con un’altra guida esperta di fossili, questo è il tratto dove ci si ferma a lungo — a identificare specie, a capire la morfologia delle spirali, a capire come la fossilizzazione ha preservato strutture così fragili per 180 milioni di anni.
Il belvedere sulla Valle del Bosso
A circa metà della salita, il sentiero raggiunge una serie di terrazze panoramiche naturali che affacciano sulla Valle del Bosso. Sono i punti di sosta previsti dal progetto di recupero — non con panchine artificiali ma con piazzole naturali dove ci si siede sulla roccia.
Il panorama che si apre guarda verso nord-ovest: la Valle del Bosso con il suo fiume argenteo, le colline marchigiane che scendono verso la costa, e lontano — nelle giornate più limpide — il blu dell’Adriatico. È la stessa vista che i contadini di Secchiano vedevano dalla mulattiera ogni volta che salivano a lavorare i boschi del Petrano.
Il bivio con il sentiero 74
Il Sentiero delle Ammoniti termina al bivio con il sentiero CAI 74 — il percorso principale che sale alla vetta del Monte Petrano (1.162 m). Qui si può scegliere: tornare indietro per gli stessi gradoni, proseguire verso la vetta, o scendere per il versante opposto verso Le Smirre e chiudere l’anello.
Per la vetta: svoltare a destra sul sentiero 74, salita di altri 30-40 minuti sui prati sommitali con vista a 360 gradi su tutta la catena appenninica umbro-marchigiana.
Per l’anello con Le Smirre: svoltare a sinistra sul sentiero 74, scendere verso il casolare delle Smirre e poi verso il fondovalle, ritornando a Secchiano per un percorso diverso rispetto all’andata. Aggiunge circa 4 km e 1h30 di cammino.
Secchianoceras e Petranoceras: perché i fossili portano i nomi del posto
Quando i paleontologi descrivono un genere di ammoniti nuovo — cioè un gruppo di specie che non era mai stato formalmente classificato — devono dargli un nome. La convenzione scientifica permette di usare nomi geografici, nomi di persone, nomi che descrivono caratteristiche morfologiche.
Per due dei generi caratteristici del Monte Petrano, la scelta cadde sui nomi locali. Petranoceras — “corno del Petrano” — è il nome del genere che compare nei livelli stratigrafici tra la Corniola e il Rosso Ammonitico, ed è uno dei fossili guida di quel passaggio. Secchianoceras porta invece il nome del paese sotto la montagna. Insieme a Paralioceratoides, questi tre generi caratterizzano un intervallo stratigrafico preciso che i paleontologi usano come riferimento in tutta la successione Umbro-Marchigiana.
In termini semplici: i fossili trovati qui sono così importanti per la scienza geologica da aver lasciato il loro nome nel vocabolario scientifico internazionale. Quando un paleontologo a Tokyo o a Chicago legge Secchianoceras in un articolo, sta leggendo il nome di un paese marchigiano di poche centinaia di abitanti.

Quando andare
Primavera (marzo–maggio) è la stagione migliore. La vegetazione è nel suo momento di massima vitalità, i fiori del bosco marchigiano — orchidee selvatiche, anemoni, primule — accompagnano la salita, il fiume Bosso è abbondante e limpidissimo. Il Rosso Ammonitico nella luce obliqua del mattino primaverile ha una qualità fotografica che in estate si perde.
Estate (giugno–agosto) è percorribile ma il primo tratto esposto al sole può essere caldo nelle ore centrali. Partire presto al mattino — il bosco nella parte alta del sentiero è ombreggiato e fresco anche in luglio. Dopo il sentiero, il bagno nel Bosso è quasi obbligatorio.
Autunno (settembre–ottobre) è la seconda stagione consigliata. I boschi di carpini e cerri si tingono di rosso e arancione, le castagne cadono sul sentiero, la luce del pomeriggio sul Rosso Ammonitico ha quella qualità calda che la primavera non ha. I fossili emergono dalla roccia con la stessa nitidezza di sempre.
Inverno (novembre–febbraio) è percorribile nelle giornate asciutte, ma il tratto ripido bagnato o gelato è scivoloso. Il bosco spoglio rivela la struttura geologica della montagna in modo più diretto rispetto alle stagioni fogliose.
Flora del bosco e fauna del versante
Il versante nord-occidentale del Monte Petrano è coperto da un bosco misto di latifoglie — carpini bianchi, cerri, roverelle, aceri montani — che caratterizza la fascia montana dell’Appennino Umbro-Marchigiano tra i 400 e i 900 metri. Nel sottobosco crescono pungitopo, biancospino, prugnolo e, nelle radure più umide, orchidee selvatiche — tra cui alcune specie protette che fioriscono tra aprile e maggio.
Lungo il fiume Bosso la vegetazione ripariale è dominata da ontani, salici e pioppi con sottobosco di felci e equiseti che ricoprono le rive. Il Bosso è uno dei fiumi più limpidi del pesarese — le sue acque supportano una popolazione significativa di trote fario e, nelle pozze più profonde, del granchio di fiume (Austropotamobius pallipes).
Per la fauna, il bosco ospita caprioli, cinghiali e — nelle zone più remote del Petrano — tracce di lupo appenninico. Tra i rapaci sono presenti il falco pecchiaiolo, il nibbio reale e la poiana. Il picchio verde è comune nel bosco di cerri, riconoscibile dal canto che sembra una risata.
Cosa portare
Il Sentiero delle Ammoniti è un percorso escursionistico con un primo tratto ripido e un dislivello complessivo significativo. L’equipaggiamento deve essere adeguato al tipo di terreno.
Scarpe da trekking con suola antiscivolo sono indispensabili — il sentiero nella parte alta è sterrato con rocce affioranti, e il tratto ripido iniziale su terreno esposto richiede grip affidabile. Non adatto a scarpe da ginnastica lisce. I bastoncini da trekking sono utili per la salita ripida iniziale e per la discesa sull’anello.
Acqua: almeno 1 litro a persona — non ci sono fontane lungo il sentiero. Per chi fa l’anello completo, 1,5 litri. Uno zaino da 20 litri per acqua, pranzo al sacco e uno strato impermeabile. Pantaloni lunghi sono consigliati — la vegetazione stringe il sentiero in alcuni punti e i rovi possono graffiare.
Taccuino e matita — non scontato, ma chi viene con la curiosità giusta troverà utile schizzare le forme delle ammoniti che incontra. I pannelli hanno le illustrazioni dei generi principali e confrontare quello che si vede nella roccia con quello che si vede nel disegno è uno dei piaceri più inattesi di questo sentiero.
La Gola del Furlo: la variante geologica della giornata
A meno di 30 km da Secchiano, la Riserva Naturale Statale Gola del Furlo è un’altra finestra sulla geologia dell’Appennino Umbro-Marchigiano — e un complemento naturale alla visita del Sentiero delle Ammoniti.
La Gola del Furlo è uno degli affioramenti più spettacolari della Scaglia Rossa — la successione calcarea cretacea che sovrasta stratigraficamente il Rosso Ammonitico del Petrano. Le pareti verticali della gola sono stratificate in modo leggibile anche per chi non è geologo: i colori cambiano metro per metro, dal grigio della Maiolica al rosato della Scaglia Rossa al bianco della Scaglia Bianca. Camminare nella Gola del Furlo è come leggere un libro di geologia aperto dalla natura.
La Gola ospita anche la Via Flaminia — la strada consolare romana che attraversa il versante in un tunnel scavato nella roccia per ordine dell’imperatore Vespasiano nell’anno 77 d.C. Il tunnel è ancora percorribile. Fuori dall’ingresso romano si apre sulla gola con una prospettiva che nessun architetto moderno riuscirebbe a migliorare.
Cosa vedere nei dintorni
Cagli è il principale centro della zona, a pochi chilometri da Secchiano. La città medievale conserva le mura cinquecentesche, la fortezza Albornoziana, la chiesa di San Domenico con affreschi di scuola locale e un piccolo museo civico con materiali preistorici e romani della zona. Il mercato del tartufo di Cagli — la zona è tra le principali produttrici di tartufo bianco e nero delle Marche — anima il centro storico in autunno.
Acqualagna — a circa 15 km verso est — è la capitale italiana del tartufo. La Fiera Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato di Acqualagna, che si tiene in autunno, porta nella piccola città migliaia di visitatori e alcune delle migliori produzioni di tartufo d’Italia. Anche fuori stagione le botteghe del paese vendono tartufo tutto l’anno.
Monte Catria — il massiccio che si eleva a nord di Cagli, con la vetta a 1.701 metri, è raggiungibile con sentieri che partono da Cagli stessa o dalla Fonte Avellana. L’eremo camaldolese di Fonte Avellana — dove Pier Damiani fu priore nell’XI secolo e dove Dante trovò ispirazione per alcuni canti del Paradiso — è visitabile tutto l’anno.
Mappa e traccia GPS
Il sentiero è segnalato con il numero 247 del CAI e cartellonistica locale dalla passerella sul Bosso. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Sentiero delle Ammoniti Secchiano” o “Monte Petrano ammoniti”. L’anello completo con Le Smirre è disponibile come traccia separata su Wikiloc cercando “Monte Petrano anello Smirre”. Il sito secchiano.it pubblica aggiornamenti sul sentiero e i contatti per le escursioni guidate con esperto di fossili.
