Alla fine del sentiero c’è una cappella. Fuori non si vede quasi niente — pietra grigia, un portico, le montagne attorno. Dentro, sulla parete destra, c’è un affresco del XV secolo che raffigura la Morte.
Non la morte in astratto. La Morte con la falce, che balla. E con lei ballano un papa, un cardinale, un vescovo, un re, un cavaliere, un mercante, un contadino, un bambino. Tutti trascinati nello stesso ballo, tutti con la stessa espressione — tra il terrore e l’incredulità. La Morte non fa distinzioni. Era il messaggio che i pittori medievali ripetevano ossessivamente dopo la Grande Peste del 1348, quando in pochi anni morì un terzo della popolazione europea. Memento mori. Ricordati che devi morire.
Trovare una Danza Macabra quattrocentesca in una cappella dimenticata in fondo a una valle cuneese è una di quelle cose che non ti aspetti da un sentiero chiamato dei Ciclamini.
Dati rapidi
Dove: Macra (CN), Valle Maira — Piemonte meridionale
Partenza: Borgata Bedale di Macra (818-822 m)
Tipo: Anello
Lunghezza: circa 7-8 km
Dislivello: circa 300 m
Tempo: 3 – 3,5 ore
Difficoltà: E (Escursionistico) — facile-medio
Segnavia: Tacche lilla + segnavia gialli Percorsi Occitani
Bambini: Sì, dai 6-7 anni
Parcheggio: Gratuito nei pressi del torrente, a sinistra dopo Macra
Punti acqua: Fontane a Langra, Caricatori, Camoglieres, Villar
Periodo migliore: Agosto-settembre (ciclamini) — ottobre (foliage)

Attenzione: la processionaria del pino
Prima del percorso, un avviso che molti siti riportano in piccolo e che invece merita attenzione piena.
Tra marzo e aprile il sentiero è percorso dalla processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) — un insetto il cui nome descrive esattamente il comportamento: le larve abbandonano i nidi sulle cime dei pini e scendono in processione, in fila indiana, verso il terreno dove si interrano per la pupazione.
Il problema è che i peli delle larve sono fortemente urticanti — per gli esseri umani causano prurito, eritema e reazioni allergiche; per i cani possono essere fatali se le larve vengono ingerite, con gonfiore alla lingua, necrosi dei tessuti e rischio di soffocamento.
In marzo e aprile è meglio non portare i cani sul Sentiero dei Ciclamini. Per gli esseri umani è sufficiente non toccare le processioni e non avvicinarsi ai nidi bianchi sulle cime dei pini.
La Valle Maira e la lingua che sopravvive
La Valle Maira non è una valle qualsiasi del Cuneese. È una delle ultime valli delle Alpi Occidentali dove si parla ancora l’occitano — la lingua romanza dei trovatori medievali, quella di Guglielmo IX d’Aquitania e Bernart de Ventadorn, quella in cui fu scritta buona parte della poesia lirica europea tra il XII e il XIV secolo.
L’occitano è arrivato sulle Alpi Piemontesi con le migrazioni medievali dalle regioni della Provenza e del Linguadoca — quelle che oggi chiamiamo Sud della Francia. Nelle valli cuneesi — Maira, Varaita, Grana, Stura — si è conservato nei secoli in forme dialettali locali, sopravvivendo all’italiano e al piemontese. Oggi ci sono ancora comunità di parlanti nelle valli più isolate, soprattutto tra gli anziani, e alcune amministrazioni comunali fanno sforzi per preservarlo e trasmetterlo.
Il Sentiero dei Ciclamini coincide per gran parte con i Percorsi Occitani — un cammino di 177 km in quattordici tappe che attraversa le valli occitane piemontesi da Villar San Costanzo a Dronero. I segnavia gialli che accompagnano le tacche lilla del sentiero appartengono a questo cammino.
Giors Boneto: il pittore che passava di borgata in borgata
A Camoglieres, sulle facciate di alcune case, ci sono degli affreschi. Non sono decorazioni recenti — sono dipinti del 1806, opera di Giors Boneto, pittore itinerante nato a Paesana nel 1746.
Boneto non era un artista di corte. Era un artigiano della pittura — viaggiava per le Alpi Occidentali, di paese in paese, di borgata in borgata, dipingendo su commissione dei contadini e dei piccoli proprietari che non potevano permettersi un pittore di città ma volevano qualcosa di bello sulle pareti delle loro case. Santi, madonne, scene di vita quotidiana, paesaggi alpini — il suo repertorio era vasto e il suo stile riconoscibile: colori vivaci, figure un po’ ingenue ma animate da una vitalità genuina.
Gli affreschi di Camoglieres — tra cui un San Cristoforo colossale dipinto presso la fontana — sono gli unici esempi documentati del suo lavoro in Valle Maira. Sono sopravvissuti per più di duecento anni sulle facciate di pietra, esposti alla pioggia e al gelo alpino. Camoglieres li ha restaurati con cura.
La Danza Macabra di San Pietro
La cappella di San Pietro si trova alla fine del percorso, appena prima di rientrare a Macra. È una struttura semplice, in pietra, con un portico esterno che serve anche da punto di sosta.
All’interno ci sono due cicli pittorici quattrocenteschi restaurati di recente — uno dei più rari patrimoni artistici nascosti delle valli cuneesi. Il ciclo principale è la Danza Macabra: una processione di figure in cui la Morte balla e trascina con sé i rappresentanti di tutti i ceti sociali. Papa, cardinale, vescovo, imperatore, re, cavaliere, mercante, contadino, bambino — tutti destinati alla stessa fine.
La Danza Macabra è un genere iconografico nato nell’Europa del XIV secolo, nei decenni immediatamente successivi alla Grande Peste del 1348 — la pandemia bubbonica che uccise tra il 30 e il 60% della popolazione europea in pochi anni. Di fronte a una mortalità così indiscriminata — che colpiva ricchi e poveri, nobili e contadini, chierici e laici — i pittori medievali elaborarono un’immagine potente e democratica: la Morte è uguale per tutti. I potenti non hanno più privilegi dei miserabili. Il corpo che marcisce non fa distinzioni di classe.
Gli esempi di Danza Macabra in Italia sono rari — i più famosi sono a Clusone (Bergamo), a Pinzolo (Trentino), a Briga Marittima (oggi in Francia). Trovarne uno in una cappella dimenticata in fondo alla Valle Maira è una sorpresa che vale da sola il sentiero.
La cappella è aperta in certi periodi — verificare con il Comune di Macra prima di una visita specifica.
Il percorso passo per passo
Parcheggio → Rio Bedale di Langra
Il parcheggio si trova appena dopo Macra — superato il paese si svolta a sinistra verso Celle di Macra, si scende brevemente e si prende la prima strada a sinistra dove si trova un ampio piazzale sterrato. Dal parcheggio si raggiunge a piedi la piazza del Municipio e si percorre la strada asfaltata per una cinquantina di metri in direzione alta valle, poi si svolta a destra seguendo il cartello del sentiero.
Il primo tratto costeggia il Rio Bedale di Langra — un torrente di montagna limpido e fresco, con il rumore dell’acqua che accompagna i primi chilometri. Il sentiero lo attraversa più volte su ponticelli in legno. Lungo le sponde crescono frassini, noccioli e ciliegi selvatici. Il vecchio mulino ristrutturato è uno dei primi punti di interesse — una struttura in pietra con la ruota ancora visibile, un residuo dell’economia idraulica che animava questi torrenti fino a pochi decenni fa.
Borgata Langra (992 m)
Il sentiero sbuca su strada asfaltata nei pressi di Langra — una delle borgate di Macra, con la Chiesa di San Giuseppe e Sant’Antonio da Padova e alcune case in pietra ben conservate. Si percorre un breve tratto asfaltato fino alla borgata successiva.
Borgata Caricatori (998 m)
A Caricatori riprende lo sterrato. La borgata è nota per i terrazzamenti in pietra ancora visibili sui pendii attorno — testimonianza dell’antica coltivazione della vite a queste quote, in un’epoca in cui il clima alpino era più mite e le esigenze di autosufficienza spingevano le comunità montane a coltivare ogni spazio disponibile. La struttura in pietra per la lavorazione dell’uva è ancora visibile.
Il tratto panoramico sotto Punta Raveirola
Da Caricatori il sentiero sale nel bosco di pini silvestri e poi si apre in un lungo mezzacosta sotto la parete calcarea di Punta Raveirola (1.272 m). È il tratto più spettacolare del percorso — quasi aereo, con la vista che abbraccia le borgate appena attraversate e le cime del Monte Festa, del Monte Buch e del Monte Chersogno. Lungo questo tratto, tra le rocce esposte al sole, cresce la lavanda selvatica — il profumo è uno dei dettagli sensoriali più sorprendenti del percorso, inaspettato a queste latitudini.
Un pilone votivo a metà percorso è il punto di sosta naturale per il pranzo al sacco — panca, vista panoramica, silenzio.
Borgata Camoglieres (992 m)
Scendendo si raggiunge Camoglieres — la borgata più caratteristica del percorso e quella che merita la sosta più lunga. Le case sono ben restaurate, con le colonne tonde che sorreggono le falde dei tetti — un elemento architettonico tipico delle borgate più antiche della Valle Maira. La Locanda del Silenzio è aperta in stagione — un punto di ristoro in un posto che il nome descrive perfettamente.
Sui muri di alcune case si trovano gli affreschi di Giors Boneto, con il grande San Cristoforo dipinto nel 1806 sulla fontana pubblica. Vale fermarsi a cercarli — non sono tutti immediatamente visibili.
Cappella di San Pietro e rientro a Macra
Dalla Locanda si scende su mulattiera verso la borgata Villar, con un ultimo tratto che passa sotto le falesie di arrampicata. Si raggiunge la Cappella di San Pietro — con la Danza Macabra e il secondo ciclo di affreschi quattrocenteschi — e il portico esterno per una sosta finale. Da qui una breve salita porta alla borgata Villar, poi si rientra a Macra chiudendo l’anello.
I ciclamini: quando e dove fioriscono
Il sentiero prende il nome dal Cyclamen purpurascens — il ciclamino europeo, diverso dai ciclamini da vaso che si comprano in autunno. Fiorisce tra agosto e settembre, con petali rosa-viola rivolti all’indietro e un profumo dolce e intenso. Cresce nel sottobosco e nelle zone ombrose tra Camoglieres e Caricatori — il tratto più ricco di fioritura è quello sotto Punta Raveirola.
Chi viene in primavera trova invece le orchidee selvatiche — diverse specie crescono sui prati calcarei lungo il percorso tra aprile e giugno.
In autunno i ciclamini sono già passati ma il foliage dei boschi di faggio e delle roverelle compensa ampiamente — ottobre è per molti la stagione più bella per questo sentiero.

Come arrivare e dove parcheggiare
In auto da Cuneo: SP422 direzione Dronero, poi SP8 direzione Valle Maira — San Damiano Macra — Macra. Circa 45 minuti da Cuneo.
In auto da Torino: autostrada A6 fino a Fossano, poi direzione Dronero e Valle Maira. Circa 1,5 ore.
Parcheggio: superato il centro di Macra, svoltare a sinistra verso Celle di Macra, scendere brevemente e prendere la prima strada a sinistra — ampio piazzale sterrato gratuito. Non parcheggiare in piazza Manzoni davanti al Municipio se si vuole evitare la risalita finale a piedi sull’asfalto.
Quando andare
Agosto-settembre per i ciclamini — è il momento in cui il sentiero dà il meglio di sé visivamente e olfattivamente. Le borgate sono animate, la Locanda del Silenzio è aperta, la luce estiva nelle ore mattutine sul tratto panoramico è straordinaria.
Ottobre per il foliage — i boschi di faggio e roverella si tingono di arancione e rosso, la Valle Maira è quasi deserta rispetto all’estate, l’aria è fresca e limpida.
Primavera (aprile-giugno) per le orchidee — ma attenzione alla processionaria in marzo e aprile, soprattutto con i cani.
Inverno — percorribile nelle giornate senza neve, con il bosco spoglio e un silenzio diverso. Alcune fontane possono essere ghiacciate.
Cosa portare
Per un percorso di 7-8 km con 300 m di dislivello lo zaino non deve essere pesante ma deve essere ben organizzato.
Le fontane sono abbondanti — a Langra, Caricatori, Camoglieres e Villar si può riempire la borraccia lungo il percorso. Partire con una borraccia da 750 ml a persona è sufficiente.
Le scarpe da trekking con buona suola sono la scelta giusta — il fondo alterna asfalto, sterrato e sentiero con radici. Alcuni tratti in discesa verso San Pietro hanno fondo sconnesso e scivoloso dopo la pioggia. Le scarpe da ginnastica lisce sono accettabili ma meno sicure nei tratti tecnici.
Uno zaino da 15–20 litri è la misura ideale per una giornata con pranzo al sacco — abbastanza per acqua, cibo, una felpa e il cambio.
Se si viene con bambini piccoli che non camminano ancora bene, lo zaino porta-bimbo è l’opzione più pratica — il passeggino è impraticabile sui tratti di sentiero irregolare.
Cosa vedere nei dintorni
Dronero — il capoluogo della Valle Maira, con il Ponte del Diavolo medievale a un solo arco e il centro storico in pietra. A circa 20 km da Macra.
Elva — la borgata più alta della Valle Maira e una delle più alte del Piemonte — famosa per i capelli. Per secoli i merciai di Elva percorrevano l’Europa vendendo capelli femminili per le parrucche. Il Museo dei Capellai racconta questa storia singolare. La chiesa parrocchiale di Elva ospita affreschi di Hans Clemer, pittore fiammingo che lavorò in Piemonte tra il 1490 e il 1510 — tra i più importanti esempi di pittura nordica nelle Alpi italiane.
Acceglio — il paese più in fondo alla Valle Maira, con il Santuario di Sant’Anna e i pascoli del Monte Bellino. Punto di partenza per escursioni verso il confine francese e il Colle della Maddalena.
Saluzzo — a circa 30 km, la città medievale dei marchesi di Saluzzo con la Castiglia, il centro storico in mattoni rossi e la Casa Cavassa con i suoi affreschi rinascimentali.
Mappa e traccia GPS
Il sentiero è segnalato con tacche lilla lungo tutto il percorso, integrate con i segnavia gialli dei Percorsi Occitani. La segnaletica è generalmente buona ma alcuni recensori segnalano carenze nell’ultimo tratto vicino a Camoglieres — portare la traccia GPS è consigliato.
La traccia è disponibile su Komoot (cerca “Sentiero dei Ciclamini Valle Maira”), su AllTrails e su AlpiCuneesi.it — quest’ultimo ha la descrizione più dettagliata con note naturalistiche e storiche.
