Nella notte del 25 ottobre 1836, un corteo funebre salì lungo questo sentiero con 27 bare.

Le salme erano quelle di principi e principesse di Casa Savoia — nobili morti nei decenni precedenti, le cui spoglie riposavano fino a quel momento nel Duomo di Torino. Re Carlo Alberto aveva deciso di fare della Sacra di San Michele il mausoleo della Real Casa, e quella notte il lungo corteo risalì dalla città verso il monte Pirchiriano, nell’oscurità, lungo la mulattiera che ancora oggi porta il nome di quel viaggio: Strà dij Prinsi, Strada dei Principi.

Il sentiero che si percorre oggi per raggiungere la Sacra da Avigliana è lo stesso di quella notte. Tremila metri di mulattiera e bosco, un dislivello di circa 300 metri, qualche tornante e poi la Sacra che appare all’improvviso sul promontorio — nella luce di un pomeriggio qualsiasi, o nell’alba di un mattino d’autunno — come apparve ai portatori di quel corteo reale, avvolti nel freddo di ottobre.

La Sacra di San Michele è il monumento simbolo del Piemonte. Il Sentiero dei Principi è uno dei modi più belli per arrivarci.

Dati rapidi

Dove: Avigliana (TO) — Val di Susa, Piemonte

Partenza consigliata: Frazione Mortera, Avigliana — in alternativa dai Bertassi (percorso completo)

Arrivo: Sacra di San Michele, Monte Pirchiriano (962 m)

Segnavia: TOS 501, tacche bianco/rosso

Tipo: A/R oppure anello con discesa per Sant’Ambrogio o Chiusa di San Michele

Lunghezza: 9,5 km A/R da Mortera — 14 km A/R dal percorso completo dai Bertassi

Dislivello: circa 300 m da Mortera — circa 460 m dal percorso completo

Tempo: 3–3h30 A/R da Mortera — 4h30 dal percorso completo

Difficoltà: E (Escursionistica) — adatto a tutti con buone scarpe

Bambini: sì, dalla partenza di Mortera — la salita è graduale e il bosco è magnifico

Dog-friendly: sì

Parcheggio: Borgata Mortera, Avigliana (gratuito, vicino all’Osteria del Pellegrino) — Borgata Bertassi per il percorso completo

Punti ristoro: Osteria del Pellegrino e Certosa 1515 a Mortera — bar e Agriturismo dei Canonici nei pressi della Sacra

Navetta: linea da Avigliana con fermata “Certosa 1515”, a pochi minuti dalla borgata Mortera

Tutto l’anno: sì — autunno per i larici e i colori del bosco; primavera per le fioriture; inverno con ramponcini in caso di gelo

Mappa stilizzata del Sentiero dei Principi

La Sacra di San Michele: mille anni sopra la Val di Susa

Prima di parlare del sentiero, vale la pena capire cosa si va a vedere. Perché la Sacra di San Michele non è semplicemente un’abbazia medievale in cima a un monte. È uno di quei posti che hanno accumulato storia, leggenda e simbolismo in quantità sufficiente a riempire una biblioteca intera.

Il monte Pirchiriano su cui sorge era strategico già in epoca romana: controllava l’imbocco della Val di Susa, la via naturale tra la pianura padana e la Gallia. I Romani ci avevano messo un presidio militare, i Longobardi una fortezza. Poi arrivò il Medioevo, e con il Medioevo la spiritualità benedettina che trasformò i luoghi alti e aspri in mete di pellegrinaggio.

La fondazione della Sacra si perde tra storia e leggenda, come quasi tutto ciò che riguarda il Medioevo cristiano. Il resoconto più antico è quello del monaco Guglielmo, che a fine XI secolo scrisse il Chronicon Coenobii Sancti Michaelis de Clusa indicando la data di fondazione attorno al 966. La tradizione vuole che l’impulso arrivasse da un eremita, Giovanni Vincenzo — ex arcivescovo di Ravenna ritiratosi a vita solitaria — che ebbe la visione dell’Arcangelo Michele con l’ordine di costruire un santuario. Secondo la leggenda, i materiali raccolti durante il giorno sparivano ogni notte: e vegliando l’eremita scoprì che erano gli angeli stessi a trasportarli sul monte di fronte, il Pirchiriano.

Dal XII al XV secolo la Sacra visse il suo periodo d’oro come uno dei principali centri della spiritualità benedettina in Italia — crocevia di pellegrini che percorrevano la Via Francigena verso Roma. Poi il declino, l’abbandono, i danni dei passaggi militari. E infine il recupero ottocentesco, i lavori dell’architetto Alfredo d’Andrade con i suoi archi rampanti neo-romanici, e l’affidamento ai Padri Rosminiani nel 1836 — lo stesso anno in cui Carlo Alberto portò qui le salme dei Savoia e il Sentiero dei Principi prese il suo nome.

Umberto Eco si è ispirato alla Sacra di San Michele per scrivere Il nome della rosa. Chi ha letto il romanzo o visto il film capirà, appena arriva in cima, perché.

Come arrivare e dove parcheggiare

La Sacra di San Michele si trova nel comune di Sant’Ambrogio di Torino, nella bassa Val di Susa. L’imbocco del Sentiero dei Principi si trova ad Avigliana, che dista circa 30 km da Torino e si raggiunge in meno di 30 minuti in autostrada (A32 Torino–Bardonecchia, uscita Avigliana).

Ci sono due opzioni di partenza che corrispondono a due esperienze diverse:

Partenza da Borgata Mortera (il tratto più percorso): si segue la provinciale che porta alla Sacra di San Michele, passando tra il Lago Grande e il Lago Piccolo di Avigliana. La borgata Mortera si trova lungo questa strada, circa a metà salita. Il parcheggio è gratuito e informale, lungo la carreggiata, vicino all’Osteria del Pellegrino. Da qui il dislivello è di circa 300 metri — la versione più accessibile e adatta alle famiglie.

Partenza dai Bertassi (il percorso completo, segnavia TOS 501): si parte dalla piazzetta della borgata Bertassi, più in basso, e si sale attraverso il tratto più ripido — circa 460 metri di dislivello totale fino alla Sacra. È la versione consigliata a chi vuole fare l’intero Sentiero dei Principi e non solo l’ultimo tratto.

In treno e navetta: Avigliana è raggiungibile in treno dalla stazione di Torino Porta Susa (linea Torino–Modane, circa 35 minuti). Dalla stazione di Avigliana parte una navetta stagionale per la Sacra di San Michele — la fermata “Certosa 1515” è la penultima, a pochi minuti a piedi dalla borgata Mortera. Verificare gli orari aggiornati sul sito della Sacra o del Comune di Avigliana.

Il percorso passo per passo

Dai Bertassi a Mortera: il tratto antico

Chi parte dai Bertassi imbocca il sentiero TOS 501 dalla piazzetta della borgata, passando davanti alla chiesa. Una strada indicata “senza uscita” porta in pochi minuti all’inizio del sentiero vero e proprio — mulattiera acciottolata che sale ripida nel bosco con 300 metri di dislivello.

Questo tratto è il più faticoso del percorso ma anche quello che ha il carattere più antico: la mulattiera è selciata, larga, con i segni dell’uso secolare. Si sale tra gli alberi con la sensazione di camminare su qualcosa che ha una storia.

In cima al tratto ripido si raggiunge la borgata Mortera — il cui nome, secondo la tradizione, deriva dal fatto che qui i cortei funebri si fermavano a riposare prima di proseguire verso il monte. Una borgata tranquilla, con qualche cascina, l’Osteria del Pellegrino e la Certosa 1515 in un ex convento di monache.

Da Mortera alla Sacra: il Sentiero dei Principi

Da Mortera si seguono i pannelli informativi e le indicazioni “Via dei Pellegrini” e “Sentiero dei Principi”. Lo sterrato sale con pendenza regolare — niente di impegnativo, una mulattiera ampia e ben segnata che sale gradualmente nel bosco.

Questo è il tratto che d’autunno vale da solo il viaggio. Il bosco è dominato da castagni ultracentenari nella prima parte e poi da larici e abeti man mano che si sale di quota. In ottobre i larici si tingono di giallo e arancione, i castagni di rosso-oro, e il sentiero diventa uno di quei percorsi che non si dimenticano facilmente.

Dopo circa 40-50 minuti da Mortera, il bosco si apre e si raggiunge la Punta dell’Ancoccia (893 m) — il punto panoramico più bello del percorso. Da qui la Sacra di San Michele è visibile per la prima volta in tutta la sua imponenza: il basamento di 26 metri di pietra grigia che emerge dalla roccia del monte come se ci fosse sempre stato, le absidi che salgono fino a sfiorare i 1.000 metri, la Torre della Bell’Alda isolata sul lato nord. Il contrasto con la pianura piemontese sotto — Avigliana, i laghi, la cintura industriale della Val di Susa — è netto e sorprendente.

Il sentiero continua verso il Colle della Croce Nera (872 m) — una sella con una vecchia croce, punto di incontro tra diversi percorsi — e da lì riprende in leggera discesa verso la Sacra. Gli ultimi metri passano accanto al Sepolcro dei Monaci, ciò che rimane di una piccola cappella romanica a pianta ottagonale che riproduceva il Santo Sepolcro di Gerusalemme, e poi al parcheggio della Sacra, da dove una breve salita conduce all’ingresso dell’abbazia.

La Sacra dall’interno: cosa vedere una volta arrivati

Arrivare a piedi alla Sacra di San Michele è un’esperienza diversa rispetto ad arrivarci in auto. Si entra con il fiato ancora corto dalla salita, il sudore dei 300 metri di dislivello addosso, e ci si trova davanti a una struttura che sembra costruita non sull’uomo ma sulla scala del monte stesso.

L’ingresso è a pagamento (biglietto intero circa 8 euro — verificare tariffe aggiornate sul sito ufficiale). La visita si articola intorno a tre elementi principali.

Il primo è lo Scalone dei Morti: 243 gradini che salgono attraverso la roccia viva del Pirchiriano. Si chiama così perché per secoli le nicchie laterali ospitavano le tombe dei monaci dell’abbazia — scheletri nelle pareti, mentre i pellegrini salivano. Oggi è il passaggio principale verso la chiesa, con la roccia che affiora dalla parete a sinistra e la luce che filtra dall’alto.

In cima ai 243 gradini si trova la Porta dello Zodiaco: un capolavoro della scultura romanica del XII secolo, opera del Maestro Nicholaus (lo stesso che lavorò alla Cattedrale di Ferrara e alla Basilica di San Zeno a Verona). Gli stipiti sono decorati con i segni zodiacali, raffigurazioni di mesi, scene di lotta tra animali fantastici e figure umane — un programma iconografico complesso che gli studiosi continuano a interpretare. I capitelli mostrano Caino e Abele, due donne che allattano serpenti, tre figure che si tirano i capelli. È un portale che si può guardare a lungo.

La chiesa è a tre navate, con elementi romanici e gotici sovrapposti in secoli di costruzione. La vetta del Pirchiriano affiora fisicamente attraverso una delle colonne — visibile ancora oggi, segnalata da una targa con la citazione del poeta Clemente Rebora: “culmine vertiginosamente santo”. Nel Coro Vecchio in fondo alla navata si trova il trittico di Defendente Ferrari (prima metà del ‘500), uno dei pittori piemontesi più importanti del Rinascimento.

La terrazza panoramica affacciata sulla Val di Susa è il punto di arrivo della visita. Da qui si vede la pianura piemontese verso Torino, il Lago Grande e il Lago Piccolo di Avigliana, la catena alpina delle Cozie e, in condizioni di visibilità ottimale, le cime di Monviso a sud-ovest. È anche la prospettiva da cui si vedono i ruderi del Monastero Nuovo e la Torre della Bell’Alda, isolata sul lato nord del complesso.

Sacra di San Michele
FrDr – Wikimedia Commons

La Bell’Alda: la leggenda della superbia

La Torre della Bell’Alda è una costruzione del XII secolo, originariamente parte del Monastero Nuovo poi crollato. Rimasta in piedi dopo che tutto attorno era crollato, è diventata l’involucro di una delle leggende più note del Piemonte.

Si narra che una giovane di rara bellezza, chiamata Alda — probabilmente una contadina che lavorava le terre del monastero — si trovasse un giorno sulla torre inseguita da soldati di ventura. Senza via di fuga, preferì gettarsi nel vuoto. Gli angeli, mossi a pietà, la sorressero durante il volo e la posarono illesa a valle, seicento metri più in basso.

Quando tornò in paese e raccontò cos’era successo, nessuno le credette. Allora Alda salì di nuovo sulla torre e si gettò una seconda volta — per dimostrare il miracolo, per vanità, per soldi scommessi dai compaesani. Questa volta, gli angeli non vennero.

La leggenda è vecchia di secoli e ha varianti in tutta la Val di Susa — in alcuni paesi è una ragazza che sfugge a un signore locale, in altri ai Lanzichenecchi, in altri ancora ai Franchi. Cambia il persecutore, non cambia la morale: il miracolo non si può esigere come dimostrazione. La fede non si scommette.

Quando andare

Autunno (ottobre–novembre) è la stagione migliore in assoluto. Il bosco di castagni e larici si trasforma in un’esplosione di colori gialli, arancioni e rossi che accompagna tutto il percorso. Le castagne cadono sul sentiero. La luce radente del pomeriggio di ottobre sulla Sacra è di una qualità che non ha equivalenti nelle altre stagioni.

Primavera (aprile–maggio) è la seconda stagione consigliata. Il verde tenero del bosco che si risveglia, le fioriture nelle radure, il cielo spesso terso dopo i mesi invernali — e la Sacra visibile da lontano senza il filtro della vegetazione estiva.

Estate (giugno–agosto) è la stagione più frequentata. Il bosco offre ombra e frescura anche nelle giornate calde, ma il sentiero nei fine settimana di luglio e agosto è molto affollato.

Inverno (dicembre–marzo) è percorribile con cielo sereno, ma il sentiero può essere ghiacciato nei tratti in ombra. In questo caso i ramponcini sono indispensabili — non uno sfizio ma una necessità reale. La Sacra d’inverno, nella neve o con le brinate, ha un’atmosfera che non ha paragoni.

Flora e fauna

Il bosco del Sentiero dei Principi è uno dei più belli della bassa Val di Susa — in parte grazie alla quota, in parte grazie al microclima del versante protetto dalla tramontana.

Nella parte bassa, da Mortera verso il Colle della Croce Nera, dominano i castagni ultracentenari — alcuni di dimensioni straordinarie, con circonferenze che richiedono due o tre persone per essere abbracciate. Alcuni tronchi portano sculture lignee di animali reali e fantastici.

Salendo di quota si passa ai larici — conifere caducifoglie che in autunno si comportano come le latifoglie, perdendo gli aghi dopo averli trasformati in un giallo intenso — e agli abeti, che mantengono il loro verde scuro tutto l’anno. Il contrasto autunnale tra il giallo dei larici e il verde degli abeti è uno degli spettacoli più belli di questo sentiero.

Per la fauna, con un po’ di silenzio è possibile incontrare caprioli nelle ore mattutine, scoiattoli nel bosco di castagni, rapaci — poiane e sparvieri — che planano sulle correnti al di sopra del crinale. In inverno, con la neve, le tracce di volpi e tassi sono ben visibili sul sentiero.

Cosa portare

Il Sentiero dei Principi è un percorso escursionistico classico su mulattiera nel bosco — niente di tecnico, ma abbastanza lungo e con dislivello sufficiente da richiedere un equipaggiamento adeguato.

Le scarpe da trekking con suola ad aderenza sono necessarie: il fondo del sentiero varia tra selciato, sterrato e terra battuta, con radici affioranti soprattutto nel tratto boscoso di salita. Le scarpe da ginnastica non sono adeguate, specialmente in autunno con le foglie bagnate o in inverno. In condizioni di gelo i ramponcini sono indispensabili — i tratti in ombra del sentiero rimangono ghiacciati fino a metà mattina in dicembre e gennaio.

I bastoncini da trekking sono caldamente consigliati: il dislivello non è elevato ma la lunghezza del percorso A/R (quasi 10 km da Mortera) fa sentire le ginocchia sul ritorno in discesa. Uno zaino da 20–25 litri è la misura giusta per portare acqua, pranzo al sacco (non ci sono punti di rifornimento sul sentiero), una giacca impermeabile e il cambio.

Acqua: sul sentiero non ci sono fontane. Portare almeno 1 litro a persona — 1,5 litri in estate o per il percorso completo dai Bertassi. Una borraccia termica mantiene le bevande calde in inverno e fresche in estate, utile per la sosta alla Punta dell’Ancoccia o alla terrazza della Sacra.

Il bosco è ombreggiato per quasi tutto il percorso, ma la Punta dell’Ancoccia e la terrazza della Sacra sono esposte: un cappello con visiera è utile in estate. Un poncho o giacca impermeabile è indispensabile — il tempo in Val di Susa cambia rapidamente, soprattutto nel pomeriggio. Chi fa la gita in autunno o inverno aggiunga un layer termico sotto la giacca: il bosco protegge dal vento ma la temperatura percepita in ombra è sempre più bassa rispetto alla pianura.

Varianti e combinazioni

Anello completo via Sant’Ambrogio: dalla Sacra si può scendere per la mulattiera che porta alla borgata San Pietro (770 m) e poi continuare fino a Sant’Ambrogio di Torino, passando accanto alle 15 croci di una Via Crucis e a diverse fontane. La mulattiera è ripida e con stretti tornanti — impegnativa in discesa, magnifica dal punto di vista paesaggistico. Da Sant’Ambrogio si torna ad Avigliana con il treno (la stazione di Sant’Ambrogio è sulla linea Torino–Modane) o con un secondo mezzo.

Percorso completo dai Bertassi: aggiunge il tratto più antico e storico del sentiero — la mulattiera selciata da Borgata Bertassi a Mortera. Dislivello totale di 460 metri, lunghezza 14 km A/R. È il percorso che si percorre pensando al corteo di Carlo Alberto del 1836.

La linea di San Michele: la Sacra di San Michele è uno dei tre punti di un allineamento europeo che passa per il Mont-Saint-Michel in Normandia e il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo in Puglia — tre abbazie dedicate all’Arcangelo che si trovano a circa 1.000 km l’una dall’altra su una linea retta. La leggenda vuole che questa linea sia stata tracciata dalla spada di San Michele nella sua battaglia contro il diavolo.

Cosa vedere nei dintorni

Laghi di Avigliana: a pochi minuti dalla borgata Mortera, i due laghi di origine glaciale di Avigliana — il Lago Grande e il Lago Piccolo — sono una riserva naturale con sentieri attorno alla riva, spiagge attrezzate d’estate e un panorama costante sulla Sacra.

Sant’Ambrogio di Torino: il paese ai piedi del Monte Pirchiriano ospita il Castello Abbaziale — antica dimora degli abati benedettini, distrutto nel Seicento dal generale francese Catinat e oggi parzialmente restaurato come hotel e ristorante. Il nome del locale, L’Om ‘d Fer (L’Uomo di Ferro), è un riferimento alla leggenda locale.

Via Francigena in Val di Susa: la Sacra di San Michele è la prima tappa italiana della Via Francigena alpina — il percorso medievale dei pellegrini che attraversavano il valico del Moncenisio provenendo dalla Francia. Dal piazzale della Sacra parte il Sentiero dei Franchi che collega l’abbazia con l’Alta Val di Susa seguendo le orme dei pellegrini medievali.

Forte di Exilles: una ventina di chilometri più su in Valle di Susa, questo forte costruito a picco sulla Dora Riparia è uno dei più impressionanti dell’arco alpino occidentale. Secondo una leggenda mai del tutto confermata, vi fu reclusa per un periodo la Maschera di Ferro.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è segnalato con il segnavia TOS 501 e tacche bianco/rosso lungo tutto il percorso. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc, Komoot e AllTrails cercando “Sentiero dei Principi Avigliana” o “Sentiero dei Principi Sacra di San Michele”. Il sito Visit Val di Susa pubblica la mappa ufficiale con tutti i sentieri della zona. Per il ritorno, il sito della Sacra di San Michele (sacradisanmichele.com) pubblica gli orari aggiornati della navetta stagionale per chi preferisce non ripercorrere il sentiero in discesa.