Prima di partire, metti in tasca qualche sassolino bianco.
Non è superstizione — è una precauzione. I Sarvanot sono folletti dispettosi: piccoli, pelosi, vestiti di colori vivaci, capaci di prendersi gioco degli umani in modi che vanno dallo scherzo innocuo alla beffa elaborata. La tradizione occitana delle valli cuneesi dice che i sassolini bianchi li tengono a distanza. Quelli giusti li trovi all’inizio del sentiero, sul letto del torrente.
Se non li prendi, nessuno garantisce nulla.
Due sentieri, una sola leggenda
Prima di tutto una precisazione importante che molti siti ignorano o trattano in modo confuso: i Sentieri dei Sarvanot sono due. Entrambi nel Cuneese, entrambi in valle occitana, entrambi con i folletti nel bosco — ma diversi per lunghezza, carattere e contenuto.
Sentiero dei Sarvanot di Rore (Valle Varaita) — 2 km andata e ritorno, cascata Tumpi la Pisso, ponti in legno sul torrente, panchina gigante panoramica. Il più breve, il più adatto ai bambini, il più facile.
Sentiero dei Sarvanot di Monterosso Grana (Valle Grana) — 5 km ad anello, tre zone tematiche, pannelli su fauna e flora, castello medievale, cappella con affreschi del 1468. Più lungo, più ricco di contenuto storico e naturalistico, più articolato.
Distano circa un’ora di auto l’uno dall’altro. Chi ha una giornata intera può fare entrambi — con la mattina a Rore e il pomeriggio a Monterosso, o viceversa.

Chi sono i Sarvanot
La leggenda dei Sarvanot non è un’invenzione del marketing turistico. È una delle creature più radicate nel folklore delle Alpi Occidentali — presente in tutta l’area occitana tra Piemonte, Valle d’Aosta e Provenza francese con nomi diversi ma carattere simile.
Il Sarvanot è un essere di confine — né completamente umano né animale. È piccolo, peloso, dotato di intelligenza superiore a quella umana. È allegro e chiassoso. Ama gli scherzi, soprattutto quelli a spese di chi cammina nei boschi senza fare attenzione. Ma non è cattivo — al contrario, si racconta che spesso aiuti i pastori a trovare le greggi perdute, che avvisi i contadini del maltempo in arrivo, che protegga i bambini che si perdono nel bosco.
È una creatura che vive nell’equilibrio tra il mondo umano e quello selvatico — e per questo appartiene ai boschi, alle sorgenti, alle cascate, ai luoghi dove il confine tra civiltà e natura è più sottile.
I Sarvanot de Rore hanno una particolarità rispetto agli altri: sono stati raccolti e documentati in forma scritta dall’Associazione Culturale Lu Rure, che ha pubblicato un libretto con le loro storie in quattro lingue — italiano, occitano, francese e tedesco. Non sono folklore orale che svanisce con i vecchi: sono patrimonio fissato, trasmesso, preservato.
Il Sentiero di Rore (Valle Varaita)
Dati rapidi
Dove: Borgata Rore, Sampeyre (CN) — Valle Varaita
Partenza: Fine della borgata, vicino all’alimentari di Rore
Tipo: A/R con variante ad anello
Lunghezza: circa 2 km (A/R base) — circa 3 km (con variante panchina)
Dislivello: circa 150 m
Tempo: 1,5 – 2 ore
Difficoltà: T (Turistico) — adatto a tutti
Bambini: Sì, anche piccoli
Passeggini: No — fascia o zaino porta-bimbo
Parcheggio: Gratuito vicino all’alimentari di Rore

Come trovare il sentiero
Si arriva a Rore dalla SP105 in direzione Sampeyre. La borgata è piccola — poche decine di case costruite sulla roccia, con i muri decorati da murales dei Sarvanot che segnalano di essere nel posto giusto ancora prima di scendere dall’auto. Il parcheggio si trova vicino all’alimentari e all’Albergo degli Amici — l’inizio del sentiero è segnalato da cartelli e da grandi pietre dipinte con il volto di un Sarvanot.
Il percorso
Dal parcheggio si cammina tra le ultime case di Rore verso il bosco. Già nelle prime centinaia di metri i Sarvanot compaiono — tra i rami, sulle rocce, affacciati ai tronchi. Uno pesca. Un altro stende i panni. Due fanno la guardia all’ingresso del bosco con espressioni tra il sospettoso e il beffardo. Sono coloratissimi — giallo, rosso, verde, blu — e di dimensioni variabili, alcuni piccoli come gnomi da giardino, altri quasi a misura d’uomo.
Il torrente Ciantorane (o Rio Cantarana) accompagna il percorso con il suo rumore. Si attraversa tre volte su ponti in legno — il primo breve, il secondo più lungo che affianca una vecchia frana, il terzo quello che anticipa la cascata. La vegetazione è tipica del bosco montano umido: frassini, abeti, salici, ontani. Lamponi, more e mele selvatiche si trovano lungo il sentiero in estate — ma attenzione, molti sono su proprietà private.
Prima dell’ultimo ponte c’è il bivio per la Panchina Gigante — una delle Big Bench del progetto di Chris Bangle, blu e arancione, in posizione panoramica con vista su Rore e sulla Valle Varaita. Il consiglio unanime dei visitatori è di andare prima alla cascata e usare la panchina come deviazione sul ritorno — così il percorso non ripete lo stesso tratto due volte.
La Cascata Tumpi la Pisso è la meta finale. Il nome in occitano descrive il suono — un tonfano, un salto d’acqua che si tuffa in una conca rocciosa con forza sufficiente da far sentire gli spruzzi da metri di distanza. Si raggiunge da un sentiero pietroso con corrimano. La conca è visibile dall’alto, con le pareti di roccia che amplificano il rumore dell’acqua.
L’Albero della Vita
Poco prima della cascata, su uno spiazzo a bordo sentiero, si trova qualcosa che non ci si aspetta.
Una quercia in ferro battuto e vetri colorati — un’opera d’arte in pieno bosco, costruita in memoria di Marianna Monge, giovane originaria di Rore morta in un incidente stradale. È l’unico elemento del sentiero che non riguarda i folletti e la fantasia — riguarda la perdita reale, il lutto di una comunità piccola che ha scelto di ricordare nel posto che amava di più.
Il contrasto tra i Sarvanot colorati e burloni e l’Albero della Vita silenzioso e mesto è uno dei momenti più inaspettati dell’intero sentiero.
Il Sentiero di Monterosso Grana (Valle Grana)
Dati rapidi
Dove: Monterosso Grana (CN) — Valle Grana
Partenza: Cimitero di Monterosso Grana (690 m)
Tipo: Anello
Lunghezza: circa 5 km
Dislivello: circa 150 m
Tempo: 2 – 2,5 ore
Difficoltà: T (Turistico) — adatto a tutti
Bambini: Sì, dai 5-6 anni
Bici: Sì — MTB nella parte sterrata
Parcheggio: Gratuito vicino al cimitero
Punto ristoro: Caseificio Castelmagno lungo il percorso

Il percorso: tre zone, tre mondi
Il sentiero di Monterosso è strutturato in tre sezioni tematiche ben distinte, ognuna con la sua identità.
Zona 1 — À l’ubai (il versante all’ombra): il bosco e gli alberi
Dal cimitero si parte verso sud, nel bosco a mezzacosta esposto a nord — quello che i locali chiamano l’ubai, il versante che non prende il sole per gran parte del giorno. È qui che il bosco è più fitto e più umido, più simile a quello che i Sarvanot sceglierebbero come casa. I pannelli in questa sezione raccontano gli alberi — i castagni, i ciliegi selvatici, i noccioli, i frassini — con illustrazioni che permettono di identificarli e informazioni sulla loro importanza nella vita delle comunità montane.
Pochi passi dopo il cimitero si trova la Cappella di San Sebastiano — addossata al muro del cimitero, con la facciata orientata verso il sentiero. All’interno, visibile attraverso una vetrata, c’è un ciclo di affreschi realizzato da Pietro da Saluzzo nel 1468. Seicento anni di storia in una cappella di campagna, la stessa che i contadini di Monterosso hanno frequentato per generazioni. Merita una sosta.
L’aula didattica nel bosco — uno spazio attrezzato con panchine e tavoli dove i bambini possono fermarsi a svolgere attività — è il punto più amato dalle famiglie con i più piccoli.
Zona 2 — Il Sardulìn: la zona di mezzo
Il Sardulìn è la zona centrale del percorso — uno spazio più aperto, tra prati e bosco rado, dove il sentiero inizia a salire verso il versante soleggiato. È qui che si trova il bivio del Vio dei Mort — letteralmente “la Via dei Morti” in occitano. Il nome evoca i cortei funebri che un tempo percorrevano questo tratto per portare i defunti al cimitero del paese. È un’installazione temporanea di land art chiamata “Cammino nei Cerchi” che vale la breve deviazione.
Lungo il percorso sterrato si incontra il caseificio del Castelmagno — il formaggio a Denominazione di Origine Protetta prodotto esclusivamente nelle valli Grana, Maira e Stura. Il caseificio è aperto in certi periodi e permette di acquistare il formaggio direttamente dal produttore. Il Castelmagno è uno dei formaggi più pregiati d’Italia — dal sapore intenso e leggermente piccante, con una pasta friabile che cambia completamente con la stagionatura.
Zona 3 — À la drech (il versante al sole): le bestie e le bestiete
L’ultimo tratto del sentiero corre sul versante soleggiato — à la drech, quello che prende il sole — ed è dedicato agli animali. Le sagome in legno dipinte a mano da una pittrice locale raffigurano lupi, cinghiali, poiane, scoiattoli, tassi, cervi, ricci. La caratteristica più apprezzata dai bambini: ogni sagoma ha un’apertura all’altezza degli occhi. Ci si posiziona dietro, si guarda attraverso il buco e per un momento si diventa l’animale. È semplice e geniale.
Le sagome sono posizionate sul tratto asfaltato della zona nord — i segni rossi sull’asfalto indicano dove guardare. Questa è la parte in leggera salita, la più faticosa del percorso — ma anche quella più coinvolgente per i bambini, che vengono trascinati dall’una all’altra.
Il percorso si chiude davanti al Castello di Monterosso — edificato da Federico Saluzzo tra il XIV e il XV secolo, oggi in parte restaurato. È l’arrivo visivo del percorso: il castello che si vede dall’ultimo tratto del sentiero è il segnale che si è quasi tornati in paese.
Il Castelmagno: il formaggio lungo il sentiero
Una menzione a parte merita il Castelmagno — non perché sia un dettaglio marginale, ma perché è uno dei motivi in più per venire in Valle Grana.
Il Castelmagno DOP è prodotto esclusivamente nel territorio dei Comuni di Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana — meno di trenta produttori in tutto il mondo. Si tratta di un formaggio erborinato semi-naturale, prodotto con latte vaccino intero e stagionato in grotte di pietra. La crosta è irregolare e ocra, la pasta va dal bianco-avorio dei freschi all’intenso senape dei stagionati. Il sapore — leggermente piccante, con note di sottobosco e fieno — è impossibile da imitare fuori da questo territorio.
Acquistarlo direttamente al caseificio lungo il sentiero, ancora avvolto nel profumo del bosco attraversato poco prima, è un’esperienza che i visitatori descrivono come difficile da dimenticare.
Come arrivare
Rore di Sampeyre: In auto da Cuneo: SP105 direzione Manta-Saluzzo, poi SP5 verso Sampeyre e borgata Rore. Circa 45 minuti da Cuneo. In auto da Torino: autostrada A6 fino a Fossano, poi direzione Saluzzo e Valle Varaita. Circa 1,5 ore. Parcheggio gratuito vicino all’alimentari di Rore.
Monterosso Grana: In auto da Cuneo: SP422 direzione Caraglio, poi SP170 verso Monterosso Grana. Circa 35 minuti da Cuneo. In auto da Torino: autostrada A6 fino a Fossano, poi direzione Caraglio e Valle Grana. Circa 1,5 ore. Parcheggio gratuito nei pressi del cimitero.
Quando andare
Autunno (settembre-novembre) — la stagione migliore per entrambi i sentieri. I castagni di Monterosso lasciano cadere i ricci nei boschi, le castagne si raccolgono lungo il sentiero, i colori del bosco sono al massimo. Il Castelmagno stagionato di autunno è al suo meglio. Attenzione: il sentiero di Rore è sconsigliato se ha piovuto di recente — il fondo può diventare pericoloso.
Primavera (aprile-giugno) — i lamponi e le more di Rore non sono ancora maturi, ma il bosco è verde intenso e le cascate hanno la portata maggiore dell’anno. Temperature ideali per camminare.
Estate (luglio-agosto) — entrambi i boschi sono ombreggiati e freschi. I lamponi di Rore sono maturi. Le code possono essere un problema nei fine settimana di agosto.
Inverno — percorribili nelle giornate senza neve. Il bosco spoglio rende i Sarvanot più visibili — le installazioni emergono chiaramente dalla vegetazione assente. Verificare le condizioni della strada per Rore prima di partire.
Cosa portare
Per entrambi i percorsi brevi e poco impegnativi, lo zaino deve essere leggero.
Borraccia — non ci sono fontane lungo il sentiero di Rore; a Monterosso ci sono punti d’acqua in paese ma non nel bosco. Portar una borraccia da 500 ml a persona.
Scarpe chiuse con buona suola — entrambi i sentieri hanno tratti di sterrato irregolare e fondo umido. Le scarpe da ginnastica chiuse sono sufficienti; le infradito no. Per Rore, se ha piovuto recentemente, meglio scarponcini impermeabili.
Sacchetto per castagne in autunno — dettaglio piccolo, differenza grande.
Sassolini bianchi in tasca — li trovate sul letto del torrente all’inizio del sentiero di Rore. Non dimenticateli. I Sarvanot aspettano.
Un marsupio o uno zaino da 10 litri è più che sufficiente per entrambi i percorsi. Se si portano bambini piccoli che non camminano ancora bene, lo zaino porta-bimbo è l’opzione per i tratti più impegnativi.
Cosa vedere nei dintorni
Il Bosco dell’Alevé — vicino a Sampeyre, la più grande foresta di pini cembri delle Alpi italiane. Citato da Virgilio nell’Eneide, è uno dei boschi più antichi e più impressionanti del Piemonte. Vale una giornata separata.
Castelmagno — il paese da cui prende il nome il formaggio, raggiungibile da Monterosso Grana risalendo la Valle Grana. Le grotte naturali dove il formaggio viene stagionato si trovano qui.
Saluzzo — la città medievale dei marchesi di Saluzzo, a circa 30 minuti da entrambi i sentieri. Il centro storico, la Castiglia e il museo Casa Cavassa sono tra i più belli del Piemonte meridionale.
Dronero — il capoluogo della Valle Maira, con il Ponte del Diavolo medievale e la connessione con il Sentiero dei Ciclamini di Macra, di cui abbiamo scritto la guida completa su trekking24.it.
Mappa e traccia GPS
Rore: la traccia è disponibile su Cuneotrekking.com, su Wikiloc (cerca “Sentiero dei Sarvanot Rore Sampeyre”) e su AllTrails. Il sentiero è segnalato con cartelli — difficile perdersi, ma attenzione ai sentierini laterali che si staccano dal principale: bisogna sempre tenersi lungo il torrente, prendendo sempre a destra la via più evidente.
Monterosso Grana: la mappa è disponibile all’inizio del percorso su un pannello illustrativo e sul sito del Comune di Monterosso Grana. La traccia GPS è su AllTrails (cerca “Sentiero del Sarvanot Monterosso Grana”) e su Komoot.
