C’è un posto nell’Ossola che i locali conoscono e i milanesi scoprono ogni primavera come se fosse la prima volta. Si chiama Alpe Vercio, sta a 826 metri sopra Mergozzo, e il modo più semplice per descriverlo è che sembra un giardino — un giardino nel bosco, con le baite in pietra curate e fiorite, un oratorio del 1728, l’erba sempre verde per via dei pascoli, e un panorama che abbraccia d’un colpo il Lago di Mergozzo, il Lago Maggiore, il Lago d’Orta, il Lago di Varese e il Lago di Monate.

Cinque laghi da un solo punto.

La mulattiera che sale da Bracchio — acciottolata, ripida, con i ponticelli in pietra e le cappellette votive ai bivi — esiste da secoli. La percorrevano i pastori che portavano le greggi agli alpeggi estivi, i commercianti che scendevano a Mergozzo con il formaggio, i pellegrini diretti all’oratorio. Oggi la percorrono le famiglie del milanese che cercano una Lombardia diversa da quella che conoscono.

Dati rapidi

Dove: Bracchio di Mergozzo (VB) — Ossola, Verbano-Cusio-Ossola, Piemonte

Partenza: Bracchio di Mergozzo — parcheggio ingresso paese

Arrivo: Alpe Vercio (826 m slm) — Eremo di Vercio

Segnavia: A52 (Bracchio–Vercio) — A52b (Vercio–Ruspesso, per l’anello)

Tipo: A/R — oppure anello con Ruspesso, Alpe Erfo e Boscopiano (~11 km)

Lunghezza: 5 km A/R (Bracchio–Vercio–Bracchio) — 11 km anello completo

Dislivello: ~550 m A/R — ~760 m anello completo

Tempo: 1h15 salita — 50 min discesa — 2h30 totali con sosta — 4h30 anello completo

Difficoltà: E (Escursionistica) — adatto a tutti con buone gambe; mulattiera ripida ma senza difficoltà tecniche

Bambini: sì — adatto a bambini allenati dai 5 anni in su per il percorso A/R; l’anello non è consigliato con bambini piccoli (tratto A54 ripido e poco battuto)

Dog-friendly: sì, al guinzaglio

Parcheggio: parcheggio gratuito all’ingresso di Bracchio — piccolo, si riempie nei fine settimana primaverili

Punti ristoro: nessuno lungo il sentiero né a Vercio — bar a Bracchio e Mergozzo

Accesso all’Eremo: rispettare la riservatezza dell’eremita — non bussare se non vi è invitati

Tutto l’anno: sì — primavera per i fiori; autunno per i colori; evitare le ore centrali estive per la salita esposta al sole

Mappa stilizzata del Sentiero per Alpe Vercio

Il lago più piccolo e più pulito d’Italia

Prima del sentiero, val la pena fermarsi un momento a capire dove si è arrivati — perché Mergozzo non è una tappa casuale sulla strada per l’Ossola.

Il Lago di Mergozzo è il più piccolo dei grandi laghi prealpini — appena 1,8 km di lunghezza, meno di un chilometro di larghezza, 73 metri di profondità. È separato dal Lago Maggiore da una striscia di terra larga poche centinaia di metri, che nel tempo si è formata dal materiale depositato dal torrente Toce alle sue foci. Prima di questa separazione — avvenuta nel corso dei secoli, completata definitivamente dall’uomo nel tardo Medioevo con argini e opere idrauliche — i due laghi erano collegati.

La separazione ha avuto una conseguenza straordinaria: privato dell’immissione di acque fluviali torbide e dell’inquinamento del Lago Maggiore, il Lago di Mergozzo è rimasto quasi intatto. Non ha immissari significativi — è alimentato quasi esclusivamente da sorgenti sotterranee — e la sua acqua è considerata la più pura dei laghi prealpini italiani, con una trasparenza che in certi punti arriva a 7-8 metri di profondità. Non ci sono stabilimenti balneari nel senso industriale del termine, non c’è traffico di imbarcazioni a motore. La spiaggia è pubblica, l’acqua è fredda anche in agosto, e nei giorni feriali di maggio si può nuotare in assoluta solitudine.

Il borgo di Mergozzo — che si affaccia sul lago dal lato orientale, con i vicoli stretti che salgono verso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta — è considerato uno dei borghi più belli del Piemonte. Non è un titolo che si guadagna facilmente: significa che le case sono in pietra, le strade sono lastricate, e nessuno ha costruito un distributore di benzina in centro negli anni Settanta.

Bracchio e la mulattiera: la porta del bosco

Bracchio è la frazione di Mergozzo che si trova a 300 metri di quota, aggrappata al versante sopra il lago. Ci si arriva da Mergozzo con una strada stretta e tortuosa — circa 10 minuti in auto — oppure a piedi dal lungolago con un sentiero che sale attraverso il bosco. Il parcheggio è piccolo e nei fine settimane, quando Vercio è nella sua stagione più frequentata, conviene arrivare presto.

Dal parcheggio si attraversa il centro del paese, si oltrepassa la chiesa di San Carlo Borromeo e Santa Marta, e si imbocca la mulattiera segnalata con cartelli chiari. La mulattiera è acciottolata — pietrisco grigio levigato dall’uso di secoli, con i bordi delimitati da pietre più grandi — e sale con pendenza costante e decisa. Non ci sono tornanti nel senso alpino: la mulattiera sale dritta, con qualche curva lieve, sfruttando i canali naturali del versante.

Nei primi venti minuti il panorama apre sul Lago di Mergozzo — che dall’alto sembra ancora più piccolo e più scuro rispetto a come appare dalla riva — e poi sul Lago Maggiore che si allarga verso sud. A metà salita circa si raggiunge una cappelletta davanti a un punto panoramico: il classico posto dove fermarsi, respirare, guardare.

Poi il bosco si fa più fitto — carpini, frassini, qualche castagno — e la luce filtra meno. Si attraversano l’Alpe Curghei e una piccola cascatella, si superano alcuni tornanti più ripidi, e poi il bosco si apre.

L’Alpe Vercio: il giardino incantato

Chi arriva all’Alpe Vercio per la prima volta si ferma quasi sempre nello stesso punto — quello dove il bosco finisce e l’alpe inizia — e si guarda intorno con un’espressione che dice più o meno: non me l’aspettavo così.

Le baite in pietra sono ben tenute, alcune recentemente restaurate. I prati sono curati e verdi, con i fiori che in primavera crescono ai bordi dei sentieri e sulle recinzioni in legno. Non c’è degrado, non c’è abbandono — Vercio è un alpe vivo, con proprietari che ci tengono, e si vede. In certi momenti, con la luce del pomeriggio e il panorama sui laghi sullo sfondo, sembra davvero uscito da un racconto.

L’Oratorio della Beata Vergine delle Grazie è la struttura principale dell’alpe — costruito nel 1728, in pietra locale, con una facciata semplice e una porta in legno che si apre su un interno piccolo e raccolto. È ancora consacrato e mantiene una funzione devozionale per i fedeli che salgono fin qui nelle ricorrenze religiose.

Dal piazzale davanti all’oratorio, nelle giornate limpide, si vedono contemporaneamente il Lago di Mergozzo, il Lago Maggiore, il Lago d’Orta, il Lago di Varese e il Lago di Monate — cinque specchi d’acqua in un solo colpo d’occhio. Non è un panorama che si trova facilmente nel prealpino lombardo e piemontese, dove la vegetazione e la morfologia collinare spesso nascondono i laghi anche da quote elevate. Qui la posizione del pianoro, affacciata verso sud-est, è quasi geometricamente perfetta.

L’Eremo e don Piero Udini: la storia che nessuno racconta

A pochi passi dall’oratorio, nel settore nord dell’alpe, c’è una costruzione diversa dalle baite agricole — più ritirata, con un piccolo giardino recintato, l’aria di un posto dove qualcuno abita.

Quello è l’Eremo di Vercio. Ci vive un eremita.

Dalla metà degli anni Settanta, don Piero Udini — sacerdote che aveva lasciato la sua parrocchia sul Lago Maggiore per scegliere la vita solitaria — si stabilì all’Alpe Vercio e fondò un eremo. Non è una ricostruzione medievale, non è un’attrazione turistica: è una scelta di vita reale, ancora in corso. Don Piero Udini ha costruito nel corso degli anni un giardino intorno all’eremo — non un giardino formale, ma una collezione di piante, fiori, alberi da frutto che rende il perimetro dell’eremo quasi magico in primavera, quando le fioriture si sovrappongono.

La regola è semplice: rispettare la riservatezza. Non bussare se non si è invitati, non fotografare attraverso la recinzione, non fare rumore nelle vicinanze. L’eremo è lì da cinquant’anni e i visitatori che rispettano queste norme sono benvenuti nell’alpe — quelli che non le rispettano rovinano l’esperienza per tutti gli altri.

Sul muro esterno dell’eremo c’è una targa — piccola, in pietra, con un’iscrizione che ricorda il bombardamento aereo tedesco del 1944. Questo posto fu colpito durante la Seconda Guerra Mondiale: un particolare che quasi nessuna guida menziona e che dice qualcosa sulla storia di questo versante durante l’occupazione nazista. La zona dell’Ossola fu teatro della Repubblica dell’Ossola — la repubblica partigiana che durò 40 giorni nell’autunno del 1944, prima di essere schiacciata dalla controffensiva tedesca. Le montagne sopra Mergozzo erano parte di quel territorio.

Il Parco Nazionale della Val Grande: il vuoto a due passi

L’Alpe Vercio si trova esattamente sul confine meridionale del Parco Nazionale della Val Grande — il parco nazionale più selvaggio d’Italia, 12.000 ettari di boschi senza sentieri segnalati, senza rifugi, senza acqua potabile garantita. È l’opposto di tutto quello che si intende normalmente per parco attrezzato: un territorio che è stato abbandonato dall’uomo — pascoli, villaggi, mulattiere — e che il bosco ha ripreso completamente. Entrare nella Val Grande senza esperienza di orientamento in terreno impervio è pericoloso. Ogni anno ci sono operazioni di soccorso per escursionisti che si perdono.

Da Vercio, verso nord, si entra in questo territorio. Il sentiero sale verso la Colma di Vercio (1.255 m) — raggiungibile in circa 1h30 da Vercio, con ulteriori 430 metri di dislivello — dove si trovava il basamento della teleferica che serviva per estrarre il legname dalla Val Grande, quando quella valle era ancora coltivata. Dal valico il panorama abbraccia entrambi i versanti: quello dei laghi verso sud e quello selvaggio della Val Grande verso nord.

Chi vuole esplorare la Val Grande deve farlo con guida alpina o con esperienza specifica di orientamento in terreno difficile. Il Parco Nazionale organizza escursioni guidate stagionali — verificare sul sito pnvalgrande.it.

Come arrivare e dove parcheggiare

Mergozzo si raggiunge dall’Autostrada A26 Genova–Gravellona Toce uscendo a Gravellona Toce e seguendo le indicazioni per Mergozzo sulla SS34. Da Milano il percorso è di circa 85 km — un’ora di autostrada. Da Verbania il percorso è di circa 6 km verso ovest.

In treno: la stazione di Verbania-Pallanza è sulla linea Milano–Domodossola. Da lì Mergozzo è raggiungibile con bus locale o in bici (circa 6 km sul Sentiero Azzurro che costeggia il lago). La stazione di Mergozzo — sulla stessa linea — è a 1,5 km dal centro del paese.

Il parcheggio a Bracchio è gratuito ma piccolo — arrivare entro le 9 nei fine settimane di aprile e maggio per trovare posto. In alternativa si parcheggia a Mergozzo e si sale a piedi fino a Bracchio (circa 30 minuti aggiuntivi) oppure si usa il bus locale che collega i due paesi.

Il percorso passo per passo

Da Bracchio a Vercio: la salita

Dal parcheggio si attraversa il centro di Bracchio seguendo i cartelli per il sentiero A52. La mulattiera parte poco dopo la chiesa — larga, ben segnata, con l’acciottolato che permette di riconoscere il carattere secolare del percorso.

Dopo circa 40 minuti di salita nel bosco si raggiunge la cappelletta panoramica — il primo punto di sosta naturale, con la panchina e la vista sul Lago di Mergozzo. Da qui i panorami cominciano ad allargarsi verso est e verso sud.

Si continua in salita attraverso l’Alpe Curghei — qualche baita ai bordi del sentiero — e poi una cascatella e una serie di tornanti più ripidi. Il bosco si apre progressivamente e l’alpe appare.

Vercio: la sosta

L’Alpe Vercio è il punto naturale della sosta — sul prato davanti all’oratorio, al tavolo con le panche che qualcuno ha posizionato proprio nel punto con la vista migliore sui laghi. Il pranzo al sacco qui, nelle giornate limpide di maggio, è una di quelle esperienze che si citano quando qualcuno chiede qual è il posto più bello dove hai mai mangiato.

Prima di ripartire, vale la visita all’Oratorio della Beata Vergine delle Grazie — la porta di legno di solito è aperta — e la breve passeggiata verso il giardino dell’Eremo. Rispettare la riservatezza.

Il ritorno: stesso sentiero o anello

Il ritorno per la stessa mulattiera è semplice e richiede circa 50 minuti di discesa. La mulattiera acciottolata in discesa è scivolosa quando è bagnata — bastoncini utili.

Chi vuole fare l’anello completo prosegue dal sentiero A52b verso l’Alpe Ruspesso (circa 1h da Vercio), poi scende verso Alpe Erfo e Boscopiano, da cui si rientra a Bracchio per il sentiero A54. Il tratto A54 da Boscopiano a Bracchio è ripido e poco battuto — non adatto ai bambini piccoli e da evitare dopo piogge recenti.

Lago di Mergozzo
Mbdortmund – Wikimedia Commons

Quando andare

Primavera (aprile–maggio) è la stagione dei fiori — il periodo per cui Vercio è diventato famoso. Il prato dell’alpe in aprile è coperto di primule, anemoni e viole. Il giardino dell’Eremo è in piena fioritura. Il panorama sui laghi ha la luce più cristallina dell’anno, dopo i mesi invernali. È la stagione più frequentata: arrivare presto la mattina nei fine settimane.

Estate (giugno–agosto) è calda nella salita esposta al sole — partire presto o nel tardo pomeriggio. Il bosco nella parte bassa è fresco, ma la fascia aperta sopra la cappelletta può essere intensa nelle ore centrali di luglio. L’erba del prato di Vercio mantiene il suo verde grazie all’umidità del bosco circostante.

Autunno (settembre–ottobre) è la stagione dei colori. I castagni e i frassini del bosco nella salita si tingono di rosso e arancione. Le castagne cadono sul sentiero. La luce del pomeriggio di ottobre sui laghi prealpini è quella che si trova nelle fotografie migliori di questo posto.

Inverno (novembre–marzo) è percorribile nelle giornate senza neve. La mulattiera acciottolata con il ghiaccio è pericolosa — evitare dopo gelate notturne. Il bosco spoglio apre viste diverse sul paesaggio.

Flora e fauna

Il bosco che si attraversa nella salita è misto — carpini bianchi, frassini, castagni, qualche betulla e ontano nei tratti più umidi vicino alla cascatella. Il sottobosco in primavera è ricco di anemoni, primule gialle, viole e, nei punti più ombreggiati, il dente di cane (Erythronium dens-canis) con i suoi fiori rosa che pendono su steli sottilissimi.

Sull’alpe, il prato pascolivo ospita specie diverse dal bosco: tarassaco, trifoglio, margherite dei prati, orchidee selvatiche nelle zone più ricche di umidità.

La zona è al confine con il Parco Nazionale della Val Grande — una delle aree con la più alta densità di fauna selvatica del prealpino piemontese. I caprioli scendono regolarmente dagli alpeggi superiori fino al bordo del bosco. I cinghiali frequentano le zone di castagneto nella discesa. Le faine abitano le baite abbandonate. Tra i rapaci, la poiana è pressoché ovunque nei pascoli e la cornacchia grigia frequenta i bordi dell’alpe.

Il Lago di Mergozzo visibile dal panorama ospita una delle popolazioni più interessanti di tinche, lucci e persici reali del Piemonte — l’acqua eccezionalmente pulita permette una biodiversità acquatica che in molti altri laghi prealpini è ormai compromessa.

Cosa portare

La salita a Vercio è continua ma non tecnica — 550 metri di dislivello su mulattiera, senza passaggi esposti. L’equipaggiamento è quello da escursione standard.

Scarpe da trekking con suola antiscivolo sono la scelta corretta — la mulattiera acciottolata bagnata è scivolosa. I bastoncini da trekking sono utili sia in salita per il ritmo sia in discesa per la tenuta sulla pietra. Uno zaino da 20 litri per acqua, pranzo al sacco e uno strato impermeabile. Si consiglia di portare almeno una borraccia da 1 litro a persona — non ci sono fontane sul sentiero né a Vercio.

In primavera un layer impermeabile leggero è quasi obbligatorio — i temporali nel prealpino ossolano arrivano in modo repentino. Un cappello con visiera per il tratto esposto sopra la cappelletta in estate.

Il Sentiero Azzurro: come combinarlo con Mergozzo

Chi arriva in treno a Verbania-Pallanza e vuole raggiungere Mergozzo a piedi ha un’opzione scenografica: il Sentiero Azzurro, che costeggia il Lago di Mergozzo dalla ferrovia fino al centro del borgo. Il sentiero passa ai piedi delle cave di granito in direzione Montorfano, scende verso una delle spiagge più belle del lago, e arriva a Mergozzo attraverso i vicoli del borgo. Aggiunge circa 40 minuti di cammino rispetto all’autobus ma vale ogni minuto.

Combinare il Sentiero Azzurro da Verbania a Mergozzo + salita a Vercio + discesa a Bracchio + rientro a piedi o in bus a Mergozzo è la giornata completa in questa zona — circa 14-15 km totali, adatti a chi ha gambe e tempo.

Cosa vedere nei dintorni

Mergozzo e il suo lago — il borgo è da solo una visita che vale il viaggio. I vicoli del centro storico, la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta con i resti romani murati nelle pareti esterne, il lungolago con i pioppi e le rive pulite. La spiaggia pubblica è percorribile da aprile a ottobre — l’acqua è fredda ma la trasparenza è eccezionale.

Ornavasso e la Val d’Ossola — a pochi chilometri da Mergozzo, Ornavasso è un altro dei borghi dimenticati del Verbano-Cusio-Ossola. Il Museo della Resistenza ricorda i mesi della Repubblica dell’Ossola del 1944 — la stessa storia che la targa sull’Eremo di Vercio evoca. La Val d’Ossola verso Domodossola offre ulteriori sentieri e la possibilità di salire verso l’alta montagna ossolana.

Parco Nazionale della Val Grande — il parco più selvaggio d’Italia ha il suo centro visite a Intragna (VB). Le escursioni guidate sono il modo corretto per entrare nella Val Grande senza rischi — il parco organizza uscite con guide abilitate da maggio a ottobre. Il sito pnvalgrande.it pubblica il calendario aggiornato.

Verbania e i Giardini di Villa Taranto — a circa 10 km da Mergozzo, Villa Taranto ospita uno dei giardini botanici più importanti d’Europa: 20 ettari con oltre 20.000 specie vegetali, aperto da fine marzo a ottobre. La fioritura dei tulipani in aprile è il periodo più visitato.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è segnalato con il codice A52 del CAI Verbano-Cusio-Ossola lungo tutto il percorso. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Alpe Vercio Bracchio” o “Eremo Vercio Mergozzo”. Il punto di partenza — parcheggio Bracchio di Mergozzo (VB) — è individuabile su Google Maps cercando “Bracchio Mergozzo parcheggio”. Il sito del Comune di Mergozzo (comune.mergozzo.vb.it) pubblica informazioni aggiornate sui sentieri e sulle condizioni dei percorsi.