A dieci chilometri dal centro di Torino, in una valletta che la maggior parte dei torinesi non ha mai sentito nominare, esiste una cascata naturale.

Non è una cosa scontata, sulla collina torinese. I torrenti qui scendono veloci e brevi verso il Po, consumando le rive di terra morbida senza mai trovare la roccia giusta per fare un salto. Il Rio Crivella è l’eccezione — l’unico corso d’acqua della collina torinese che genera una cascata vera, con le pareti verticali, la forra stretta, il rumore dell’acqua che si sente prima ancora di vederla.

Ci vuole meno di un’ora da Torino per arrivarci. Il parcheggio è gratuito. Il sentiero non richiede preparazione alpinistica. Eppure questo posto rimane sconosciuto ai più.

Dati rapidi

Dove: Val Garavaglia, Castiglione Torinese (TO) — Piemonte

Segnavia: sentiero 75 (andata), sentiero 76 (anello)

Partenza: Strada Valle Garavaglia, Castiglione Torinese

Tipo: A/R oppure anello con Tetti Francesi

Lunghezza: 5,5 km A/R — circa 7–8 km anello

Dislivello: circa 170 m A/R — circa 290 m anello

Tempo: 1h30 A/R — 2h30 anello

Difficoltà: E (Escursionistica) — adatto a tutti

Bambini: sì — il letto del torrente con i guadi è una delle attrazioni principali

Dog-friendly: sì

Parcheggio: gratuito su Strada Valle Garavaglia

Punti ristoro: nessuno lungo il sentiero

Tutto l’anno: sì — primavera e autunno per la portata d’acqua, inverno per il ghiaccio

Mappa stilizzata del Sentiero Rio Crivella

L’unica cascata naturale della collina torinese

La collina torinese è una delle aree verdi periurbane più grandi d’Italia — una striscia continua di bosco che va da Torino fino alle colline del Monferrato, con una biodiversità sorprendente per quanto sia vicina a una grande città. Eppure non ha cascate. O meglio: non ne aveva, fino a che non si è capito cos’è il Rio Crivella.

La ragione per cui questo torrente riesce a fare quello che gli altri non riescono sta nella roccia. Le pareti della valletta, nel tratto finale prima della sorgente, sono formate da bancate di conglomerato del tardo Oligocene — le Arenarie di Ranzano, conosciute in precedenza come Conglomerati di Costa Battaina. È una roccia sedimentaria formata da antichi ciottoli fluviali cementati insieme, dura abbastanza da resistere all’erosione orizzontale. Il torrente, invece di allargarsi lateralmente come fanno i ruscelli di terra, ha scavato verso il basso, creando una forra stretta con pareti verticali e un salto d’acqua alla fine.

Il risultato è una conca chiusa, con pareti alte e gocciolanti coperte di muschio e felci, che ricorda l’imbocco di una grotta più che un bosco di pianura piemontese. D’estate l’umidità mantiene la temperatura di qualche grado più bassa rispetto al resto del sentiero. D’inverno, quando le temperature rimangono sotto zero per diversi giorni consecutivi, le gocce che stillano dalle pareti si cristallizzano in colonne e cortine di ghiaccio — uno spettacolo temporaneo che compare e scompare con i capricci del meteo, e che chi lo trova se lo ricorda.

Non è un caso che Emilio Salgari abitasse in corso Casale a Torino e da quella finestra guardasse il verde cupo delle vallate verso oriente. Il Rio Crivella è il tipo di posto che alimenta certe fantasie di giungla e avventura.

Come arrivare e dove parcheggiare

Da Torino si raggiunge Castiglione Torinese passando per San Mauro Torinese. Dal centro del paese si svolta a destra in direzione Bardassano, poi verso Cordova e Baldissero, e subito dopo si gira ancora a destra su Strada Valle Garavaglia.

Ci sono due possibilità di parcheggio. Il primo è all’inizio di Strada Valle Garavaglia, vicino alla Bocciofila di S. Rocco in via Caudana — la scelta migliore per chi vuole fare l’anello completo passando per Tetti Francesi. Il secondo è più avanti, parcheggiando attorno al civico 36, il che permette di risparmiare circa un chilometro e mezzo nel caso si faccia solo l’andata e ritorno alla cascata.

Al bivio si trovano le paline indicatrici dei sentieri 75 e 76 e una freccia gialla con la scritta “Roccati”.

Il percorso passo per passo

Nel letto del torrente

Si imbocca la stradina sterrata e si sale con pendenza lieve fino al primo bivio, dove si mantiene la sinistra avvicinandosi al torrente. Dopo poche centinaia di metri, sulla sinistra compare un ponticello con una palina indicatrice: è l’imbocco del sentiero n. 76, quello del ritorno se si fa l’anello. Per ora si prosegue dritto.

Da qui il sentiero segue il letto del Rio Crivella — e spesso lo percorre letteralmente. I guadi sono numerosi, su pietre e sassi bagnati, e sono parte sostanziale dell’esperienza: è per questo che le famiglie con bambini amano questo posto. Non si tratta di passaggi tecnici, ma il fondo è scivoloso in ogni stagione e richiede le scarpe giuste.

Dopo circa venti minuti di cammino si incontra una nuova palina a un bivio, in un punto dove le pareti di conglomerato cominciano a emergere sulla destra. La forra si stringe, la luce tra gli alberi si riduce, e il rumore dell’acqua cambia tono — più alto, più chiuso, come se il bosco si stesse raccogliendo intorno al torrente.

La cascata

Si prosegue sul fondovalle fino quasi al termine della pista forestale, poi si prende un sentierino sulla destra che si fa strada tra la vegetazione. Superata una serie di blocchi di conglomerato caduti dalla scarpata, la cascata si apre improvvisamente.

L’atmosfera qui è diversa da tutto il resto del percorso. Il rumore dell’acqua riempie lo spazio ma assorbe i suoni esterni invece di aggiungersi a essi. Le pareti sopra gocciolano, la piccola pozza alla base riflette la luce filtrata dall’alto, il muschio copre ogni superficie come se la roccia non esistesse al di sotto. È un angolo di wilderness che non ci si aspetta a questa distanza da una città di quasi un milione di abitanti.

Per chi fa l’andata e ritorno, questo è il punto di arrivo. Si torna sui propri passi per la stessa via.

Bellavarda – Wikimedia Commons

L’anello: salita verso Tetti Francesi

Chi vuole allungare l’escursione e non tornare per lo stesso sentiero trova nell’anello per Tetti Francesi la scelta migliore — un paesaggio completamente diverso rispetto alla forra, aperto e panoramico, che rende il percorso completo in entrambe le sue anime.

Si torna al bivio più a monte, si prende a destra e si sale tra gli alberi. Dopo una decina di minuti il sentiero sbocca su uno stradello più ampio — il segnavia 76. Si gira a destra in lieve salita, si esce dal bosco e si raggiunge la borgata di Tetti Francesi, una sella aperta circondata da prati e vecchi frutteti: ciliegi selvatici, noccioli, fichi, meli abbandonati.

Il nome della borgata non è casuale. In questa zona furono ritrovati resti di soldati francesi caduti durante l’assedio di Torino del 1706 — uno degli episodi decisivi della Guerra di Successione Spagnola, quando il principe Eugenio di Savoia sbaragliò l’esercito francese e cambiò le sorti dell’intera guerra. Dal belvedere si vede la Val Garavaglia, la pianura torinese e, nelle giornate limpide, l’intero arco alpino.

La discesa lungo il sentiero 76 riporta al ponticello già visto all’andata. Da lì, per la stessa strada percorsa in salita, si torna al parcheggio.

Quando andare

La cascata è più spettacolare dopo periodi di pioggia abbondante — primavera e autunno sono le stagioni migliori per trovare il rio in piena e il salto d’acqua al suo massimo. D’estate il torrente si riduce notevolmente e la cascata può diventare un rivolo modesto, ma il bosco rimane fresco e ombreggiato e il sentiero è percorribile senza problemi.

L’inverno è la stagione più imprevedibile e quella con il potenziale più alto. Dopo giorni di temperature sotto zero, le pareti della forra si coprono di ghiaccio e la cascata si trasforma in una struttura di colonne cristallizzate che dura fino al primo rialzo termico.

È uno spettacolo raro e irripetibile — ogni volta è diverso — ma in queste condizioni il letto del torrente ghiacciato rende i guadi scivolosi e richiede scarpe con suola antiscivolo o micro-ramponi. Prima di partire in inverno conviene informarsi sulle condizioni tramite i gruppi escursionistici locali o le Aree Protette del Po Piemontese.

Flora e fauna

Il bosco della Val Garavaglia è misto come gran parte della collina torinese: querce, carpini, castagni, robinie e ontani lungo il rio. Nella parte alta dell’anello, a Tetti Francesi, si incontrano i frutteti storici della borgata con i prati aperti che li circondano.

Lungo il torrente, muschi e felci formano tappeti continui su sassi, radici e pareti rocciose. Sono loro a dare alla cascata quell’aspetto di grotta vegetale che colpisce all’arrivo.

Camminando in silenzio nelle prime ore del mattino si possono incontrare caprioli che scendono al torrente, cinghiali nelle ore crepuscolari, scoiattoli nel bosco di castagni. Sui crinali dell’anello le poiane planano sulle termiche con quel volo circolare lento che dà la misura di quanto questo angolo di collina sia ancora selvatico, nonostante la città sia a pochi chilometri.

Cosa portare

Il percorso base è breve e tecnicamente semplice, ma i guadi ripetuti del rio cambiano le regole dell’equipaggiamento rispetto a un sentiero ordinario.

La scelta delle scarpe è il punto più importante. Servono scarpe da trekking con suola ad alta aderenza: il fondo del rio è pietra bagnata, e le scarpe da ginnastica normali scivolano al primo guado. In inverno con il ghiaccio è consigliabile una suola compatibile con micro-ramponi.

Portare sempre un paio di calzini tecnici di ricambio nello zaino — in lana merino o materiale sintetico ad asciugatura rapida — è una delle abitudini più utili che si possano prendere su questo sentiero: i piedi bagnati sono quasi inevitabili, e ripartire con calzini asciutti cambia completamente il ritorno.

I bastoncini da trekking sono caldamente consigliati, soprattutto per i guadi e specialmente per chi ha le ginocchia sensibili o cammina con bambini.

Per il resto lo zaino può essere leggero — uno zaino da 20 litri è più che sufficiente per portare acqua, snack e un layer impermeabile. Una borraccia termica è utile in inverno per tenere una bevanda calda durante la sosta alla cascata. Il bosco è sempre più fresco della pianura, e vicino alla forra la temperatura scende ancora per via dell’umidità: una giacca impermeabile potrebbe tornare utile.

Cosa vedere nei dintorni

La Basilica di Superga è visibile dal crinale di Tetti Francesi nelle giornate limpide, a una decina di chilometri in linea d’aria. Il Parco Naturale della Collina di Superga — circa 800 ettari — offre ulteriori sentieri con un patrimonio naturalistico di tutto rispetto.

Bardassano, raggiungibile allungando il percorso verso Cordova, è un borgo medievale con il castello sulla sommità e un’antica torre di guardia all’ingresso, con panorami su Pavarolo e Montaldo. Il centro storico di Castiglione Torinese risale al 987 d.C., quando Ottone I lo donò al Marchese di Aleramo — nel 1164 Federico Barbarossa lo cedette al Marchese del Monferrato, e nel 1400 passò ai Savoia.

Il territorio è anche attraversato da tratti dell’antica Via Francigena, il percorso medievale dei pellegrini verso Roma, che rendono l’area interessante per chi vuole combinare natura e storia.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è segnalato con le paline dei segnavia 75 e 76. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Rio Crivella” o “Val Garavaglia”. In estate la vegetazione fitta può coprire alcuni segnali fisici e interferire con la ricezione GPS: conviene precaricare la traccia offline prima di partire. Il sito delle Aree Protette del Po Piemontese pubblica la mappa ufficiale dei sentieri della zona.