Cammini su roccia che un tempo era fondale marino. Passi davanti a grotte dove l’uomo viveva 40.000 anni fa. Segui lo stesso tratturo percorso per secoli da commercianti di sale, pescatori, muli carichi di merci. E arrivi a un fiordo dove oggi i tuffatori si lanciano da 40 metri d’altezza.

Il Sentiero delle Cipolliane è lungo 2,5 chilometri. Si percorre in un’ora e mezza. Ma le storie che attraversa si misurano in millenni.

Dati rapidi

Dove: Gagliano del Capo (LE), Puglia — Parco Naturale Regionale Costa Otranto

Partenza: Canale del Ciolo o Marina di Novaglie (percorribile in entrambe le direzioni)

Lunghezza: 2,5 km (solo andata) — 5 km ad anello

Dislivello: Trascurabile

Tempo: 1 – 1,5 ore (solo andata)

Difficoltà: T (Turistico) — per tutti

Bambini: Sì, adatto a tutte le età

Tutto l’anno: Sì, ma preferibile primavera e autunno

Quarantamila anni in 2,5 chilometri

Prima che il sentiero esistesse, esistevano le grotte. E prima delle grotte, esisteva il mare.

Quello che calpesti oggi era fondale marino. La roccia calcarea porosa e friabile che costituisce queste falesie è letteralmente piena di fossili — pecten, rudiste, conchiglie di organismi marini — testimonianza di un’epoca in cui il livello del mare adriatico era molto più alto di quello attuale. Camminando con attenzione, li vedi incastonati nella pietra.

Poi il mare si ritirò. Il vento e l’erosione marina scavarono la falesia, formando una serie di cavità naturali a circa trenta metri di quota. Le Grotte Cipolliane — quattro ripari rocciosi affacciati sull’Adriatico — divennero rifugio.

I reperti ritrovati all’interno delle grotte parlano di frequentazione umana sin dal Paleolitico Superiore: industria litica di tipo romanelliano ed epigravettiano, resti di uccelli, cervidi, asini selvatici. Ciottoli con incisioni dal significato ancora sconosciuto. Quattro distinti livelli stratigrafici che rappresentano altrettante fasi di occupazione umana. Le grotte sono un caso esemplare per lo studio della preistoria del Mediterraneo, e gli studi sono tuttora in corso — l’area si presume fosse originariamente molto più estesa di quella attuale.

Il nome “Cipolliane” non viene dalla preistoria ma dall’odore. La cipolla selvatica cresceva abbondante in quest’area, e il suo profumo pungente accompagnava chiunque percorresse il tratturo costiero. Un dettaglio banale che ha finito per dare il nome a un sito preistorico di rilevanza europea.

Mappa stilizzata del percorso delle Cipolliane

Il Canale del Ciolo: un fiordo nel Salento

L’altra estremità del sentiero è il Canale del Ciolo, e vale il viaggio.

Un fiordo naturale — il Salento non ha molti termini di paragone per descriverlo — dove la roccia si apre di colpo in una fenditura profonda da cui il mare adriatico penetra nell’entroterra. Le pareti verticali scendono fino a quaranta metri, l’acqua in fondo è di un verde smeraldo intenso, le grotte naturali si aprono lungo le pareti come occhi nella pietra.

Il nome “Ciolo” viene dal dialetto salentino: u ciuolu è il corvo, l’uccello che un tempo nidificava sulle pareti del canyon e che ha finito per battezzare uno dei luoghi più spettacolari di tutto il Capo di Leuca. Il ponte che lo attraversa — alto quaranta metri sul mare — è diventato famoso in Italia per i tuffatori che ogni estate si lanciano giù. È uno di quei posti che vedi in un video e pensi sia esagerato.

Lo storico Cosimo De Giorgi, nell’Ottocento, scriveva che per visitare questi luoghi “bisogna tenere una ginnastica da scoiattoli”. Oggi ci sono scale e passerelle. Ma il senso di vertigine rimane intatto.

Il sentiero: cosa trovi chilometro per chilometro

l Sentiero delle Cipolliane si percorre comodamente in entrambe le direzioni. La maggior parte degli escursionisti parte dal Ciolo e arriva a Marina di Novaglie, ma l’itinerario ad anello — che torna al punto di partenza — è la soluzione più comoda.

Dal Ciolo a Marina di Novaglie

L’ingresso al sentiero si trova appena oltre il Bar Ristoro “L’Incanto”, sul lato nord del canale, dopo aver attraversato la strada provinciale SP358. Da qui si imbocca un antico tratturo — la stessa mulattiera percorsa per secoli da commercianti di sale e pescatori con i loro animali da soma — delimitato da alti muretti a secco in pietra leccese.

Il fondo è in terra battuta color rosso mattone, facilmente riconoscibile. In alcuni tratti è presente un passamano in legno. La segnaletica è chiara e le panchine in legno lungo il percorso — tutto l’arredo è ecosostenibile — invitano a fermarsi a guardare il mare.

Camminando si attraversa un paesaggio che è un catalogo dell’architettura rurale salentina. Le pajare — costruzioni circolari in pietra a secco usate dai contadini come rifugio e deposito — compaiono disseminate lungo la falesia, alcune quasi a picco sul mare, in posizioni che le rendono punti di sosta e avvistamento naturali. Le mantagnate sono i grandi muri a secco costruiti per proteggere i terreni terrazzati dal vento carico di salsedine. Ogni elemento del paesaggio ha un nome, una storia.

Dopo circa 1,5 km si arriva alla deviazione per le Grotte Cipolliane. Un cartello segnala le strette diramazioni che scendono dalla falesia verso le cavità. Vale assolutamente la deviazione: l’interno delle grotte offre un’acustica e una luce particolari, e le pareti costellate di fossili marini sono visibili a occhio nudo. Nelle giornate limpide, dall’uscita delle grotte si vedono le coste albanesi.

Da qui il sentiero prosegue e, dopo altri 400 metri, incontra una stradina asfaltata con una piccola piazzola e una tabella informativa. Scendendo con discreta pendenza lungo un tratturo con scalette in pietra naturale, si arriva alla Marina di Novaglie, al piccolo porto vecchio in Via Amerigo Vespucci.

Marina di Novaglie

Il porticciolo di Novaglie è uno di quei luoghi che merita una sosta. Tra gli scogli si aprono piscine naturali in cui fare il bagno — con la dovuta attenzione alle asperità della roccia. Nelle grotte marine lungo la costa di Novaglie si trovano alcune delle formazioni carsiche più belle del Salento: la Grotta Azzurra, la Grotta del Diavolo, la Grotta dell’Elefante. In paese ci sono diversi punti ristoro.

Tratto del sentiero delle Cipolliane

Difficoltà e a chi è adatto

Il Sentiero delle Cipolliane è classificato T (Turistico) — il livello più accessibile della scala CAI. Non ci sono tratti esposti, non ci sono catene, non ci sono passaggi tecnici. Il terreno è a volte irregolare e in alcuni tratti in discesa può risultare scivoloso, specialmente dopo la pioggia. Le scarpe da trekking o da ginnastica con suola antiscivolo sono consigliate, ma non indispensabili.

È adatto a tutti: bambini, anziani, famiglie, cani. L’unico tratto che richiede un minimo di attenzione è la discesa alle grotte, ripida e con fondo polveroso, sconsigliata a chi soffre di vertigini.

Come arrivare e dove parcheggiare

In auto: dalla SS275 in direzione Santa Maria di Leuca, svoltare verso il Canale del Ciolo seguendo le indicazioni per Gagliano del Capo. Il parcheggio pubblico si trova nei pressi del Ponte Ciolo. In alternativa si può parcheggiare a Marina di Novaglie, vicino al porto.

In estate: il parcheggio al Ciolo si riempie presto nei fine settimana. In stagione sono attivi servizi di navetta che collegano le principali località del Capo di Leuca.

Quando andare

Il Salento ha un clima mite quasi tutto l’anno e il sentiero è tecnicamente percorribile in ogni stagione. In estate però la combinazione di caldo intenso, terreno esposto e assenza di ombra può rendere l’escursione faticosa nelle ore centrali.

La primavera — da marzo a maggio — è il momento migliore: la macchia mediterranea è in fiore, l’aria profuma di timo, origano e cipolla selvatica, il mare è ancora tranquillo e il sentiero è quasi deserto rispetto all’alta stagione. L’autunno offre condizioni simili con la luce più bassa e calda.

L’inverno è sorprendente: nelle giornate di tramontana limpida la visibilità è eccezionale — si vedono le coste albanesi, il faro di Punta Palascia — e il sentiero è vuoto.

Cosa mettere nello zaino

Il sentiero è breve e non impegnativo, ma alcune cose non vanno dimenticate. L’acqua è la priorità — in estate il caldo salentino è intenso e lungo il percorso non ci sono fontane. Al Ciolo e a Novaglie ci sono bar e ristoranti, ma sul sentiero nulla. Una giacca leggera per il vento in inverno e primavera, protezione solare e cappello in estate.

Per questa passeggiata uno zaino da 10–15 litri è più che sufficiente — abbastanza per acqua, uno spuntino e il necessario per il bagno se vuoi fermarti alle piscine naturali di Novaglie.

Cosa vedere nei dintorni

Il Sentiero delle Cipolliane si trova in uno degli angoli più remoti e meno touristici del Salento, a pochi chilometri da Santa Maria di Leuca — la punta estrema della penisola salentina, dove il Mar Adriatico e lo Ionio si incontrano. Vale una visita per il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae e per il panorama.

Gagliano del Capo è il comune di riferimento, un piccolo borgo di pietra leccese nell’entroterra a pochi minuti dal sentiero. Tricase Porto, a nord, è un altro porticciolo pittoresco con trattorie di pesce. Per chi vuole esplorare il Parco Naturale, ci sono altri sentieri costieri nelle vicinanze — il Sentiero Le Fogge e altri tracciati del parco completano un’intera giornata di escursioni.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è ben segnalato con cartellonistica in legno lungo tutto il percorso. La tabella di insieme all’inizio del sentiero, vicino al parcheggio del Ciolo, mostra la mappa completa dell’itinerario.

Per la navigazione GPS il percorso è disponibile su AllTrails (cerca “Sentiero delle Cipolliane – Baia del Ciolo”) e su Komoot. La traccia completa comprende sia il tratto principale che la variante ad anello.