In sardo, il fenicottero rosa si chiama sa genti arrubia — la gente rossa. Non l’uccello rosso, non il volatile rosso: la gente rossa. Come se i fenicotteri che abitano le saline di Molentargius fossero una comunità con i propri costumi, le proprie abitudini, i propri ritmi di vita.

Il Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline si estende su 1.600 ettari tra Cagliari, Quartu Sant’Elena, Selargius e Quartucciu — un’area umida di importanza internazionale incastonata nell’espansione urbana della città come un respiro rimasto aperto. Fino al 1985 ci si estraeva il sale — era il bacino sardo più produttivo, attivo da almeno due secoli e mezzo. Poi la produzione si fermò, la natura riprese quello che era suo, e nel giro di pochi anni arrivarono i fenicotteri.

I sentieri che attraversano il parco non sono sentieri nel senso alpinistico del termine — sono percorsi quasi pianeggianti su argini e strade sterrate, con il sole sulla testa e la genti arrubia davanti agli occhi. Ma il paesaggio che si attraversa — le vasche saline con i loro colori impossibili, le idrovore liberty abbandonate, i capanni di birdwatching, il Poetto che appare all’improvviso dietro la duna — è uno di quelli che non si dimenticano facilmente.

Dati rapidi

Dove: Cagliari / Quartu Sant’Elena (CA) — Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline, Sardegna

Ingressi principali:

  • Via La Palma 9, Cagliari (Edificio Sali Scelti — sede del Parco e Infopoint)
  • Viale Lungomare Poetto, Cagliari (adiacente all’ippodromo)
  • Via Don Giordi, Quartu Sant’Elena
  • Viale Colombo, Quartu Sant’Elena

Percorsi principali:

  • Via del Sale (percorso storico-industriale): 6 km, quasi pianeggiante, 2h a piedi o 1h in bici
  • Anello del Bellarosa (periplo del bacino principale): 9 km, 2h30
  • Percorso Poetto (dal parco alla spiaggia): 3 km, 1h

Dislivello: minimo — il parco è piatto

Difficoltà: T (Turistico) — adatto a tutti, incluse sedie a rotelle e passeggini sui tratti asfaltati

Bambini: sì — uno dei percorsi più adatti alle famiglie di Cagliari

Dog-friendly: sì, al guinzaglio — i cani non devono entrare in acqua per non disturbare i nidi

Parcheggio: Edificio Sali Scelti, Via La Palma (gratuito) — parcheggio Poetto (a pagamento in stagione)

Accesso: gratuito e libero — orari: 6.30–21.00 dal 1° marzo al 15 ottobre; 7.00–18.00 dal 16 ottobre al 28 febbraio

Visite guidate: minibus elettrico, battello, bicicletta, a piedi — prenotazione su parcomolentargius.it o tel. 070 37919201

Noleggio bici: disponibile all’Infopoint

Periodo migliore per i fenicotteri: tutto l’anno presenti — giugno per la nidificazione (massima concentrazione); alba e tramonto per comportamenti più attivi

Mappa stilizzata del Sentiero delle Saline

Is molentargius: il nome che racconta tutto

Il nome del parco non viene da nessuna persona illustre, da nessuna battaglia, da nessuna leggenda medievale. Viene dagli asini.

Molenti in sardo significa asino. Is molentargius erano i carrettieri — gli operai specializzati che guidavano gli asini lungo gli argini delle saline, trascinando le chiatte cariche di sale nei canali di raccolta. Non avevano un nome altisonante: erano semplicemente “quelli con gli asini”. E dal nome dei lavoratori, il nome dello stagno.

Nelle mappe storiche e nei documenti amministrativi il nome compare già nel Settecento, quando le Saline di Stato di Cagliari erano uno degli impianti produttivi più importanti dell’isola. Il sale estratto qui nutriva le conserve di tutto il Mediterraneo occidentale — il pesce sotto sale, le olive, le carni. Non era un prodotto di lusso: era un prodotto di sopravvivenza, tanto prezioso da essere tassato e controllato direttamente dallo Stato.

Il sistema produttivo era quello delle saline per evaporazione solare — lo stesso usato nel Mediterraneo da millenni. L’acqua di mare entrava dal Canale Immissario attraverso le pompe dell’idrovora del Rollone, si distribuiva nelle vasche di prima evaporazione (il Bellarosa Maggiore o Molentargius), poi in quelle di seconda e terza (lo Stagno di Quartu), fino alle vasche di cristallizzazione del cloruro di sodio. Il sale precipitava sul fondo, veniva raccolto a mano o con pale meccaniche, caricato sulle chiatte e trasportato all’Edificio Sali Scelti per la raffinazione e il confezionamento.

Questo sistema funzionò per oltre duecento anni. Nel 1985 si fermò — per ragioni economiche, non per esaurimento della risorsa. Il sale nell’acqua di mare non finisce mai.

La natura che ha vinto: da salina industriale a sito Ramsar

Quello che successe dopo il 1985 è una delle storie di rinaturalizzazione più rapide e complete del Mediterraneo.

Quando le pompe si fermarono, le vasche smisero di essere controllate. I livelli dell’acqua cambiarono, la salinità variò, le erbacee pioniere colonizzarono gli argini. E i fenicotteri — che già frequentavano occasionalmente le vasche come sito di alimentazione — trovarono improvvisamente le condizioni ideali per fermarsi.

In pochi anni, da presenza occasionale, la colonia divenne stanziale. Poi crebbe. Poi crebbe ancora. Oggi lo stagno di Molentargius è risultato il sito più importante nel bacino del Mediterraneo per la nidificazione dei fenicotteri rosa — superando le storiche colonie della Camargue francese e delle saline di Siviglia. In alcuni anni il numero di coppie nidificanti ha superato le 6.000.

La cosa straordinaria è che questo era già stato previsto dai biologi. L’area umida di Molentargius era stata inclusa dalla Convenzione di Ramsar nel 1977 — dodici anni prima della dismissione delle saline e ventidue anni prima che diventasse parco regionale — come zona umida di rilevanza internazionale. Chi aveva fatto quella classificazione aveva visto nel sistema di stagni qualcosa che gli studi ornitologici confermavano già: un sito di sosta, svernamento e nidificazione di eccezionale valore per l’avifauna del Mediterraneo. Anche con le saline attive, già allora.

Il Parco Naturale Regionale fu istituito nel 1999. Oggi è contemporaneamente Sito di Importanza Comunitaria (SIC), Zona di Protezione Speciale (ZPS) e Zona Umida Ramsar — tre classificazioni internazionali che insieme coprono tutto lo spettro della protezione ambientale europea.

Come arrivare e dove parcheggiare

Il Parco di Molentargius è facilmente raggiungibile da qualsiasi punto di Cagliari — si trova letteralmente ai bordi della città, separato dai quartieri da una strada e da qualche metro di vegetazione.

L’ingresso principale è in Via La Palma 9, dove si trova l’Edificio Sali Scelti — la sede del Parco con l’Infopoint, i servizi igienici, il noleggio bici e il punto di prenotazione per le visite guidate. Il parcheggio è gratuito e abbastanza ampio.

Gli altri tre ingressi — Viale Lungomare Poetto, Via Don Giordi e Viale Colombo — permettono di accedere direttamente ai tratti del parco più vicini alla propria sistemazione.

In autobus: diverse linee CTM collegano il parco dal centro di Cagliari — verificare il sito CTM Cagliari per le fermate più vicine ai singoli ingressi. È la soluzione più comoda per chi soggiorna in città.

In bicicletta: il parco è raggiungibile in bici da tutto il lungomare del Poetto e dalla pista ciclabile di viale Marconi. Il noleggio bici è disponibile all’Infopoint.

Il percorso passo per passo

La Via del Sale: il percorso storico

Il percorso più significativo del parco è la Via del Sale — il tracciato che segue gli argini dell’ex sistema produttivo salino, con i pannelli esplicativi sulle fasi del processo di estrazione e gli edifici della “Città del Sale” degli anni Trenta come scenario.

Il percorso inizia dall’Edificio Sali Scelti e segue il Canale Maestro verso il Bellarosa Maggiore. I pannelli — disponibili in italiano, inglese e sardo — illustrano la storia di ciascun punto: l’idrovora del Rollone con i suoi macchinari ancora al loro posto, le vasche di prima evaporazione con i loro colori impossibili (rosa, viola, arancione — il risultato degli alofiti che colorano l’acqua salata a diverse concentrazioni), il capanno di birdwatching sul Bellarosa.

La Città del Sale — il complesso di edifici in stile liberty costruito intorno agli anni Trenta per ospitare gli uffici, i magazzini e le abitazioni degli operai — è uno dei pochi esempi di archeologia industriale del periodo fascista ancora visibili in Sardegna. Gli edifici sono stati restaurati e ospitano oggi la sede del parco, spazi espositivi e una sala proiezioni. Merita una sosta prima o dopo il percorso.

Il Bellarosa Maggiore: la vasca dei fenicotteri

Il Bellarosa Maggiore — il nome in sardo significa “grande vasca rossa”, dal colore che assume l’acqua nelle stagioni di massima salinità — è il cuore del parco e il sito di nidificazione dei fenicotteri.

L’accesso diretto alla vasca è riservato alle visite guidate — per proteggere l’habitat durante la stagione riproduttiva, il regolamento del parco vieta di avvicinarsi ai nidi senza guida autorizzata. Ma dal capanno di birdwatching sul bordo dell’argine, con il binocolo, la colonia è visibile in modo straordinario: centinaia o migliaia di uccelli a seconda della stagione, con il rosa che si riflette nell’acqua.

I fenicotteri del Molentargius hanno smesso di essere timidi da quando sanno che nessuno li disturba. Si avvicinano agli argini percorribili, si muovono lentamente nell’acqua bassa, eseguono le loro danze di corteggiamento nei mesi di aprile e maggio con quella coreografia che i biologi descrivono con gli stessi termini con cui si descrive un balletto. Vedere cinquemila fenicotteri che si muovono all’unisono nell’alba cagliaritana è una di quelle cose per cui vale la pena svegliarsi presto.

L’anello completo e il Poetto

L’anello completo del parco — circa 9 km — porta ai bacini di Quartu Sant’Elena e poi al lungomare del Poetto, la spiaggia dei cagliaritani. Il passaggio dal parco alla spiaggia avviene attraverso un varco nella duna dove il contrasto è massimo: il silenzio delle vasche saline da un lato, l’azzurro del mare e le voci dei bagnanti dall’altro.

Il Poetto è una delle spiagge urbane più lunghe d’Italia — 8 km di sabbia bianca che costeggia il golfo degli Angeli. Non è una spiaggia selvaggia, ma la combinazione di parco naturale e spiaggia accessibile a piedi rende Molentargius uno dei rari posti dove si può fare birdwatching al mattino e il bagno nel pomeriggio senza prendere la macchina.

Molentargius
Giancarlo Dessi – Wikimedia Commons

Le visite guidate: come organizzarle

Il parco offre diverse modalità di visita guidata, tutte prenotabili attraverso l’Infopoint o il sito parcomolentargius.it:

Minibus elettrico (Eco Safari Tour): il percorso standard in minibus aperto che attraversa la Via del Sale e raggiunge l’Ecosistema — il sito di nidificazione dei fenicotteri. Dura circa 1h30 e include soste per l’osservazione degli uccelli con binocoli e cannocchiali. È la visita più consigliata per chi viene per la prima volta. Partenza dall’Edificio Sali Scelti.

Battello: escursione lungo i canali del parco a bordo di un’imbarcazione elettrica silenziosa. Permette di avvicinarsi alle vasche da una prospettiva completamente diversa rispetto al percorso a piedi — dal livello dell’acqua, i fenicotteri sembrano ancora più grandi. Ideale per fotografi.

Bicicletta: tour guidato in bici sui percorsi del parco — il modo più veloce per coprire l’intero anello da 9 km. Il noleggio bici è disponibile all’Infopoint per chi non ha la propria.

A piedi: visita guidata a piedi per gruppi — la più lenta e la più ricca di dettagli, con le guide che si fermano a spiegare ogni elemento del paesaggio.

Quando andare: il calendario dei fenicotteri

Il parco è aperto tutto l’anno, ma ogni stagione offre un’esperienza diversa.

Primavera (aprile–giugno) è il periodo più spettacolare. Ad aprile i fenicotteri cominciano le danze di corteggiamento — rituali coreografici che coinvolgono migliaia di uccelli contemporaneamente, con movimenti sincronizzati che i biologi chiamano “marce di gruppo”. A maggio e giugno avviene la nidificazione: le coppie costruiscono i nidi di fango nell’acqua bassa e le femmine depongono le uova. In giugno si raggiunge la massima concentrazione — migliaia di fenicotteri addensati intorno ai nidi. L’accesso ai siti di nidificazione è riservato alle visite guidate.

Estate (luglio–agosto) è la stagione più calda — il parco non ha ombra e il percorso a piedi nelle ore centrali è impegnativo. Conviene visitarlo all’alba o al tramonto, quando le temperature si abbassano e i fenicotteri sono più attivi. I pulcini nati in giugno sono visibili — grigi, goffi, ancora incapaci di volare.

Autunno (settembre–ottobre) è una buona stagione. La luce del tramonto sull’acqua salata ha una qualità fotografica straordinaria — i colori delle vasche a fine estate sono i più intensi dell’anno, con le sfumature che vanno dal rosato all’arancione intenso. I fenicotteri adulti hanno recuperato il piumaggio dopo la muta estiva.

Inverno (novembre–marzo) è la stagione meno frequentata dai turisti ma non dai fenicotteri — molti rimangono tutto l’anno. Il parco in inverno ha una qualità del silenzio diversa dall’estate: le vasche sono più scure, i colori più sobri, la luce più bassa. Per il birdwatching è spesso la stagione migliore, perché i fenicotteri si concentrano nelle vasche con la salinità giusta e sono visibili in grande numero anche senza la nidificazione.

Flora e fauna: 250 specie di uccelli in 1.600 ettari

Il Parco di Molentargius è classificato come uno dei siti ornitologici più importanti d’Europa — e la ragione è la coesistenza di ambienti di acqua dolce e salata in uno spazio relativamente ristretto, che crea condizioni ideali per specie con esigenze ecologiche molto diverse.

I fenicotteri (Phoenicopterus roseus) sono ovviamente la specie simbolo. Il loro piumaggio rosa non è geneticamente determinato ma acquisito — deriva dai carotenoidi contenuti nelle alghe e nei crostacei di cui si nutrono. Un fenicottero tenuto in cattività senza questa dieta diventa bianco nel giro di qualche anno. Il colore più intenso è un segnale di salute e di accesso a cibo di qualità — le femmine preferiscono i maschi più colorati.

Tra le oltre 250 specie registrate nel parco:

  • Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus) — zampe rosse lunghissime, volo elegante, nidifica nelle vasche poco profonde
  • Garzetta (Egretta garzetta) — airone bianco piccolo, comune lungo gli argini
  • Airone cenerino (Ardea cinerea) — il più grande degli aironi, visibile soprattutto in inverno
  • Cormorano (Phalacrocorax carbo) — diffuso, spesso con le ali aperte ad asciugarsi sul bordo delle vasche
  • Falco di palude (Circus aeruginosus) — rapace che caccia rasoterra sulla vegetazione degli stagni
  • Martin pescatore (Alcedo atthis) — freccia colorata lungo i canali, difficile da fotografare
  • Pollo sultano (Porphyrio porphyrio) — splendido uccello blu con il becco rosso, reintrodotto nel parco dopo secoli di assenza
  • Gabbiano roseo (Larus genei) — nidifica insieme ai fenicotteri nel Bellarosa
  • Fraticello (Sternula albifrons) — sterna minuscola che nidifica sulle spiagge di sabbia

Per la flora: nelle vasche a salinità elevata crescono le salicornie — piante succulente che accumulano il sale nelle loro cellule — e la Ruppia maritima, l’alga acquatica i cui semi costituiscono una parte fondamentale della dieta dei fenicotteri. Nelle zone d’acqua dolce dominano i canneti (Phragmites australis) e le tifacee. Alcune specie della lista rossa della flora europea sono presenti nel parco — tra cui il Fungo di Malta (Cynomorium coccineum), parassita delle radici delle salicornie, una pianta senza clorofilla di aspetto bizzarro che emerge dal suolo come un fungo rossastro.

Cosa portare

Il Parco di Molentargius è un percorso quasi pianeggiante senza difficoltà tecniche. L’equipaggiamento è minimo ma qualche attenzione pratica fa la differenza.

Scarpe chiuse con suola antiscivolo sono consigliate per i tratti sterrati degli argini, che dopo la pioggia possono essere fangosi. I tratti asfaltati della Via del Sale vanno bene con qualsiasi scarpa comoda. Niente sandali aperti — non per difficoltà tecniche ma per i fastidi delle zanzare che nelle stagioni calde abitano le zone umide.

Binocolo: è il complemento naturale di questa visita. Non serve un binocolo da professionista — anche un 8×42 economico trasforma l’esperienza del birdwatching. Il parco ne noleggia ai visitatori. Un cannocchiale è ancora più utile per osservare i fenicotteri nel centro delle vasche, dove si concentrano durante la nidificazione.

Acqua: almeno 1 litro a persona — il sole sull’acqua riflette intensamente e la sensazione di caldo è maggiore rispetto a un sentiero in ombra. Una crema solare ad alto fattore è essenziale nelle ore centrali estive.

Repellente per zanzare: obbligatorio da maggio a settembre, specialmente per le visite mattutine o serali. Le zanzare delle zone umide del Molentargius sono più fastidiose della media.

In estate, se si prosegue fino al Poetto, costume e asciugamano nello zaino.

Cosa vedere nei dintorni

Cagliari merita una giornata intera oltre al parco. Il Castello — il quartiere medievale che domina la città dall’alto — ha la Cattedrale di Santa Maria con i pulpiti pisani e il Museo del Tesoro, la cittadella dei Musei con il Museo Archeologico Nazionale e la Pinacoteca. Dall’alto delle torri si vede contemporaneamente il Golfo degli Angeli, il Poetto e lo stagno di Molentargius.

Nora — a 35 km da Cagliari — è l’area archeologica fenicio-punica e romana più estesa della Sardegna, con i mosaici sommersi dall’innalzamento del livello del mare visibili ancora dall’alto. La penisola su cui sorgeva la città è una delle più belle della costa meridionale.

Barumini e Su Nuraxi — a circa 50 km da Cagliari, il complesso nuragico di Su Nuraxi è il sito UNESCO più celebre della Sardegna — un nuraghe del XIV secolo a.C. circondato da un villaggio di capanne, meglio conservato di qualsiasi altra struttura della civiltà nuragica. È il modo migliore per capire chi abitava questa isola tremila anni fa.

Spiagge del Sud Sardegna — le spiagge tra Villasimius e Chia, raggiungibili in meno di un’ora da Cagliari, sono tra le più belle d’Italia. Cala Pisanu, Cala Pira, Capo Malfatano, Chia — acque turchesi, sabbia bianca finissima, dune con i ginepri. Una giornata in bicicletta nel parco mattina e spiaggia selvaggia pomeriggio è la formula cagliaritana per eccellenza.

Mappa e traccia GPS

Il parco ha quattro ingressi segnalati su Google Maps cercando “Parco Naturale Molentargius” — quello principale in Via La Palma 9 a Cagliari. Le tracce dei percorsi principali sono disponibili su Wikiloc e Komoot cercando “Molentargius anello” o “Via del Sale Molentargius”. Il sito ufficiale parcomolentargius.it pubblica le mappe dei percorsi, gli orari aggiornati e le date delle visite guidate.