Si chiama Capo Carbonara perché qui si faceva il carbone.

Non è un nome poetico, non è una leggenda romantica — è una descrizione industriale. Questi boschi di ginepri e lecci che oggi costeggiano il sentiero erano un tempo sfruttati per la produzione di carbone di legna. I carbonai tagliavano gli alberi, costruivano le carbonaie, bruciavano lentamente il legno per settimane fino a ottenere il carbone che serviva alle fucine di tutta la costa sarda.

Poi i boschi si ripresero, il granito rimase, il mare continuò a essere quello che è sempre stato. E il nome “Carbonara” rimase incollato a uno dei promontori più belli del Mediterraneo.

Oggi è anche il punto meno piovoso d’Italia.

Dati rapidi

Dove: Villasimius (CA), Sardegna meridionale — Area Marina Protetta di Capo Carbonara

Percorso breve: Anello Capo Carbonara — ~4,5 km — ~1,5 ore

Percorso lungo: Porto Giunco → Torre → Cava Usai → Capo Carbonara — ~7-8 km — ~3 ore

Dislivello: ~83 m (breve) — ~150 m (lungo)

Difficoltà: T (Turistico) — facile

Bambini: Sì — adatto a tutte le età

Parcheggio: Gratuito nei pressi del Porto Turistico di Villasimius o alla Spiaggia di Capo Carbonara

Servizi: Food truck alla spiaggia di Capo Carbonara (in stagione)

Faro: Non visitabile — zona militare

Segnaletica: Scarsa — portare traccia GPS

Periodo migliore: Aprile-giugno e settembre-ottobre

Il punto meno piovoso d’Italia

Prima di camminare, un dato che cambia la prospettiva su questo posto.

Villasimius e la zona di Capo Carbonara detengono un primato meteorologico poco conosciuto ma straordinario: sono il punto meno piovoso d’Italia. La combinazione di posizione geografica — estremo angolo sud-orientale della Sardegna, protetto dai rilievi del Sarrabus — e di correnti marine fa sì che questa zona riceva mediamente meno precipitazioni di qualsiasi altra area del paese. Meno di Trapani, meno di Agrigento, meno di qualsiasi posto del Mezzogiorno continentale.

Il risultato pratico è un paesaggio che in inverno rimane verde e profumato, con i ginepri e i lecci della macchia mediterranea che non perdono mai la loro intensità. E un cielo che tende al sereno con una frequenza che in pochi altri posti d’Italia si trova.

L’Area Marina Protetta e il faro militare

Il promontorio di Capo Carbonara, insieme all’Isola dei Cavoli e all’Isola Serpentara, fa parte dell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara — istituita nel 1998, una delle più importanti del Mediterraneo. Le sue acque ospitano posidonie, cernie, murene, aragoste, delfini e in certi periodi persino la tartaruga marina Caretta caretta. La posidonia — la pianta marina che tappezza i fondali — è indicatrice di qualità dell’acqua: dove cresce significa che l’ecosistema è sano.

Il faro che si vede in cima al promontorio è il Faro di Capo Carbonara — costruito nel 1892, ancora attivo. È proprietà della Marina Militare italiana. Questo spiega il cartello che trovi arrivando alla punta: “Zona Militare — Accesso vietato”. Non è possibile avvicinarsi al faro, e nemmeno salire fino alla sua base. La vista sul promontorio la si gode dal basso, dai punti panoramici lungo il crinale. Che siano già abbastanza è testimoniato dalle foto che tornano a casa con chi ha percorso questo sentiero.

I due percorsi: quale scegliere

Come per altri sentieri, la distinzione tra percorso breve e percorso lungo cambia completamente l’esperienza. Vale la pena chiarirla prima di partire.

Percorso breve — Anello Capo Carbonara (4,5 km, ~1,5 ore)

Il percorso più frequentato, quello che appare su AllTrails con oltre cento recensioni e valutazione 4,6 stelle. Si parte dalla spiaggia di Capo Carbonara — dove in stagione c’è un food truck con ottima reputazione — e si percorre un anello che porta alla punta del promontorio via crinale e ritorna via macchia bassa. I tratti rocciosi verso la punta richiedono attenzione ma non esperienza tecnica. La vista sul promontorio, sull’Isola dei Cavoli con il suo faro solitario e sul mare è il punto culminante.

Percorso lungo — Porto Giunco → Torre → Cava Usai → Capo Carbonara (~7-8 km, ~3 ore)

Il percorso più completo e più ricco — quello che collega i punti di interesse principali dell’area in un’unica escursione. Si parte dal parcheggio sul lato sud dello stagno di Notteri a Porto Giunco, si sale alla Torre di Porto Giunco, si scende verso la Cava Viviani-Usai e poi si raggiunge Capo Carbonara. La segnaletica è scarsa — portare la traccia GPS è indispensabile in questo caso.

Il percorso lungo passo per passo

Porto Giunco → Torre di Porto Giunco

Il parcheggio di Porto Giunco si trova sul lato sud dello stagno di Notteri — una strada sterrata con qualche buca ma percorribile senza problemi. Lo stagno di Notteri è una delle lagune costiere più importanti della Sardegna meridionale: ospita fenicotteri rosa tutto l’anno, aironi, garzette e anatre. In certi periodi il rosa dei fenicotteri che si muovono sullo sfondo della sabbia bianca di Porto Giunco è uno spettacolo che non si dimentica facilmente.

Dal parcheggio si sale verso la Torre di Porto Giunco — torre di avvistamento aragonese del XVI secolo, costruita come parte del sistema difensivo costiero contro le incursioni barbaresche. Dalla torre si abbraccia l’intera scena: a sud la spiaggia di Porto Giunco con lo stagno dei fenicotteri, a nord la costa verso Villasimius, a est l’Isola Serpentara e l’Isola dei Cavoli. È uno dei punti panoramici migliori.

Torre di Porto Giunco → Cava Viviani-Usai

Dalla torre si scende seguendo il sentiero verso la Cava Viviani-Usai — una cava di granito abbandonata ai piedi delle colline circostanti. Il granito sardo è uno dei più pregiati del Mediterraneo — estratto in queste cave fino al Novecento, serviva per pavimentazioni, monumenti e costruzioni in tutta Italia e in Europa. Le pareti della cava mostrano i segni del lavoro degli scalpellini — le perforazioni dove si inserivano i cunei per spaccare la roccia, i solchi delle seghe, i blocchi abbandonati a metà lavorazione. È archeologia industriale recente, in mezzo alla macchia mediterranea.

L’atmosfera della cava abbandonata — con i suoi blocchi di granito rosa disseminati tra i ginepri e i cisti fioriti — è una delle sorprese più inaspettate del percorso.

Cava Usai → Spiaggia e Punta di Capo Carbonara

Dalla cava il sentiero scende verso la costa e si affianca alla spiaggia di Capo Carbonara — una spiaggia sabbiosa con l’acqua che cambia colore in modo spettacolare dal bianco turchese al blu intenso man mano che si approfondisce. Qui in stagione c’è il food truck citato unanimemente nelle recensioni come ottimo punto di sosta.

Dal lato est della spiaggia si imbocca il sentiero che sale verso il crinale del promontorio. Si supera un grosso monolite di granito aggirandolo dal lato del mare, si sale verso il crinale tra bassi arbusti di ginepro e cisto, e si raggiunge il punto panoramico sulla punta del capo. Il faro militare è visibile dall’alto — non avvicinabile — mentre di fronte si estende l’Isola dei Cavoli con il suo faro solitario che segna il punto più meridionale della Sardegna orientale.

Il ritorno avviene sullo stesso crinale o scendendo verso la macchia bassa sul versante opposto — chiudendo l’anello verso il parcheggio di partenza.

Capo Carbonara
Alistair young – Wikimedia Commons

Lo stagno di Notteri e i fenicotteri

Vale una sezione a parte, perché è uno degli elementi più inaspettati di questo percorso per chi arriva aspettandosi solo mare e granito.

Lo Stagno di Notteri — separato dal mare da una sottile striscia di sabbia bianchissima, quella della spiaggia di Porto Giunco — è una delle zone umide più importanti della Sardegna meridionale. Ospita colonie stabili di fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) tutto l’anno, con popolazioni che variano tra qualche decina e alcune centinaia di esemplari a seconda della stagione. I fenicotteri sono presenti da mattina a sera, visibili dalla strada e dal sentiero senza bisogno di avvicinarsi.

La primavera è il momento migliore per osservarli — in marzo e aprile le colonie sono più numerose e i comportamenti di corteggiamento (marce sincronizzate, vocalizzazioni, movimenti di testa) sono al massimo. Chi arriva con un binocolo vive un’esperienza di birdwatching di primo livello a pochi metri dalla spiaggia più bella del Sarrabus.

Oltre ai fenicotteri, lo stagno ospita aironi cenerini, garzette, cormorani, anatre e in migrazione specie rare che fanno sosta qui durante gli spostamenti tra Africa ed Europa.

La segnaletica: portare la traccia GPS

È la nota dolente di questo percorso — e vale la pena dirlo chiaramente.

La segnaletica lungo i sentieri di Capo Carbonara è scarsa, in alcuni tratti praticamente assente. Ci sono diversi bivii dove la scelta della direzione non è ovvia, e molte tracce secondarie create da escursionisti precedenti che portano in direzioni sbagliate. Chi si affida solo all’orientamento sul terreno rischia di perdere il percorso, specialmente nella zona della Cava Usai e nel tratto dal crinale alla punta del capo.

La traccia GPS è indispensabile per il percorso lungo. Per il percorso breve dall’anello di Capo Carbonara la situazione è migliore ma non ottimale — anche qui averla è preferibile.

Come arrivare e dove parcheggiare

In auto da Cagliari: due opzioni — la SP17 (strada panoramica, più lunga ma scenografica) o la SS125 (statale, più rapida). Entrambe portano a Villasimius in circa 50 km, circa 1 ora.

In auto da Olbia: SS125 verso Nuoro, poi deviazione per Muravera e Villasimius. Circa 2,5 ore.

Parcheggio per l’anello breve: nei pressi della spiaggia di Capo Carbonara, gratuito. Si raggiunge seguendo le indicazioni per il Porto Turistico di Villasimius e proseguendo verso il promontorio.

Parcheggio per il percorso lungo: sul lato sud dello stagno di Notteri, a Porto Giunco. Strada sterrata ben percorribile. In alta stagione si riempie rapidamente nei fine settimana — arrivare entro le 8:30.

Quando andare

Primavera (aprile-maggio) — la stagione migliore in assoluto. La macchia mediterranea è in piena fioritura — cisto, ginestra, lentisco, rosmarino selvatico — con un profumo che accompagna tutto il percorso. I fenicotteri allo stagno di Notteri sono al massimo. Il mare inizia ad essere balneabile nelle giornate più calde. Nessuna folla.

Autunno (settembre-ottobre) — ottima alternativa. Il mare è ancora caldo (26-28°C), la folla estiva è scomparsa, la luce del pomeriggio sul granito rosa del promontorio è straordinaria. I fenicotteri tornano in numero dopo l’estate.

Estate (giugno-agosto) — il percorso è percorribile ma il caldo è intenso. I tratti esposti al sole senza ombra nelle ore centrali possono essere faticosi. Partire all’alba o nel tardo pomeriggio. Il parcheggio di Porto Giunco è introvabile nei fine settimana di luglio e agosto.

Inverno — il punto meno piovoso d’Italia fa sì che anche in gennaio ci siano molte giornate soleggiate. Il sentiero è deserto, i colori della macchia sono tenui ma la luce invernale sul mare è di una qualità diversa. Il food truck alla spiaggia è chiuso.

Cosa portare

Acqua abbondante — non ci sono fontane lungo il percorso. In estate portare almeno 1,5 litri a persona. Una borraccia termica mantiene l’acqua fresca. Il food truck alla spiaggia di Capo Carbonara è il solo punto di rifornimento, disponibile solo in stagione.

Scarpe da trekking chiuse — il tratto verso la punta del capo è su roccia granitica irregolare. Le scarpe da ginnastica sono accettabili per l’anello breve; per il percorso lungo con la discesa alla Cava Usai e i tratti rocciosi verso la punta gli scarponcini sono la scelta migliore.

Cappello e protezione solare — il percorso è molto esposto. In primavera e autunno la protezione solare rimane necessaria; in estate è indispensabile.

Costume e asciugamano — Cala Burroni e la spiaggia di Capo Carbonara meritano il bagno. Portare tutto il necessario da casa — niente servizi di noleggio.

Binocolo — per i fenicotteri allo stagno di Notteri e per osservare da lontano l’Isola dei Cavoli.

Sacchetto per i rifiuti — l’area protetta non ha cestini lungo il sentiero.

Per l’anello breve un marsupio o uno zaino da 10 litri è sufficiente. Per il percorso lungo uno zaino da 20 litri con acqua abbondante, pranzo al sacco e cambio.

Cosa vedere nei dintorni

Villasimius — il paese a pochi minuti dal promontorio, con le sue spiagge, i ristoranti di pesce e il Museo Archeologico che racconta la storia del Sarrabus dalla preistoria all’epoca romana. Vale una visita serale dopo l’escursione.

Isola dei Cavoli e Isola Serpentara — raggiungibili via mare con i battelli che partono da Villasimius in estate. L’Isola dei Cavoli ha uno dei fari più belli della Sardegna e fondali con una ricchezza ittica eccezionale. L’Isola Serpentara è disabitata e protetta.

Spiaggia di Porto Giunco — considerata una delle più belle della Sardegna, con la sottile striscia di sabbia bianca che separa lo stagno dei fenicotteri dal mare aperto.

Costa del Sarrabus — a nord di Villasimius, la costa verso Capo Ferrato è selvaggia e poco frequentata, con calette raggiungibili a piedi o via mare. Per chi vuole esplorare oltre Capo Carbonara.

Mappa e traccia GPS

La segnaletica è scarsa — portare sempre la traccia GPS. Le tracce sono disponibili su:

  • AllTrails — “Capo Carbonara Spiaggia Cala Burroni” (anello breve) e “Fortezza Vecchia Cala Porto Giunco Capo Carbonara” (percorso lungo)
  • Komoot — “Capo Carbonara Villasimius giro ad anello”
  • Wikiloc — cerca “Capo Carbonara Villasimius” per diverse varianti con note aggiornate

Il sito dell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara (ampcapocarbonara.it) pubblica informazioni aggiornate sui sentieri e le regole di accesso.