I pastori baunesi la chiamavano Ispuligidenie. Dalla fusione di due parole sarde — ispuligi (pulce) e de nie (di neve) — per via dei ciottoli bianchi che costellano la spiaggia. Una pulce di neve, minuscola e bianca, è l’immagine che i pastori usarono per battezzare uno dei mari più belli del Mediterraneo.
Il nome Mariolu arrivò dopo, portato dai pescatori di Ponza che calarono le reti in questo tratto di costa. La foca monaca — che allora popolava queste acque in numero oggi inimmaginabile — le rompeva per mangiare il pesce. I ponzesi chiamarono la foca o’mariuolo, il ladro. Da quella foca, questa cala.
La foca monaca è quasi estinta nel Mediterraneo. I pescatori ponzesi non vengono più. I ciottoli bianchi come pulci di neve sono ancora lì. E il sentiero per arrivarci è uno dei più belli del Golfo di Orosei.
Dati rapidi
Dove: Baunei (OG), Ogliastra — Sardegna orientale
Partenza: Loc. Piredda, Altopiano di Golgo (~400 m)
Arrivo: Cala Mariolu / Ispuligidenie
Lunghezza: circa 6 km (solo andata) — circa 12 km (A/R)
Dislivello: circa 580 m
Tempo: 3 ore (discesa) — 3,5-4 ore (risalita)
Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
Bambini: Non consigliato — dislivello e tratti tecnici
Prenotazione: Non richiesta
Costo: Gratuito
Parcheggio: Gratuito in loc. Piredda
Servizi in spiaggia: Nessuno

Perché questo sentiero è diverso da Goloritzè
Chi viene dal sentiero per Cala Goloritzè deve sapere che Cala Mariolu è un’esperienza completamente diversa — più lunga, più tecnica, più selvaggia.
Goloritzè ha il numero chiuso, la prenotazione obbligatoria, i guardiani all’ingresso, le passerelle per i tratti più esposti. Mariolu non ha niente di tutto questo. Nessuna prenotazione, nessun limite di accesso, nessuna infrastruttura di sicurezza. Il sentiero è segnalato — con vernice rossa sulle rocce e alcuni cartelli in legno — ma in diversi tratti la segnaletica è scarsa e perdersi è possibile, soprattutto nella nebbia o con il cielo coperto. La classificazione EE (Escursionisti Esperti) non è una formalità: ci sono scale in ginepro, corde fisse, pietraie ripide e tratti esposti che richiedono esperienza.
In cambio, Mariolu offre qualcosa che Goloritzè non può dare: la sensazione di avere conquistato davvero un posto. Quando arrivi alla spiaggia dopo tre ore di sentiero, sapendo che chiunque sia lì ci è arrivato con le proprie gambe sullo stesso percorso, l’acqua ha un colore diverso.
I due nomi e la storia della spiaggia
Prima di scendere vale la pena conoscere la storia di quello che stai per raggiungere.
Ispuligidenie è il nome che i pastori baunesi usavano per indicare questo tratto di costa. Venivano qui da secoli con le greggi, percorrendo gli stessi tratturi che oggi chiamo sentiero. I ciottoli bianchi della spiaggia — levigati dal mare per millenni, minuscoli e perfetti — ricordavano loro le pulci di neve.
Cala Mariolu è il nome arrivato dal mare. I pescatori di Ponza — l’isola del Lazio — frequentavano queste acque per le loro campagne di pesca, attratti dalla ricchezza del fondale e dalla protezione naturale che la cala offriva alle barche. La foca monaca era allora presente in numero che oggi stentiamo a immaginare — decine di esemplari lungo questo tratto di costa. Le reti calate dai ponzesi venivano sistematicamente saccheggiate. La foca, nel dialetto dei pescatori, era o’mariuolo — il ladro. Il nome rimase attaccato alla cala per sempre, anche quando la foca monaca fu quasi completamente sterminata dalla pesca intensiva nel corso del Novecento.
Oggi la foca monaca è protetta e la sua presenza nel Golfo di Orosei è sporadica ma documentata. Le Grotte del Bue Marino — a pochi chilometri a nord, in territorio di Dorgali — devono il loro nome esattamente a questo: bue marino è il nome italiano della foca monaca.
La storia dei carbonai
Sulla spiaggia di Cala Mariolu, nascosto tra le rocce sulla destra appena arrivati, c’è un forno in pietra. È stato costruito nel 1950 — non dai pastori baunesi ma dai carbonai, prevalentemente pisani e pistoiesi, che venivano qui ogni anno per la produzione di carbone da legna.
I carbonai del Supramonte erano lavoratori stagionali — arrivavano in primavera, trascorrevano mesi nell’entroterra a tagliare lecci e corbezzoli, costruire le carbonaie e trasformare il legno in carbone, poi caricavano il prodotto sulle barche e ripartivano. Era un lavoro durissimo, in condizioni di isolamento totale, a stretto contatto con una natura che non faceva sconti.
Il punto di imbarco del carbone a Cala Mariolu era Sa perda ‘e su saltatori — letteralmente “la pietra del saltatore” — un grande scoglio piatto che sporge dal mare sulla sinistra della spiaggia e che fungeva da pontile naturale. I carbonai caricavano i sacchi di carbone su quello scoglio e da lì li trasferivano sulle barche ancorate al largo. Lo scoglio è ancora lì, con la sua forma inconfondibile, a fare da trampolino per i bagnanti che non sanno di calpestare la memoria di un’industria.
Lungo il sentiero, poco prima di raggiungere la spiaggia, si attraversa anche l’antico sentiero dei carbonai — la mulattiera originale che loro usavano per trasportare i carichi dall’interno fino al mare. Alcune pietre di quel tracciato sono ancora visibili sotto la vegetazione.
Il percorso passo per passo
Dal paese di Baunei si imbocca la strada per la chiesa di San Pietro al Golgo — segui le indicazioni, sono presenti. Dopo 7 km sull’asfalto si arriva alla chiesa. Si supera il bivio per la chiesa su sterrato, poi quello per il Nuraghe Orgoduri, e si svolta a destra in direzione Ispuligidenie seguendo il cartello in legno. Si prosegue fino a un ampio spiazzo con un ovile sulla destra — è il parcheggio.
Parcheggio → Piredda (15 minuti)
Dal parcheggio il sentiero inizia in modo quasi pianeggiante, largo e agevole. Dopo circa 15 minuti si raggiunge la località di Piredda, un punto di riferimento chiaro con un piccolo cartello. Qui si prende il sentiero sulla destra — attenzione: è questo il bivio che molti sbagliano. Si continua verso nord-est.
Piredda → Cuiles de S’Arcu e su Tasaru (45 minuti)
Il sentiero sale su una stradina secondaria, supera un antico abbeveratoio e poi inizia la salita vera. È la parte più faticosa nella prima metà del percorso — un dislivello costante su terreno irregolare, con la vegetazione della macchia mediterranea alta ai lati. Si raggiungono i Cuiles de S’Arcu e su Tasaru — vecchi ovili pastorali in pietra a secco, silenziosi e quasi intatti, a circa 530 metri di quota.
La salita verso Serra ‘e Lattone (30 minuti)
Dagli ovili si sale ancora verso nord, seguendo i bollini rossi sulle rocce — la segnaletica in questo tratto è l’unica guida affidabile. Si raggiunge il costone di Serra ‘e Lattone (quota massima ~588 m), il punto più alto dell’intero percorso. Le rocce calcaree più giovani in questo tratto sono affilate — attenzione alle mani se si usano per l’equilibrio.
S’Arcada Manna de Serra Maore: la finestra sul Golfo
Prima che inizi la discesa, il sentiero attraversa S’Arcada Manna de Serra Maore — un grande arco naturale in roccia calcarea che inquadra il Golfo di Orosei come una finestra. È uno dei momenti più fotografati dell’intero percorso: attraverso l’arco si vede il mare azzurro, le falesie bianche, l’orizzonte aperto verso est. Chi arriva qui per la prima volta si ferma inevitabilmente.
La discesa: scale di ginepro, pietraie e corde fisse
Dopo l’arco inizia la parte tecnica del sentiero — quella che giustifica la classificazione EE. Si scende su una pietraia ripida con le rocce affilate, poi si trovano le prime scale di ginepro: strutture in legno di ginepro costruite dai pastori per rendere percorribili i salti di roccia. Sono state recentemente messe in sicurezza, ma richiedono attenzione — il ginepro è scivoloso con umidità.
Dopo le scale il sentiero rientra nel bosco di lecci e si imbocca l’antico sentiero dei carbonai, con i suoi zigzag che addolciscono la pendenza. Si incontra un ultimo bivio: la sinistra porta a Cala Mariolu, la destra alla Spiaggia dei Gabbiani — meno conosciuta e quasi sempre deserta, un’alternativa per chi vuole ancora più solitudine.
Gli ultimi metri sono su una scala in legno che scende direttamente sugli scogli.
La spiaggia
Cala Mariolu è composta da due parti distinte: la spiaggia principale di ciottoli bianchi e rosei — i famosi Ispuligi de Nie, le pulci di neve dei pastori — e una seconda spiaggietta più piccola, separata da uno sperone roccioso, con fondale di sabbia bianca. Quest’ultima è la più fotografata e la più cercata.
Il mare cambia colore con la luce del giorno in modo più evidente che in quasi qualsiasi altro posto del Mediterraneo. Le sfumature vanno dal turchese quasi bianco nelle ore centrali, al verde smeraldo nel tardo pomeriggio, al blu intenso al tramonto. Il basso fondale di sabbia bianca amplifica e rifrange la luce in modo che è difficile descrivere senza averlo visto.
All’interno della cala si apre una grotta marina che inizia con una piccola spiaggetta e si addentra per circa dieci metri nella roccia — il risultato dell’erosione marina sul calcare morbido del Supramonte. Poco a nord, raggiungibile solo via mare, si trova la celebre Grotta del Fico.
Lo scoglio piatto sulla sinistra — Sa perda ‘e su saltatori, la pietra del saltatore, il pontile dei carbonai — è il trampolino naturale della spiaggia. I più coraggiosi si lanciano dall’alto. Gli altri lo usano per stendersi al sole lontano dai ciottoli.
Nessun servizio. Nessun bar, bagno, ombrellone in affitto. Tutto quello che porti giù torna su con te.

Difficoltà: EE non è un’etichetta formale
Il sentiero per Cala Mariolu è classificato EE (Escursionisti Esperti) — il livello sopra E, sotto EEA. Non richiede tecnica alpinistica né attrezzatura specifica, ma ha caratteristiche che lo distinguono nettamente da un percorso escursionistico normale.
Le scale di ginepro nei tratti più ripidi sono attrezzate ma richiedono sicurezza nei movimenti. La pietraia nella discesa ha rocce affilate e instabili — ogni passo va valutato. La segnaletica in alcuni tratti è scarsa e perdersi è possibile, soprattutto nelle ore di luce bassa o con maltempo.
Non è adatto a chi non ha esperienza di trekking in montagna. Non è adatto ai bambini piccoli — il dislivello totale in risalita è di quasi 600 metri su terreno tecnico. Non è adatto ai cani per le scale di ginepro e il calore. Non è adatto a chi non ha scarpe da trekking con suola rigida e buon grip.
La risalita — come a Goloritzè ma in misura ancora maggiore — è la parte più critica. Tre ore di salita dopo una giornata in spiaggia, con le scorte d’acqua ridotte e il calore del pomeriggio. Chi sottovaluta la risalita si trova in difficoltà.
Due modi per affrontarlo: A/R o discesa + gommone
Il sentiero per Cala Mariolu si percorre tipicamente in uno di questi due modi.
Andata e ritorno a piedi (A/R) La scelta autonoma — si scende, si passa la giornata in spiaggia, si risale. Circa 12 km totali, 6-7 ore di cammino comprese le soste. Richiede buona preparazione fisica e organizzazione delle scorte d’acqua. Il vantaggio è la completa autonomia e nessun costo aggiuntivo.
Discesa a piedi + rientro in gommone La formula proposta da diversi operatori locali — si scende a piedi dal Golgo, si trascorre il pomeriggio in spiaggia, si viene recuperati in gommone e riportati a Santa Maria Navarrese o Cala Gonone. Elimina la risalita — che per molti è il deterrente principale — ma richiede la prenotazione con l’operatore e un costo aggiuntivo. La Cooperativa Goloritzè e altri operatori offrono questa formula. Da valutare se non si vuole affrontare il ritorno in salita.
Come arrivare e dove parcheggiare
Da Cagliari: SS131 direzione Nuoro, poi SS125 (“Orientale Sarda”) direzione Tortolì/Baunei. Da Baunei seguire le indicazioni per “San Pietro al Golgo” e poi per “Ispuligidenie”. Circa 2,5 ore da Cagliari.
Da Olbia: SS131 direzione Nuoro, poi verso Dorgali e SS125 verso Baunei. Circa 2 ore.
Parcheggio: gratuito nello spiazzo vicino all’ovile in loc. Piredda, alla fine della sterrata. Non è un parcheggio custodito — lascia in auto solo quello che puoi permetterti di perdere.
Quando andare
La primavera — da maggio a giugno — è il momento ideale. Il caldo non è ancora intenso, la macchia è in fiore, le greggi di pecore e capre si incontrano ancora lungo il sentiero, i delfini si avvistano spesso al largo dalla spiaggia. È la stagione in cui il Supramonte marino si mostra nel suo carattere più autentico.
L’estate è percorribile ma impegnativa. Il calore nei tratti non ombreggiati della discesa e — soprattutto — nella risalita del pomeriggio può essere estremo. Partire all’alba e tornare prima delle 14:00 è l’unico modo sensato di fare questo sentiero in luglio e agosto.
Settembre e ottobre sono eccellenti — mare ancora caldo, folla ridotta, luce dell’autunno sulle falesie calcaree. Per molti è la stagione migliore in assoluto.
L’inverno è tecnicamente percorribile — il sentiero non ha restrizioni stagionali — ma la spiaggia deserta e la macchia in ibernazione danno un’esperienza completamente diversa.
Cosa portare
Acqua — almeno 3 litri a persona. Mariolu è più lunga e più impegnativa di Goloritzè. Il fabbisogno idrico è maggiore. In estate portarne anche 4. La borraccia termica è indispensabile — l’acqua fredda nella risalita del pomeriggio è la differenza tra un’esperienza bella e una brutta.
Scarponcini da trekking con suola rigida e buon grip. Non è trattabile. Le scale di ginepro scivolose, la pietraia nella discesa, le rocce affilate di Serra ‘e Lattone — in nessun punto di questo sentiero le scarpe da ginnastica o le infradito sono accettabili. Gli scarponcini con caviglia alta proteggono anche dalle distorsioni sui tratti instabili.
Bastoncini da trekking. Facoltativi in discesa, quasi obbligatori in risalita — riducono significativamente il carico sulle ginocchia sui 580 metri di salita finale.
Pranzo al sacco e snack energetici. Nessun punto di ristoro dalla partenza all’arrivo. Porta tutto il necessario per una giornata intera. I carboidrati complessi (pasta fredda, riso, pane con companatico) mantengono l’energia meglio degli zuccheri semplici nella risalita.
Cappello e protezione solare. I tratti in quota sono privi di ombra. In estate il sole è molto intenso.
Kit di pronto soccorso di base. Su un sentiero EE in ambiente remoto, avere bende, cerotti, antidolorifici e una coperta termica di emergenza è buona pratica.
Per una giornata completa come questa, uno zaino da 25–30 litri è la misura giusta: acqua abbondante, cibo, cambio, kit mare, kit di emergenza. Uno zaino porta-bimbo non è adatto a questo sentiero — i tratti tecnici con i bambini a bordo sarebbero pericolosi.
Cosa vedere nei dintorni
Cala Goloritzè — a pochi chilometri a sud, raggiungibile via mare o con il sentiero dedicato. La guida completa è disponibile su trekking24.it.
Grotta del Fico — a nord di Cala Mariolu, raggiungibile solo via mare. Una delle grotte marine più belle del Golfo di Orosei, con stalattiti e stalagmiti e un lago interno. Visita guidata in barca da Santa Maria Navarrese e Cala Gonone.
Selvaggio Blu — il trekking di 8 giorni che attraversa l’intera costa del Supramonte marino da Pedra Longa a Cala Luna. Il tratto finale del Selvaggio Blu tocca Cala Mariolu prima di risalire verso nord. Per escursionisti esperti con attrezzatura completa da bivacco.
Baunei — il paese arroccato sull’altopiano con la chiesa di San Nicola. Vale una sosta serale.
Mappa e traccia GPS
Il sentiero è segnalato con bollini rossi sulle rocce — in alcuni tratti la segnaletica è scarsa, portare la traccia GPS è fortemente consigliato. La traccia è disponibile su Wikiloc (cerca “Cala Mariolu Ispuligidenie Golgo”) e su AllTrails. La traccia ufficiale con la descrizione dettagliata del percorso è disponibile su calamariolu.it.
