Prima che diventasse un percorso alpinistico con la targa e il nome dell’alpinista veronese Torti, questa cengia nella roccia calcarea a picco sul Lago di Garda aveva un altro nome — e un altro scopo.

Si chiamava il Tracciolino, o più semplicemente il Sentiero dei Contrabbandieri. Lo percorrevano di notte, con il carico sulle spalle, uomini che conoscevano ogni centimetro di quella parete verticale sopra l’Alto Garda. Portavano sale dal Regno d’Italia all’Impero austro-ungarico — o tabacco in direzione opposta — evitando i posti di controllo sulla Gardesana, la strada costiera che l’Impero aveva costruito e presidiava. Il confine tra i due stati passava a pochi chilometri, su quella stessa sponda del lago, e la differenza di prezzo tra le due dogane giustificava il rischio di camminare nel buio su una cengia larga quanto le spalle di un uomo, con il Garda cento metri sotto.

Il sentiero è ancora lì. La cengia è ancora larga quanto le spalle di un uomo. Il lago è ancora cento metri sotto. Quello che è cambiato è che ora ci sono spit nella roccia, qualche cavo metallico nei tratti più critici, e una targa all’inizio che ricorda Massimiliano Torti — l’alpinista veronese scomparso nel Gruppo del Monte Bianco che negli anni Settanta ripulì il tracciato dall’abbandono e lo rese percorribile.

Non è una via ferrata. Non è un sentiero escursionistico. È qualcosa che non ha un nome preciso nelle classificazioni ufficiali — e forse è per questo che chi lo percorre una volta lo racconta sempre in modo diverso da chiunque altro.

Dati rapidi

Dove: Pregasina, Riva del Garda (TN) — Alto Garda Trentino, Trentino

Partenza: Parcheggio statua Regina Mundi, Pregasina (530 m slm)

Tipo: anello — discesa al tracciolo, traversata, risalita a Pregasina

Lunghezza: circa 2,5 km (solo la cengia) — circa 5 km anello completo

Dislivello: ~500 m complessivi (discesa di circa 300 m alla cengia + salita di ritorno)

Tempo: 4h–6h (anello completo, soste e progressione in cordata)

Difficoltà: EEA/Alpinistico — non è una ferrata; richiede progressione in cordata, tecniche di assicurazione alpinistica, imbrago, corda da 30 metri, rinvii; non adatto a chi non ha esperienza di cordata

Bambini: no

Dog-friendly: no

Parcheggio: area sosta gratuita nei pressi della statua Regina Mundi, Pregasina

Guida alpina: fortemente consigliata per chi non ha esperienza alpinistica — diverse guide operative nell’area del Garda Trentino

Periodo: tutto l’anno nelle giornate senza gelo — primavera e autunno i periodi migliori; evitare dopo piogge recenti (roccia scivolosa) e in estate nelle ore centrali (caldo intenso sull’esposizione sud)

Esposizione: interamente a sud — caldo estremo in estate, mite in inverno

Mappa stilizzata del Sentiero Massimiliano Torti

Chi era Massimiliano Torti

Il nome del sentiero merita una spiegazione — come sempre quando si tratta di capire chi era la persona a cui un percorso è dedicato.

Massimiliano Torti era un alpinista veronese, attivo negli anni Settanta e Ottanta, con una lunga lista di salite sulle Alpi italiane. Era uno di quegli alpinisti che non si limitavano a scalare le cime più note — frequentava anche i percorsi minori, le pareti dimenticate, le vie che non compaiono nelle guide ufficiali ma che chi conosce la montagna sa riconoscere come palestre straordinarie.

Il Tracciolino sopra il Garda era uno di questi posti. Torti lo frequentava, lo conosceva bene, e quando negli anni Settanta la cengia era ormai sepolta dalla vegetazione e dimenticata da decenni, fu tra i primi a ripulirla sistematicamente e a renderla percorribile. Morì nel Gruppo del Monte Bianco, durante un’ascensione. Il CAI locale gli ha intitolato il sentiero che lui aveva contribuito a salvare dall’oblio.

Il confine che passava sul lago

Per capire perché esiste il Sentiero dei Contrabbandieri bisogna capire dove passava il confine tra il Regno d’Italia e l’Impero austro-ungarico nell’Ottocento — e la risposta, per l’Alto Garda, è semplice: esattamente qui.

Il Trentino fu annesso all’Italia solo nel 1918, con la fine della Prima Guerra Mondiale. Prima di quella data era parte dell’Impero austro-ungarico, e il confine meridionale del Tirolo austriaco passava a pochi chilometri a nord di Limone sul Garda, sul versante lombardo. Riva del Garda era austriaca. Limone era italiana. Il lago, nel mezzo, era percorso da battelli che dovevano fermarsi alle dogane di entrambi i paesi.

Le merci tassate diversamente nei due stati — il sale, il tabacco, alcune spezie — valevano abbastanza da giustificare il rischio di portarle di contrabbando attraverso la montagna. La Gardesana occidentale, costruita nel 1930, non esisteva ancora nell’Ottocento: c’era solo la Strada del Ponale di Giacomo Cis, costruita tra il 1848 e il 1851 per collegare Riva del Garda alla Valle di Ledro, e presidiata dalle guardie doganali nei punti chiave.

Il Tracciolino era la via alternativa: una cengia naturale nella roccia calcarea, conosciuta da pochissimi, abbastanza nascosta da non essere controllata. Di notte, con buona conoscenza del terreno e un po’ di fortuna con il tempo, si poteva attraversare indisturbati.

Pregasina: il paese sopra il lago

Il punto di partenza del percorso è la statua della Regina Mundi, sul tornante della strada che sale a Pregasina — uno dei borghi più piccoli e più belli dell’Alto Garda, con 120 abitanti, una chiesa, una piazza con la fontana e un panorama sul lago che è uno dei più fotografati del Trentino.

Il nome del paese ha una storia curiosa. Pregasina è a 536 metri sul livello del mare, isolata su un pianoro sopra le falesie del Garda. Prima della Strada del Ponale (1851) e prima della strada asfaltata moderna, ci si arrivava solo a piedi o in mulo. Secondo una delle etimologie popolari — più divertente che filologicamente certa — il nome deriverebbe dall’esclamazione di uno stanco viaggiatore che, arrivato finalmente in paese dopo la salita, pregava la propria asina: “prega asina… che presto sei arrivata”.

Il paese dipendeva dalla vecchia mulattiera fino al 1953, anno in cui fu costruita la nuova strada asfaltata. Dal 1954 fa parte del comune di Riva del Garda. È rimasto quello che era — piccolo, silenzioso, con la vista sul lago che giustifica qualsiasi salita.

Come arrivare e dove parcheggiare

Pregasina si raggiunge da Riva del Garda percorrendo la strada del Ponale — l’ex strada costruita da Giacomo Cis tra il 1848 e il 1851, chiusa al traffico motorizzato dal 1995 e oggi pista ciclopedonale — fino al bivio per Pregasina, poi salendo con la strada asfaltata fino al paese. In alternativa, da Limone sul Garda si sale da nord attraverso la Val di Ledro.

Il parcheggio si trova nei pressi della statua Regina Mundi, appena usciti dalla galleria che conduce all’abitato di Pregasina. L’area di sosta è gratuita e ha capienza sufficiente per la maggior parte delle giornate. Da qui si parte a piedi per l’anello.

Da Riva del Garda esiste anche la possibilità di salire a piedi per la Strada del Ponale — circa 5 km con 300 metri di dislivello da Riva al bivio per Pregasina, poi altri 2 km e 230 metri di dislivello fino alla Regina Mundi. Chi sale a piedi da Riva aggiunge circa 2 ore al percorso totale, ma guadagna uno dei sentieri panoramici più belli del Garda.

Il percorso passo per passo

La discesa alla cengia

Dal parcheggio della Regina Mundi si percorrono 5 minuti di strada asfaltata verso il basso fino a trovare il sentiero sulla sinistra — non sempre segnalato in modo evidente, è uno dei punti dove chi non conosce il percorso può perdersi prima ancora di iniziare. Si seguono le indicazioni per il Sentiero Torti o per il Tracciolino.

Il sentiero scende ripido nel bosco, con roccette assicurate da una rete metallica nei tratti più esposti. Dopo circa 20 minuti si raggiunge la targa che segna l’inizio della via alpinistica — il punto dove ci si mette l’imbrago, si controlla l’attrezzatura e si preparano le corde. Da qui non si torna facilmente indietro.

La cengia: la traversata

La cengia del Torti è larga in media quanto le spalle di un uomo adulto — in alcuni tratti anche meno. Scorre quasi orizzontalmente sulla parete calcarea, a circa 100 metri sopra la superficie del lago, per circa 2 chilometri. Alla sua sinistra c’è il lago — blu intenso, lontano, silenzioso. Alla sua destra c’è la roccia — verticale, grigia, punteggiata di spit e vecchi chiodi in ferro che i frequentatori del luogo hanno conficcato nei decenni.

Non è una ferrata nel senso tradizionale. Sul Torti non si cammina appesi alle scale metalliche — si cammina sulla cengia, e ci si assicura alla roccia nei punti di sosta, procedendo in cordata. I cavi metallici ci sono, ma solo nei tre passaggi dove la cengia interrompe e bisogna superare un vuoto o una sezione verticale. Nei lunghi tratti intermedi la progressione è su roccia libera, con i piedi sulla cengia e le mani che cercano appoggi sulla parete.

La difficoltà tecnica — banale per l’alpinista esperto, che qui non trova niente di più impegnativo di una via di secondo grado — non è il problema. Il problema è l’esposizione: cento metri di vuoto sulla sinistra per duecento metri di camminata. Chi non ha il passo sicuro sul terreno esposto, o chi non è abituato a lavorare con la corda in questo tipo di contesto, si trova in difficoltà non per la tecnica ma per la testa.

I tre passaggi con i cavi metallici sono i momenti più tecnici della traversata. Il primo richiede di attraversare una sezione dove la cengia scompare completamente — ci si sposta trasversalmente sul cavo, tenendosi con le mani, con i piedi che cercano appoggi sulla roccia verticale. Niente di impossibile per chi ha dimestichezza con l’arrampicata, molto per chi non l’ha.

La risalita a Pregasina

Al termine della cengia il sentiero entra nel bosco e la via alpinistica finisce — ci si toglie l’imbrago e si recuperano le corde. Ma la giornata non è ancora finita, perché la risalita a Pregasina è descritta unanimemente da chi ha fatto il Torti come il tratto più faticoso dell’intera giornata.

Il sentiero sale verticalmente nel bosco, su un canalone ripido con pochissimi segni — a tratti la traccia scompare e si segue il flusso dell’acqua o si cercano i radi segni azzurri sulla roccia. Ci sono punti dove bisogna arrampicare su radici o sul terreno erboso, con le mani nel fango se c’è stata pioggia. Non è tecnicamente impegnativo come la cengia, ma dopo ore di progressione in cordata le gambe e la testa cominciano a sentirsi.

La risalita porta alla strada asfaltata di Pregasina, da dove si raggiunge il parcheggio in 15 minuti.

L’attrezzatura: quello che serve davvero

Il Sentiero Torti non è una ferrata — e questa differenza è importante perché cambia completamente l’attrezzatura necessaria.

Su una ferrata si progredisce agganciati con i dissipatori al cavo fisso e si cammina senza mai slegare. Sul Torti si progredisce in cordata, con le tecniche tipiche dell’alpinismo su roccia facile: uno si muove, l’altro assicura. Questo richiede:

  • Corda da 30 metri (da 8,5–9 mm, mezza corda o corda singola leggera)
  • Imbrago per entrambi i componenti della cordata
  • 10–12 rinvii per assicurarsi agli spit e ai vecchi chiodi
  • Moschettoni a ghiera per i punti di sosta
  • Discensore per la gestione della corda

Chi non ha esperienza di progressione in cordata non dovrebbe affrontare il Torti autonomamente. La soluzione è affidarsi a una guida alpina — diverse sono operative nell’area di Riva del Garda e propongono il Torti come escursione guidata, gestendo la sicurezza tecnica e permettendo anche a chi non è alpinista di vivere l’esperienza in modo sicuro.

Per il resto dell’equipaggiamento: scarponi con suola rigida — non scarpe da arrampicata, non trail running, ma scarponi che permettano di stare in piedi su una cengia stretta per ore. Casco obbligatorio — la roccia calcarea sulla cengia è soggetta a caduta di sassi, sia naturale sia provocata da altri escursionisti sopra. Acqua abbondante — almeno una borraccia da 1,5 litri: non ci sono rifornimenti sul percorso e la durata è di 4–6 ore. Uno zaino da 20–25 litri per contenere acqua, cibo, cambio leggero, kit di pronto soccorso e la corda.

L’esposizione interamente a sud del percorso ha due conseguenze opposte: d’estate il caldo sulla cengia può essere insopportabile nelle ore centrali della giornata (partire all’alba, essere sulla cengia entro le 9); d’inverno il sole riscalda la roccia anche nelle giornate fredde, rendendo il Torti uno dei percorsi più praticabili dell’Alto Garda fuori stagione.

Quando andare

Primavera (marzo–maggio) è il periodo migliore. Le temperature sulla cengia sono miti, la roccia è asciutta, la vegetazione è verde e la luce del mattino sul lago ha una qualità fotografica straordinaria. Il sentiero non è affollato — nei giorni feriali si può avere la cengia quasi per sé.

Autunno (settembre–ottobre) è il secondo periodo consigliato, per le stesse ragioni. L’estate ha svuotato il lago dalle imbarcazioni più numerose e il silenzio sulla cengia è diverso.

Estate (giugno–agosto) è percorribile ma richiede una regola ferrea: partire all’alba. La cengia a sud non ha ombra e in agosto alle 11 la roccia è già bollente. Chi si trova sulla cengia a mezzogiorno in luglio sa già come andrà a finire la giornata. Partenza dal parcheggio entro le 6, sulla cengia entro le 7.

Inverno (novembre–febbraio) è praticabile nelle giornate senza gelo — l’esposizione a sud rende il percorso sorprendentemente caldo anche in dicembre e gennaio. Evitare le giornate con brina o ghiaccio sulla roccia: la cengia ghiacciata non è percorribile in sicurezza.

Dopo la pioggia: evitare sempre il giorno successivo a precipitazioni abbondanti. La roccia calcarea bagnata è scivolosa in modo che il calcare non sempre è, e le sezioni verticali con i cavi richiedono una tenuta delle scarpe che la pioggia compromette.

Panorama su Riva del Garda
Zairon – Wikimedia Commons

Flora e fauna

Le pareti calcaree dell’Alto Garda sono uno degli ambienti botanici più ricchi del Trentino meridionale — la combinazione di roccia calcarea, esposizione a sud e microclima lacustre permette la sopravvivenza di specie che altrove in Trentino non esisterebbero.

Lungo la cengia, nelle crepe della roccia, crescono sassifraga in diverse specie, semprevivo e — in primavera — il papavero alpino con i suoi petali gialli su steli sottilissimi che sembrano impossibili sulla roccia nuda. Nel bosco della risalita dominano i carpini e gli ornielli, con sottobosco di edera, pungitopo e rovo.

Sulle pareti verticali della cengia nidificano il falco pellegrino — il cui volo velocissimo è uno degli spettacoli che si vedono dal percorso — e il passero solitario, il piccolo corvide azzurro che abita le falesie calcaree del Garda. Con un po’ di fortuna e silenzio è possibile vedere il cormorano planare sulle acque del lago cento metri sotto, e nelle mattinate limpide si vede nitidamente la sponda lombarda del Garda dall’altra parte.

La Strada del Ponale: il percorso per arrivarci

Chi vuole arricchire la giornata può raggiungere Pregasina a piedi da Riva del Garda percorrendo la Strada del Ponale — una delle esperienze più belle dell’Alto Garda.

La strada fu costruita da Giacomo Cis, commerciante di Bezzecca, tra il 1848 e il 1851 per collegare la Valle di Ledro — fino ad allora completamente isolata — con Riva del Garda e il lago. Tre anni di lavoro nella roccia, tre gallerie scavate a mano nelle pareti verticali del Monte Oro, una pendenza costante che non superava il 6% per permettere il transito dei muli carichi. Cis morì nell’anno dell’inaugurazione, 1851, senza godersi il successo dell’opera.

La strada rimase aperta alle automobili fino al 1995, quando fu chiusa in seguito all’apertura della nuova galleria di collegamento con Riva. Dal 2004 è pista ciclopedonale — uno dei percorsi più frequentati del Garda per i ciclisti. A piedi è una salita di circa 5 km con 300 metri di dislivello, completamente panoramica sul lago, con le gallerie originali dell’Ottocento ancora percorribili.

Salire a piedi da Riva per la Ponale, fare il Torti, tornare in autobus da Pregasina — è la giornata completa sul versante trentino del Garda.

Cosa vedere nei dintorni

Riva del Garda è a 20 minuti da Pregasina — la città più grande dell’Alto Garda Trentino, con il castello medievale, il lungolago, la torre Apponale nel centro storico e una concentrazione di musei e luoghi di interesse che la rendono una delle basi più complete del Trentino. Il Museo della città nel Palazzo Pretorio ospita una sezione dedicata alla storia del Garda in età romana e medievale.

Sentiero Busatte-Tempesta — su queste pagine abbiamo già descritto questo sentiero attrezzato con le scale metalliche sul versante trentino del Garda, poco a sud di Torbole. Chi vuole fare due giorni in zona può combinare il Torti con il Busatte-Tempesta per due esperienze molto diverse dello stesso ambiente.

Arco e la falesia — a 8 km da Riva del Garda, Arco è la capitale europea dell’arrampicata sportiva. La falesia sopra la città — con le sue centinaia di vie su calcare — è frequentata da arrampicatori di tutta Europa. Chi ha fatto il Torti e vuole un’esperienza verticale più strutturata trova ad Arco una delle concentrazioni di vie di arrampicata più dense d’Italia.

Lago di Ledro si raggiunge dalla cima della Strada del Ponale — un lago glaciale a 655 metri di quota, con acque limpide, spiagge attrezzate e il Museo delle Palafitte sul sito UNESCO di un insediamento preistorico risalente all’età del Bronzo.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero non ha segnavia CAI ufficiale — è indicato con cartelli locali e descritto nelle relazioni alpinistiche come Sentiero Torti o Sentiero dei Contrabbandieri. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Sentiero Massimiliano Torti Pregasina” o “Tracciolino Garda”. Il sito lagodigardaescursioni.it pubblica una relazione dettagliata con le quote di ogni punto chiave. Il punto di partenza — parcheggio statua Regina Mundi, Pregasina, Riva del Garda (TN) — è individuabile su Google Maps cercando “Regina Mundi Pregasina”.

Per le escursioni guidate con guida alpina: WB Guides (wbguides.com), Garda Outdoor (gardaoutdoor.it) e diverse altre agenzie operative nell’area propongono il Torti come escursione guidata con gestione completa della sicurezza tecnica.