Ci sono boschi che si attraversano e boschi in cui si entra. La foresta della Val Noana, nel Primiero trentino, è del secondo tipo. Dal momento in cui si lascia il parcheggio della Casina Forestale di Valpiana e si supera la scultura di Giuseppe Zeni che accoglie il visitatore all’inizio del sentiero — un boscaiolo in legno, el Boschiér, con la sega e il cappello da lavoro — si ha la sensazione di passare una soglia. Non fisica: atmosferica. Il bosco cambia le proporzioni delle cose.
Gli abeti qui crescono per decenni senza competizione, alimentati da una delle piovosità più alte del Trentino e da un suolo calcareo di fertilità eccezionale. Il risultato sono alberi che sembrano fuori scala — tronchi di due, tre, quattro metri di circonferenza, chiome che si chiudono a 40 metri di altezza, radici che affiorano come contrafforti di una cattedrale.
Il Sentiero degli Abeti Giganti percorre questa foresta in due varianti — una breve di 2,7 km, una lunga di 7,3 km — con i pannelli che raccontano la storia di ogni albero monumentale incontrato lungo il percorso, la storia del lavoro boschivo che queste valli ha sostenuto per secoli, e le storie dei luoghi con i nomi più evocativi delle Dolomiti: la Valle Carbonère, il Còl della Parròcchia, la Posa de l’Ors.
Dati rapidi
Dove: Valpiana, Mezzano (TN) — Val Noana, Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, Trentino
Partenza e arrivo: Casina Forestale, loc. Valpiana — 6 km da Mezzano (TN)
Segnavia: cartellonistica specifica del Sentiero degli Abeti Giganti
Percorsi:
- Anello breve: 2,7 km — ~100 m dislivello — 1h30–2h — T (Turistico)
- Anello lungo: 7,3 km — ~320 m dislivello — 4h30–5h — E (Escursionistica)
Tipo: anello (entrambe le varianti)
Bambini: sì — l’anello breve è uno dei percorsi più adatti alle famiglie del Primiero; l’anello lungo con bambini dai 8 anni abituati a camminare
Dog-friendly: sì, al guinzaglio
Parcheggio: gratuito alla Casina Forestale di Valpiana — strada forestale da Mezzano (6 km, percorribile in auto)
Punti ristoro: Malga Val de Stua (anello lungo, solo in stagione estiva) — nessuno sull’anello breve — bar e ristoranti a Mezzano
Accesso: libero — il Sentiero degli Abeti Giganti è stato istituito tra il 2016 e il 2018 dal Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino
Periodo migliore: giugno–ottobre per entrambi gli anelli — l’anello breve è percorribile anche con le ciaspole in inverno
Mezzano: uno de I Borghi più belli d’Italia — da visitare prima o dopo il sentiero

La foresta che si è guadagnata il diritto di essere enorme
I boschi della Val Noana non sono così come appaiono per caso. Sono così come appaiono per due ragioni che si combinano in un modo che raramente si trova altrove in Trentino.
La prima è il clima. La Val Noana — la vallata che scende dal Monte Pavione verso il fondovalle del Primiero — è una delle zone più piovose delle Dolomiti. L’esposizione, la conformazione orografica, il gioco dei venti che arrivano dall’Adriatico e si scaricano su questo versante producono precipitazioni annue tra le più alte dell’arco alpino orientale. Per un abete rosso o un abete bianco, che hanno bisogno di umidità costante e di freddo invernale regolare per costruire il legno denso che li rende famosi, queste sono condizioni ottimali.
La seconda ragione è il suolo. Le rocce calcaree delle Vette Feltrine — il gruppo dolomitico che forma il versante meridionale della Val Noana — si disgregano in un suolo ricco di carbonati e minerali che alimenta la crescita degli alberi in modo eccezionale. Il risultato è una foresta che produce legname a un ritmo molto superiore alla media alpina.
Tutto questo ha una conseguenza pratica che i pannelli lungo il sentiero spiegano con precisione: la foresta della Val Noana contiene oltre 250.000 metri cubi di legname — una quantità enorme per una foresta di queste dimensioni — e ogni anno se ne tagliano circa 3.500. Un taglio selettivo e controllato che mantiene la struttura della foresta, rimuove gli alberi malati o pericolanti, e lascia crescere i migliori. Gli abeti giganti che si incontrano lungo il sentiero sono quelli che non sono mai stati tagliati — i più vecchi, i più sani, i più grandi. I sopravvissuti di secoli di selezione naturale e artificiale.
Le carbonère: il bosco come fabbrica medievale
I pannelli lungo il sentiero raccontano la storia del lavoro boschivo che ha plasmato questa foresta — e tra i capitoli di quella storia, quello delle carbonère è uno dei più affascinanti e meno conosciuti.
Le carbonère erano i siti di produzione del carbone di legna — quella pratica millenaria che permetteva di trasformare la legna di bosco in combustibile ad alta concentrazione energetica, adatto alle fonderie, alle fucine, alle terme. Il carbone di legna non è il carbone minerale: è il risultato della combustione lenta e parziale del legno in assenza d’aria, che elimina l’acqua e le componenti volatili lasciando quasi puro carbonio. Il processo si chiamava carbonizzazione e avveniva in cataste di legna coperte di terra — le carbonaie — che bruciavano lentamente per giorni o settimane.
Nella Valle Carbonère — il nome dice tutto — queste installazioni erano numerose. I carbonai erano lavoratori stagionali che passavano l’estate in bosco a tagliare, impilare e cuocere, poi scendevano a valle in autunno con il carbone da vendere alle fucine di Fiera di Primiero. Era un lavoro duro, solitario, con i rischi tipici di chi lavora con il fuoco: le carbonaie potevano prendere fuoco in modo incontrollato se la copertura cedeva.
I siti delle carbonère sono ancora visibili lungo il sentiero come pianori circolari leggermente incassati nel terreno — la terra rimasta scura dei secoli di cenere non è ancora stata completamente riassorbita dal bosco. Se si sa cosa cercare, si vedono ovunque.
La fluttuazione: i fiumi come strade per il legname
L’altra storia che i pannelli raccontano è quella della fluttuazione — il sistema con cui per secoli il legname tagliato nelle valli più alte veniva trasportato a valle.
Non esistevano strade forestali nel senso moderno. I tronchi tagliati venivano trascinati fino al torrente più vicino e gettati nell’acqua. La corrente li portava a valle, dove operai specializzati — i menàl — li intercettavano con lunghi ganci prima che si perdessero nei tratti calmi o si incastrassero negli ostacoli. Era un sistema rischioso per i lavoratori — qualche menàl veniva travolto dai tronchi — ma straordinariamente efficiente per l’epoca: l’acqua faceva il lavoro di centinaia di paia di buoi.
Il torrente Noana era una delle vie di fluttuazione principali del Primiero. I tronchi scendevano dalla Val Noana fino a Imer, poi lungo il Cismon fino alle segherie di Borgo Valsugana. Il legname del Primiero finiva nelle case e nelle navi di tutta la Repubblica di Venezia — che per secoli aveva concesso in gestione queste foreste proprio in cambio del legname necessario alla costruzione della sua flotta.
Come arrivare e dove parcheggiare
Mezzano si trova nel cuore del Primiero, raggiungibile da Feltre sulla SS50 che risale il Canal del Brenta, poi svoltando verso Imer e Mezzano. Da Trento il percorso passa per la Valsugana e poi per Borgo Valsugana. Da Venezia si arriva in circa 2 ore attraverso Feltre.
Dalla piazza di Mezzano si segue la strada forestale verso la Val Noana per circa 6 km — la strada è asfaltata, stretta, con qualche tratto ripido. Si arriva alla Casina Forestale di Valpiana, dove c’è un parcheggio gratuito. In estate nei weekend la domenica mattina il parcheggio si riempie — arrivare prima delle 9.
Mezzano merita una sosta: è uno de I Borghi più belli d’Italia, con il caratteristico centro storico di case in pietra con i murales sulle facciate — il progetto di affreschi che ha trasformato il borgo in una galleria d’arte permanente a cielo aperto. Vale mezz’ora di passeggiata prima di salire alla Val Noana.
Il percorso passo per passo
El Boschiér: il guardiano del bosco
Prima ancora di imboccare il sentiero, la scultura di Giuseppe Zeni che accoglie i visitatori all’ingresso è già un’introduzione perfetta a quello che si troverà. El Boschiér — il boscaiolo — è intagliato in legno di abete con la motosega, con la sega da lavoro in mano e il cappello da lavoro sulla testa. Non è una decorazione turistica: è un omaggio al lavoro che per secoli ha dato forma a questo bosco. Il boscaiolo e il bosco sono due parti della stessa storia.
Anello breve (2,7 km): nel cuore della foresta
L’anello breve percorre il tratto più spettacolare della foresta senza addentrarsi nelle quote più alte. Si cammina quasi in piano, seguendo il perimetro della foresta sul fondovalle della Val Noana, con gli abeti giganti che si alzano ai lati del sentiero come colonne di una cattedrale naturale.
Ogni albero monumentale è segnalato da un pannello con il nome vernacolare, le misure e la storia. Si incontrano abeti bianchi (Abies alba) con tronchi di due metri di diametro, abeti rossi (Picea abies) che superano i quaranta metri di altezza, faggi dai tronchi lisci e grigi come enormi pilastri di marmo. I numeri a cui si arriva in questo bosco sono fuori scala rispetto all’abetaia media: diametre del tronco che in condizioni normali richiederebbero due o trecento anni di crescita, qui raggiunti grazie al microclima eccezionale della vallata.
Il momento più fotografato dell’anello breve è la Posa de l’Ors — la “pozza dell’orso” — una radura con una pozza naturale che raccoglie l’acqua di sorgente. Il nome viene da una tradizione locale che vuole che gli orsi scendessero a bere qui dalle quote più alte del Monte Pavione. Due sculture in legno di orsi sono posizionate vicino alla pozza — i veri orsi si vedono raramente, ma le loro tracce sul fango intorno alla pozza nelle mattine di settembre sono tutt’altro che rare.
Anello lungo (7,3 km): fino a Malga Val de Stua
L’anello lungo aggiunge tutto quello che l’anello breve non vede: la Valle Carbonère con i segni delle vecchie carbonaie, il Còl della Parròcchia con la prima apertura panoramica sulle Pale di San Martino, il Boàl dei Canalini e la Val dei Ponti.
La parte più spettacolare dell’anello lungo è l’arrivo a Malga Val de Stua (1.412 m) — un pascolo aperto ai piedi del Monte Pavione, con la vista a 360 gradi sulle Pale di San Martino, sul Lagorai e sulle Vette Feltrine. Dalla malga si sale altri 20 metri al punto panoramico (1.433 m slm) — il punto più alto del percorso, con uno dei panorami sulle Dolomiti più completi di tutto il Primiero.
Qui, a pochi passi dalla malga, si trova l’Avedon de Val de Stua — l’abete bianco monumentale che è probabilmente il protagonista principale del percorso. Sei metri di circonferenza. Non è un errore di trascrizione: sei metri, misurabili e verificabili con un nastro metrico. Tra i più grossi abeti bianchi d’Italia. La sua età non è stata determinata con certezza — per farlo bisognerebbe carotarlo — ma gli esperti stimano non meno di quattrocento anni. Era già adulto quando Galileo costruiva il suo cannocchiale.
Il ritorno avviene per il Boàl dei Canalini e la Val dei Ponti, scendendo gradualmente attraverso il bosco fino alla Casina Forestale di partenza.
Quando andare
Estate (giugno–settembre) è la stagione principale — la Malga Val de Stua è aperta, i pannelli sono in piena funzione, il bosco è verde e profumato di resina. Nei mesi di luglio e agosto il sentiero è frequentato dalle famiglie del Primiero e dai turisti della zona. La domenica mattina può essere affollato nel tratto più spettacolare vicino alla Posa de l’Ors.
Autunno (ottobre) è la stagione più bella per la fotografia. I faggi si tingono di giallo e arancione, i larici dei versanti più alti diventano dorati, le castagne cadono — e il contrasto tra il verde scuro permanente degli abeti e i colori autunnali delle latifoglie crea quella combinazione cromatica che è il paesaggio più fotografato delle Dolomiti di autunno. La Malga Val de Stua è già chiusa ma il percorso è percorribile.
Inverno (dicembre–marzo) trasforma l’anello breve in un percorso con le ciaspole — il bosco innevato ha un silenzio assoluto, la neve sui rami degli abeti crea le composizioni fotografiche che tutti conoscono dai calendari alpini. Non richiede attrezzatura specifica oltre alle ciaspole e bastoncini.
Primavera (aprile–maggio) è la stagione meno frequentata — il sentiero è percorribile ma il bosco non ha ancora recuperato il verde estivo. I mesi di aprile e maggio hanno ancora neve residua alle quote più alte dell’anello lungo.

Flora: il bosco come sistema
Il Sentiero degli Abeti Giganti è uno dei posti migliori del Trentino per capire come funziona un bosco come ecosistema — non come raccolta di alberi singoli, ma come sistema in cui ogni componente dipende dagli altri.
Gli abeti bianchi (Abies alba) sono la specie dominante della fascia alta della Val Noana — riconoscibili dalla corteccia grigia e liscia nelle piante giovani che diventa screpolata e brunastra negli esemplari più vecchi, e dagli aghi disposti in due fila piatte sul ramo. Prediligono i suoli freschi e profondi — esattamente quelli della Val Noana.
Gli abeti rossi (Picea abies) convivono con gli abeti bianchi nei tratti più umidi — riconoscibili dalla corteccia rossastra a squame, dagli aghi appuntiti disposti su tutti i lati del ramo e dai coni pendenti. Sono la specie del legno di risonanza — il legno con cui Stradivari costruiva i violini, scelto per la sua struttura omogenea e la sua capacità di vibrare.
I faggi (Fagus sylvatica) abitano i tratti a minore altitudine e i versanti più asciutti — con i tronchi grigi e lisci che non si confondono con nessun altro albero del bosco. In questo bosco i faggi raggiungono dimensioni eccezionali per la latitudine.
I tassi (Taxus baccata) sono la specie più longeva del bosco — un tasso può vivere millenni. Qui crescono all’ombra degli abeti in modo lento e paziente, con i tronchi rossastri e la corteccia desquamante. I pannelli segnalano i tassi più vecchi con dati di età stimata che fanno riflettere.
Fauna
Il bosco della Val Noana è uno degli ambienti faunistici più ricchi del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino.
Il cervo e il capriolo sono presenti in tutto il bosco — nelle ore mattutine è frequente vedere i caprioli ai bordi delle radure. La Posa de l’Ors prende il nome dai segni di frequentazione dell’orso bruno — il Parco di Paneveggio è uno degli habitat principali dell’orso trentino. Gli avvistamenti sono rari ma reali: chi cammina in silenzio nelle ore dell’alba può trovare le tracce fresche nel fango della pozza.
Il picchio nero (Dryocopus martius) è la specie più facilmente udibile del bosco — il suo canto, simile a un riso di clown, si sente da lontano. Il picchio rosso maggiore frequenta i tronchi degli abeti morti alla ricerca di larve. Il francolino di monte (Tetrastes bonasia) abita i tratti più fitti del bosco di abeti.
Cosa portare
L’anello breve è quasi pianeggiante e adatto a tutti — non richiede equipaggiamento tecnico.
Scarpe chiuse con suola antiscivolo sono la scelta corretta per entrambi gli anelli — il fondo del sentiero è terreno forestale con radici affioranti e alcune zone umide. Non serve scarpa da trekking tecnica per l’anello breve, ma le scarpe da ginnastica lisce scivolano sui tratti erbosi e sulle radici bagnate. Per l’anello lungo, scarpe da trekking vere con una buona suola.
I bastoncini da trekking sono utili per l’anello lungo nel tratto di salita verso il Còl della Parròcchia e per la discesa del Boàl dei Canalini.
Acqua: portare almeno 1 litro a persona — non ci sono fontanelle sul sentiero. Per l’anello lungo, 1,5 litri, considerando che la Malga Val de Stua in stagione serve bevande ma non sempre acqua gratuita. Uno zaino da 15–20 litri per l’anello lungo — abbastanza grande per acqua, pranzo al sacco, strato impermeabile. Per l’anello breve un marsupio è sufficiente.
Uno strato impermeabile è quasi obbligatorio in questa zona — la Val Noana è una delle zone più piovose del Trentino, e i temporali pomeridiani estivi arrivano spesso con rapidità. Un cappello di lana è utile in autunno e in primavera — il bosco fitto non permette sempre di vedere il cielo per valutare il cambio di temperatura.
Cosa vedere nei dintorni
Mezzano — uno de I Borghi più belli d’Italia, a 6 km dalla Casina Forestale. Il centro storico con i murales sulle facciate è un’esperienza unica nel Primiero: artisti locali e internazionali hanno trasformato le case in pietra del borgo in una galleria permanente a cielo aperto, con soggetti che raccontano la storia, le tradizioni e i paesaggi del Primiero.
Imer, Tonadico, Siror, Canal San Bovo — i borghi del Primiero, tutti raggiungibili dalla SR50 che percorre la valle. Ognuno ha il suo carattere — Tonadico con la sua posizione panoramica sulle Pale, Canal San Bovo con la sua atmosfera più alpina e meno turistica.
Parco Naturale Paneveggio — a circa 20 km da Mezzano attraverso il Passo Cereda, la foresta di Paneveggio è la foresta dei violini — il bosco di abeti rossi da cui i liutai di Cremona, Mittenwald e del Tirolo hanno selezionato per secoli il legno di risonanza per i loro strumenti. Il Centro Visitatori del Parco a Villa Welsperg offre mostre e visite guidate sulla storia della foresta.
San Martino di Castrozza e le Pale — a circa 30 km da Mezzano, San Martino è la base per esplorare le Pale di San Martino — il gruppo dolomitico forse più iconico delle Dolomiti Patrimonio UNESCO. La funivia sale al Rosetta (2.609 m) con viste straordinarie sull’altopiano delle Pale.
Mappa e traccia GPS
Entrambi gli anelli sono segnalati con cartellonistica specifica del Sentiero degli Abeti Giganti — pannelli, frecce e segni sugli alberi. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Sentiero degli Abeti Giganti Mezzano” o “Sentiero Abeti Giganti Val Noana”. Il sito del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino (parcopan.org) e il portale Visit Trentino (visittrentino.info) pubblicano le schede ufficiali di entrambi gli anelli con le mappe scaricabili.
