Nella Val di Non si dice che tutte le strade portano a San Romedio. Non è un modo di dire generico — è una descrizione geografica precisa. Dalla maggior parte dei paesi della valle, da qualsiasi direzione si guardi, lo sperone di roccia calcarea alto settanta metri su cui sorge il santuario è visibile all’orizzonte come un punto di riferimento fisso. È lì da quando i primi cristiani del IV-V secolo trovarono in quella rupe il luogo giusto per la preghiera.

Il Sentiero Panoramico — conosciuto anche come il Lez, dal termine dialettale noneso che indica il canale irriguo su cui il percorso è costruito — è la via più bella per arrivarci. Parte da Sanzeno, nel cuore della Val di Non, e percorre per 2,7 chilometri il tracciato di un antico canale ottocentesco scavato nella parete rocciosa della forra. Il risultato è un percorso quasi pianeggiante con la roccia viva a destra, il vuoto della gola a sinistra, e il rumore del torrente Novella cento metri sotto i piedi. In certi tratti bisogna chinarsi per passare. In altri il passaggio è largo quanto le spalle di un adulto. Ovunque la vista è quella che ci si aspetta da un canyon scavato da millenni di erosione calcarea.

Chi arriva in auto direttamente al santuario capisce dove si trova — ma non capisce come è fatto il posto. Il sentiero lo fa capire.

Dati rapidi

Dove: Sanzeno (TN) — Forra di San Romedio, Val di Non (Anaunia), Trentino

Partenza: Museo Retico, Sanzeno

Arrivo: Santuario di San Romedio (630 m slm)

Segnavia: segnaletica locale — percorso ben indicato

Tipo: A/R — oppure lineare con navetta/auto al santuario

Lunghezza: 2,7 km (solo andata)

Dislivello: ~80 m

Tempo: 45 min–1h (solo andata) — 1h30–2h A/R (con visita al santuario)

Difficoltà: T (Turistico) — adatto a tutti; alcuni tratti stretti dove è necessario chinarsi; non adatto ai passeggini nei tratti nella roccia

Bambini: sì — uno dei percorsi più amati dalle famiglie del Trentino; bambini piccoli vanno tenuti per mano nei tratti esposti

Dog-friendly: sì, al guinzaglio

Parcheggio: Museo Retico di Sanzeno (parcheggio a pagamento sulla SS43) — parcheggio estivo del Santuario (alternativa per chi vuole fare solo la discesa)

Navetta: in estate la strada asfaltata verso il santuario è chiusa al traffico privato — navetta attiva dal parcheggio estivo (verificare orari su visitvaldinon.it)

Periodo: da primavera a novembre — chiuso in inverno per neve e ghiaccio

Santuario: aperto tutto l’anno, ingresso libero — orari variabili per stagione

Mappa stilizzata del Sentiero panoramico di San Romedio

Il Lez: un canale irriguo diventato sentiero

La storia del sentiero è la storia di un’opera di ingegneria idraulica minore che i contadini della Val di Non costruirono nell’Ottocento per portare l’acqua ai loro meleti.

Il lez — in dialetto noneso, il canale — era un sistema di distribuzione dell’acqua che sfruttava la pendenza naturale del terreno per portare l’acqua di sorgente o di torrente fino ai campi coltivati più lontani. Nella Val di Non, dove la mela è la coltura dominante da secoli e dove l’acqua è fondamentale per i frutteti, i lez erano infrastrutture agricole vitali. Alcune erano scavate nel terreno, altre costruite in pietra, altre ancora — come questa — ricavate direttamente nella parete rocciosa della forra.

Il canale di San Romedio fu scavato nel XIX secolo nella roccia calcarea della forra per portare l’acqua del torrente Novella ai meleti di Sanzeno. Era largo quanto bastava per far passare l’acqua — il che significa quanto basta per far passare anche un uomo di traverso, con qualche chino nei tratti più stretti. Quando il canale smise di funzionare come sistema irriguo, il tracciato rimase: una piattaforma orizzontale nella parete verticale, già attrezzata dalla natura e dall’ingegno contadino per essere percorsa a piedi.

Aggiungendo la staccionata in legno sul lato del vuoto e qualche rinforzo nei tratti più consumati, il Comune di Sanzeno ha trasformato un’opera agricola in uno dei sentieri più originali del Trentino. Il nome ufficiale è Sentiero Panoramico. Il nome popolare è ancora il Lez.

Romedio e l’orso: la leggenda che fondò un santuario

Prima di descrivere il percorso vale la pena conoscere la storia di chi abitava quel posto — perché il Santuario di San Romedio non è semplicemente una chiesa su una roccia. È un luogo che ha accumulato devozione per quindici secoli, e ogni pietra di quel complesso ha una storia.

Romedio di Thaur era un nobile bavarese — secondo la tradizione, proveniente dalla zona di Innsbruck — che nel IV o V secolo lasciò i propri beni alla Chiesa e partì in pellegrinaggio verso Roma. Al ritorno, anziché tornare in Baviera, scelse di ritirarsi come eremita in una grotta della Val di Non, ai piedi di quello sperone di roccia calcarea. Lì visse per anni, in preghiera e austerità, fino a quando decise di scendere a Trento per incontrare il vescovo Vigilio.

La leggenda racconta che poco prima della partenza trovò il suo cavallo morto — sbranato da un orso. Romedio non si perse d’animo. Si avvicinò alla bestia, le ordinò di accucciarsi, le mise le briglie e la cavalcò fino a Trento. L’orso arrivò con lui, obbediente come un cane, e rimase al suo fianco fino alla morte dell’eremita.

È una leggenda — ma è una leggenda che dice qualcosa di preciso sul tipo di santità che i fedeli medievali cercavano in questi posti remoti: non la santità dei teologi e dei filosofi, non quella delle corti episcopali, ma quella dell’uomo che vive nella natura selvatica e riesce a comunicare con le sue creature più feroci. Romedio non è un santo dotto — è un eremita che cavalca gli orsi.

Il santuario fu edificato sulla roccia dove l’eremita aveva vissuto, a partire dall’anno 1000, con cinque chiese sovrapposte collegate da una scalinata di 131 gradini. Oggi è uno dei luoghi di culto più visitati del Trentino — e dal 1958 ospita nel recinto accanto al santuario un orso vivo, in ricordo della leggenda. L’ospite attuale si chiama Bruno, un orso dei Carpazi arrivato nel 2013 dopo una lunga vita in cattività. È il continuatore di una tradizione che iniziò quando il senatore Gian Giacomo Gallarati Scotti — uno dei fondatori del WWF italiano — comprò nel 1958 un orso destinato a morire e lo donò al santuario.

Come arrivare e dove parcheggiare

Sanzeno si trova nel centro della Val di Non, raggiungibile da Trento in circa 45 minuti percorrendo la SS43 verso nord. Da Bolzano il percorso è di circa un’ora attraverso la Val d’Adige e Mezzocorona. Da Merano si può arrivare attraverso il Passo della Mendola.

Il Museo Retico di Sanzeno è il punto di partenza ufficiale del sentiero. Il parcheggio di fronte al museo, sulla SS43, è a pagamento in stagione. In alternativa esiste un piccolo parcheggio gratuito in piazza a Sanzeno — più limitato, utile nelle giornate meno frequentate.

In estate la strada asfaltata che porta direttamente al Santuario è chiusa al traffico privato per motivi di sicurezza e gestione dei flussi. È attiva una navetta dal parcheggio estivo del Santuario — verificare orari e tariffe aggiornate su visitvaldinon.it. Chi vuole fare il sentiero in discesa può arrivare in navetta e tornare a piedi.

Il percorso passo per passo

Da Sanzeno ai meleti: il preludio

Dal Museo Retico si attraversa la strada statale e si imbocca una passerella in legno che porta verso la campagna. Il primo tratto — circa 500 metri — è completamente diverso da quello che verrà dopo: una stradina sterrata che attraversa i meleti della Val di Non, i filari ordinati di Renetta, Golden e Fuji che in primavera fioriscono in un bianco quasi totale e in autunno si caricano di frutti.

La Val di Non è la valle delle mele per antonomasia in Trentino: una produzione che copre circa 15.000 ettari e che nei mesi di raccolta riempie l’aria di un profumo che non si dimentica. Camminare tra i meleti prima del canyon è già un’introduzione a questa terra — e permette di capire perché il lez ottocentesco fu costruito: quei meleti avevano bisogno dell’acqua che il canale portava dalla forra.

L’ingresso nella forra: il cancello

Dopo i meleti il sentiero entra nel bosco e il paesaggio cambia radicalmente. Una cancellata in ferro — aperta da primavera a novembre, chiusa in inverno per sicurezza — segna l’ingresso nella zona protetta della forra. Da qui in poi siamo nel canyon.

La vegetazione si fa fitta, l’aria si raffredda di qualche grado, il rumore del torrente Novella comincia ad arrivare da sotto. Il sentiero a questo punto è già a mezza costa sulla parete — non ancora nel tratto scavato nella roccia, ma già abbastanza in quota da far sentire il dislivello tra i piedi e il fondovalle.

Il Lez nella roccia: il cuore del percorso

Poche decine di metri dopo il cancello, il percorso entra nel tratto che dà il nome al sentiero. La roccia calcarea chiude a destra — quasi verticale, gocciolante di umidità, coperta di muschio verde brillante — e la staccionata in legno si apre a sinistra sul vuoto della gola.

Camminare nel Lez ha qualcosa di ipnotico. Il sentiero è così stretto e così lineare che si procede quasi automaticamente, mentre gli occhi si perdono nella vista che si apre ogni volta che la roccia lo permette: la gola in basso con il torrente Novella bianco di schiuma, i boschi di carpini e frassini sulle pareti opposte, e lontano in fondo — raggiungibile solo con lo sguardo, non con i piedi — il profilo del santuario sulla sua rupe.

I tratti dove bisogna chinarsi non sono molti — tre o quattro nel percorso totale — ma sono abbastanza bassi da sorprendere chi è alto più di un metro e settanta e non ci fa attenzione. Il soffitto di roccia non si annuncia, appare. Chi cammina con la testa alta imparerà presto a tenerla bassa.

I tratti dove il sentiero si restringe fino alla larghezza di un uomo sono più frequenti. Non creano difficoltà tecniche, ma rendono impossibile il passaggio affiancato di due persone — nei fine settimana estivi questo genera code nei tratti più stretti, e l’unica soluzione è la pazienza.

La Via Crucis e l’arrivo al santuario

A circa 2,5 km dalla partenza il sentiero esce dalla forra e incontra le stazioni marmoree di una Via Crucis — un percorso devozionale costruito nel corso dei secoli con rilievi in marmo di Carrara che rappresentano le quattordici stazioni della Passione. Le stazioni si succedono lungo l’ultimo tratto di sentiero prima del santuario, e anche per chi non è credente hanno una qualità artistica che vale l’attenzione.

Superata l’ottava stazione il sentiero raggiunge la strada asfaltata, che si percorre per pochi metri fino alla scalinata d’ingresso del Santuario.

Il Santuario: cosa vedere

La visita al Santuario di San Romedio è gratuita e libera. Il complesso si sviluppa su più livelli collegati dalla scalinata di 131 gradini — un numero fisso, contato, che ogni pellegrino conta una volta nella vita. Le cinque chiese sovrapposte vanno dall’VIII-IX secolo (la cappella più antica, in basso) al XVII-XVIII secolo (le strutture più recenti in cima), con una stratificazione architettonica che rispecchia fedelmente la storia della devozione per questo luogo.

In cima alla scalinata si trova la Cappella Maggiore, con la pala raffigurante San Romedio con l’orso al guinzaglio — la versione pittoricamente più riuscita della leggenda, con l’eremita che guarda la bestia con un’espressione di placida familiarità. Sotto l’altare riposano le reliquie del santo. Alle pareti degli interni si trovano ex voto che risalgono al XV secolo — tavolette votive dipinte con le situazioni di pericolo da cui i fedeli erano stati miracolosamente salvati, una delle collezioni più complete di arte votiva del Trentino.

Dalla sommità del santuario si accede alla terrazza panoramica — di forma triangolare, affacciata sulla gola da un lato e sui boschi della Val di Non dall’altro. Da qui si vede il percorso appena fatto dall’alto, con la forra che scende verso Sanzeno e i meleti che riprendono in lontananza.

Il recinto di Bruno è accessibile da una terrazza esterna. L’orso dei Carpazi che vive qui dal 2013 è visibile nelle ore mattutine e nel tardo pomeriggio — nelle ore centrali della giornata tende a ritirarsi nella parte ombreggiata del recinto. La storia di Bruno è quella comune a molti orsi che finiscono nei santuari: nato in cattività, condizionato alla presenza umana, non reintroducibile in natura. Qui ha trovato un bosco, un corso d’acqua, e un custode — Fausto — che lui riconosce dal rumore dei passi e dall’odore.

Sentiero per San Romedio
Vid Pogacnik – Wikimedia Commons

Quando andare

Primavera (aprile–maggio) è la stagione più spettacolare per chi arriva dai meleti. La fioritura dei meli — che copre la valle di bianco tra metà aprile e inizio maggio, a seconda dell’annata — è uno degli spettacoli più belli del Trentino. Il sentiero è aperto e la forra è fresca, il torrente abbondante dopo il disgelo.

Estate (giugno–agosto) è la stagione più frequentata. Il Lez nei fine settimane di luglio e agosto è percorso da centinaia di persone — i tratti stretti generano code e il percorso perde parte del suo carattere meditativo. La soluzione è banale: partire presto al mattino, entro le 8, quando la forra è ancora fresca e quasi deserta. La forra è ombreggiata e fresca anche nelle giornate più calde — è uno dei pochissimi posti del Trentino dove il caldo estivo non è un problema.

Autunno (settembre–ottobre) è la stagione della raccolta delle mele — i meleti di Sanzeno sono in piena attività e l’aria ha quel profumo specifico di frutto maturo che chi l’ha sentito una volta riconosce subito. Il bosco della forra si tinge di giallo e arancione. Il santuario è meno affollato che in estate.

Inverno: il sentiero è chiuso. La roccia bagnata e il ghiaccio rendono il percorso nel Lez pericoloso, e la gestione ha giustamente deciso di tenerlo chiuso da dicembre a marzo. In inverno si può raggiungere il santuario in auto.

Flora e fauna

La forra di San Romedio è un ambiente umido e ombreggiato — le condizioni ideali per una vegetazione ripariale e rupicola molto particolare.

Sulle pareti rocciose, dove l’umidità è costante, crescono muschi e felci in abbondanza — alcune specie raggiungono dimensioni notevoli nel microclima fresco della gola. Ai bordi del sentiero e nelle nicchie della roccia compaiono erbe cipressine, sassifraga e piante pioniere della roccia calcarea. Nel bosco che sovrasta la forra dominano carpini bianchi, frassini e aceri — il bosco che in autunno diventa giallo e arancione.

Nei meleti del tratto iniziale si incontrano facilmente pettirossi, cinciallegre e merli che frequentano i frutteti. Nella forra il merlo acquaiolo — uccello che cammina sott’acqua per nutrirsi — è di casa lungo il torrente Novella, visibile sulle rocce in mezzo alla corrente. Qualche fortuna e silenzio possono far incontrare il martin pescatore nelle pozze più tranquille.

Cosa portare

Il Sentiero Panoramico di San Romedio è una passeggiata quasi pianeggiante adatta a tutti. L’equipaggiamento è di conseguenza minimo.

Scarpe chiuse con suola antiscivolo sono la scelta corretta — la roccia nella forra è sempre umida e in certi punti coperta di muschio bagnato, e qualsiasi suola liscia scivola. Le scarpe da ginnastica da asfalto non sono adatte. Non servono scarpe da trekking vere e proprie — scarpe da ginnastica con suola in gomma scolpita funzionano benissimo in condizioni normali.

Un marsupio o uno zaino piccolo è sufficiente: acqua, una giacca leggera per la frescura della gola, uno snack. Non ci sono fontane lungo il sentiero ma la durata non supera le due ore con la visita al santuario. Una borraccia da mezzo litro è più che sufficiente. In primavera e autunno uno strato impermeabile leggero è buona norma — la forra è coperta ma nei tratti all’aperto la pioggia arriva.

Chi porta bambini piccoli: tenerli per mano nei tratti esposti sul vuoto è obbligatorio, non facoltativo. I corrimani ci sono, ma un bambino che si sporge è un bambino da tenere.

Il Museo Retico di Sanzeno

Il Museo Retico è il punto di partenza del sentiero, ma merita una visita per sé prima o dopo la passeggiata. Raccoglie i materiali dell’eccezionale sito archeologico di Sanzeno — uno dei siti cultuali dei Reti più importanti delle Alpi.

I Reti erano la popolazione alpina che abitava la Val di Non e le valli circostanti prima della conquista romana, avvenuta nel 15 a.C. per opera di Druso e Tiberio. Erano un popolo di cultura mista, con influenze celtiche e villanoviane, che parlava una lingua ancora parzialmente decifrata e che praticava riti religiosi lasciando nei luoghi di culto offerte votive — oggetti in bronzo, statuette, armi miniaturizzate, ornamenti personali.

Il sito di Sanzeno — il più importante sito retico del Trentino — ha restituito migliaia di oggetti votivi, esposti nel museo con una cura che rende comprensibile anche al visitatore non specializzato. È anche il luogo dove nel 397 d.C. furono martirizzati i tre santi Sisinio, Martirio e Alessandro — tre missionari cristiani inviati dal vescovo Vigilio di Trento per evangelizzare la Val di Non, uccisi dalla popolazione locale ancora pagana. Vigilio stesso fu ucciso l’anno successivo a Rendena. La storia del Trentino cristiano inizia con un massacro.

Cosa vedere nei dintorni

Laghi di Coredo e Tavon sono raggiungibili dal Santuario di San Romedio con il sentiero n. 535 che parte direttamente dall’eremo — circa 30 minuti a piedi in leggera salita. I due laghi naturali, incastonati nei boschi sopra Coredo, sono tra le mete estive più frequentate della Val di Non.

Castel Thun è il castello più imponente della Val di Non, visibile dalla valle su un promontorio che domina il fondovalle. Residenza storica della famiglia Thun — una delle famiglie nobiliari più potenti del Trentino medievale — è visitabile con visite guidate. L’interno conserva arredi originali, affreschi e una serie di ambienti che documentano la vita aristocratica dal Medioevo al XIX secolo.

Malè e la Val di Sole si raggiungono continuando verso nord dalla Val di Non. La Val di Sole è una delle valli più selvagge del Trentino occidentale, con i suoi boschi di abeti, i pascoli d’alta quota e l’accesso al Parco Naturale Adamello-Brenta. Il fiume Noce — che nasce nella Val di Sole — è uno dei più importanti fiumi da rafting e kayak d’Italia.

Trento è a circa 45 minuti da Sanzeno — una delle città più belle del nord-est italiano, con il castello del Buonconsiglio, la cattedrale romanica, il MUSE (Museo delle Scienze di Renzo Piano) e un centro storico che rispecchia l’incrocio tra cultura italiana e cultura asburgica che caratterizza il Trentino.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è segnalato con cartellonistica locale dal Museo Retico fino al Santuario. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Sentiero Panoramico San Romedio” o “Lez San Romedio Sanzeno”. Il sito della Val di Non (visitvaldinon.it) pubblica informazioni aggiornate sui percorsi, gli orari della navetta estiva e le condizioni del sentiero. Il punto di partenza — Museo Retico, Sanzeno (TN) — è facilmente individuabile su Google Maps.