C’è un sentiero nelle Dolomiti che corre per undici chilometri a quota costante, quasi pianeggiante, sempre affacciato sulla stessa montagna. Non sale in cima a niente, non scende in nessuna valle. Cammina sul fianco, come chi vuole guardare a lungo senza avvicinarsi troppo.

La montagna che si vede per tutto il percorso è la Marmolada — la Regina delle Dolomiti, la cima più alta dell’intero sistema a 3.343 metri — e il sentiero che la guarda è il Viel del Pan, letteralmente la via del pane, l’antica mulattiera che i commercianti bellunesi percorrevano per portare farina e grano dalla Val Cordevole alla Val di Fassa prima che esistessero strade carrozzabili.

Dal Passo Pordoi al Lago Fedaia, con il Sella a sinistra e la Marmolada a destra per tutte le cinque ore di cammino: è uno dei percorsi panoramici più lunghi e più continui delle Alpi. Ma è anche qualcosa di più di un sentiero panoramico, se si cammina sapendo cosa si sta guardando — perché la Marmolada che si vede dal Viel del Pan oggi non è la Marmolada di cent’anni fa, e la differenza racconta qualcosa di importante su cosa sta succedendo alle Alpi.

Dati rapidi

Dove: Passo Pordoi / Lago Fedaia — confine Trentino–Veneto, Dolomiti

Partenza consigliata: Passo Pordoi (2.239 m)

Arrivo: Lago Fedaia / Rifugio Marmolada (2.053 m) — o viceversa

Segnavia: n. 601 (Viel del Pan) — n. 680 dal Passo Pordoi al Portavescovo

Tipo: lineare — oppure A/R da Passo Pordoi (tratto ovest) o da Lago Fedaia (tratto est)

Lunghezza: 11 km (lineare completo) — 5,5 km A/R solo tratto ovest da Pordoi al Rifugio Viel del Pan

Dislivello: ~450 m complessivi (saliscendi, nessun tratto in costante salita)

Tempo: 4h30–5h30 (lineare completo con soste) — 2h A/R solo tratto Pordoi–Rifugio Viel del Pan

Difficoltà: E (Escursionistico) — adatto a tutti con buone scarpe; alcuni tratti esposti ma non attrezzati; il tratto di discesa dal Rifugio Viel del Pan al Lago Fedaia (segnavia 601) è più ripido e con corde fisse: EE

Bambini: sì per il tratto pianeggiante Pordoi–Rifugio Viel del Pan — con riserva per il tratto di discesa al Fedaia

Dog-friendly: sì per il tratto principale

Parcheggio: Passo Pordoi (a pagamento) — Lago Fedaia, Rifugio Marmolada (gratuito o a pagamento a seconda della stagione)

Senso consigliato: da Pordoi verso Fedaia — si ha la Marmolada sempre davanti agli occhi invece che alle spalle

Punti ristoro: Rifugio Gorza / Portavescovo (2.478 m) — Rifugio Fredarola (2.388 m) — Rifugio Viel dal Pan (2.432 m) — Rifugio Marmolada al Lago Fedaia

Bus di ritorno: in stagione esiste un collegamento bus tra il Lago Fedaia e il Passo Pordoi — verificare orari aggiornati su trentino.net o presso i rifugi

Periodo: da giugno a ottobre — neve residua possibile a maggio; primo neve da ottobre

Mappa stilizzata del Sentiero Viel del Pan

Il nome: una via commerciale tra due mondi

Il nome Viel del Pan — via del pane in dialetto ladino — è già un racconto. Prima che esistessero strade carrozzabili nelle valli dolomitiche, i commercianti della Val Cordevole (Veneto) che volevano raggiungere la Val di Fassa (Trentino) avevano due opzioni: scendere al fondovalle, affrontare le gole strette dell’Avisio o del Cordevole, poi risalire dall’altra parte — percorso lungo, faticoso, esposto ai briganti. Oppure prendere la mulattiera alta, quella che corre sul fianco delle montagne a quota costante, lontana dai pericoli del fondovalle, con il passo quasi pianeggiante e la vista aperta.

Sceglievano la mulattiera alta. Ci caricavano i muli di farina, grano e pane — le merci che mancavano in Val di Fassa, dove il territorio montano non consentiva una produzione sufficiente di cereali — e si mettevano in cammino. Il sentiero che oggi percorriamo per il panorama era per loro semplicemente la strada più comoda tra due mercati.

I tedeschi chiamano questo percorso Bindelweg — in omaggio all’alpinista Karl Bindel di Bamberg, per iniziativa del quale l’Alpenverein cittadino, proprietario della vecchia Bamberger Hütte al Fedaia, curò agli inizi del Novecento il riadattamento del sentiero. Bindel recuperò una mulattiera che stava scomparendo nel bosco e la trasformò in un itinerario escursionistico. Non sapeva che un secolo dopo sarebbe diventato uno dei sentieri più frequentati delle Dolomiti.

La Marmolada che state guardando sta scomparendo

Prima di descrivere il percorso vale la pena dire una cosa scomoda, perché chi cammina sul Viel del Pan con gli occhi fissi sulla Marmolada ha il diritto di sapere cosa sta guardando.

Il ghiacciaio che vedete dal sentiero — quella lingua bianca che scende dal versante nord della Marmolada sopra il Lago Fedaia — è un decimo di quello che era cent’anni fa. Nel corso dell’ultimo secolo il ghiacciaio si è ridotto di più del 70% in superficie e di oltre il 90% in volume. Una riduzione del volume maggiore dell’85% avvenuta tra il 1905 e il 2010 e uno spessore della fronte passato dai quasi cinquanta metri dell’inizio del secolo scorso ai pochi metri di oggi.

Se i ritmi di fusione, passati da una riduzione media di 2 ettari l’anno nel corso del XX secolo ai 13 ettari tra 2022 e 2023, resteranno invariati, il ghiacciaio della Marmolada sparirà entro quindici anni.

Il 3 luglio 2022, alle 13:45, un grosso seracco della calotta di Punta Rocca si staccò improvvisamente creando una valanga di ghiaccio e detriti che investì diversi alpinisti causando 11 vittime lungo il tratto che da Pian dei Fiacconi porta a Punta Penia. Il ghiacciaio si era ritirato e assottigliato nel tempo, e l’emersione delle rocce aveva frammentato in diverse porzioni la sua superficie. La frammentazione aveva isolato alcune porzioni, creando placche secondarie più piccole e sottili in un incavo delle rocce, dove l’acqua di fusione non riusciva a defluire.

Dal Viel del Pan si vede il versante nord della Marmolada su cui questo sta succedendo. Chi lo percorre oggi sta camminando lungo una delle terrazze panoramiche più importanti d’Europa per osservare il cambiamento climatico in atto — non come astrazione, ma come roccia nuda che emerge ogni anno dove c’era ghiaccio.

La Città di Ghiaccio: cosa c’era dentro la Marmolada

C’è un altro aspetto della Marmolada che si vede dal Viel del Pan e che quasi nessuno racconta.

Durante la Prima Guerra Mondiale il fronte austro-italiano passava esattamente sulla cresta sommitale della Marmolada. Gli austriaci tenevano il versante nord, gli italiani quello sud. Per sfuggire ai bombardamenti e al freddo — e per non essere visibili agli osservatori italiani sul ghiacciaio — le truppe austriache scavarono all’interno del ghiacciaio stesso una rete di gallerie e caverne che divenne nota come la Eisstadt, la Città di Ghiaccio. Si trattava di circa 12 km di tunnel intervallati da caverne adibite a dormitori, cucine, infermerie, sale radio, scavati durante la Prima Guerra Mondiale nel ghiacciaio della Marmolada che all’epoca, in alcuni punti, superava i 50 metri di spessore.

Migliaia di soldati vissero per anni all’interno del ghiacciaio — al riparo, al caldo relativo del ghiaccio rispetto alle trincee esterne, quasi completamente invisibili dall’esterno. Le gallerie avevano ventilazione, illuminazione elettrica alimentata da generatori, magazzini, officine. Era una città sotterranea di ghiaccio.

Il continuo movimento del ghiacciaio e la riduzione del suo spessore hanno cancellato ogni traccia di queste gallerie. Ma ogni anno, mentre il ghiacciaio arretra, emergono oggetti, equipaggiamenti e a volte resti di soldati che erano rimasti intrappolati nel ghiaccio per oltre un secolo. La Marmolada restituisce i suoi morti lentamente, man mano che si scioglie.

Come arrivare e dove parcheggiare

Il sentiero si percorre tra il Passo Pordoi e il Lago Fedaia — due punti raggiungibili in auto da versanti opposti.

Il Passo Pordoi (2.239 m) si raggiunge da Canazei in Val di Fassa in circa 20 minuti verso est sulla SS641, oppure da Arabba in circa 15 minuti verso ovest sulla stessa strada. Il parcheggio al passo è a pagamento — ampio, ben organizzato, frequentato. In alta stagione i fine settimana mattutini si riempie: arrivare entro le 8.

Il Lago Fedaia (2.053 m) si raggiunge da Malga Ciapela in Val Cordevole (BL) risalendo la strada a pedaggio fino al lago, oppure da Canazei scendendo dalla Val di Fassa. Il Rifugio Marmolada al lago offre parcheggio.

Soluzione logistica consigliata: lasciare un’auto al Lago Fedaia, raggiungere il Passo Pordoi con la seconda auto (o con il bus di linea), camminare da Pordoi a Fedaia in direzione est — così si ha la Marmolada sempre davanti invece che alle spalle. Chi è solo può usare il bus di collegamento stagionale tra i due punti per il ritorno.

In bus: il Passo Pordoi è collegato con Canazei e Arabba dai bus di linea. Il Lago Fedaia è raggiungibile con bus stagionali — verificare gli orari aggiornati su trentino.net o infopoint di Canazei.

Il percorso passo per passo

Dal Passo Pordoi al Portavescovo: la salita iniziale

L’unico tratto di salita vera del percorso è il primo — e vale la pena farlo con calma, perché il panorama che si apre metro dopo metro è uno dei più vasti delle Dolomiti.

Dal Passo Pordoi si imbocca il sentiero n. 680 che sale verso il Sas Bece (2.477 m), il colle panoramico a nord del Sasso Cappello. La salita è di circa 250 metri in mezz’ora — niente di tecnico, ma abbastanza da far sentire i muscoli. Man mano che si sale appaiono il Gruppo del Sella con il Piz Boè, la Val di Fassa verso Canazei, e sullo sfondo le Dolomiti di Brenta all’orizzonte ovest.

Si raggiunge il Rifugio Gorza al Portavescovo (2.478 m) — il punto più alto dell’intero percorso. Da questa terrazza si vede contemporaneamente verso nord la Val Badia, verso est la Marmolada per la prima volta in tutta la sua ampiezza, e verso sud la pianura veneta nelle giornate di visibilità eccezionale. È il punto dove quasi tutti si fermano per la prima sosta e dove quasi tutti capiscono perché il Viel del Pan è nel pantheon dei sentieri dolomitici.

Il tratto panoramico: Portavescovo–Rifugio Viel del Pan

Da Portavescovo inizia il Viel del Pan vero e proprio — il sentiero n. 601 che scorre quasi pianeggiante sul versante sud del Sasso Cappello con la Marmolada sempre davanti.

Il sentiero si mantiene costantemente in quota attorno ai 2.500 m per tutto questo tratto. Non sale, non scende in modo significativo — semplicemente cammina sul fianco della montagna, con i pascoli d’alta quota alla sinistra e il vuoto verso la Val Cordevole alla destra. È il tipo di sentiero che permette di camminare e guardare contemporaneamente, cosa rara in montagna.

Dopo circa un’ora dal Portavescovo si raggiunge la Baita Fredarola (2.388 m) — un piccolo rifugio con terrazza panoramica sulla Marmolada. Poi il sentiero continua verso est, sempre a mezza costa, fino al Rifugio Viel dal Pan (2.432 m) — il rifugio omonimo, costruito nel punto da cui la vista sulla Marmolada è forse la più equilibrata dell’intero percorso: si vede tutta la cresta sommitale da ovest a est, dal Gran Vernel alla Punta Penia al Serauta, con il ghiacciaio che scende verso il lago come una lingua bianca sempre più esile rispetto alle fotografie di inizio Novecento.

Qui molti fanno il pranzo al sacco o mangiano al rifugio. È il punto di arrivo naturale per chi fa solo il tratto ovest e vuole tornare al Passo Pordoi.

Il tratto est: Rifugio Viel del Pan–Lago Fedaia

Questo tratto è il più impegnativo e il meno percorso — non perché sia tecnicamente difficile nel complesso, ma perché la discesa finale al Lago Fedaia scende ripida, con un dislivello di quasi 400 metri in poco più di un chilometro, su sentiero esposto con tratti assicurati da corde fisse.

Dal Rifugio Viel del Pan il sentiero continua verso est su terreno più vario — qualche saliscendi, tratti su roccia, cenge brevi. Si cammina ormai quasi a livello del ghiacciaio: la Marmolada è vicina, e nei mesi estivi il crepitio del ghiaccio che si assesta è a volte udibile dal sentiero. Si raggiunge un belvedere diretto sul Lago Fedaia — il bacino artificiale costruito nel 1956 sbarrando la testata della valle — con la diga in cemento che stride con il paesaggio dolomitico circostante ma che alimenta una centrale idroelettrica fondamentale per il Veneto.

La discesa finale è rapida e richiede attenzione: gradoni scavati nella roccia, corde fisse nei tratti più esposti, terreno che dopo la pioggia o la rugiada mattutina diventa scivoloso. Si arriva al Rifugio Marmolada sul bordo del lago, punto finale del percorso.

Marmolada da Viel del Pan
Geppego – Wikimedia Commons

Il confine che si sposta

C’è un dettaglio sulla Marmolada che vale la pena sapere — perché è uno dei casi in cui la geografia si fa storia in modo letterale.

La cresta sommitale della Marmolada è il confine tra Trentino e Veneto. Dove c’è la cresta, c’è il confine. Ma il ghiacciaio che scende dal versante nord è sempre stato considerato parte del Veneto — anche se fisicamente si trovava sul versante trentino — perché la linea di confine seguiva il bordo del ghiacciaio.

Man mano che il ghiacciaio si ritira, la roccia emerge. E la roccia emersa è trentina. Nel 2018 la Corte di Cassazione ha stabilito che con il ritiro del ghiacciaio la giurisdizione sul territorio torna al Trentino — che di conseguenza ha guadagnato ettari di territorio a ogni estate calda degli ultimi decenni. Il confine tra due regioni italiane si sposta, disegnato dalla velocità con cui si scioglie il ghiaccio.

Dal Viel del Pan si vede questo confine mobile. Chi guarda il ghiacciaio mentre cammina sul sentiero sta guardando uno dei luoghi dove il cambiamento climatico ha conseguenze concrete.

Quando andare

Giugno è il mese di apertura del sentiero — la neve residua sui pascoli d’alta quota è ancora presente nelle prime settimane, ma il sentiero è generalmente percorribile dalla metà del mese. I fiori d’alta quota sono al massimo della fioritura: genziane, rododendri, anemoni alpini. Il ghiacciaio è ancora bianco e compatto, la sua visione più simile a quella delle fotografie storiche.

Luglio e agosto sono i mesi più frequentati. Il sentiero nei fine settimana estivi è percorso da centinaia di escursionisti — non è mai affollato nel senso delle vie ferrate delle Dolomiti, ma l’isolamento è relativo. Il rischio principale è il temporale pomeridiano: partire tassativamente al mattino, essere al Rifugio Viel del Pan entro mezzogiorno, al Lago Fedaia entro le 14. Il cielo sulle Dolomiti cambia rapidamente e il tratto esposto verso il Fedaia con il temporale in corso non è piacevole.

Settembre è il mese migliore in assoluto. Il cielo è più stabile, i colori della roccia dolomitica nella luce autunnale sono quelli che si vedono nelle fotografie dei grandi alpinisti del Novecento. I pascoli si tingono di giallo e marrone, le prime nevicate sulle cime più alte creano il contrasto bianco-ocra che caratterizza le Dolomiti d’autunno. I rifugi sono ancora aperti ma meno affollati.

Ottobre è il limite stagionale. Le prime nevicate possono rendere il sentiero insidioso — specialmente il tratto di discesa al Fedaia. Verificare le condizioni prima di partire.

Flora e fauna

I pascoli d’alta quota del Viel del Pan sono uno degli ambienti botanici più ricchi delle Dolomiti trentino-venete. La quota costante attorno ai 2.400-2.500 metri crea condizioni uniformi che favoriscono una vegetazione alpina densa e diversificata.

Tra le specie più caratteristiche:

  • Rododendro (Rhododendron ferrugineum) — domina i versanti esposti, fiorisce in giugno-luglio
  • Genziana maggiore (Gentiana lutea) — alta fino a un metro, con i fiori gialli che compaiono in luglio, la specie più vistosa del pascolo
  • Genziana di Koch (Gentiana acaulis) — fiori blu intenso, tra i più belli dell’alta quota
  • Arnica (Arnica montana) — fiori gialli simili alla margherita
  • Stella alpina (Leontopodium alpinum) — presente sui pendii rocciosi più asciutti
  • Sassifraga — varie specie, nelle fessure rocciose e sui ghiaioni

Per la fauna, le marmotte sono ovunque nei pascoli tra Portavescovo e il Rifugio Viel del Pan — i loro fischi d’allarme accompagnano il percorso e i loro tumuli di terra sono visibili ai bordi del sentiero. I camosci frequentano le pareti rocciose del Sasso Cappello — con un po’ di attenzione si vedono sulle creste. I gracchi alpini seguono gli escursionisti lungo tutto il percorso. Sui pascoli più alti vive il fringuello alpino, uno dei pochi uccelli che nidifica a queste quote.

Cosa portare

Il Viel del Pan è un percorso lungo — quasi 12 chilometri con 5 ore di cammino — su terreno d’alta quota. L’equipaggiamento deve essere adeguato alla durata e alla quota, non alla difficoltà tecnica.

Le scarpe da trekking con caviglia media e suola rigida sono la scelta corretta. Il terreno è vario — pascolo, ghiaione, roccia, sentiero sterrato — e il tratto di discesa al Fedaia richiede una suola con grip affidabile. I bastoncini da trekking sono particolarmente utili su questo percorso: la lunghezza e il dislivello cumulativo dei saliscendi si fanno sentire nelle ginocchia nel pomeriggio, e scendere al Fedaia senza bastoncini è meno comodo che con.

Acqua: almeno 1,5 litri a persona. I rifugi permettono di rifornirsi, ma i tratti tra un rifugio e l’altro — specialmente il tratto tra Fredarola e il Viel del Pan — durano abbastanza da far sentire la sete in estate. Uno zaino da 25 litri è la misura giusta per contenere acqua abbondante, pranzo al sacco (o fondi per mangiare ai rifugi), abbigliamento di riserva e il necessario per un eventuale temporale.

Abbigliamento a strati è fondamentale a questa quota: al mattino al Passo Pordoi le temperature possono essere fresche anche in agosto, e in cima al Portavescovo il vento può essere sostenuto. Un layer termico leggero, una giacca impermeabile e antivento capace di reggere un temporale estivo, e un cappello o buff per il vento sulla cresta. La crema solare ad alto fattore è essenziale — la radiazione a 2.400 metri è intensa e il riflesso dalla roccia chiara la amplifica. In agosto un poncho leggero nello zaino è un’assicurazione contro i temporali pomeridiani che può fare la differenza.

Le varianti

Solo tratto ovest (A/R da Pordoi al Rifugio Viel del Pan): 5,5 km con 2 ore di cammino — la versione più facile e più panoramica del percorso, adatta anche a chi non ha l’intera giornata. Si fa la salita al Portavescovo, si cammina fino al Rifugio Viel del Pan, si pranza e si torna sui propri passi. Non si vede il Lago Fedaia ma si vede la Marmolada nella sua prospettiva migliore.

Alta Via delle Dolomiti n. 2: il Viel del Pan fa parte dell’Alta Via n. 2, il grande itinerario di più giorni che attraversa le Dolomiti da nord a sud. Chi fa il percorso di più giorni usa il Viel del Pan come tappa — i rifugi hanno posti letto per chi vuole pernottare e proseguire il giorno successivo verso Alleghe.

Funivia del Sass Pordoi: dal Passo Pordoi parte la funivia che sale al Sass Pordoi (2.950 m) — la quota più alta raggiungibile con un impianto in tutta l’area. La terrazza panoramica del Sass Pordoi offre una vista che abbraccia quasi tutte le cime delle Dolomiti e, verso sud, il ghiacciaio della Marmolada dall’alto. Si può combinare con il Viel del Pan nella stessa giornata.

Cosa vedere nei dintorni

Passo Pordoi e Gruppo del Sella: il Sella è raggiungibile da Pordoi con vari sentieri — la via normale al Piz Boè (3.152 m), la cima più alta del gruppo, sale in circa 2h30 dal passo con 700 metri di dislivello. È uno dei panorami a 360 gradi più completi delle Dolomiti.

Lago Fedaia e Malga Ciapela: dalla diga del Fedaia si scende a Malga Ciapela, il punto di partenza della funivia della Marmolada che sale a Punta Rocca (3.265 m). Dal punto di arrivo si ha la vista più ravvicinata del ghiacciaio — o di quello che ne rimane. Il Museo della Grande Guerra alla stazione di Punta Rocca espone materiali e documenti delle truppe che vissero nella Città di Ghiaccio.

Arabba: il paese ai piedi del Portavescovo, sulla Val Cordevole, è uno dei centri più interessanti dell’Agordino. Ottimo punto base per chi vuole esplorare l’area del Sella e della Marmolada.

Canazei: la principale località della Val di Fassa, con accesso diretto alla funivia del Col dei Rossi e al Belvedere — il punto di partenza alternativo del Viel del Pan per chi vuole aggiungere il tratto da Alba di Canazei al Portavescovo.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è segnalato con il numero 601 (Viel del Pan) e il numero 680 (Pordoi–Portavescovo) lungo tutto il percorso. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Viel del Pan” o “Viel dal Pan Pordoi Fedaia”. La cartina Tabacco n. 007 “Marmolada — Pelmo” copre l’intera area con il dettaglio necessario — è la mappa cartacea da portare come backup del GPS. Il sito di Arabba Dolomiti (arabba.it) pubblica schede aggiornate del percorso con informazioni sui rifugi e i periodi di apertura.