C’è un momento, sul Sentiero Bonacossa, in cui si supera la Forcella del Diavolo e le Tre Cime di Lavaredo appaiono di colpo dall’altra parte. Non gradualmente, non come sfondo di un panorama che si allarga — di colpo, all’improvviso, come se qualcuno avesse aperto una porta su un altro mondo. La Cima Grande, la Cima Occidentale, la Cima Piccola: tre torri di dolomia verticale che dominano l’orizzonte nord con una geometria che sembra impossibile in natura.

Chi ha visto le Tre Cime dalla strada del Rifugio Auronzo — cioè quasi tutti — le conosce da davanti, dal basso, dalla prospettiva dei turisti. Chi ha camminato sul Bonacossa le vede da ovest, dal cuore del Gruppo dei Cadini, dall’angolo che le rende ancora più alte e ancora più sole. È una delle viste più potenti delle Dolomiti ampezzane, e si guadagna solo camminando.

Il Sentiero Attrezzato Alberto Bonacossa attraversa per intero il Gruppo dei Cadini di Misurina — una delle famiglie di cime più selvagge e meno frequentate del Parco Naturale Tre Cime — collegando il Rifugio Col de Varda con il Rifugio Auronzo attraverso quattro forcelle, un susseguirsi di cenge, ghiaioni e creste, e qualche tratto attrezzato con funi e scale metalliche che non richiede esperienza alpinistica ma richiede attenzione e rispetto per la montagna.

Non è una ferrata tecnica. Ma non è nemmeno una passeggiata.

Dati rapidi

Dove: Misurina (BL) — Parco Naturale Tre Cime, Dolomiti di Sesto, Veneto

Partenza: Rifugio Col de Varda (2.115 m) — raggiungibile in seggiovia dal Lago di Misurina o a piedi in circa 1h

Arrivo: Rifugio Auronzo (2.320 m) — Parco Naturale Tre Cime

Segnavia: n. 117 (Sentiero Bonacossa) — tacche bianco/rosse

Tipo: lineare da Col de Varda a Rifugio Auronzo — oppure anello parziale (solo tratto sud o solo tratto nord con rientro per sentiero 115)

Lunghezza: 7,7 km (lineare completo)

Dislivello: ~740 m in salita — ~620 m in discesa (direzione Col de Varda → Auronzo)

Tempo: 5h–6h (percorso completo, soste incluse)

Difficoltà: EE/EEA (Escursionisti Esperti con Attrezzatura) — tratti attrezzati con funi e scale metalliche; terreno friabile; esposizione su alcune cenge; non è una ferrata tecnica ma richiede esperienza di montagna e assenza totale di vertigini

Bambini: no — il percorso non è adatto a bambini

Dog-friendly: no — le cenge esposte e i tratti attrezzati non sono percorribili con cani

Parcheggio: Lago di Misurina (a pagamento in stagione) — oppure Rifugio Auronzo (a pagamento, strada a pedaggio)

Seggiovia Col de Varda: dal Lago di Misurina, attiva da metà giugno a metà settembre — verificare orari su coldevarda.it

Punti ristoro: Rifugio Col de Varda (partenza) — Rifugio Fonda Savio (metà percorso, tappa obbligata) — Rifugio Auronzo (arrivo)

Periodo: da fine giugno a fine settembre — il sentiero è pericoloso con neve e ghiaccio

Imbrago e kit da ferrata: fortemente consigliati — non obbligatori sui tratti tecnici, ma raccomandati per sicurezza

Torcia: portare sempre — i temporali pomeridiani possono rallentare il percorso oltre le ore di luce

Mappa stilizzata del Sentiero Bonacossa

Chi era Alberto Bonacossa

Prima di parlare del sentiero vale la pena spendere qualche parola sull’uomo a cui è dedicato — perché Alberto Bonacossa è uno dei personaggi più straordinari e meno conosciuti dello sport italiano del Novecento, e il fatto che il suo nome sia finito su un sentiero tra le cime più drammatiche delle Dolomiti non è casuale.

Nato a Vigevano nel 1883 da una famiglia di industriali tessili della Lomellina, Bonacossa era quello che oggi chiameremmo un poliedrico totale. Da giovane fu campione podistico, calciatore nel Grasshopper di Zurigo, tennista di livello olimpico — partecipò alle Olimpiadi di Anversa del 1920 nel singolare maschile. In parallelo diventò campione italiano di pattinaggio su ghiaccio per oltre dieci anni, vincendo anche tre titoli nelle coppie insieme alla moglie Marisa. Giocava a tennis, sciava, andava in moto, guidava le automobili da corsa.

Ma il contributo che gli ha guadagnato un posto permanente nella storia dello sport italiano non era atletico — era organizzativo. Nel 1920 fondò la Federazione Italiana dello Sci e ne fu il primo presidente. Nel 1922 fondò la Federazione Italiana Pattinaggio a Rotelle. Nel 1926 fondò la Federazione Italiana Sport del Ghiaccio, unificando pattinaggio, hockey su ghiaccio e bob. Fu presidente dell’Automobile Club d’Italia, del Moto Club d’Italia, della Federazione Internazionale del Motociclismo. Dal 1929 fino alla morte fu proprietario e editore della Gazzetta dello Sport. Dal 1925 fu membro del Comitato Olimpico Internazionale — primo dirigente italiano a entrare nel Comitato Esecutivo del CIO.

Fu anche presidente del CAI — il Club Alpino Italiano — e alpinista appassionato. Morì a Milano nel gennaio 1953. Un anno dopo, il CONI istituì il Trofeo Bonacossa — assegnato annualmente al Comitato Olimpico più meritevole nel campo della propaganda olimpica. Due anni dopo, nel 1955, il Palaghiaccio di Cortina d’Ampezzo costruito per le Olimpiadi del 1956 fu intitolato al suo nome. E il CAI intitolò a lui questo sentiero tra i Cadini di Misurina — un posto che lui, da alpinista e da presidente del CAI, conosceva e amava.

I Cadini di Misurina: il regno che non si aspetta

Il Lago di Misurina è uno dei posti più fotografati delle Dolomiti. La sua superficie riflette le Tre Cime di Lavaredo e il Sorapiss in uno specchio d’acqua che in certe mattine nebbiose sembra un dipinto giapponese. Milioni di persone ci arrivano ogni anno, parcheggiano, camminano fino alla riva, fotografano il riflesso.

Pochissimi alzano gli occhi verso ovest — verso il Gruppo dei Cadini.

I Cadini di Misurina sono un massiccio di guglie, pinnacoli e torri dolomitiche che si erge immediatamente a ovest del lago, separato dalle Tre Cime dalla Valle di Rinbianco. I loro nomi sembrano usciti da un romanzo fantasy: la Torre del Diavolo, il Castello Incantato, l’Ultimo Spirito, il Gobbo, la Forcella degli Angeli. Sono cime che non compaiono nelle cartoline, che i turisti guardano come sfondo senza capire cosa sono, e che gli alpinisti conoscono come uno degli ambienti dolomitici più selvaggi e meno frequentati della zona.

La geologia è quella classica dolomitica: calcari e dolomie del Triassico, depositati sul fondo di un mare tropicale 220-240 milioni di anni fa, poi sollevati dai movimenti alpini, poi scolpiti dai ghiacciai e dall’erosione nelle forme verticali e acute che si vedono oggi. La roccia è chiara, quasi bianca nelle ore di sole diretto, e assume colori di arancio e rosso durante l’enrosadira — il fenomeno dell’alpenglow che nelle sere d’estate tinge le Dolomiti come se bruciassero dall’interno.

Come arrivare e dove parcheggiare

Il Lago di Misurina si raggiunge da Cortina d’Ampezzo in circa 15 km verso nord-est sulla SS48bis, oppure da Dobbiaco in circa 20 km verso sud sulla SS51. Da Bolzano il percorso è di circa 100 km attraverso Brunico e la Val Pusteria.

Il parcheggio al Lago di Misurina è a pagamento in stagione. In alternativa chi percorre il sentiero in direzione Col de Varda → Rifugio Auronzo può lasciare l’auto al Lago di Misurina e tornare con il bus che collega il Rifugio Auronzo al lago (verificare orari su sii.bz.it — il servizio è attivo in stagione estiva). Chi vuole partire dal Rifugio Auronzo e arrivare al Col de Varda inverte il percorso e deve calcolare la logistica di conseguenza.

Seggiovia Col de Varda: parte dalla riva del Lago di Misurina e sale in pochi minuti al Rifugio Col de Varda a 2.115 m. È attiva da metà giugno a metà settembre — verificare le date di apertura su coldevarda.it prima di partire. In alternativa si può salire a piedi in circa 1 ora dal lago per il sentiero CAI 120, con circa 350 m di dislivello.

Strada a pedaggio del Rifugio Auronzo: chi arriva in auto al Rifugio Auronzo percorre la strada a pedaggio dalle Tre Cime — tariffe aggiornate sul sito del Parco Naturale Tre Cime.

Il percorso passo per passo

Il sentiero si percorre in direzione Col de Varda → Rifugio Auronzo — da sud verso nord — che è quella consigliata dalla maggior parte di chi lo conosce: i tratti tecnici risultano più gestibili in discesa che in salita, e l’arrivo al Rifugio Auronzo con la vista sulle Tre Cime è una conclusione più scenografica rispetto all’inverso.

Rifugio Col de Varda — Forcella Misurina (45 min)

Dal Rifugio Col de Varda (2.115 m) si imbocca il sentiero n. 117 sul retro del rifugio, ben segnalato con cartelli CAI. Il primo tratto è il più semplice dell’intero percorso: un sentiero a mezza costa che sale con pendenza moderata, attraversando il versante orientale del gruppo con belle viste sul Lago di Misurina.

Si sale fino alla Forcella di Misurina (2.224 m) — il primo dei quattro valichi che il Bonacossa attraversa. Da qui la vista verso nord apre per la prima volta sul cuore del gruppo: le guglie dei Cadini emergono ravvicinate, il terreno diventa più ripido e più roccioso. Si capisce che la passeggiata è finita e comincia qualcosa di diverso.

Forcella Misurina — Rifugio Fonda Savio (1h15)

Dal valico il sentiero scende verso est e poi risale verso la Forcella del Diavolo (2.396 m) — il punto più alto dell’intero percorso e quello con il nome più evocativo. La salita alla Forcella del Diavolo è il primo tratto dove le funi fisse diventano utili: una serie di gradini scavati nella roccia e assicurati con corda metallica permette di superare un passaggio verticale che altrimenti richiederebbe tecnica arrampicatoria.

In cima alla Forcella del Diavolo si apre uno dei panorami più commenti del percorso: a nord le guglie dei Cadini alte contro il cielo, a sud il Lago di Misurina che sembra lontanissimo nonostante i pochi chilometri percorsi. Poi si scende sul versante nord verso il Rifugio Fonda Savio (2.367 m).

Il Rifugio Fonda Savio è la tappa di sosta obbligata del percorso — cibo, acqua, bagni, un panorama dalla terrazza che guarda verso il Cristallo e verso le Tre Cime. In alta stagione è frequentato e i posti al tavolo possono scarseggiare: meglio arrivare prima dell’ora di pranzo o portare cibo al sacco per la sosta alla forcella.

Rifugio Fonda Savio — Forcella Rinbianco (1h)

Questa è la sezione centrale del percorso, quella che la maggior parte dei competitor descrive come “più facile” ma che in realtà richiede la massima attenzione per via del terreno. Il sentiero attraversa una serie di cenge e ghiaioni sul versante nord dei Cadini, con il terreno friabile — sassi che rotolano, rocce affilate, pendii instabili — che si fa sentire nelle gambe dopo ore di cammino.

Il rischio principale non è l’esposizione — le cenge sono abbastanza larghe — ma il fondo: un passo mancato su ghiaione in pendenza può far scivolare diversi metri. I bastoncini non aiutano qui quanto potrebbero sembrare: nei tratti più tecnici meglio riporli nello zaino e usare le mani per equilibrarsi.

Si raggiunge la Forcella di Rinbianco (2.176 m), terzo valico del percorso, dove si incrocia il sentiero 119 che scende verso la Valle di Rinbianco — l’ultima possibilità di abbreviare l’escursione e tornare a Misurina prima del finale.

Forcella Rinbianco — Rifugio Auronzo (1h45)

Questo è il tratto più impegnativo e più scenografico del percorso. Dalla Forcella di Rinbianco il sentiero aggira la parete orientale sotto la Cima Cadin delle Bisse e arriva al passaggio alpinistico più rilevante del Bonacossa: una salita ripida assicurata con funi fisse e scale metalliche che risale una parete verticale di una quarantina di metri.

Non è esposta nel senso di una ferrata alta: sotto c’è terreno, non il vuoto. Ma è verticale, richiede l’uso attivo delle mani, e con il terreno bagnato per la pioggia o la rugiada mattutina le funi diventano indispensabili. Chi ha l’imbrago lo usa qui.

In cima al passaggio attrezzato si apre la forcelletta che dà sul versante nord-est — e qui succede quello che chi ha fatto il Bonacossa racconta sempre: le Tre Cime di Lavaredo appaiono di colpo, frontali, gigantesche, nel modo in cui non le si vede da nessun altro posto. La Cima Grande al centro con i suoi 2.999 metri, la Cima Occidentale alla sinistra, la Piccola alla destra — tre monoliti verticali sospesi sopra il Cadin di Longères. Non c’è posto migliore per fermarsi.

Dal belvedere il sentiero scende verso est attraverso l’ultimo ghiaione e poi su mulattiera fino al Rifugio Auronzo (2.320 m) — il rifugio più frequentato delle Dolomiti, raggiungibile anche in auto dalla strada a pedaggio, e quindi sempre affollato. Dal Rifugio si prende il bus per tornare al Lago di Misurina, oppure si scende a piedi per il sentiero 101.

Le varianti: tratto sud e tratto nord

Chi non vuole o non può percorrere l’intero sentiero ha due opzioni sensate.

Tratto sud (Col de Varda → Rifugio Fonda Savio): il tratto più panoramico e meno impegnativo del Bonacossa, con la salita alla Forcella del Diavolo e la sosta al Fonda Savio. Si ritorna al Col de Varda per lo stesso percorso o si scende al Lago di Misurina per il sentiero 115. Durata: 3h–3h30.

Tratto nord (Rifugio Fonda Savio → Rifugio Auronzo): il tratto più tecnico e più scenografico, con il passaggio attrezzato della Cadin delle Bisse e l’arrivo alla vista sulle Tre Cime. Si può raggiungere il Fonda Savio dal Col de Varda e poi procedere al Auronzo, oppure salire direttamente al Fonda Savio dalla Valle di Rinbianco per il sentiero 119. Durata dal Fonda Savio: 2h–2h30.

Quando andare

Il sentiero Bonacossa è percorribile da fine giugno a fine settembre. La neve residua sulle forcelle rende il percorso pericoloso prima di quella data — e imprevedibile: in alcuni anni le forcelle alte sono ancora innevate a luglio. Prima di partire verificare sempre le condizioni su rifugiofondaSavio.it o sul sito del Parco Naturale Tre Cime.

Luglio e agosto sono i mesi più affollati sul Rifugio Auronzo e alle Tre Cime, ma il Bonacossa rimane relativamente tranquillo rispetto al circuito delle Tre Cime. Il pericolo principale è il temporale pomeridiano — le Dolomiti in estate sviluppano cumulonembi rapidamente, e trovarsi sulle cenge esposte con un temporale in arrivo è una situazione da evitare. Partire tassativamente all’alba per essere al Rifugio Auronzo prima delle 14.

Settembre è il mese migliore. Il cielo è più stabile, l’aria è più trasparente, i colori della roccia dolomitica nella luce autunnale sono quelli che si vedono nelle fotografie dei grandi alpinisti del Novecento. Il Rifugio Fonda Savio è ancora aperto ma meno affollato.

Flora e fauna

A queste quote — tra i 2.100 e i 2.400 metri — la vegetazione si riduce alle specie pioniere dell’alta montagna, capaci di sopravvivere su terreni rocciosi e instabili con inverni lunghi e neve abbondante.

Tra le specie più caratteristiche lungo il percorso:

  • Stella alpina (Leontopodium alpinum) — sulle cenge rocciose asciutte, a volte in abbondanza nelle settimane di luglio
  • Genziana (Gentiana acaulis e G. verna) — nei pascoli e nelle radure tra la roccia, blu intenso
  • Ranuncolo dei ghiaioni (Ranunculus glacialis) — una delle poche specie capaci di colonizzare i ghiaioni instabili
  • Silene acaulis — forma cuscinetti rosa tra le rocce, anche a quote elevate
  • Papavero alpino (Papaver alpinum) — sui ghiaioni calcarei, con i petali gialli o bianchi

Per la fauna, i camosci sono presenti in tutto il gruppo e con un po’ di pazienza si vedono facilmente sulle pareti rocciose nelle ore mattutine. Le marmotte abitano le zone di pascolo attorno al Rifugio Col de Varda e al Fonda Savio — il loro fischio d’allarme è uno dei suoni più caratteristici dell’alta quota dolomitica. I gracchi alpini seguono gli escursionisti lungo tutto il percorso, senza paura, come sempre nelle zone frequentate.

Parco Naturale Tre Cime
Rambolola – Wikimedia Commons

Cosa portare

Il Sentiero Bonacossa è un’escursione per esperti su terreno d’alta quota con tratti attrezzati. L’equipaggiamento deve essere quello giusto — non quello minimo, quello giusto.

Scarpe: scarponi alti sopra la caviglia con suola rigida e grip solido. Non scarpe da trekking basse, non trail running — il fondo friabile e instabile dei ghiaioni dopo ore di cammino richiede una suola robusta e un supporto alla caviglia che le scarpe basse non garantiscono. Dopo cinque ore su rocce affilate e sassi che rotolano, la suola morbida di una scarpa da trail diventa un problema concreto.

Imbrago e kit da ferrata: tecnicamente non obbligatori — il sentiero non è una via ferrata nel senso classico del termine. Ma i tratti attrezzati con funi e scale, specialmente il passaggio verticale verso il Rifugio Auronzo, sono molto più sicuri con l’imbrago. Chi ha il kit, lo porta. Chi non ce l’ha e vuole farlo comunque, presta massima attenzione e usa sempre entrambe le mani.

Bastoncini da trekking: utili nella prima e nell’ultima parte del percorso — ma vanno riposti nello zaino nei tratti tecnici attrezzati. Modelli ripiegabili e agganciabili allo zaino sono la scelta più pratica.

Zaino da 25–30 litri: abbastanza capiente per acqua abbondante, pranzo al sacco (anche se si mangia al Fonda Savio), abbigliamento di riserva, kit pronto soccorso, torcia frontale, guanti. Il pranzo al Fonda Savio è consigliato ma non contarci come unica fonte di cibo — in alta stagione può esserci fila.

Porta almeno una borraccia da 2 litri. Le fontanelle sono presenti ai rifugi ma non sul percorso tra i valichi. Il dislivello complessivo e le ore in quota disidratano più di quanto si percepisca.

Abbigliamento: la quota e l’esposizione ai venti richiedono un layer termico sotto la giacca anche in piena estate, guanti leggeri per i tratti attrezzati dove la roccia è fredda di notte e all’alba, e una giacca impermeabile e antivento capace di resistere a un temporale. La crema solare ad alto fattore è essenziale — la radiazione solare ad alta quota è intensa e riflessa dalla roccia chiara. Un casco è consigliato da alcune guide locali per i tratti dove la roccia è friabile e la caduta sassi è possibile — valutare in base alla propria esperienza.

Torcia frontale: portarla sempre, anche se si parte presto. I temporali pomeridiani possono rallentare il percorso oltre le ore di luce previste, e il tratto finale verso il Rifugio Auronzo in caso di pioggia e penombra diventa molto più complicato.

Cosa vedere nei dintorni

Circuito delle Tre Cime di Lavaredo: l’escursione più famosa delle Dolomiti — 10 km quasi pianeggianti attorno alle tre cime, con viste in ogni direzione. Si parte dal Rifugio Auronzo — punto di arrivo del Bonacossa — quindi si può combinare nelle due giornate. È sovraffollato in luglio e agosto, quasi surreale in numero di persone nelle ore centrali. All’alba o al tramonto è un’altra cosa.

Lago di Misurina: il punto di partenza dell’escursione merita una passeggiata attorno alla riva prima o dopo il Bonacossa. Il riflesso delle Tre Cime e del Sorapiss nelle prime ore del mattino, quando la superficie è ancora ferma e l’aria è fredda, è una delle fotografie più belle che si possano fare nelle Dolomiti senza camminare.

Rifugio Città di Carpi (2.110 m): raggiungibile con un bivio dal sentiero iniziale del Bonacossa, è una base alternativa per esplorare i Cadini da un versante diverso. Molto meno frequentato del Fonda Savio.

Cortina d’Ampezzo: a circa 25 km dal Lago di Misurina — la città olimpica delle Alpi italiane ha un centro storico animato, musei della Grande Guerra (il fronte dolomitico passava proprio qui), e un accesso privilegiato a decine di sentieri e ferrate del comprensorio ampezzano.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è segnalato con il numero 117 e tacche bianco/rosse lungo tutto il percorso. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Sentiero Bonacossa Cadini Misurina” o “Sentiero attrezzato Alberto Bonacossa”. La cartina Tabacco n. 010 “Dolomiti di Sesto” copre l’intera area con il dettaglio necessario per questo percorso — è la mappa consigliata da portare in cartaceo come backup del GPS.