C’era una famiglia che viveva sola nella valle. Padre, madre, un bambino di nome Mattia. La madre morì giovane. Il padre rimase solo con il figlio, lo tenne sempre con sé per paura di perderlo — lo cresciò tra i boschi, gli insegnò a tagliare la legna, a intagliare il legno, ad allevare le pecore. Non lo lasciava mai scendere al paese.
Quando Mattia ebbe diciotto anni, il padre lo mandò per la prima volta da solo a vendere il frutto del loro lavoro. Sulla strada del ritorno, il ragazzo fu assalito dai briganti e ucciso. Il padre, saputo della morte del figlio, impazzì. Iniziò ad uccidere chiunque si avvicinasse alla sua valle. Nessuno sapeva esattamente quando morì — solo che una notte di tempesta smise di gridare il nome di Mattia, e dopo quello silenzio nessuno lo vide più.
Da allora quella valle si chiama Val del Boia.
Il Sentiero Braggion la percorre tutta, da Campotamaso alla cresta del Monte Turigi e ritorno.
Dati rapidi
Dove: Campotamaso, Valdagno (VI) — Piccole Dolomiti, Veneto
Partenza: Parcheggio vicino alla Chiesa di Campotamaso (400 m)
Tipo: Anello
Lunghezza: circa 7,6 km
Dislivello: circa 556 m
Quota massima: circa 1.020 m (Monte Turigi)
Tempo: 3,5 – 4 ore (soste incluse)
Difficoltà: E/EE (Escursionistico/Escursionisti Esperti in alcuni tratti)
Segnavia: Cartelli in legno con scritta “BRAGGION”
Bambini: Con cautela — cordino metallico e tratti esposti
Parcheggio: Gratuito vicino alla Chiesa di Campotamaso
Fontane: Abbondanti — fonte rupestre, Baite dei Vècia, fontane in borgata
Periodo: Tutto l’anno — evitare con pioggia intensa

Gianni Braggion: chi era l’uomo a cui è dedicato
Il sentiero non porta il nome di un personaggio storico, di un alpinista famoso o di un politico. Porta il nome di un uomo comune — un cittadino di Campotamaso molto amato dalla sua comunità, scomparso tragicamente durante un’escursione in montagna nel 1990.
Un gruppo di escursionisti locali che frequentava abitualmente i boschi e i sentieri attorno a Campotamaso decise di onorarne la memoria in modo concreto. Si resero conto che i vari sentieri della zona non erano collegati tra loro e che realizzare un unico cammino — che unisse l’alta Val del Boia con il gruppo dei Castiglieri e con la dorsale del Monte Turigi — sarebbe stato il modo migliore per ricordare chi aveva amato quei luoghi come loro. Il sentiero fu inaugurato nel settembre del 1992, due anni dopo la scomparsa di Braggion.
Non è un monumento. È un percorso che continua ad essere percorso, mantenuto e amato dalla stessa comunità che lo ha costruito.
Il mare di 200 milioni di anni fa
Prima che la Val del Boia diventasse una valle, era un fondale marino.
Le rocce calcaree che accompagnano il percorso — quelle bianche e compatte della cresta del Monte Turigi, quelle grigie della parete che chiude la valle in alto — si formarono in un mare tropicale che copriva questa parte dell’Europa circa 200 milioni di anni fa. Un mare inizialmente profondo e freddo, che con il passare del tempo si riscaldò e si riempì di organismi: coralli, molluschi, echinodermi, spugne. I fossili di quegli animali sono ancora visibili nelle rocce lungo il sentiero — chi li cerca con attenzione, specialmente nella parte alta della Val del Boia, li trova.
L’innalzamento delle Alpi — avvenuto tra 65 e 2 milioni di anni fa — sollevò quei fondali verso il cielo, trasformando il calcare marino in creste e pareti. Quello che calpesti sul Sentiero Braggion era una barriera corallina tropicale. Le cascate che senti scorrere nella val del Boia scorrono su roccia che era sabbia di mare.
Salbanelli e Anguane: le creature della val del Boia
La Val del Boia non è abitata solo dalla leggenda del Boia. Il folklore veneto la popola di altre creature.
I Salbanelli sono i folletti della tradizione veneta e ladina — piccoli, dispettosi, capaci di far perdere il sentiero ai camminatori distratti o di nascondere gli oggetti dimenticati sul percorso. Corrispondono ai Sarvanot delle valli occitane piemontesi che abbiamo incontrato nel Cuneese, ai folletti del Sentiero degli Gnomi in Romagna. Sono la personificazione di tutto quello che il bosco fa alle persone che lo attraversano senza prestare attenzione — rumori inspiegabili, sentieri che sembrano cambiare direzione, oggetti che spariscono e riappaiono.
Le Anguane sono creature più complesse — legate all’acqua dei torrenti, delle sorgenti e delle cascate. Nella tradizione veneta sono figure ambivalenti: a volte benefiche, protettrici dei corsi d’acqua e degli animali che vi si abbeverano; a volte pericolose per chi si avvicina all’acqua con cattive intenzioni. Le cascate della Val del Boia — e ce ne sono molte, alcune vistose e alcune quasi nascoste tra le rocce — sono i luoghi dove le Anguane abitano. Sentire il rumore dell’acqua che cambia mentre si sale significa sentire le Anguane spostarsi.
Non è necessario crederci per trovare la val del Boia un posto dove l’immaginazione lavora da sola.
Il percorso passo per passo
Campotamaso → Ingresso Val del Boia
Dal parcheggio vicino alla chiesa si scende brevemente sull’asfalto e dopo pochi minuti si incontra il cartello di legno con la scritta “BRAGGION” — l’inizio ufficiale del sentiero. Si entra subito nel bosco e il torrente appare alla destra.
La prima parte del percorso è quasi pianeggiante — si cammina nel fondovalle, con il torrente che scorre tra massi di calcare bianco e la vegetazione che si stringe attorno al sentiero. Frassini, noccioli, carpini, salici — un bosco umido e fitto che in estate fa abbassare la temperatura di diversi gradi rispetto alla pianura sottostante. I ponticelli in legno attraversano il torrente in più punti. L’acqua è limpida, con il fondo di ghiaia chiara visibile anche nelle pozze più profonde.
La salita con il cordino metallico
Dopo la prima parte pianeggiante il sentiero inizia a salire — e qui cambia carattere. La pendenza aumenta decisamente, il torrente si fa più stretto e più impetuoso, le cascate si moltiplicano. In questo tratto si incontrano i punti più tecnici del percorso: due salite ripide attrezzate con cordino metallico che fungono da corrimano.
Il cordino non è un’attrezzatura da ferrata — non serve per assicurarsi ma per aiutare l’equilibrio su terreno umido e scivoloso. Anche così, questo tratto richiede attenzione e non è adatto ai bambini piccoli o a chi non è sicuro sulle gambe. Con pioggia recente il terreno bagnato rende il cordino quasi indispensabile.
Le cascate qui sono al loro meglio — due salti d’acqua consecutivi che i recensori di Diari dello Scarpone descrivono come “veramente belle”. Con molta pioggia nei giorni precedenti la portata è spettacolare; in estate con siccità prolungata si riducono ma non scompaiono del tutto.
Le Baite dei Vècia e la Fonte Rupestre
Superata la salita con il cordino il sentiero si apre. Si incontra prima la Fonte Rupestre — una sorgente naturale che sgorga dalla roccia con accanto alcune panchine e una madonnina. Vale la deviazione di due minuti per riempire la borraccia con acqua freschissima e fare una pausa.
Poco dopo si arrivano le Baite dei Vècia — un gruppo di baite pastorali, alcune diroccate e alcune recentemente ristrutturate, con una fontanella d’acqua fresca. È il punto di transizione tra la parte bassa del percorso — nella val del Boia — e la parte alta sulla cresta.
La Cresta del Monte Turigi
Dalle Baite dei Vècia il sentiero sale verso la cresta del Monte Turigi e la Cima dei Castiglieri. Il paesaggio cambia completamente — si esce dal bosco chiuso, la vegetazione si apre, la cresta è aerea e in alcuni punti esposta. C’è un breve tratto con cordino di supporto anche qui, dove la roccia bianca è particolarmente scivolosa con umidità.
Dalla cresta il panorama si apre su tutto il vicentino: la pianura veneta verso est, le Piccole Dolomiti verso nord, il Pasubio e il Novegno verso ovest, e nelle giornate più limpide i Colli Euganei e i Colli Berici in lontananza. L’osservatorio con le scritte delle montagne visibili — Marana, Campetto, Carega, Cornetto, Pasubio, Novegno, Civillina, Grappa — è il punto panoramico finale prima della discesa.
Chi vuole estendere il percorso può proseguire verso la Croce dei Castiglieri — circa un’ora aggiuntiva di andata e ritorno, con un panorama ancora più ampio.
La discesa e il rientro a Campotamaso
La discesa dalla cresta verso Campotamaso avviene su un sentiero di mezzacosta — i Còche — che taglia il versante con saliscendi regolari attraverso il bosco. È la parte più rilassante del percorso — niente più cordini, pendenza moderata, bosco ombreggiato. Si rientra alla chiesa di Campotamaso chiudendo l’anello.

Difficoltà: E o EE?
Il Sentiero Braggion è classificato ufficialmente come E (Escursionistico) ma il tratto con il cordino metallico nella Val del Boia e il breve tratto esposto sulla cresta lo avvicinano all’EE (Escursionisti Esperti) in quei punti specifici.
AllTrails lo classifica come “difficile” — con 556 m di dislivello su 7,6 km è un’escursione che richiede una buona preparazione fisica e, soprattutto, scarpe da trekking con suola rigida. Il fondo della Val del Boia è umido quasi tutto l’anno — la pioggia è abbondante in questa zona e il torrente mantiene umida la vegetazione anche nelle settimane secche.
Con pioggia recente o intensa il percorso diventa insidioso — il terreno argilloso nei tratti in salita diventa scivoloso, il torrente si ingrossa e i ponticelli in legno possono essere pericolosi. La raccomandazione unanime di chi lo conosce bene è di non percorrerlo durante o immediatamente dopo forti piogge.
Come arrivare e dove parcheggiare
In auto da Vicenza: SS246 direzione Valdagno, poi seguire le indicazioni per Maglio di Sopra e Campotamaso. Circa 30 minuti da Vicenza centro.
In auto da Verona: A4 uscita Montecchio Maggiore, poi SS246 verso Valdagno e Campotamaso. Circa 45 minuti.
In auto da Trento: A22 uscita Rovereto Sud, poi direzione Valdagno attraverso il Passo di Pian delle Fugazze. Circa 1 ora.
Parcheggio: gratuito nei pressi della chiesa parrocchiale di Campotamaso. La chiesa è il punto di riferimento principale — il navigatore trova facilmente “Chiesa di Campotamaso”. Il parcheggio è piccolo nei fine settimana di alta stagione — arrivare entro le 9:00.
Quando andare
Autunno (settembre-novembre) — la stagione migliore. I colori del bosco nella Val del Boia sono spettacolari, la portata del torrente è aumentata dalle prime piogge autunnali, le cascate sono al loro meglio. Le temperature fresche rendono la salita con il cordino meno faticosa.
Primavera (aprile-giugno) — eccellente per le cascate, con il torrente ancora in piena portata dopo il disgelo. Il bosco è verde intenso e profumato. Attenzione ai tratti fangosi nella prima settimana dopo piogge abbondanti.
Estate (luglio-agosto) — il bosco è fresco e ombreggiato anche nelle giornate più calde. Le cascate si riducono in portata ma rimangono belle. Il parcheggio nei fine settimana di agosto si riempie rapidamente.
Inverno — percorribile nelle giornate senza neve o ghiaccio, con attenzione al cordino metallico che diventa scivoloso con le gelate. Il bosco spoglio cambia completamente l’atmosfera della Val del Boia.
Cosa portare
Scarponcini da trekking con suola rigida e buona aderenza — non trattabile. Il fondo della Val del Boia è quasi sempre umido, il cordino metallico richiede stabilità, la cresta del Turigi con la roccia bianca bagnata è scivolosa. Le scarpe da ginnastica sono rischiose in questo percorso.
Acqua — le fontane sono abbondanti lungo il percorso: la Fonte Rupestre, la fontana alle Baite dei Vècia, le fontane in borgata. Una borraccia da 750 ml è sufficiente — la si riempie lungo il percorso.
Bastoncini da trekking — molto utili nel tratto con il cordino nella Val del Boia e nella discesa dalla cresta. Aiutano l’equilibrio sul terreno umido e riducono il carico sulle ginocchia in discesa.
Abbigliamento impermeabile leggero — il microclima della Val del Boia è umido. Anche con cielo sereno, la vegetazione fitta gocciola sulle ore mattutine. Una giacca impermeabile leggera nello zaino non pesa nulla.
Per un percorso di 3,5-4 ore come questo uno zaino da 20 litri è la misura giusta — acqua, pranzo al sacco, cambio, bastoncini e qualche strato in più per la cresta dove il vento può essere fresco.
Cosa vedere nei dintorni
Valdagno — la città industriale a pochi km da Campotamaso, nota per l’architettura razionalista della Città Sociale di Gaetano Marzotto — un quartiere operaio degli anni Trenta, considerato uno degli esempi più completi di urbanistica paternalistica italiana.
Piccole Dolomiti e Pasubio — il Sentiero delle 52 Gallerie di cui abbiamo scritto la guida completa su trekking24.it si trova a circa 30 km da Campotamaso. La zona del Pasubio e delle Piccole Dolomiti è ricca di sentieri storici della Grande Guerra.
Recoaro Terme — la stazione termale più vicina, con le acque bicarbonato-solfato-calciche conosciute dal Settecento e i sentieri nel Parco Naturale Regionale della Lessinia.
Altopiano di Asiago — a circa 40 km, con i suoi musei della Grande Guerra, i sacrari militari e una rete di sentieri tra i più curati del Veneto.
Mappa e traccia GPS
Il sentiero è segnalato con cartelli in legno con la scritta “BRAGGION” lungo tutto il percorso — la segnaletica è buona tranne nella parte alta della cresta del Turigi dove alcuni tratti non sono indicati. La traccia GPS è disponibile su AllTrails (cerca “Sentiero Gianni Braggion”), su Wikiloc e su passisospesi.it che pubblica una descrizione aggiornata con foto recenti del percorso.
