Il santuario più ardito d’Italia non si raggiunge in auto. O meglio: si può arrivarci in auto, parcheggiando a Spiazzi e scendendo a piedi per pochi minuti. Ma chi lo fa — chi evita i 1.500 gradini, il vajo dell’Orsa, la scalinata scavata nella roccia — non capisce davvero dove si trova.

Il Santuario della Madonna della Corona è incastonato nella parete verticale del Monte Baldo a 774 metri di quota, sulla sponda veronese dell’Adige, a metà strada tra il Lago di Garda e il Trentino. Non è costruito vicino a una roccia: è costruito dentro una roccia. Il basamento poggia su uno strapiombo, la parete dell’abside è la montagna stessa, e dalla terrazza panoramica i piedi sembrano sospesi sopra la Val d’Adige. È un posto che sfida la legge di gravità.

Il Sentiero della Speranza — segnavia CAI n. 73 — è la via storica per arrivarci. Parte da Brentino Belluno, nel fondo della valle, e sale per 2,5 km con 600 metri di dislivello attraverso il vajo dell’Orsa, una delle gole più scenografiche delle Prealpi Venete. Lo percorrevano i pellegrini da secoli prima che esistesse una strada asfaltata. Lo percorrono ancora oggi, e ogni anno la Via Crucis del Venerdì Santo lo riempie di fedeli che salgono con le candele nel buio.

Dati rapidi

Dove: Brentino Belluno (VR), Ferrara di Monte Baldo — Prealpi Veronesi, Veneto

Partenza: Brentino Belluno, Via Gelmetti (fondo valle, 174 m slm)

Arrivo: Santuario della Madonna della Corona (774 m slm)

Segnavia: CAI n. 73

Tipo: A/R — oppure salita da Brentino e discesa per Spiazzi (lineare, con rientro a valle in navetta o a piedi)

Lunghezza: 2,5 km (solo salita) — 5 km A/R

Dislivello: 600 m in salita

Tempo: 1h30–2h in salita — 1h–1h15 in discesa

Difficoltà: E (Escursionistica) — tecnicamente semplice ma fisicamente impegnativo per il dislivello e i gradini; non adatto a chi soffre di vertigini nei tratti esposti

Bambini: sì, se abituati a camminare su gradini — richiede buona resistenza per la lunghezza della salita

Dog-friendly: sì, con attenzione sui gradini

Parcheggio: Brentino Belluno, Via Gelmetti (gratuito) — oppure a Spiazzi (per chi scende al Santuario)

Punti ristoro: bar a Brentino — bar e ristorante al Santuario — locande e osterie a Spiazzi

Navetta: servizio ATV da Brentino e da Spiazzi (attivo da marzo a novembre) — verificare orari aggiornati su madonnadellacorona.it

Accesso al Santuario: gratuito — messe e funzioni tutto l’anno

Tutto l’anno: sì — in inverno con attenzione ai tratti ghiacciati

Mappa stilizzata del Sentiero della Speranza

Un santuario sospeso tra la roccia e il cielo

Prima ancora di capire il sentiero bisogna capire dove si sta andando. Perché la Madonna della Corona non è semplicemente una chiesa su un monte.

Gli eremiti dell’abbazia di San Zeno di Verona erano qui già attorno all’anno Mille. Nel XIII secolo esistevano una cappella e un piccolo monastero, accessibili solo attraverso uno stretto passaggio nella roccia. Il posto si chiamava Santa Maria di Montebaldo e c’era già chi ci saliva in pellegrinaggio, anche se la salita era un’avventura che richiedeva funi e coraggio.

Tra il 1434 e il 1437 l’intero sito passò ai Cavalieri di San Giovanni — i Cavalieri Gerosolimitani, lo stesso ordine militare-religioso che aveva la sede sull’isola di Rodi. Furono loro a trasformare il romitorio in un santuario vero e proprio, a sistemare il primo sentiero di accesso, a costruire nel 1458 il ponte in legno che permetteva di attraversare la gola. E probabilmente furono loro a portare, o a commissionare, la piccola statua della Pietà che ancora oggi è al centro della devozione.

La statua — alta 70 centimetri, in pietra locale dipinta — porta sul piedistallo un’iscrizione latina che indica come committente Lodovico Castelbarco, nobile roveretano, nell’anno 1432. È una Pietà tardo-medievale di stile tedesco (Vesperbild), una tipologia comune nell’area alpina del Quattrocento. La leggenda, però, racconta un’altra storia.

La leggenda di Rodi e la statua che tornava sempre

Quando Solimano II il Magnifico conquistò Rodi nel 1522 — ponendo fine al dominio dei Cavalieri di San Giovanni sull’isola dopo più di due secoli — la leggenda vuole che una statua della Madonna custodita sull’isola fosse stata portata in salvo dagli angeli. Trasportata miracolosamente attraverso il Mediterraneo, sarebbe apparsa sulla parete rocciosa del Monte Baldo, nel punto esatto dove oggi sorge il santuario.

Gli abitanti della valle videro dei fuochi prodigiosi tra le rocce. Alcuni coraggiosi si fecero calare con le corde e trovarono la statua sull’orlo dello strapiombo. La portarono a valle per venerarla in un luogo più accessibile — ma ogni volta, la mattina dopo, la statua era tornata sulla roccia. Terza volta, stessa cosa. Il messaggio era chiaro: la Madonna voleva restare lì, su quella parete, nel punto che aveva scelto. E lì fu costruito il suo santuario.

La storia è bella quanto improbabile — la statua fu quasi certamente donata al luogo di culto da Castelbarco nel 1432, novant’anni prima della conquista turca di Rodi. La leggenda, però, dice qualcosa di vero su come le persone vissero questo posto: come un luogo scelto dal soprannaturale, non dagli uomini. Un posto che non aveva senso costruire dove è stato costruito, se non per obbedire a qualcosa di più grande della convenienza.

Il nome stesso — Madonna della Corona — deriva dalla forma semicircolare della roccia in cui l’edificio è incastonato: la montagna stessa forma una corona intorno alla chiesa.

Come arrivare e dove parcheggiare

Brentino Belluno si trova sulla sponda veronese dell’Adige, lungo la SS12 che corre tra Verona e il Trentino. In auto dall’Autostrada A22 del Brennero si esce a Affi o a Rovereto Sud — da entrambe si raggiunge Brentino in circa 15-20 minuti. Da Verona il percorso è di circa 35 km lungo la SS12, senza autostrada.

Il parcheggio a Brentino è gratuito in Via Gelmetti, vicino all’imbocco del sentiero. In stagione estiva si riempie nelle mattine del fine settimana: arrivare entro le 8 per trovare posto con certezza.

Variante da Spiazzi: chi non vuole affrontare la salita da Brentino può arrivare in auto fino a Spiazzi di Caprino Veronese e scendere al Santuario a piedi in 20-30 minuti lungo il percorso asfaltato con le stazioni della Via Crucis. È la via percorsa anche dalla navetta ATV stagionale.

In treno: la stazione di Brentino è sulla linea ferroviaria Verona–Trento. Da Verona ci sono treni regionali frequenti (circa 30-40 minuti). Dalla stazione di Brentino al parcheggio del sentiero si cammina in 10 minuti.

Navetta ATV: da marzo a novembre è attivo un servizio navetta che collega Brentino e Spiazzi al Santuario. Verificare gli orari aggiornati sul sito del Santuario (madonnadellacorona.it) prima di partire — gli orari variano per stagione.

Il percorso passo per passo

La partenza: il fondo del vajo

Il sentiero inizia in Via Gelmetti a Brentino Belluno, ben segnalato con cartelli. I primi metri sono su strada selciata — una mulattiera larga e acciottolata che sale con pendenza moderata verso l’imbocco del Vajo dell’Orsa.

Il vajo (termine veneto per indicare una gola stretta tra le montagne) è il cuore selvaggio di questo percorso. Appena si entra nella gola il paesaggio cambia radicalmente: le pareti rocciose si alzano ai lati, il cielo si stringe in una striscia, il rumore dell’autostrada del Brennero — che corre sul ponte sopra la gola — si sente nelle prime centinaia di metri, poi scompare con l’addentrarsi nella roccia. Al suo posto rimane solo il rumore dell’acqua e il vento che canalizza nella gola.

Le pareti calcaree del vajo sono alte e verticali, segnate da stratificazioni orizzontali che raccontano milioni di anni di depositi marini. Dalla roccia emergono, in certi punti, le radici degli alberi che crescono in cima alla scarpata. È un paesaggio che non ha niente di alpestre nel senso classico del termine: più che un sentiero di montagna sembra l’ingresso a un mondo sotterraneo.

La salita nel bosco: gradoni e tornanti

Superato il tratto iniziale pianeggiante, il sentiero comincia a salire con decisione. I gradoni — larghi, di pietra, costruiti con una cura che racconta secoli di manutenzione da parte di chi ci saliva ogni settimana — si alternano a tratti di sentiero sterrato e a tornanti nel bosco.

La vegetazione cambia con la quota: in basso carpini, querce e noccioli; più su il bosco diventa più fitto, con aceri e frassini, e la luce filtra obliqua tra i tronchi. In primavera il sottobosco è coperto di anemoni e primule. In autunno le foglie cadono sui gradini e li rendono scivolosi — attenzione.

A metà circa della salita, tra i tronchi degli alberi, compare per la prima volta il profilo del Santuario sulla roccia sopra. È il momento in cui quasi tutti si fermano: la chiesa che si intravede sembra attaccata alla parete con qualcosa di diverso dalla fisica ordinaria. Da qui la pendenza aumenta e i gradini diventano più ripidi.

La scalinata nella roccia e la Grotta della Pietà

Nel tratto finale il sentiero diventa più impegnativo. I gradini sono ora scavati direttamente nella roccia viva del Monte Baldo — non costruiti sopra ma ricavati dentro, come una cicatrice nella montagna. La pendenza è seria, le pareti si avvicinano ai lati, e in certi punti ci si trova a salire in una specie di corridoio di pietra con il cielo stretto sopra la testa.

Poco prima dell’arrivo si raggiunge la Grotta della Pietà — una piccola cavità nella roccia che ospita una riproduzione della statua originale del Santuario. È il punto di sosta tradizionale dei pellegrini, quello dove ci si ferma a riprendere fiato e a guardare verso il basso: la valle dell’Adige si apre sotto con una vastità che sorprende dopo la lunga salita chiusa nel vajo.

Il Ponte del Tiglio e l’arrivo

Gli ultimi metri prima del Santuario attraversano il Ponte del Tiglio — un’opera in pietra del XVII secolo che scavalca una profonda gola e collega il sentiero all’ingresso del complesso religioso. Il nome viene da un grande tiglio che un tempo cresceva sul bordo della gola e fungeva da passerella naturale — la leggenda vuole che sia nato in una notte dalla roccia nuda, come segno divino per indicare il percorso ai pellegrini.

Superato il ponte, una scalinata finale porta all’ingresso del Santuario. Seicento metri di dislivello, 1.500 gradini, un’ora e mezza o due di cammino — e ci si trova davanti alla facciata neo-gotica in marmo di Sant’Ambrogio, con il campanile che sale di 33 metri oltre la roccia e la montagna che chiude tutto intorno come le braccia di qualcuno che tiene stretto.

Il Santuario della Madonna della Corona: cosa vedere

L’ingresso è gratuito. Il Santuario è aperto ogni giorno.

La visita si articola intorno a tre elementi principali. Il primo è la facciata neo-gotica, completata nel 1899 su progetto degli architetti Magagnotti e Paor, decorata con marmi di Sant’Ambrogio e affiancata da due statue dello scultore veronese Ugo Zannoni raffiguranti San Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena.

Il secondo è la chiesa, a tre navate, con la navata centrale alta 16 metri e la parete sinistra e l’abside interamente scavate nella roccia. Nella parete dell’abside si trova la statua della Pietà originale — 70 cm di pietra dipinta, donata nel 1432 da Lodovico Castelbarco, circondata da una corona di spine e da cinque gruppi angelici scolpiti nella roccia. Sotto la chiesa si trova la Cappella delle Confessioni, collegata alla chiesa principale dalla Scala Santa.

Il terzo elemento è la terrazza panoramica, che si affaccia sulla Val d’Adige con un panorama che abbraccia la pianura veronese a sud, il Monte Baldo a nord e il Lago di Garda a ovest nelle giornate limpide. La sensazione di essere sospesi — la parete rocciosa sopra, il vuoto sotto, la chiesa che regge tutto in mezzo — è difficile da descrivere e impossibile da fotografare in modo che renda davvero.

Brentino Belluno, Santuario del Cristo della Strada Torretta
Syrio – Wikimedia Commons

Quando andare

Primavera (marzo–maggio) è la stagione migliore per la vegetazione. Il vajo dell’Orsa è percorso da piccoli rivoli d’acqua dopo lo scioglimento delle nevi, il sottobosco fiorisce, il sentiero ha il carattere più selvatico e meno frequentato. La Via Crucis del Venerdì Santo trasforma il percorso in un pellegrinaggio notturno con le candele — un’esperienza che vale anche per chi non è credente.

Estate (giugno–agosto) è la stagione più frequentata. Il percorso è ombreggiato per buona parte grazie alla gola e al bosco, ma la salita nel caldo può essere impegnativa. Partire tassativamente al mattino presto — entro le 8. Il pomeriggio estivo conviene evitarlo.

Autunno (settembre–ottobre) è una stagione eccellente. I colori del bosco nella gola sono notevoli, la luce è più morbida, il sentiero meno affollato. Attenzione alle foglie bagnate sui gradini: scivolano.

Inverno (novembre–febbraio) è percorribile nelle giornate senza ghiaccio, ma richiede attenzione. Alcuni tratti in ombra nella gola rimangono gelati a lungo nelle giornate fredde. I ramponcini sono indispensabili in caso di ghiaccio.

Flora e fauna

Il Vajo dell’Orsa è un corridoio ecologico di grande valore, protetto dalla sua stessa inaccessibilità. La vegetazione cambia verticalmente in pochi metri, con specie che normalmente si trovano a quote molto diverse che qui convivono grazie al microclima della gola.

Nella parte bassa, vicino al fondo umido, si trovano ontani, salici e carpini bianchi. Risalendo compaiono gli aceri montani, i frassini e i tigli — questo è il piano dove il Ponte del Tiglio prende il nome. Più su, verso il Santuario, il bosco si apre a macchie di roverelle e ornielli con sottobosco di cisto, erica e ginepro.

Nelle stagioni giuste il sottobosco del vajo offre:

  • Anemone hepatica (Hepatica nobilis) — uno dei primi fiori a comparire a marzo
  • Primule (Primula vulgaris) — lungo i bordi del sentiero in primavera
  • Ciclamini (Cyclamen purpurascens) — in agosto-settembre, rosa intenso
  • Felci di diverse specie — nelle zone umide della gola

Per la fauna, il vajo è frequentato da caprioli, tassi, martore e — sporadicamente — cinghiali. Sui bordi delle pareti rocciose nidificano il falco pellegrino e il passero solitario. Con un po’ di attenzione è possibile sentire il canto del merlo acquaiolo lungo il ruscello nella parte bassa della gola.

Cosa portare

Il Sentiero della Speranza è breve — solo 2,5 km — ma i 600 metri di dislivello su gradini lo rendono fisicamente impegnativo quanto un percorso molto più lungo in piano. L’equipaggiamento non deve essere pesante, ma deve essere quello giusto.

Le scarpe da trekking con suola ad aderenza sono indispensabili: i gradini di pietra, spesso umidi e coperti di muschio o foglie nei mesi freddi, sono scivolosi con qualsiasi altra calzatura. In inverno o dopo piogge abbondanti, i ramponcini diventano necessari nei tratti più esposti. I bastoncini da trekking sono fortemente consigliati per la discesa: 600 metri di dislivello in discesa su gradini fanno sentire le ginocchia, e un appoggio laterale aiuta a distribuire il peso.

Acqua: portare almeno 1 litro a persona. Il Santuario ha un bar con ristoro, ma sul sentiero non ci sono fontane attive. Uno zaino leggero da 15–20 litri è più che sufficiente: il percorso è breve e non richiede cambio o pranzo al sacco se si mangia al Santuario.

Il vajo è ombreggiato e fresco per tutta la salita, ma la terrazza del Santuario è esposta: un cappello con visiera è utile d’estate per la sosta panoramica. Uno strato impermeabile leggero nello zaino è buona norma — i temporali pomeridiani sulle Prealpi Veronesi si formano rapidamente, e scendere 600 metri su gradini bagnati senza impermeabile non è divertente.

Per chi porta bambini: i gradini sono larghi e ben costruiti, ma la salita richiede resistenza. Valutare con onestà le capacità del bambino — i tratti più ripidi non ammettono portantini.

Le varianti: scendere da Spiazzi e il Cammino dei Due Santuari

Variante lineare Brentino–Spiazzi: invece di tornare a Brentino per lo stesso percorso, chi ha due macchine o può usare la navetta può salire da Brentino per il Sentiero della Speranza e scendere da Spiazzi per il percorso asfaltato delle stazioni della Via Crucis. La discesa su asfalto è meno scenografica ma molto più rapida — circa 1 km in 20-30 minuti.

Il Cammino dei Due Santuari: il Santuario della Madonna della Corona è il punto di arrivo di un pellegrinaggio di più giorni che parte dal Santuario della Pieve di Chiampo (Vicenza) e attraversa sette valli delle Prealpi Venete per circa 140 km. Per chi vuole vivere un’esperienza di cammino lunga e meditativa, questo è tra i percorsi di pellegrinaggio più belli del Nord-Est italiano.

Monte Cimo (956 m): per chi è in forma e vuole aggiungere quota dopo il Santuario, un sentiero sale da Spiazzi fino alla cima del Monte Cimo con ulteriori 180 metri di dislivello. Il panorama dalla vetta abbraccia il Lago di Garda, la Val d’Adige, il Trentino e nelle giornate limpide le Dolomiti.

Cosa vedere nei dintorni

Monte Baldo: il massiccio che ospita il Santuario è uno dei parchi naturali più ricchi del Veneto, con oltre 1.200 specie di piante — tante da guadagnarsi il soprannome di Hortus Europae fin dal Cinquecento, quando i botanici venivano qui da tutta Europa a catalogare le specie. La funivia di Malcesine (versione gardesana del Monte Baldo) sale a 1.760 metri.

Lago di Garda: Malcesine è a meno di 15 km dal Santuario — uno dei borghi più belli della sponda veronese del Garda, con il suo castello scaligero sulla roccia e le acque che cambiano colore con la luce. Il Lago di Garda dal Monte Baldo si vede in modo diverso da qualsiasi altra prospettiva.

Val d’Adige e Borghetto: il fondovalle sotto il Santuario è percorso dall’Adige e dall’autostrada del Brennero, ma nasconde borghi storici di notevole interesse. Borghetto sull’Adige e Rivoli Veronese conservano torri medievali e ponti storici che raccontano secoli di controllo del passaggio alpino.

Verona: a circa 40 km dal Santuario — l’Arena, Giulietta, il centro storico UNESCO. Una visita al Santuario della Madonna della Corona si combina naturalmente con un giorno a Verona.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero è segnalato con il segnavia CAI n. 73 e cartellonistica lungo tutto il percorso. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Sentiero della Speranza Brentino” o “Madonna della Corona Brentino”. Il sito ufficiale del Santuario (madonnadellacorona.it) pubblica informazioni aggiornate sul percorso, gli orari della navetta e le condizioni invernali del sentiero. La partenza è in Via Gelmetti, Brentino Belluno (VR) — facilmente individuabile su Google Maps.