Sei dentro la montagna. La torcia frontale illumina tre metri davanti a te — roccia scavata a mano, pareti umide, fondo irregolare. Non senti più il vento. Non senti più il freddo. Senti solo i tuoi passi e l’acqua che gocciola da qualche parte nel buio.
Poi la luce. L’uscita della galleria si apre su un affaccio verticale sulle Piccole Dolomiti — duecento metri sotto, la pianura veneta si estende fino all’Adriatico. Quattro passi tra un mondo e l’altro.
Questo è il ritmo della Strada delle 52 Gallerie: dentro e fuori, buio e luce, pietra e panorama. Cinquantadue volte in sette chilometri.
Chi ha costruito questa strada non la vide mai finita
Il 6 febbraio 1917, il capitano del Genio Leopoldo Motti ricevette l’ordine di costruire una strada militare sul versante meridionale del Monte Pasubio. Il problema era semplice nella formulazione e impossibile nella soluzione: l’unica via di accesso al fronte — la strada degli Scarubbi — era esposta al tiro dell’artiglieria austriaca. I rifornimenti e le truppe erano bersagli facili. Serviva una via alternativa, protetta, sul versante opposto. Una via che attraversasse le guglie, le gole e le pareti verticali del fianco sud del Pasubio — terreno che nessun topografo aveva ancora rilevato con precisione.
Motti studiò il versante, progettò il tracciato, organizzò i lavori. La 33ª Compagnia Minatori del 5° Reggimento Genio e sei centurie di lavoratori militarizzati — circa 600 persone in totale — iniziarono a scavare con mine, martelli perforatori ad aria compressa e picconi. Il martello pneumatico era alimentato da un impianto installato a Malga Busi, nella piana sottostante.
Il 29 settembre 1917, la prima mina austriaca esplose sotto il Dente Italiano.
Leopoldo Motti fu tra le vittime.
Non vide mai finita la strada che aveva progettato. La 25ª Compagnia Minatori completò le ultime gallerie, incluse la 49 e la 50, e nel novembre 1917 — nove mesi dopo l’inizio dei lavori — la strada fu inaugurata simbolicamente abbattendo un muro costruito appositamente davanti alla prima galleria.
Oggi percorri quella strada. Ogni galleria che attraversi è stata scavata da mani che non ci sono più.
I numeri dell’opera
Leggere le cifre aiuta a capire cosa significa davvero quello che stai per camminare.
La strada percorre 6.555 metri di sviluppo totale, dai 1.216 m della Bocchetta Campiglia ai 1.934 m delle Porte del Pasubio. Il dislivello totale è di 718 m, con pendenze che raggiungono il 22% nei tratti più ripidi e una media del 12%. Di quei 6.555 metri, 2.335 sono dentro la montagna — scavati nelle 52 gallerie, ciascuna numerata e dedicata a una città, un patriota o un militare.
La larghezza minima fu stabilita in 2,20 m — il raggio esterno nelle curve non inferiore a 3 m — per permettere il transito contemporaneo di due muli con le salmerie. Non era una mulattiera da escursionisti. Era un’autostrada da guerra, dimensionata per il traffico militare incessante di uomini, animali e rifornimenti.
La galleria più lunga — la n.19 — misura 320 metri ed è completamente al buio. La più celebre — la n.20, dedicata a Luigi Cadorna — si avvita su se stessa come un cavatappi per vincere il dislivello disponibile senza uscire allo scoperto. È un tunnel elicoidale di 90 metri scavato all’interno di una torre rocciosa: entri da un lato, sali girando su te stesso, esci dall’altro lato della stessa torre due piani sopra. L’ingegneria dentro l’ingegneria.
Dati rapidi
Dove: Monte Pasubio — confine Vicenza/Trento, Piccole Dolomiti
Segnavia: CAI 366
Partenza: Bocchetta Campiglia (1.216 m)
Arrivo: Rifugio Achille Papa / Porte del Pasubio (1.934 m)
Lunghezza: 6,5 km (solo andata) — ~14 km (anello con Scarubbi)
Dislivello: 718 m
Tempo: 3 ore (salita) — 1,5 ore (discesa Scarubbi)
Difficoltà: E (Escursionistico) — medio
Torcia frontale: Obbligatoria — alcune gallerie sono completamente buie
Bambini: Con cautela — buio e terreno scivoloso nelle gallerie
Parcheggio: A pagamento in alta stagione a Bocchetta Campiglia
Rifugio: Rifugio Achille Papa — prenotazione consigliata
Periodo: Aprile – Novembre

Il percorso: dentro e fuori dalla montagna
Bocchetta Campiglia → Prime gallerie
Dal parcheggio di Bocchetta Campiglia il sentiero inizia su un’ex strada militare che sale in modo regolare tra i boschi. I primi pannelli informativi raccontano la storia della costruzione — leggili prima di entrare nelle gallerie, quando la testa è ancora fresca. Dopo 20 minuti si incontra la prima galleria.
Accendi la torcia frontale. Non come precauzione — come necessità. Le prime gallerie sono corte e con luce naturale alle estremità, ma già dalla quinta o sesta il buio è totale per lunghi tratti. Il fondo è bagnato e scivoloso. Le pareti sono umide. La temperatura scende di colpo rispetto all’esterno — anche in luglio, dentro le gallerie si sta a 8-10°C.
Il ritmo del percorso è ipnotico: esci da una galleria, cammini sul bordo della montagna con il vuoto sul fianco e un panorama che si apre progressivamente sulla pianura vicentina e trentina, poi rientri nel buio. Il contrasto è così netto e così ripetuto che dopo un’ora il tuo corpo si adatta — sei quasi sorpreso quando una galleria è più corta del previsto.
La galleria n.19 e la n.20
La n.19 — la più lunga — si percorre in 4-5 minuti di passo normale. Nel buio totale, con solo il cerchio della torcia frontale, quei 320 metri sembrano più lunghi. Il suono cambia completamente: niente vento, niente uccelli, solo i propri passi amplificati dalle pareti di roccia. È uno dei tratti più particolari di qualsiasi sentiero italiano.
La n.20 — il tunnel a spirale dedicato a Cadorna — merita di fermarsi a capire cosa sta succedendo mentre la percorri. Entri in un punto della torre rocciosa, sali girando verso sinistra, e quando esci ti trovi a guardare verso il basso il punto da cui sei entrato. La montagna è sopra di te — e qualcuno ha scavato dentro di lei una scala a chiocciola. Nel 1917, con le mine e i martelli pneumatici.
Il Rifugio Achille Papa e le Porte del Pasubio
Dopo l’ultima galleria — la n.52, chiamata Sardegna, lunga 86 metri — si esce alle Porte del Pasubio e si raggiunge il Rifugio Achille Papa (1.928 m). Costruito nel 1921 sui resti di un edificio militare, il rifugio ha ancora sulla facciata lapidi che ricordano i caduti del 2 luglio 1916. Il gestore è una fonte inesauribile di storie sul Pasubio — se hai tempo, siediti e ascolta.
Dal rifugio si può proseguire verso il Dente Italiano (2.219 m) e il Dente Austriaco (2.205 m) — i due speroni rocciosi affacciati uno sull’altro dove le mine austriache esplosero sotto le linee italiane, e dove la prima esplosione uccise Leopoldo Motti. Il paesaggio dei Denti è tra i più carichi di storia dell’intero fronte alpino.
La Zona Sacra e “Di qui non si passa”
Nei pressi delle Porte del Pasubio si trova la Zona Sacra — un’area commemorativa con l’arco romano, il cimitero di guerra della Brigata Liguria e la scritta incisa nella roccia nel 1926: “Di qui non si passa”. Era il motto della Brigata Liguria — le truppe che tennero questa posizione per quasi tre anni. Non è una ricostruzione. È sulla roccia originale.
Il gestore del Rifugio Papa avverte di non uscire dai sentieri segnati nei pressi dei Denti e della Zona Sacra: il territorio è ancora pieno di cavità pericolose e potenziali ordigni inesplosi.
Il ritorno: la Strada degli Scarubbi
Scendere a piedi tornando per le 52 gallerie è ufficialmente sconsigliato — il fondo scivoloso in discesa aumenta significativamente il rischio di cadute. La via di ritorno consigliata è la Strada degli Scarubbi: la carrozzabile militare originale, costruita prima delle gallerie, che scende sul versante settentrionale del Pasubio con ampi tornanti tra i pini mughi.
È un percorso molto diverso dalla salita — largo, agevole, senza gallerie, con vista sull’Altopiano di Asiago invece che sulla pianura vicentina. La discesa richiede circa 1,5 ore. L’anello completo — salita per le 52 Gallerie, discesa per gli Scarubbi — è di circa 14 km con 5-6 ore totali di cammino.
Chi vuole fermarsi al Rifugio Papa e fare l’escursione ai Denti nella seconda giornata deve prenotare il posto letto con anticipo — il rifugio è molto frequentato in estate.

Perché la torcia frontale è obbligatoria
Non è una raccomandazione. È un requisito operativo.
Alcune gallerie — la n.19 in particolare, ma non solo — sono completamente buie per centinaia di metri. Non c’è illuminazione artificiale. Non c’è luce naturale. Chi entra senza torcia si trova nel buio totale con fondo scivoloso, pareti irregolari e nessun punto di riferimento visivo.
Il bar al parcheggio di Bocchetta Campiglia noleggia torce frontali per chi non le ha — ma è meglio averne una propria, con batterie cariche. Una torcia da 300-400 lumen è sufficiente. La torcia dello smartphone funziona ma consuma batteria — non è un’alternativa affidabile su un percorso di 3 ore.
Difficoltà
La Strada delle 52 Gallerie è classificata E (Escursionistico) — media. Non richiede tecnica alpinistica, non ci sono tratti attrezzati, non ci sono esposizioni che mettono in pericolo chi cammina normalmente.
Ma ha caratteristiche che la distinguono da un sentiero ordinario. Il fondo nelle gallerie è bagnato e scivoloso — gli scarponcini con suola in gomma rigida sono la differenza concreta tra una salita sicura e una rischiosa. La pendenza media del 12% con punte al 22% richiede una buona resistenza fisica, specialmente nella parte alta del percorso. Il freddo nelle gallerie — 8-10°C anche in piena estate — richiede un abbigliamento a strati.
Non è un percorso adatto a chi soffre di claustrofobia: alcune gallerie sono strette, lunghe e completamente buie. Chi ha anche solo una forma lieve di claustrofobia dovrebbe valutare attentamente prima di partire.
Come arrivare
In auto da Vicenza: SS11 direzione Verona fino a Montecchio Maggiore, poi SP246 direzione Valdagno e Recoaro Terme, poi seguire le indicazioni per Passo Xomo e Bocchetta Campiglia. Circa 1 ora da Vicenza.
In auto da Trento: SS12 verso Rovereto, poi SP90 verso Passo Pian delle Fugazze e Bocchetta Campiglia. Circa 1 ora da Trento.
Parcheggio: ampio parcheggio a pagamento a Bocchetta Campiglia in alta stagione. In alternativa, parcheggi gratuiti più piccoli a Passo Xomo (1.058 m), da cui si raggiunge Bocchetta Campiglia con 30 minuti di cammino in più.
Cosa portare
Torcia frontale — obbligatoria, punto. Batterie fresche o ricarica completa. Non affidarsi allo smartphone.
Scarponcini da trekking con suola rigida — il fondo bagnato delle gallerie con scarpe da ginnastica è una cattiva idea. Gli scarponcini con caviglia alta proteggono anche sui tratti di sentiero irregolare fuori dalle gallerie.
Abbigliamento a strati — fuori dalle gallerie in estate si cammina in maniche corte. Dentro le gallerie si sta a 8-10°C. Una giacca leggera impermeabile nello zaino è indispensabile — e con l’umidità delle gallerie, meglio che sia impermeabile.
Acqua — almeno una borraccia da 1,5 litri. Il solo punto di rifornimento è il Rifugio Papa in cima — a 3 ore dalla partenza. Il bar al parcheggio è l’ultimo punto prima del sentiero.
Pranzo al sacco se si prevede di fermarsi al Rifugio Papa o di proseguire ai Denti. Il rifugio serve anche da mangiare — verificare i pasti disponibili contattandolo prima.
Per una giornata completa con salita, eventuale estensione ai Denti e discesa per gli Scarubbi, uno zaino da 25–30 litri è la misura giusta. I bastoncini da trekking sono utili soprattutto nella discesa per gli Scarubbi, dove la pendenza costante su strada sterrata mette sotto pressione le ginocchia nelle ultime due ore.
Quando andare
Il periodo ottimale è da giugno a ottobre. Prima di giugno la neve residua può rendere alcune gallerie ghiacciate e pericolose; dopo ottobre il freddo nelle gallerie scende ulteriormente e le condizioni meteorologiche in quota diventano imprevedibili.
Luglio e agosto sono i mesi di punta — il parcheggio di Bocchetta Campiglia si riempie nei fine settimana entro le 9 di mattina. Partire presto è il consiglio più ripetuto in tutte le recensioni. I fine settimana di settembre sono ideali: meno folla, temperature più fresche fuori dalle gallerie, colori autunnali sull’Altopiano.
Il meteo sul Pasubio cambia rapidamente — le nebbie sono frequenti e possono ridurre la visibilità nei tratti all’aperto a pochi metri. Controllare le previsioni locali prima di partire.
Cosa vedere nei dintorni
Altopiano di Asiago — il Pasubio è la porta occidentale di uno dei teatri più intensi della Grande Guerra. L’Altopiano dei Sette Comuni ospita una rete di musei, sacrari e sentieri storici che meritano almeno due giorni separati. Il Museo della Grande Guerra di Sasso di Asiago, il Sacrario di Asiago e il Monte Ortigara — con le sue trincee ancora visibili e la storia della battaglia del giugno 1917 — sono i punti di riferimento principali.
Piccole Dolomiti — il massiccio del Pasubio fa parte delle Piccole Dolomiti, un sistema di creste calcaree tra Veneto e Trentino con itinerari escursionistici e vie ferrate di tutti i livelli. Il Rifugio Vincenzo Lancia e la Cima Palon (2.232 m) sono le mete più frequentate dal Rifugio Papa.
Recoaro Terme — a valle, la principale stazione termale delle Piccole Dolomiti, con acque bicarbonato-solfato-calciche conosciute dal Settecento.
Mappa e traccia GPS
La traccia GPS del percorso completo è disponibile su Wikiloc (cerca “Strada 52 Gallerie Pasubio anello”) e su AllTrails. Il sito del CAI Sezioni Vicentine pubblica aggiornamenti sullo stato del sentiero e le condizioni di apertura stagionale.
