Per due anni e mezzo, ogni giorno, i soldati austro-ungarici risalirono questo sentiero con un carico sulle spalle uguale al loro peso corporeo. Viveri, munizioni, carburante, materiale da costruzione. Salita e discesa sul ripido fianco del Lagazuoi, a oltre 2.700 metri di quota, con le fucilate degli alpini italiani dalla Cengia Martini a pochi decametri di distanza.

Il Sentiero Kaiserjäger — letteralmente il sentiero dei cacciatori imperiali — fu costruito dalle truppe austro-ungariche come via di rifornimento per le postazioni sulla vetta del Lagazuoi tra il Passo Falzarego e il Passo Valparola. Non era un sentiero sportivo, non era un itinerario panoramico. Era una linea di sopravvivenza: l’unico modo per tenere in vita i soldati asserragliati in cima a quella montagna trasformata in fortezza, mentre sotto di loro la roccia veniva perforata dagli italiani con gallerie di mina che avrebbero fatto saltare la parete il 20 giugno 1917.

Oggi quel sentiero è percorribile. Il ponte sospeso è ancora lì, lungo dieci metri e sospeso a venticinque di altezza. Le trincee, i ricoveri, le postazioni Vonbank sono visitabili lungo il percorso. E in cima c’è il Rifugio Lagazuoi, uno dei panorami più completi sulle Dolomiti ampezzane.

Dati rapidi

Dove: Passo Falzarego (BZ/BL) — Dolomiti Ampezzane, Veneto/Alto Adige

Partenza: Parcheggio Funivia Lagazuoi, Passo Falzarego (2.117 m)

Arrivo: Rifugio Lagazuoi / Cima Lagazuoi (2.778 m)

Segnavia: sentiero attrezzato n. 402 — Sentiero Kaiserjäger

Tipo: A/R — oppure anello salita Kaiserjäger + discesa Gallerie del Lagazuoi (consigliato)

Lunghezza: 3,5 km (solo salita) — circa 7 km anello completo

Dislivello: circa 700 m

Tempo: 2h30–3h in salita — 1h30 in discesa per le gallerie — 4h–4h30 anello completo

Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti) — sentiero attrezzato con corde fisse, ponte sospeso, cenge esposte; non è una via ferrata tecnica ma richiede assenza di vertigini e scarpe da trekking solide

Bambini: solo con esperienza di montagna e assenza di vertigini — il dislivello è sostenuto e i tratti esposti richiedono attenzione

Dog-friendly: sconsigliato — le cenge esposte e il ponte sospeso non sono adatti ai cani

Parcheggio: Parcheggio Funivia Lagazuoi, Passo Falzarego (a pagamento, circa 5 euro)

Punti ristoro: Rifugio Lagazuoi in cima (aperto da giugno a ottobre) — bar al parcheggio della funivia

Alternativa comoda: funivia Lagazuoi dal Passo Falzarego (sale in 5 minuti — verificare orari e prezzi su lagazuoi.it)

Periodo: da giugno a ottobre — il sentiero è chiuso e pericoloso in presenza di neve o ghiaccio

Torcia: obbligatoria per la discesa nelle Gallerie del Lagazuoi

Mappa stilizzata del Sentiero Kaiserjäger

Chi erano i Kaiserjäger

Il nome merita una spiegazione, perché non è un nome qualsiasi.

I Kaiserjäger — cacciatori imperiali in tedesco — erano i quattro reggimenti di fanteria d’élite dell’esercito austro-ungarico, reclutati quasi esclusivamente in Tirolo. La loro origine risale al 1703, con il primo battaglione di terra tirolese istituito per difendere il confine meridionale dell’Impero. Nel 1815 l’imperatore Francesco II li onorò concedendo l’uso del proprio nome nella denominazione — Kaiser, imperatore — e da quel momento diventarono l’unico corpo dell’intero esercito imperiale autorizzato a fregiarsi del nome del sovrano.

Tra il 1867 e il 1918, sotto la doppia monarchia imperiale e regia austro-ungarica, i reggimenti divennero i k.u.k. Kaiserjäger — kaiserliche und königliche, imperiali e regi. Erano truppe scelte, schierate dove la situazione era più critica. Sul fronte dolomitico, durante la Prima Guerra Mondiale, toccò a loro difendere il Lagazuoi.

I trentini erano una componente importante di questi reggimenti — circa 60.000 trentini furono chiamati alle armi dall’Austria durante il conflitto, e molti di loro combatterono inquadrati nei quattro reggimenti Kaiserjäger. Una situazione assurda e tragica: trentini di lingua italiana, sudditi dell’Impero, costretti a combattere contro l’esercito italiano che, in teoria, avrebbe dovuto portare la loro liberazione. I reggimenti furono sciolti nel novembre 1918, con la dissoluzione dell’Impero.

Il Lagazuoi: una montagna trasformata in guerra

Il monte Lagazuoi non è una cima come le altre delle Dolomiti ampezzane. È una fortezza naturale, un massiccio di roccia dolomitica che si erge tra il Passo Falzarego e il Passo Valparola controllando entrambi i valichi. Chi teneva il Lagazuoi teneva i due passi — e chi teneva i passi controllava il traffico tra il Cadore, la Val Badia e il Trentino.

Quando l’Italia dichiarò guerra all’Impero austro-ungarico il 24 maggio 1915, i Kaiserjäger erano già in posizione sul Lagazuoi da settimane. Avevano trasformato la cima in una rete di trincee, ricoveri, postazioni di mitragliatrici e depositi. L’accesso sicuro dal fondovalle era il sentiero costruito sul fianco meridionale — quello che percorriamo oggi.

Gli alpini italiani, dal canto loro, occuparono tra il 18 e il 19 ottobre 1915 la Cengia Martini — una lunga balconata naturale a metà della parete sud del Piccolo Lagazuoi. Era una posizione di vantaggio tattico straordinario: da lì si potevano colpire dall’alto le trincee austriache di Vonbank, che difendevano il Passo Valparola. Una spina nel fianco austriaco che nessun attacco frontale riuscì mai a eliminare. I Kaiserjäger ci provarono quattro volte, facendo esplodere altrettante mine sulla cengia. Non bastò.

La risposta italiana fu ancora più radicale: in sei mesi, i soldati italiani perforarono in salita la roccia della parete sud per quasi un chilometro, arrivando a quaranta metri sotto la posizione austriaca sull’Anticima. Il 20 giugno 1917 fecero esplodere la mina. L’esplosione aprì nella montagna una voragine ancora visibile — il Grande Cratere, raggiungibile dal Rifugio Lagazuoi. Ma non cambiò sostanzialmente la situazione tattica.

La vera statistica di questa guerra è quella che colpisce di più: su tutto il fronte dolomitico, solo un soldato su quattro morì in combattimento. I restanti tre morirono per il freddo, la neve, le valanghe, le frane. Nell’inverno 1916–1917 si accumularono in quota fino a dodici metri di neve. Quegli uomini in cima al Lagazuoi dipendevano dal sentiero — e dai portatori che lo percorrevano ogni giorno — per non morire di fame e di freddo prima ancora che di guerra.

Come arrivare e dove parcheggiare

Il Passo Falzarego si raggiunge da Cortina d’Ampezzo in circa 20 minuti percorrendo la SS48 verso ovest. Da Arabba e dalla Val Badia si arriva da est sullo stesso valico in circa 30 minuti. Da Bolzano il percorso è di circa 80 km attraverso Bressanone e Brunico.

Il parcheggio della Funivia Lagazuoi al Passo Falzarego è il punto di partenza. È a pagamento (circa 5 euro al giorno) e in alta stagione — luglio e agosto, fine settimana — si riempie presto. Arrivare entro le 8 è la scelta più sicura. In alternativa ci sono parcheggi lungo la SS48, ma aggiungono qualche centinaio di metri a piedi.

Dal Passo Falzarego la funivia Lagazuoi sale in cinque minuti alla stazione di monte, vicino al rifugio. È l’alternativa per chi non vuole affrontare il sentiero in salita, o per chi vuole scendere per le gallerie e tornare in funivia. Verificare orari e prezzi aggiornati su lagazuoi.it.

Il percorso passo per passo

Dal parcheggio al ghiaione

Dal parcheggio si segue il sentiero n. 402 in direzione nord, salendo brevemente accanto alla pista da sci. Dopo alcune centinaia di metri si piega a sinistra su un nuovo sentiero e si attraversa il ghiaione sotto il Lagazuoi — un ampio canalone di detriti che scende dalla parete con pendenza sostenuta. Questo è il tratto iniziale, tecnicamente semplice ma fisicamente impegnativo per il fondo instabile.

Già qui compaiono i primi resti della Grande Guerra: resti di postazioni, strutture in legno restaurate, targhe con QR code che rimandano a schede storiche consultabili con lo smartphone. Il museo a cielo aperto inizia sul ghiaione e non finisce più fino alla cima.

La salita a zigzag e il cavo fisso

Superato il ghiaione il sentiero sale ripido a zigzag sulla roccia, puntando alla base delle pareti del Piccolo Lagazuoi. Qui inizia il tratto attrezzato vero e proprio: corde fisse ancorate alla roccia accompagnano la salita nei passaggi più impegnativi, e il percorso entra in un sistema di cenge — balconate naturali nella roccia che traversano la parete orizzontalmente.

È in questo tratto che si incontra la Postazione Vonbank: un sistema intelligente di trincee costruito nell’autunno del 1915 dai Kaiserjäger per controllare il Passo Valparola. Le trincee sono state restaurate e sono visitabili — ci si può entrare, muoversi nei camminamenti, capire come erano organizzate le linee difensive. È uno degli angoli più eloquenti del museo all’aperto.

Il ponte sospeso

La cengia porta verso uno dei punti più celebri e fotografati dell’intero percorso: il ponte sospeso. Lungo circa dieci metri, alto venticinque dalla roccia sottostante, costruito in legno e metallo come quelli originali dell’epoca. I Kaiserjäger lo attraversavano ogni giorno, carichi di rifornimenti, con le fucilate degli alpini a poca distanza.

Attraversarlo oggi, con il vento che a volte soffia forte sul versante, è un’esperienza che non lascia indifferenti. Non è un passaggio tecnicamente difficile — il ponte è stabile e dotato di corrimano — ma il vuoto sotto i piedi è reale, e la vista sulla Val Badia che si apre dall’altra parte è di quelle che si vorrebbero poter fotografare meglio di quanto permetta qualsiasi smartphone.

La cengia esposta e la salita finale

Superato il ponte si raggiunge una ripida cengia esposta, ben assicurata con corde fisse. È il tratto più impegnativo del percorso: stretto, inclinato verso l’esterno, con il vuoto sulla sinistra e la roccia sulla destra. Le corde permettono di procedere in sicurezza ma richiedono di usarle — non è un tratto da percorrere con le mani in tasca.

Superata la cengia il sentiero riprende a salire su terreno meno esposto, attraverso tratti di ghiaione e roccia alternati, con nuove postazioni e resti di guerra che compaiono a ogni svolta. L’ultimo tratto sale deciso verso la cima, con il Rifugio Lagazuoi che compare all’improvviso sul bordo della vetta.

Il Rifugio Lagazuoi e la Cima (2.778 m)

Il Rifugio Lagazuoi è uno dei rifugi più panoramici delle Dolomiti ampezzane. Dalla terrazza, o dalla cima pochi minuti più in alto, si vede in tutte le direzioni: la Marmolada a sud-est con il suo ghiacciaio, le Tofane direttamente a est verso Cortina, il Sella e il Sassolungo a nord-ovest, le Tre Cime di Lavaredo all’orizzonte nord-est. In una giornata limpida di settembre, quando l’aria è pulita dopo le piogge d’agosto, questo panorama è tra i più completi delle Alpi.

Vicino alla stazione di arrivo della funivia si trovano anche le postazioni austriache della cresta — trincee, ricoveri e la stazione della teleferica — e il punto di partenza per raggiungere il Grande Cratere, la voragine aperta dall’esplosione italiana del 20 giugno 1917.

La discesa: le Gallerie del Lagazuoi

L’anello consigliato da quasi tutti quelli che conoscono il percorso prevede la salita per il Kaiserjäger e la discesa attraverso le Gallerie del Lagazuoi — il sistema di cunicoli che gli italiani scavarono nella roccia della parete sud del Piccolo Lagazuoi tra il 1916 e il 1917.

La galleria principale è lunga quasi un chilometro, sale in pendenza, è buia e umida, e percorrerla richiede una torcia o una lampada frontale. Non è una grotta nel senso turistico — è un tunnel militare scavato dagli alpini con la forza delle braccia, nella roccia dolomitica, per quasi quaranta metri al di sotto delle trincee austriache. Ci si deve inchinare in certi tratti, il soffitto gronda acqua, e ogni tanto si aprono feritoie nella parete che danno sul versante sud con viste improvvise sulla Val Badia.

La discesa per le gallerie riporta alla Cengia Martini — con le baracche-ricovero restaurate che potevano ospitare 140 uomini, la cucina, il posto di medicazione, la fureria — e poi al Passo Falzarego per il sentiero n. 20.

Un dettaglio pratico importante: la galleria in discesa è scivolosa e con la testa inclinata è facile urtare le rocce sporgenti. Casco e frontale sono indispensabili, non opzionali.

Passo Falzarego
kallerna – Wikimedia Commons

Quando andare

Il sentiero Kaiserjäger è percorribile da giugno a ottobre, quando la montagna è libera dalla neve. In presenza di neve o ghiaccio le cenge attrezzate e il ponte sospeso diventano pericolosi — non è un percorso per tutte le stagioni.

Giugno è una buona scelta se la neve è già sciolta: il sentiero è meno affollato, l’aria è fresca, la luce lunga delle serate estive permette di non doversi affrettare. Verificare le condizioni nevose prima di partire — in alcuni anni giugno presenta ancora neve residua sulle cenge più alte.

Luglio e agosto sono i mesi più frequentati. Il sentiero nei weekend di luglio può essere molto affollato, con file sulle cenge attrezzate e al ponte sospeso. Partire tassativamente al mattino presto — entro le 8 — per essere sul percorso prima dell’arrivo delle masse. I temporali pomeridiani nelle Dolomiti in estate sono frequenti e repentini: programmare di essere in cima o in discesa entro le 13.

Settembre è la stagione migliore. L’affollamento cala sensibilmente, l’aria è più limpida, i colori delle rocce dolomitiche nella luce autunnale sono quelli che si vedono nelle fotografie migliori. I temporali sono meno frequenti che ad agosto. Il rifugio è ancora aperto.

Ottobre è il limite stagionale. Le prime nevicate possono arrivare in qualsiasi momento — verificare sempre le condizioni meteo prima di partire.

Cosa portare

Il Sentiero Kaiserjäger non è una passeggiata. È un sentiero attrezzato su terreno esposto a quasi 2.800 metri di quota, con un dislivello di 700 metri e tratti che richiedono uso delle mani.

Le scarpe da trekking con suola rigida e caviglia alta sono indispensabili — non scarpe da ginnastica, non trail running shoes leggere. Il terreno misto di ghiaione, roccia e cengia richiede una suola con grip solido e una struttura che supporti la caviglia nei movimenti laterali. I bastoncini da trekking sono utili nel ghiaione iniziale ma vanno riposti nello zaino durante i tratti attrezzati con le corde — ci si arrampica con le mani libere. Ripieghevoli e agganciabili allo zaino sono la scelta più pratica.

Imbrago e kit da ferrata non sono tecnicamente richiesti sul Kaiserjäger — le corde fisse permettono di procedere tenendosi con le mani. Chi ha esperienza di vie ferrate si sentirà più sicuro con l’imbrago; chi non ne ha può farne a meno se segue le indicazioni e non forza i passi.

Per la discesa nelle gallerie: una torcia frontale è obbligatoria. Non facoltativa, non sostituibile con la torcia dello smartphone — servono due mani libere nel tunnel.

Acqua: almeno 1,5 litri a persona. Il dislivello di 700 metri impegna fisicamente e l’aria secca dell’alta quota disidrata più di quanto si percepisca. Cibo: portare pranzo al sacco — il rifugio in cima serve pasti ma i prezzi sono quelli tipici dei rifugi d’alta quota. Uno zaino da 25–30 litri è la misura giusta per contenere acqua, cibo, abbigliamento di riserva e il necessario per le gallerie.

Abbigliamento a strati è essenziale in quota: la temperatura al Passo Falzarego in estate è già fresca al mattino, e in cima al Lagazuoi il vento può far scendere la temperatura percepita di diversi gradi. Un layer termico, una giacca impermeabile leggera, e un paio di guanti leggeri per le cenge più esposte.

La variante: funivia in cima e discesa per le gallerie

Per chi non vuole affrontare la salita sul Kaiserjäger — per condizione fisica, per bambini piccoli, o per avere più tempo in cima — esiste la variante opposta: prendere la funivia dal Passo Falzarego fino alla stazione di monte, visitare le postazioni sulla cresta e il Grande Cratere, pranzare al rifugio, e poi scendere a piedi attraverso le Gallerie del Lagazuoi fino al passo.

La discesa per le gallerie dura circa 1h30, è tecnicamente meno impegnativa del Kaiserjäger, e rimane comunque un’esperienza storica e paesaggistica straordinaria. È anche la scelta consigliata se si arriva nel pomeriggio e il Kaiserjäger sarebbe troppo lungo.

Flora e fauna

A questa quota la vegetazione si riduce drasticamente. Il ghiaione sotto il Lagazuoi è quasi privo di piante superiori — solo qualche ranuncolo dei ghiaioni (Ranunculus glacialis) e silene acaulis nei punti con suolo stabile. Nelle cenge più riparate compaiono sassifraghe e erba cipressina (Euphorbia cyparissias). Sui pascoli attorno al Passo Falzarego, prima dell’inizio del sentiero, crescono genziane, arnica e anemoni alpini.

La fauna d’alta quota è quella caratteristica delle Dolomiti. Con un po’ di pazienza è possibile avvistare camosci sulle pareti rocciose — specialmente nelle prime ore del mattino — e marmotte nei pascoli intorno al passo. I gracchi alpini accompagnano il percorso da vicino, senza paura, attirati dagli escursionisti come fonti di cibo. In settembre, con un colpo di fortuna, si può sentire il canto del cervo nelle valli sottostanti nelle ore dell’alba.

Cosa vedere nei dintorni

Museo all’Aperto della Grande Guerra al Lagazuoi: l’intero comprensorio del Lagazuoi — Cengia Martini, gallerie italiane, postazioni austriache, Grande Cratere — è un museo a cielo aperto che può essere esplorato autonomamente con le schede scaricabili tramite QR code o con guide storiche organizzate. Il sito lagazuoi.it pubblica le informazioni aggiornate su visite guidate e calendario eventi.

Cinque Torri: a pochi chilometri dal Passo Falzarego, le Cinque Torri sono uno dei siti della Grande Guerra meglio conservati delle Dolomiti, con un open-air museum che include trincee, postazioni e rifugi italiani restaurati. Il sentiero delle Cinque Torri è più semplice del Kaiserjäger e adatto a famiglie. Si raggiungono in seggiovia da Cortina o a piedi dal rifugio Averau.

Passo Valparola e Forte Tre Sassi: il passo vicino al Falzarego ospita il Forte Tre Sassi, una fortezza austro-ungarica del 1897 trasformata in museo della Grande Guerra.

Cortina d’Ampezzo: a venti minuti dal Passo Falzarego, Cortina è la base logistica naturale per chi visita l’area. Oltre all’offerta turistica classica, il Museo Regole d’Ampezzo conserva una sezione dedicata alla Grande Guerra con materiali e documenti d’archivio eccezionali.

Mappa e traccia GPS

Il sentiero Kaiserjäger è il percorso n. 402 della cartografia CAI. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Sentiero Kaiserjäger Lagazuoi” o “Kaiserjäger Passo Falzarego”. Il sito ufficiale della Funivia Lagazuoi (lagazuoi.it) pubblica la mappa dettagliata del museo all’aperto con tutti i percorsi, le postazioni visitabili e le note storiche scaricabili tramite QR code. La cartina Tabacco n. 03 “Cortina d’Ampezzo e Dolomiti Ampezzane” copre l’intera area con tutti i sentieri.