Ci sono posti che fanno capire qualcosa che non si riesce a spiegare bene con le parole. I Colli Euganei sono uno di questi. Isole vulcaniche che emergono dalla pianura padana, con una varietà di paesaggi che non ha senso aspettarsi da colline che non superano i 600 metri.
Il sentiero n. 12 del Monte Fasolo, nel comune di Cinto Euganeo, è uno dei percorsi che meglio racconta questa stranezza. In poco più di due chilometri — quasi pianeggianti, adatti a chiunque — si attraversano boschi di carpini e frassini, castagneti da frutto, affioramenti di Scaglia Rossa, un faggio monumentale che non ha niente da fare a questa quota, un viale di mandorli che in primavera fiorisce come in Provenza, vigneti che producono uno dei DOC più antichi del Veneto.
Dati rapidi
Dove: Cinto Euganeo (PD) — Parco Regionale dei Colli Euganei, Veneto
Partenza e arrivo: Capitello di Sant’Antonio, loc. Sant’Antonio — Cinto Euganeo (incrocio Via Monte Fasolo / Via Giarin)
Segnavia: n. 12
Tipo: anello
Lunghezza: 2,2 km
Dislivello: circa 80 m
Tempo: 1h30–2h (con soste)
Difficoltà: T (Turistico) — adatto a tutti
Bambini: sì — uno dei percorsi più adatti alle famiglie dei Colli Euganei
Dog-friendly: sì
Parcheggio: area sosta gratuita nei pressi del Capitello di Sant’Antonio, fine di Via Giarin
Punti ristoro: nessuno lungo il sentiero — bar e osterie a Cinto Euganeo e Faedo
Tutto l’anno: sì — primavera per i mandorli in fiore; autunno per i colori del bosco e le castagne

Vulcani in pianura: la storia geologica dei Colli Euganei
Prima di mettere piede sul sentiero vale la pena capire su cosa si cammina — perché i Colli Euganei non sono colline normali.
Quarantatré milioni di anni fa, dove oggi scorre il Po e si estende la pianura padana, c’era un mare. Un mare caldo, poco profondo, con i fondali in tensione per via degli stessi movimenti tettonici che stavano lentamente sollevando le Alpi. In quel contesto, due cicli vulcanici successivi — il primo circa 43 milioni di anni fa, il secondo circa 35 milioni di anni fa — iniettarono magma tra gli strati sedimentari del fondale. La lava solidificò, si accumulò, sollevò i sedimenti circostanti, e nel corso di decine di milioni di anni — mentre il mare si ritirava, mentre i fiumi alpini portavano in pianura i detriti delle montagne — quello che era stato il fondo del mare emerse come gruppo collinare isolato.
Il risultato è quello che si vede oggi: un centinaio di cime vulcaniche che sorgono isolate dalla pianura padana, con forme coniche tipiche dei rilievi di origine magmatica, composte da rocce diverse a seconda di dove e come il magma si è raffreddato — riolite, trachite, latite, basalto, a seconda del contenuto di silice. In mezzo a queste rocce vulcaniche affiorano però anche i sedimenti marini che il magma ha sollevato: la Scaglia Rossa che si vede sul sentiero n. 12 è uno di questi, una roccia sedimentaria rossastra formatasi sul fondale del mare antico.
Nel 2024 i Colli Euganei sono stati inseriti nella lista UNESCO delle Riserve Mondiali della Biodiversità — il riconoscimento più recente di una stranezza naturalistica che i botanici avevano già capito nel Settecento: qui convivono specie alpine e specie mediterranee, relitti glaciali e piante termofile, che sullo stesso colle si trovano su versanti opposti come se vivessero in climi del tutto diversi.
Come arrivare e dove parcheggiare
Cinto Euganeo si trova nel settore meridionale del Parco Regionale dei Colli Euganei, a circa 15 km da Este e 16 km da Abano Terme. In auto si raggiunge dall’Autostrada A13 Bologna–Padova uscendo a Monselice, poi si segue la SP89 verso Cinto Euganeo. Da Padova il percorso è di circa 40 km.
Il punto di partenza del sentiero è il Capitello di Sant’Antonio, raggiungibile da Cinto Euganeo o dalla frazione di Faedo seguendo Via Giarin fino alla fine della strada. C’è un’area di sosta gratuita e informale nei pressi del capitello. La strada è stretta: procedere con attenzione nell’ultimo tratto.
Il percorso passo per passo
Il bosco di pianura: carpini, frassini e il moro mato
Dal Capitello di Sant’Antonio si imbocca la strada bianca — Via Monte Fasolo — che sale in leggera pendenza verso la Fattoria Monte Fasolo. Il primo tratto è quasi pianeggiante e si svolge interamente nel bosco: carpini bianchi, frassini, roverella con un sottobosco fitto di pungitopo, sorbo torminale e — curiosità botanica — il moro mato, il gelso da carta (Broussonetia papyrifera), pianta originaria dell’Asia orientale introdotta in Europa per la produzione di carta e tessuti. Vedere una pianta asiatica nel bosco dei Colli Euganei fa capire subito che questo non è un bosco ordinario.
L’albero di Giuda e il cambio di esposizione
Al primo bivio si svolta a sinistra e si sale nel bosco luminoso. Qui compare il Cercis siliquastrum, l’albero di Giuda — quella pianta che si tramanda essere l’albero a cui Giuda si impiccò dopo il tradimento. Leggenda a parte, è uno degli alberi più spettacolari della primavera italiana: fiorisce a marzo-aprile direttamente sul tronco e sui rami, prima delle foglie, con una esplosione di fiori rosa-porpora che si vede da lontano.
Superata la salita il bosco cambia carattere: diventa più fitto, meno luminoso, e compaiono i primi castagni. Non è un caso — il cambio di vegetazione segnala un cambio di esposizione. Siamo passati sul versante nord-est del Monte Fasolo, più fresco e umido, che permette specie che sul versante opposto non esisterebbero.
L’epimedio alpino: un messaggero dell’era glaciale
Ai margini del sentiero, in questo tratto, si trova una delle presenze botaniche più straordinarie dei Colli Euganei: l’epimedio alpino (Epimedium alpinum), una piccola pianta erbacea dai fiori giallo-rossi considerata un relitto glaciale.
Che cosa significa? Significa che durante le glaciazioni del Quaternario — le ultime delle quali si sono concluse circa 15.000 anni fa — l’epimedio alpino cresceva in tutta la pianura padana, che aveva allora un clima freddo e umido simile a quello alpino attuale. Quando il clima si è riscaldato e la vegetazione mediterranea ha ripreso terreno, questa pianta è sopravvissuta solo nei microambienti più freschi e ombrosi, protetta dai versanti nord dei Colli Euganei. È rimasta intrappolata qui, in un clima che non esiste più nel resto della pianura — un fossile vivente di un’era climatica diversa.
La Scaglia Rossa e il faggio monumentale
Proseguendo si supera a destra una staccionata e si cammina in piano. Sulla sinistra affiorano dalla vegetazione i banchi di Scaglia Rossa — la roccia sedimentaria rossastra che il magma vulcanico ha sollevato dal fondale marino decine di milioni di anni fa. Sono strati di marna calcarea ricca di ossidi di ferro, depositati sul fondo del mare secondario nell’epoca in cui qui non c’era ancora niente. Vederli affiorare tra le radici di un bosco di pianura ha qualcosa di straniante.
Poco più avanti, al bivio, si gira a destra e si scende verso uno dei punti più particolari del percorso: il grande faggio monumentale. Un cartello lo segnala, e la segnalazione è giustificata: 18 metri di altezza, tronco inclinato verso ovest, chioma ad ombrello con ramificazione ricadente. Quello che lo rende straordinario non è solo la dimensione ma la quota — i faggi vivono normalmente tra i 700 e i 1.400 metri sulle Alpi. Trovarne uno così sviluppato a meno di 300 metri di quota, sui Colli Euganei, è un’altra conseguenza di quel microclima che ha permesso la sopravvivenza di specie alpine in pianura.
La chioma si è originata dalla fusione di due tronchi distinti — due piante cresciute vicine e poi saldate insieme nei decenni, creando una struttura unica. Vale la sosta.
Il viale dei mandorli e il panorama sui Colli
Si torna sul sentiero principale, si scende attraverso un boschetto di robinie, si svolta a destra e una curva a gomito riporta sulle pendici soleggiate del Monte Fasolo. Il paesaggio cambia di nuovo, questa volta in modo radicale: dal bosco fitto e ombroso del versante nord si passa improvvisamente ai vigneti e agli uliveti del versante meridionale.
Questo è il tratto più fotografato del sentiero. Una strada bianca percorre la pendice soleggiata affiancata da mandorli — e in primavera, tra fine febbraio e metà marzo a seconda dell’annata, questi mandorli fioriscono. Il bianco-rosa dei fiori sul cielo azzurro dei Colli è lo spettacolo che ha reso famoso il sentiero n. 12 e che attira ogni anno centinaia di persone dal Veneto e dalla Lombardia.
Ma anche fuori dalla fioritura il tratto ha la sua ragione di essere, perché da qui si apre uno dei panorami più completi dei Colli Euganei. Verso sud si vedono il Monte Rusta, il Gemola con Villa Beatrice sulla cima, il Monte Cero, il Monte Castello, e più lontano i Monti Cecilia, Ricco e Ventolone. Verso nord compaiono il Venda — la cima più alta dei Colli a 601 metri — e il Vendevolo, con i resti del monastero benedettino che ne punteggia il profilo.
L’Oratorio di San Gaetano e la Fattoria Monte Fasolo
Proseguendo tra mandorli, vigneti e ulivi si arriva in prossimità della Fattoria Monte Fasolo — un’azienda agricola attiva sulla produzione di vino DOC Colli Euganei. Di fronte all’ingresso si trova uno dei più bei bagolari del sentiero: un albero di hackberry (Celtis australis) che fa ombra su una panchina, con la corteccia grigia e liscia caratteristica della specie.
Poco più avanti, a sinistra sulla sommità del colle a 301 metri di quota, si intravede la Chiesetta di San Gaetano — un oratorio del 1669 dedicato al santo teatino di origine vicentina nato nel 1480. La piccola costruzione bianca circondata dai cipressi, in una posizione che domina la vallata, ha quell’aspetto di posto antico che non chiede spiegazioni — è semplicemente lì da secoli.
Dal capitello di San Gaetano si scende di nuovo tra mandorli, vigneti e ulivi verso il punto di partenza.

Quando andare
Primavera (fine febbraio–aprile) è la stagione che ha reso famoso questo sentiero. I mandorli fioriscono tra fine febbraio e metà marzo — il momento esatto dipende dall’annata e dalle temperature di quell’inverno. Non c’è una data precisa: conviene seguire i gruppi locali sui social o monitorare le temperature nelle settimane precedenti. Dopo la fioritura dei mandorli, aprile porta in bosco l’esplosione rosa-porpora degli alberi di Giuda.
Autunno (ottobre–novembre) è la seconda stagione consigliata. Il castagneto del versante nord si colora di rosso-oro, le castagne cadono sul sentiero, la luce obliqua del pomeriggio sulla valle dei mandorli ha una qualità che in estate non esiste. È anche la stagione del vino nuovo: le cantine della Fattoria Monte Fasolo e dei vigneti circostanti sono in piena attività.
Estate (giugno–agosto) è percorribile senza difficoltà — il bosco del versante nord offre frescura e ombra. Il tratto panoramico dei mandorli è invece esposto al sole: partire al mattino presto.
Inverno (dicembre–febbraio) ha la sua magia particolare. I Colli Euganei in inverno sono spesso avvolti dall’inversione termica — la nebbia copre la pianura e i colli emergono come isole sopra un mare bianco. Vista dal viale dei mandorli, la pianura padana che scompare nella nebbia con solo le cime dei colli vicini in evidenza è uno spettacolo che vale una passeggiata invernale.
Flora: due climi sullo stesso colle
Il sentiero n. 12 è un percorso di botanica inconsapevole — lo si fa per il panorama e i mandorli, ma si cammina attraverso uno degli esempi più chiari del paradosso vegetale dei Colli Euganei: la convivenza di specie alpine e mediterranee sullo stesso colle.
Sul versante nord, fresco e ombroso, sopravvivono le specie microterme lasciate dall’era glaciale:
- Epimedio alpino (Epimedium alpinum) — il relitto glaciale già incontrato nel percorso
- Faggio (Fagus sylvatica) — qui a 300 metri grazie al microclima del versante
- Carpino bianco (Carpinus betulus) — specie del piano submontano
- Felce aquilina (Pteridium aquilinum) — nel sottobosco dei castagneti
Sul versante sud soleggiato, le specie mediterranee e termofile prendono il sopravvento:
- Mandorlo (Prunus dulcis) — coltivato ma naturalizzato, fiorisce tra fine febbraio e marzo
- Olivo (Olea europaea) — presente nei vigneti e negli uliveti della Fattoria Monte Fasolo
- Roverella (Quercus pubescens) — la quercia dei versanti caldi e asciutti
- Albero di Giuda (Cercis siliquastrum) — con la spettacolare fioritura primaverile sul tronco
In mezzo, le specie ubiquitarie del bosco misto euganeo: nocciolo, orniello, sorbo torminale, pungitopo.
Cosa portare
Il sentiero n. 12 non è un’escursione impegnativa. L’equipaggiamento richiesto è minimo.
Scarpe chiuse con buona suola sono sufficienti — il fondo è sterrato e in alcuni tratti può essere scivoloso dopo la pioggia o in autunno con le foglie cadute. Non servono scarpe da trekking vere e proprie in condizioni normali, ma le scarpe da ginnastica lisce scivolano sul fondo umido.
Un marsupio è più che sufficiente per portare acqua, uno snack e il telefono — non c’è bisogno di zaino per un percorso di 2,2 km. Una borraccia da mezzo litro è sufficiente, considerando che non ci sono fontane sul percorso e la durata non supera le due ore.
Cosa vedere nei dintorni
Cava Bomba e il Museo Geo-Paleontologico di Cinto Euganeo è a pochi minuti dall’imbocco del sentiero e merita una visita prima o dopo il percorso. La cava — una ex cava di basalto — espone all’aperto le rocce vulcaniche dei Colli Euganei e ospita un museo con fossili marini ritrovati nella zona, testimonianza diretta del periodo in cui questi colli erano fondali oceanici. Per chi vuole capire davvero su cosa ha camminato, è la tappa indispensabile.
Villa Beatrice e il Museo Naturalistico sul Monte Gemola, a circa 1,5 km dal sentiero, è visibile dal viale dei mandorli. Il Museo Naturalistico illustra la geologia, la flora e la fauna dei Colli Euganei con reperti e allestimenti ben curati — un completamento naturale alla passeggiata.
Arquà Petrarca è il borgo medievale più famoso dei Colli Euganei, a una decina di chilometri da Cinto Euganeo. Francesco Petrarca vi trascorse gli ultimi anni della sua vita e vi morì nel 1374 — la sua casa è visitabile ed è uno dei luoghi letterari più intatti d’Italia. Il borgo stesso, con le sue stradine in salita, le viti e i giuggioli, è uno dei più belli del Veneto.
Le terme di Abano e Montegrotto sono a 16 km — le più grandi stazioni termali d’Europa, alimentate da acque ipersaline che risalgono dal sottosuolo a temperature fino a 87°C. L’abbinamento trekking mattutino e bagno termale nel pomeriggio è una delle formule più diffuse tra chi visita i Colli Euganei.
Mappa e traccia GPS
Il sentiero è segnalato con il numero 12 e cartellonistica del Parco Regionale dei Colli Euganei lungo tutto il percorso. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Sentiero n. 12 Monte Fasolo Colli Euganei”. Il sito del Parco Regionale dei Colli Euganei (parcocollieuganei.com) pubblica la scheda ufficiale del sentiero con mappa scaricabile.
