In dialetto bellunese, fumegai — o infumegà — significa affumicato, fuligginoso, sporco. Era il termine che si usava per descrivere le persone operose, quelle che si davano così da fare da sporcarsi letteralmente le mani e il corpo di fuliggine. Dal plurale di quel termine, questa contrada nascosta sopra il Lago del Corlo ha preso il nome. Fumegai: i lavoratori, le persone che si davano da fare.
L’ironia è che oggi Fumegai non lavora più. Le case in pietra sono vuote da cinquant’anni, o quasi. Il bosco ha ripreso quello che era suo — le radici si infilano tra le pietre delle scale, l’edera copre le finestre, i tetti cedono uno dopo l’altro sotto il peso del tempo. In alcune case si entra ancora — con rispetto, con attenzione — e si trovano letti disfatti, armadi aperti, scarpe abbandonate, vecchi frigoriferi arrugginiti. È il tipo di posto che i fotografi chiamano urbex e che chiunque altro chiama semplicemente fantasma.
Ma Fumegai non è solo un borgo abbandonato. Ha una storia a doppia svolta che quasi nessuno racconta: fu abbandonato due volte. La prima dai pastori che a fine Ottocento scesero a valle in cerca di vita migliore. La seconda da una comunità hippy che negli anni Sessanta e Settanta ci salì — convinta di trovare in quei muri in pietra il rifugio dal mondo moderno — e poi li lasciò di nuovo, con i frigoriferi a gas e le riviste di quegli anni ancora dentro.
Dati rapidi
Dove: Rocca di Arsiè (BL) — Lago del Corlo, Feltrino, Veneto
Partenza: Ponte della Vittoria, Rocca di Arsiè
Arrivo: Borgata di Fumegai (542 m slm)
Segnavia: cartelli locali per Fumegai — sentiero n. 7 / n. 807
Tipo: A/R — oppure anello con Forcelletta e Ponte di Polo (~11 km)
Lunghezza: 4,5 km A/R (solo andata e ritorno per Fumegai) — 11 km anello completo
Dislivello: circa 300 m (solo andata)
Tempo: 1h30–2h (solo andata) — 4h–5h (anello completo con soste)
Difficoltà: E (Escursionistica) — salita continua nel bosco; un tratto con funi su corso d’acqua; nessuna difficoltà tecnica
Bambini: sì — adatto a bambini allenati dai 6 anni in su; c’è chi lo fa con bambini di 4 anni
Dog-friendly: sì, al guinzaglio
Parcheggio: area sosta gratuita nei pressi del Ponte della Vittoria, Rocca di Arsiè — oppure piazzale del cimitero di Rocca (100 m a piedi)
Punti ristoro: Bar Anna vicino al parcheggio — nessuno lungo il sentiero né a Fumegai
Tutto l’anno: sì — primavera e autunno i periodi migliori; evitare i giorni più caldi di luglio e agosto per la salita nel bosco; zecche presenti in primavera-estate
Attenzione: portare repellente per zecche — la zona ne è particolarmente ricca

Il campanile che la chiesa abbandonò
Prima di raccontare Fumegai, bisogna raccontare il lago. Perché il Lago del Corlo — che dal fondovalle sembra una distesa d’acqua tranquilla incastonata tra le pareti rocciose del Cismon — non era lì fino al 1954.
Quello che oggi è il bacino artificiale era la piana del Ligont: una zona fertile, coltivata prevalentemente a pannocchie e tabacco, con le borgate di Giuliat, Carrer, Cabalau e Chiesa che vi si affacciavano, e la frazione di Rocca che le dominava dall’altura. Quando la SADE — Società Adriatica Di Elettricità — completò la diga sul torrente Cismon, le chiuse vennero azionate e l’acqua cominciò a salire. La valle lussureggiante scomparve. Con lei sparirono le borgate, le strade, i ponti, la piazzetta di Giuliat con la sua bella fontana ottagonale.
Di Rocca si salvò solo la parte alta. La chiesa parrocchiale fu abbattuta e ricostruita sull’altura a metà lago. Ma il campanile rimase nel luogo di origine — solitario, intatto, con le fondamenta nel terreno sommerso dall’acqua, ancora oggi visibile sulla riva. Nacque così il detto popolare che descrive questo posto meglio di qualsiasi cartello turistico: “la chiesa è divorziata dal campanile”.
Come al Lago di Resia in Alto Adige, dove il campanile di Curon emerge dall’acqua dell’invaso, è il campanile a custodire la memoria. Ma qui la storia ha una piega in più — la società elettrica promise alle famiglie espropriate case nuove e condizioni migliori. Quando i lavori finirono, le case costruite a Lavina erano troppo poche e di qualità scadente: i tetti cedevano sotto il carico normale della neve. Le promesse non furono mantenute. Le famiglie emigrarono. La riva del lago rimase senza i suoi abitanti.
Fumegai — nascosto nel bosco sopra il lago, nella Val Carazzagno — fu uno di quei posti svuotati dall’emigrazione prima ancora che la diga cambiasse tutto. Ma la storia non finì lì.
Due abbandoni: i pastori e gli hippy
Fumegai nacque nel 1873 — una contrada di poche case in pietra, costruite su terrazzamenti ricavati nel bosco con muri a secco ancora visibili ai bordi del sentiero. Gli abitanti vivevano di agricoltura e pastorizia: prodotti poveri, fatica, isolamento. Nessuna strada, nessun collegamento con il fondovalle se non i sentieri nel bosco.
Il primo abbandono fu lento, continuo, inesorabile — lo stesso che svuotò migliaia di borgate montane italiane tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Le condizioni di vita erano durissime, le opportunità in pianura o in città sempre più attraenti. Le famiglie scesero a una a una, lasciando le case chiuse a chiave con l’intenzione di tornare. Non tornarono.
Poi arrivarono gli hippy.
Negli anni Sessanta e Settanta, una comunità alternativa scoprì Fumegai e ne fece il proprio rifugio dal mondo moderno — esattamente il tipo di posto che chi voleva stare fuori dalla società cercava. Case in pietra, bosco intorno, nessun vicino. Ci vissero per qualche tempo, portando bombole a gas, frigoriferi, riviste. Poi andarono anche loro. Lasciarono tutto dov’era, come i pastori prima di loro.
Il risultato è che oggi Fumegai ha due strati di vita sospesa. Al piano terra — in senso letterale — ci sono le cucine con i cassetti spalancati, le stoviglie di terracotta, le attrezzature agricole in ferro. Ai piani superiori, nelle camere con i letti ancora disfatti, si trovano i frigoriferi arrugginiti e le riviste degli anni Settanta. Due epoche sovrapposte, entrambe fermate nello stesso modo: di corsa, senza voltarsi.
Come arrivare e dove parcheggiare
Rocca di Arsiè si raggiunge dall’Autostrada A27 Venezia–Belluno uscendo a Feltre e percorrendo la SP1 verso Arsiè, poi la strada per Rocca. In alternativa dall’Autostrada A4 si esce a Bassano del Grappa e si risale il Canal del Brenta fino a Cismon del Grappa, poi si gira verso Arsiè. Da Feltre il percorso è di circa 20 km, da Bassano di circa 35 km.
Il parcheggio si trova nei pressi del Ponte della Vittoria — il ponte tibetano sospeso che attraversa il lago nella sua parte più stretta, e che è il punto di partenza del sentiero. L’area di sosta è gratuita e abbastanza ampia, ma nei fine settimane estivi si riempie nelle ore centrali. In alternativa si parcheggia nel piazzale del cimitero di Rocca, a circa 100 metri a piedi.
Il percorso passo per passo
Il Ponte della Vittoria
Il punto di partenza è già spettacolare — e già segnala il tono dell’intera escursione. Il Ponte della Vittoria è un ponte tibetano sospeso che attraversa il lago nel punto più stretto, dove le pareti rocciose si avvicinano fino a formare qualcosa che assomiglia a un fiordo in miniatura. La vista dal ponte — verso nord il lago che si allarga tra le cime, verso sud il campanile solitario — è uno degli scorci più singolari del Bellunese.
Il ponte non è un dettaglio decorativo: prima della sua costruzione, raggiungere la sponda opposta richiedeva un lungo giro. Oggi è il punto di passaggio obbligato per chi vuole salire a Fumegai o percorrere l’anello intorno al lago.
La salita nel bosco: Case Boldi e il torrente
Superato il ponte si prende la strada asfaltata verso destra — segni bianchi su alberi e cartelli indicano Fumegai. Dopo poche centinaia di metri si abbandona l’asfalto e si imbocca il sentiero nel bosco, che sale seguendo il corso del torrente Carazzagno.
Il primo tratto è in piano, lungo la sponda del torrente, con il rumore dell’acqua come accompagnamento costante. Poi si attraversa il torrente su un ponticello e si comincia a salire. La salita è continua — non violenta, senza strappi improvvisi, ma costante per quasi tutta la durata del percorso — e si svolge interamente nel bosco di carpini, frassini e castagni, fresco e ombreggiato anche in estate.
Si raggiunge la contrada Case Boldi — qualche casa ancora abitata stagionalmente, un gruppo di costruzioni in pietra meno abbandonate di Fumegai — e si continua a salire. Il sentiero stringe, diventa più selvatico, con le radici affioranti e qualche tratto di roccia bagnata.
Il punto più tecnico del percorso è il guado del torrente su un tratto con corde fisse — non un passaggio alpinistico, ma un punto dove l’acqua scorre sui massi e le corde aiutano la tenuta. In primavera, con la portata del torrente più alta, questo tratto richiede attenzione. Con bambini è il punto dove tenerli per mano.
Fumegai
Il bosco si apre. Una prima casa appare tra gli alberi — e si capisce subito che si tratta di qualcosa di diverso da una malga o da un alpeggio. Non è una struttura costruita per il pascolo stagionale: è una casa vera, con le finestre ad arco, il camino, le scale esterne in pietra, il piccolo orto terrazzato accanto.
Le case di Fumegai sono circa dieci, disposte lungo il sentiero che sale nella contrada. Alcune sono crollate o in procinto di farlo — non avvicinarsi ai muri instabili. Altre sono visitabili al piano terra con la cautela dovuta. I murales sulle pareti interne di una delle case — decorazioni che la comunità hippy lasciò come firma — sono ancora visibili in parte, sbiaditi ma riconoscibili. Raccontano un’estetica precisa: quella degli anni Settanta, quella di chi arrivò qui convinto che le case dei pastori potessero diventare un altro tipo di vita.
Ai lati del sentiero, nel bosco intorno alle case, i muri a secco dei terrazzamenti sono chiarissimi — costruiti con la stessa pazienza con cui si costruivano i campi in montagna, ampliando ogni pianoro disponibile per strappare al bosco qualche metro coltivabile. Alcune vecchissime viti allungano ancora i tralci sui rami degli alberi — la vite sopravvive ai pastori, agli hippy, all’abbandono. Continua a produrre grappoli che nessuno raccoglie.
In cima alla contrada, su un pianoro panoramico soleggiato, si trova l’Oasi della Costella — una costruzione in posizione aperta con vista verso sud-est, sui rilievi del Monte Fredina e del Canal del Brenta. È il punto più alto e più panoramico di Fumegai, il posto giusto per la sosta e il pranzo al sacco.
Il ritorno e l’anello
Chi fa solo l’andata e ritorno torna sui propri passi per lo stesso sentiero — la discesa richiede circa un’ora. Il bosco è più scenografico in discesa, quando si vedono le chiome degli alberi dall’alto e la luce filtra obliqua tra i tronchi.
Chi vuole fare l’anello completo dal Ponte della Vittoria torna verso Forcelletta invece di ridiscendere per il bosco. Si sale ancora un poco fino al pianoro panoramico di Forcelletta, con viste sul tratto nord del lago e sulle vallate circostanti, poi si scende verso il lago attraversando i borghi di Zanetti e Polo, si attraversa il Ponte di Polo e si rientra sulla riva occidentale del lago fino al parcheggio. L’anello completo è di circa 11 km con 4–5 ore di cammino.
Quando andare
Primavera (aprile–maggio) è il periodo migliore per il bosco. Il verde dei nuovi germogli, le fioriture nel sottobosco, la portata piena del torrente Carazzagno — e le viti selvatiche di Fumegai che cominciano a mettere le prime foglie sugli alberi. Attenzione alle zecche: la zona è particolarmente ricca in questo periodo, portare repellente e controllare accuratamente dopo il rientro.
Estate (giugno–agosto) è la stagione più frequentata. Il bosco è fresco e ombreggiato per tutta la salita, ma la coda di chi vuole attraversare il Ponte della Vittoria nei fine settimane di luglio può essere lunga. Arrivare presto al mattino. Le zecche sono presenti anche in estate.
Autunno (settembre–ottobre) è la stagione preferita dai locali. I castagni e i frassini si tingono di rosso e arancione, le castagne cadono sul sentiero, le case di Fumegai nel bosco autunnale hanno un’atmosfera ancora più sospesa nel tempo.
Inverno (novembre–marzo) è percorribile nelle giornate senza neve abbondante. Il bosco spoglio lascia vedere le strutture delle case di Fumegai in modo più nitido. Con la neve il sentiero può diventare scivoloso nei tratti ripidi — scarpe adeguate o ramponcini.
Flora e fauna
Il bosco della Val Carazzagno è un bosco misto di montagna bassa — carpini bianchi, frassini, castagni, con qualche acero montano e, nei tratti più umidi vicino al torrente, ontani e salici. In autunno i castagni producono ricci abbondanti che coprono il sentiero.
Nel sottobosco, in primavera, crescono anemoni e primule nelle radure. Lungo le rive del torrente compaiono felci, equiseti e, nei punti più ombreggiati, i muschi che ricoprono le radici e le pietre.
Per la fauna, il bosco ospita caprioli, cinghiali e — tracce segnalate di recente — lupi in transito dalla Val Cismon verso il Monte Grappa. Più facili da incontrare sono gli scoiattoli sui castagni e, nel torrente, i granchi di fiume e la trota fario nelle pozze più profonde.
La zona è ricca di zecche — più di quanto ci si aspetti a queste quote. Il repellente è obbligatorio in primavera e estate. Controllare gambe e braccia accuratamente al rientro.

Cosa portare
La salita a Fumegai è continua ma non tecnica — circa 300 metri di dislivello nel bosco, senza passaggi esposti. L’equipaggiamento è quello da escursione standard.
Scarpe da trekking con suola antiscivolo sono la scelta corretta — il sentiero nel bosco ha tratti con radici affioranti, roccia bagnata e il guado del torrente con corde. Le scarpe da ginnastica lisce non garantiscono la tenuta necessaria nei tratti più scivolosi. I bastoncini da trekking sono utili per la salita continua e per il guado del torrente.
Acqua: portare almeno una borraccia 1 litro a persona — non ci sono fontane attive sul sentiero né a Fumegai. Pranzo al sacco: il pianoro dell’Oasi della Costella in cima alla contrada è il posto perfetto per la sosta, con vista aperta e panchine di fortuna. Nessun punto di ristoro lungo il percorso.
Repellente per zecche: non opzionale in questa zona. Usare prima di partire su gambe, caviglie e polsi. Controllare accuratamente dopo il rientro, specialmente nelle pieghe della pelle.
Uno zaino da 20 litri è la misura giusta per una giornata di questo tipo. In autunno aggiungere un sacchetto per le castagne — è il dettaglio che rende la passeggiata completa.
La cascata della diga: lo spettacolo imprevedibile
C’è uno spettacolo al Lago del Corlo che non si può programmare — e per questo vale la pena sapere che esiste.
Quando il bacino supera il livello massimo di invaso, la diga attiva lo sfioratore: l’acqua in eccesso precipita in una cascata di oltre 100 metri dal bordo della diga fino al letto del Cismon. Non è programmabile, non c’è un calendario. Capita, e chi c’è c’è. I locali lo seguono sui social nei periodi di pioggia intensa, perché il preavviso è di poche ore. Chi si trova al lago in quei momenti assiste a uno degli spettacoli idraulici più potenti del Bellunese — l’acqua che precipita sulla roccia con un rumore che si sente da lontano e una nebbia di spruzzi che sale fino alle pareti.
Cosa vedere nei dintorni
Lago del Corlo e il campanile di Rocca: prima di salire a Fumegai vale la pena camminare lungo la riva del lago verso il campanile isolato — raggiungibile a piedi da Rocca in pochi minuti. Quello stesso campanile visto dall’acqua, in canoa o in kayak che si noleggiano presso il lago, è ancora più eloquente. La noleggio barche vicino al parcheggio permette di esplorare il lago dall’acqua.
Fonzaso e la Scala di Primolano: a valle del Lago del Corlo, il torrente Cismon confluisce nel Canal del Brenta in un punto noto come Scala di Primolano — un passaggio strategico che per secoli ha controllato il traffico tra Venezia e il Trentino, e che nella Prima Guerra Mondiale era una delle linee difensive più importanti del fronte italiano. Le vecchie gallerie ferroviarie della linea Cismon–Feltre, costruite nel primo Novecento e dismesse, sono ancora percorribili a piedi nel tratto a valle della diga.
Monte Grappa: a circa 40 minuti da Arsiè, il Monte Grappa è uno dei luoghi della memoria della Prima Guerra Mondiale più visitati del Veneto — con il Sacrario Militare in cima e una rete di sentieri che attraversano le trincee, le gallerie e le postazioni del fronte del Grappa. Un contrappunto storico potente alla visita del borgo fantasma di Fumegai.
Feltre: il capoluogo del Feltrino è a circa 20 km da Arsiè — uno dei centri storici rinascimentali meglio conservati del Veneto, con Via Mezzaterra, il Palazzo della Ragione, il Duomo e i portici che sembrano non essere cambiati da quattro secoli.
Mappa e traccia GPS
Il sentiero è segnalato con cartelli locali per Fumegai e segnavia n. 7/807 lungo il percorso. La traccia GPS è disponibile su Wikiloc e Komoot cercando “Fumegai Lago del Corlo” o “Ponte della Vittoria Fumegai Arsiè”. Il punto di partenza — Ponte della Vittoria, Rocca di Arsiè (BL) — è facilmente individuabile su Google Maps. Per l’anello completo, la variante con Forcelletta e Ponte di Polo è disponibile come traccia separata su Wikiloc cercando “Ponte Vittoria Arsiè Fumegai Forzelet”.
